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Le annunciatrici della Resurrezione, della Vita che non muore, della gioia della Pasqua sono le donne: tutti gli Evangelisti: Marco, Matteo, Luca e Giovanni convergono sulla presenza delle donne ai piedi della croce, sulla loro presenza presso il luogo della sepoltura, sul loro ritornare alla tomba la mattina del primo giorno dopo il sabato. Tutti gli evangelisti concordano inoltre sull’apparizione degli angeli alle donne.
Il Vangelo di Giovanni è però particolare perché non parta di “donne” presenti il mattino di Pasqua presso la tomba di Gesù, ma al singolare ci riferisce di una sola donna, Maria di Magdala.
Ella prima di riconoscere Gesù, lo scambia per il custode del “giardino”: come non pensare all’altro “giardino”, quello dell’Antico Testamento, l’Eden, nel quale si consumò con il peccato originale, la rottura tra Adamo ed Eva?
Ora però il “giardino” è riaperto e non a caso Gesù chiama Maria di Magdala “donna”. Maria di Magdala appare cioè come una nuova Eva che riconosce il nuovo Adamo quando lo chiama “Rabbunì”, che significa “Maestro mio!”.
Testimone oculare del Risorto prima degli apostoli, ella fu anche la prima incaricata da Gesù stesso a rendergli testimonianza, per cui, come ci ricorda Giovanni Paolo Il nella Mulieris Dignitatem, ella fu chiamata “apostola apostolorum”, cioè “apostola degli apostoli”.
Proprio a questa donna da cui, come ci ricorda l’evangelista Luca “erano usciti sette demoni”, si rivolge Dio, assumendola come interlocutrice e messaggera qualificata in un momento culminante della storia della salvezza, quello della resurrezione.
Facendo ciò Dio ha scavalcato le strutture maschiliste della cultura giudaica che riteneva non credibile la testimonianza dì una donna, ha scavalcato i giudizi degli uomini (che, per ricordare un esempio esplicativo della cultura del tempo, già nel colloquio di Gesù con la Samaritana si meravigliavano che stesse a parlare con una donna!).
E’ meravigliosa l’immissione responsabile dì Maria di Magdala, di una donna, nell’onda maestosa del servizio alla Chiesa, come gioiosa testimonianza della Vita che non muore: «Và dai miei fratelli e di loro...>>
E come è dolorosa invece la degradazione femminile dei nostri giorni, a cui concorrono la pubblicità, il cinema, internet; assistiamo nel nostro vantato e civilizzato “primo mondo” all’utilizzo delle donne come oggetti sessuali mercificati, bambole, mortificate nella loro intelligenza. Ciò che è preoccupante è la connivenza di alcune donne, aspiranti veline, letterine, etc., che volentieri si pongono nella posizione di oggetto idiota da manipolare.
Il Vangelo della resurrezione recupera la visione cristiana delle donne e della loro missione, precorritrici privilegiate del Risorto, missionarie nel primo annuncio della fede agli uomini impauriti e increduli che avevano tradito Gesù mentre le donne, è bene ricordarlo, c’erano sotto la croce.
Nell’annuncio del Cristo Risorto ogni donna può trovare la propria grandezza.
Stupisce e conforta come ancora una volta, nel segno della misericordia e della compassione, per volontà di Gesù stesso, siano personificazioni femminili a svelare il Mistero del Dio Vivente.
Anna Rotundo
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06 Aprile 2010
Posted in
La Cultura Calabrese
Le annunciatrici della Resurrezione, della Vita che non muore, della gioia della Pasqua sono le donne: tutti gli Evangelisti: Marco, Matteo, Luca e Giovanni convergono sulla presenza delle donne ai piedi della croce, sulla loro presenza presso il luogo della sepoltura, sul loro ritornare alla tomba la mattina del primo giorno dopo il sabato. Tutti gli evangelisti concordano inoltre sull’apparizione degli angeli alle donne.Il Vangelo di Giovanni è però particolare perché non parta di “donne” presenti il mattino di Pasqua presso la tomba di Gesù, ma al singolare ci riferisce di una sola donna, Maria di Magdala.
Ella prima di riconoscere Gesù, lo scambia per il custode del “giardino”: come non pensare all’altro “giardino”, quello dell’Antico Testamento, l’Eden, nel quale si consumò con il peccato originale, la rottura tra Adamo ed Eva?
Ora però il “giardino” è riaperto e non a caso Gesù chiama Maria di Magdala “donna”. Maria di Magdala appare cioè come una nuova Eva che riconosce il nuovo Adamo quando lo chiama “Rabbunì”, che significa “Maestro mio!”.
Testimone oculare del Risorto prima degli apostoli, ella fu anche la prima incaricata da Gesù stesso a rendergli testimonianza, per cui, come ci ricorda Giovanni Paolo Il nella Mulieris Dignitatem, ella fu chiamata “apostola apostolorum”, cioè “apostola degli apostoli”.
Proprio a questa donna da cui, come ci ricorda l’evangelista Luca “erano usciti sette demoni”, si rivolge Dio, assumendola come interlocutrice e messaggera qualificata in un momento culminante della storia della salvezza, quello della resurrezione.
Facendo ciò Dio ha scavalcato le strutture maschiliste della cultura giudaica che riteneva non credibile la testimonianza dì una donna, ha scavalcato i giudizi degli uomini (che, per ricordare un esempio esplicativo della cultura del tempo, già nel colloquio di Gesù con la Samaritana si meravigliavano che stesse a parlare con una donna!).
E’ meravigliosa l’immissione responsabile dì Maria di Magdala, di una donna, nell’onda maestosa del servizio alla Chiesa, come gioiosa testimonianza della Vita che non muore: «Và dai miei fratelli e di loro...>>
E come è dolorosa invece la degradazione femminile dei nostri giorni, a cui concorrono la pubblicità, il cinema, internet; assistiamo nel nostro vantato e civilizzato “primo mondo” all’utilizzo delle donne come oggetti sessuali mercificati, bambole, mortificate nella loro intelligenza. Ciò che è preoccupante è la connivenza di alcune donne, aspiranti veline, letterine, etc., che volentieri si pongono nella posizione di oggetto idiota da manipolare.
Il Vangelo della resurrezione recupera la visione cristiana delle donne e della loro missione, precorritrici privilegiate del Risorto, missionarie nel primo annuncio della fede agli uomini impauriti e increduli che avevano tradito Gesù mentre le donne, è bene ricordarlo, c’erano sotto la croce.
Nell’annuncio del Cristo Risorto ogni donna può trovare la propria grandezza.
Stupisce e conforta come ancora una volta, nel segno della misericordia e della compassione, per volontà di Gesù stesso, siano personificazioni femminili a svelare il Mistero del Dio Vivente.
Anna Rotundo
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