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di Pierfranco Bruni
Quando camminerai lungo i sentieri dell’impossibile non abbandonare il gioco della corda Lasciati sollevare dal vento che viene dal mare e tracce le parole con il destino che ti è dato
Non arrenderti quando il tuo piede cadrà nel fosso e ti sembrerà impossibile rialzarti
Ci sarà un istante in cui ogni sguardo ti ferirà e le ferite saranno scavi d’anima
Ma la pazienza ti porterà sul filo della guarigione anche quando tutto intorno a te disegna geografie di nuvole che annunciano nubifragi e devastazioni
Fai in modo di perderti perché solo nella sconfitta la danza dell’amore ti vivrà e i tamburi si ascolteranno con gli echi della salvezza da una lontananza indefinibile che ha il suono del tempo scandito tra una freccia lanciata e un’ascia sotterrata
Non abbandonare l’accampamento e neppure la tenda
La saggezza è sempre nel coraggio di non abbassare lo sguardo e di puntare gli occhi dritti alle stelle che ricamano le notte delle stagioni
E non farti aggredire dall’ira e quando si avvicinerà ricorda di non dimenticare i giorni dell’infanzia tra i giardini e i falò di marzo nelle corse alla ricerca dei tramonti e ricorda di dimenticare che il rimorso è sempre una battaglia già finita nel fondo del fiume
Non devi ingannarti mai perché tu vivi nel cerchio e le maschere non sono il dubbio o il doppio o l’immaginario dell’illusione ma oltre a rivelare il profondo si portano dentro il senso del sacro
Le maschere portano in dono la sacralità della vita
Se tu conosci il pianto e il sorriso non puoi fare a meno dell’ironia e il tragico che è in te ha il colore della città del cuore
Fai in modo di perderti senza evitare le sconfitte perché soltanto perdendoti potrai sfidare la salvezza che ti condurrà all’amore e solo amando il rischio diventerà sogno e tu avrai sempre più bisogno di entrare tra le parole del sogno con la dolcezza e con la malinconia delle sere che hanno il respiro della terra e dell’acqua
Riposati quando la stanchezza peserà i tuoi passi e nel silenzio del dormiveglia non smettere di recitare il mistero della felicità
In ogni camminamento c’è un plenilunio e ti racconterà la storia dell’amore nell’ascolto dell’alba che entra nel giorno o dei crepuscoli che annunciano l’orizzonte della sera
Ci sarà sempre un nuovo viaggio anche quando i ritorni ti sembrano definiti ed è qui che la vita ricami le sue partenze e i suoi arrivi
Tutto ha un senso e ora che i tamburi lanciano la sfida sta a te decidere
Il cerchio si chiude ma c’è l’orizzonte
Le frontiere sono linee aperte ma restano tracciati di confine
I silenzi sono parole taciute e le parole a volte hanno meno importanza di un silenzio depositato nel cavo della memoria
I bisonti sono in una corsa pazza e sollevano polvere e fango
L’aquila si è appostata sulla cima mentre il falco scruta le cifre della tempesta per riprendere il volo
Nell’accampamento lo sciamano si è seduto ai bordi del fuoco ormai spento e legge i segni sulla cenere
Cosa farai oggi domani e poi ancora domani
Non dipingerti il volto con i colori della guerra
Aspetta lasciati toccare ancora dall’attesa
La maschera scava nel profondo e il sacro è nell’infinito sguardo della maschera
Lo sciamano raccoglie a sé la notte e intona una antica preghiera
Non allontanarti perché ogni suo gesto è una domanda alla tua anima e tu non sei tenuto a rispondere ma con l’umiltà che ti è concessa apri il tuo cuore e aspetta
La vita è un graffio travolgente dell’attesa
Quando camminerai lungo i sentieri dell’impossibile tutto potrà essere possibile
La maschera dello sciamano è dentro di te.
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08 Marzo 2010
Posted in
La Cultura Calabrese
di Pierfranco BruniQuando camminerai lungo i sentieri dell’impossibile non abbandonare il gioco della corda Lasciati sollevare dal vento che viene dal mare e tracce le parole con il destino che ti è dato
Non arrenderti quando il tuo piede cadrà nel fosso e ti sembrerà impossibile rialzarti
Ci sarà un istante in cui ogni sguardo ti ferirà e le ferite saranno scavi d’anima
Ma la pazienza ti porterà sul filo della guarigione anche quando tutto intorno a te disegna geografie di nuvole che annunciano nubifragi e devastazioni
Fai in modo di perderti perché solo nella sconfitta la danza dell’amore ti vivrà e i tamburi si ascolteranno con gli echi della salvezza da una lontananza indefinibile che ha il suono del tempo scandito tra una freccia lanciata e un’ascia sotterrata
Non abbandonare l’accampamento e neppure la tenda
La saggezza è sempre nel coraggio di non abbassare lo sguardo e di puntare gli occhi dritti alle stelle che ricamano le notte delle stagioni
E non farti aggredire dall’ira e quando si avvicinerà ricorda di non dimenticare i giorni dell’infanzia tra i giardini e i falò di marzo nelle corse alla ricerca dei tramonti e ricorda di dimenticare che il rimorso è sempre una battaglia già finita nel fondo del fiume
Non devi ingannarti mai perché tu vivi nel cerchio e le maschere non sono il dubbio o il doppio o l’immaginario dell’illusione ma oltre a rivelare il profondo si portano dentro il senso del sacro
Le maschere portano in dono la sacralità della vita
Se tu conosci il pianto e il sorriso non puoi fare a meno dell’ironia e il tragico che è in te ha il colore della città del cuore
Fai in modo di perderti senza evitare le sconfitte perché soltanto perdendoti potrai sfidare la salvezza che ti condurrà all’amore e solo amando il rischio diventerà sogno e tu avrai sempre più bisogno di entrare tra le parole del sogno con la dolcezza e con la malinconia delle sere che hanno il respiro della terra e dell’acqua
Riposati quando la stanchezza peserà i tuoi passi e nel silenzio del dormiveglia non smettere di recitare il mistero della felicità
In ogni camminamento c’è un plenilunio e ti racconterà la storia dell’amore nell’ascolto dell’alba che entra nel giorno o dei crepuscoli che annunciano l’orizzonte della sera
Ci sarà sempre un nuovo viaggio anche quando i ritorni ti sembrano definiti ed è qui che la vita ricami le sue partenze e i suoi arrivi
Tutto ha un senso e ora che i tamburi lanciano la sfida sta a te decidere
Il cerchio si chiude ma c’è l’orizzonte
Le frontiere sono linee aperte ma restano tracciati di confine
I silenzi sono parole taciute e le parole a volte hanno meno importanza di un silenzio depositato nel cavo della memoria
I bisonti sono in una corsa pazza e sollevano polvere e fango
L’aquila si è appostata sulla cima mentre il falco scruta le cifre della tempesta per riprendere il volo
Nell’accampamento lo sciamano si è seduto ai bordi del fuoco ormai spento e legge i segni sulla cenere
Cosa farai oggi domani e poi ancora domani
Non dipingerti il volto con i colori della guerra
Aspetta lasciati toccare ancora dall’attesa
La maschera scava nel profondo e il sacro è nell’infinito sguardo della maschera
Lo sciamano raccoglie a sé la notte e intona una antica preghiera
Non allontanarti perché ogni suo gesto è una domanda alla tua anima e tu non sei tenuto a rispondere ma con l’umiltà che ti è concessa apri il tuo cuore e aspetta
La vita è un graffio travolgente dell’attesa
Quando camminerai lungo i sentieri dell’impossibile tutto potrà essere possibile
La maschera dello sciamano è dentro di te.
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