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La politica dell’adozione sui libri scolastici certamente andrebbe rivista, riconsiderata, ricontestualizzata e non per motivazioni di natura politica ma di scientificità vera e propria. Non si tratta di innescare nuove polemiche o dibattiti intorno ad una proposta argomentativa su un problema letterario o storico o filosofico o artistico. Le interpretazioni e le chiavi di lettura hanno la loro particolare e necessaria importanza ma si va oltre.
Anzi si deve avere il coraggio anche di superare alcune proposte che hanno un preciso marchio ideologico. Ma è inaccettabile quando la chiave di lettura su un autore o su un libro o su una visione letteraria si presenta agli studenti con dei vizi e degli errori storici di fondo e accanto a questi vengono meno i presupposti scientifici, ovvero: l’errata datazione di nascita e morte di alcuni autori, l’errata data di pubblicazione nella nascita di alcune riviste, la completa omissione di particolari politici come per esempio la citazione della data di iscrizione ad un partito che va bene per un determinato schieramento citando persino la data di iscrizione e l’omissione per un altro.
Circolano libri scolastici che vengono affidati a studenti liceali sui quali si constatano errori di fatto. Fin qui la considerazione. Ma ci saranno pure delle responsabilità per chi vaglia e adotta questi testi? In più occasioni ho già avuto modo di dimostrare e mostrare situazioni di parzialità ed errori in testi scolastici.
Uno dei testi che si dice vada per la maggiore ed è adottato da Dirigenti scolastici e docenti, ovvero dalle scuole è il percorso di Gian Mario Anselmi e Gabriella Fenocchio: “Temi e immagini della letteratura” con il coordinamento di Ezio Raimondi, diviso in 6 parti, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, nella edizione del 2004. Mi è capitato tra le mani il volume 6, dedicato al Novecento, adottato al Liceo Giuseppe Moscati di Grottaglie Taranto.
Non entro nel merito interpretativo e metodologico anche se sul piano di una critica più appropriata sarebbe chiaramente necessario e i dubbi, oltre che alle lacune e alle forzature, sono tante. Ma mi soffermo, in sintesi, su alcuni particolari non confutabili.
A pagina 53 si parla del dibattito letterario e delle riviste in Italia. Nel citare la rivista, diretta da Giuseppe Bottai e Giorgio Vecchietti, la si fa nascere nel 1939. Data completamente errata. Il primo numero della rivista esce il 1 marzo del 1940. Errore da prendere come refuso? Bene. Nella pagina successiva entrando nel merito i compilatori sostengono: “…Bottai promuove… una rivista più sua, ‘Primato’, che esce a Roma dal 1939, col sottotitolo ‘Lettere ed arti d’Italia’…”. Dunque non si tratta di un semplice refuso.
Si tratta, a parere degli esperti, di un errore di non poca importanza considerato il ruolo che svolgeva la bottaiana rivista. Nel 1939, l’Italia non è ancora in guerra. Il 1 marzo del 1940 si avvicina alla dichiarazione di guerra del 10 giugno e la rivista, anche se in un attraversamento culturale, pone una discussione forte non solo sulle arti ma anche sulla politica mediterranea. Infatti il Mediterraneo è alla base della discussione tanto che la rivista doveva chiamarsi con una metafora che portava il nome di Ulisse. Il 1940, per Bottai, la rivista e la politica culturale è una data strategica anche perché pone in discussione le riforme sulle culture varate il 1939. E’ un errore non perdonabile perché vizia tutta la discussione.
Pagina 167. Si parla di Corrado Alvaro. Si dice che dopo diverse esperienze letterarie: “Nel 1926 diventa anche segretario di redazione di ‘900’. Costretto a trasferirsi a Berlino per le sue posizioni antifasciste”. A Berlino Alvaro arriva il 1928 collaborando a “La Stampa” e a “L’Italia Letteraria”, tanto che su questa rivista nel 1929 intervista il “fascista” Luigi Pirandello, tessera PNF 1924. Torna in Italia il 1930. Negli stessi anni scrive ed è impegnato sui maggiori quotidiani italiani e fa l’inviato e inoltre pubblica un reportage - saggio – inno a Mussolini dal titolo: “Terra nuova. Prima cronaca dell’Agro Pontino”.
Pagina 869. Ignazio Silone. Lo si fa morire il 1977. Falso. Muore, invece, il 22 agosto del 1978. Cosa significa un anno? Tantissimo nella vita di uno scrittore come Silone. Perché? Perché lascia un romanzo incompiuto dal titolo “Severina”, che racconta, in un tracciato narrativo, passaggi che giungono sino ai suoi ultimi giorni. Ma quali? E poi c’è di mezzo una riflessione che interessa i “fatti” sia del 1977 sia quelli relativi alla morte di Aldo Moro, che per la cronaca avviene il 9 maggio del 1978.
Ci rendiamo conto su quali testi studiano o dovrebbero studiare i nostri figli?
Un'altra piccola chicca, ma questa sa molto di ideologico: sia da una parte che dall’altra ma è bene stabilire una dialettica.
Cesare Pavese, pag. 582. Si legge: “Alla fine della guerra si iscrive al Pci e collabora con ‘L’Unità’ di Torino”. Bene. Ma perché si omette che nel 1933 prende la tessera del PNF, negli anni 40 scrive sulla bottaiana “Primato” e durante il confino in Calabria scrive delle lettere a Benito Mussolini usando questi toni: “Eccellenza,…mai io mi ero sognato di fare della politica di qualunque genere, e tanto meno dell’antifascismo… Non mi rivolsi sinora all’Eccellenza Vostra – benché consigliatone da parenti e beneficati che ne conoscono tutta l’umanità – per una naturale ripugnanza a intralciare con piccole cose la giornata di Chi ha ben altro cui attendere” (Lettera a Mussolini, datata 15 gennaio 1936 – XIV).
A pagina 585 nel commentare la fine del personaggio Santa nel capitolo ultimo de “La luna e i falò”, sempre di Pavese, si esclude qualsiasi interpretazione storico - politica per fare spazio ad una lettura antropologica eliminando la fase storica della uccisione di Santa, uccisa e bruciata dai comunisti. Se ne sono guardati bene a soffermarsi e a proporre agli studenti una indagine del genere.
Potrei andare oltre. Ma il problema non è che si scrivono e pubblicano testi del genere. Il problema serio è che vengono adottati tali testi che non dicono la verità storica, che sbagliano le date e, quindi, come tali non hanno un percorso scientifico. Ci sono responsabilità? Certo. E gravi responsabilità culturali e morali incombono sui Dirigenti scolastici, dico Dirigenti perché sono la sintesi delle strutture scolastiche sul territorio.
È un fatto che va denunciato pubblicamente e ed è bene che si sappia che i ragazzi anche al Liceo Moscati di Grottaglie – Taranto - hanno studiato e si studia su questo testo.
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14 Luglio 2010
Posted in
La Cultura Calabrese
Il testo adottato al Liceo Giuseppe Moscati di Grottaglie - Taranto
di Pierfranco Bruni*
di Pierfranco Bruni*
La politica dell’adozione sui libri scolastici certamente andrebbe rivista, riconsiderata, ricontestualizzata e non per motivazioni di natura politica ma di scientificità vera e propria. Non si tratta di innescare nuove polemiche o dibattiti intorno ad una proposta argomentativa su un problema letterario o storico o filosofico o artistico. Le interpretazioni e le chiavi di lettura hanno la loro particolare e necessaria importanza ma si va oltre.
Anzi si deve avere il coraggio anche di superare alcune proposte che hanno un preciso marchio ideologico. Ma è inaccettabile quando la chiave di lettura su un autore o su un libro o su una visione letteraria si presenta agli studenti con dei vizi e degli errori storici di fondo e accanto a questi vengono meno i presupposti scientifici, ovvero: l’errata datazione di nascita e morte di alcuni autori, l’errata data di pubblicazione nella nascita di alcune riviste, la completa omissione di particolari politici come per esempio la citazione della data di iscrizione ad un partito che va bene per un determinato schieramento citando persino la data di iscrizione e l’omissione per un altro.
Circolano libri scolastici che vengono affidati a studenti liceali sui quali si constatano errori di fatto. Fin qui la considerazione. Ma ci saranno pure delle responsabilità per chi vaglia e adotta questi testi? In più occasioni ho già avuto modo di dimostrare e mostrare situazioni di parzialità ed errori in testi scolastici.
Uno dei testi che si dice vada per la maggiore ed è adottato da Dirigenti scolastici e docenti, ovvero dalle scuole è il percorso di Gian Mario Anselmi e Gabriella Fenocchio: “Temi e immagini della letteratura” con il coordinamento di Ezio Raimondi, diviso in 6 parti, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, nella edizione del 2004. Mi è capitato tra le mani il volume 6, dedicato al Novecento, adottato al Liceo Giuseppe Moscati di Grottaglie Taranto.
Non entro nel merito interpretativo e metodologico anche se sul piano di una critica più appropriata sarebbe chiaramente necessario e i dubbi, oltre che alle lacune e alle forzature, sono tante. Ma mi soffermo, in sintesi, su alcuni particolari non confutabili.
A pagina 53 si parla del dibattito letterario e delle riviste in Italia. Nel citare la rivista, diretta da Giuseppe Bottai e Giorgio Vecchietti, la si fa nascere nel 1939. Data completamente errata. Il primo numero della rivista esce il 1 marzo del 1940. Errore da prendere come refuso? Bene. Nella pagina successiva entrando nel merito i compilatori sostengono: “…Bottai promuove… una rivista più sua, ‘Primato’, che esce a Roma dal 1939, col sottotitolo ‘Lettere ed arti d’Italia’…”. Dunque non si tratta di un semplice refuso.
Si tratta, a parere degli esperti, di un errore di non poca importanza considerato il ruolo che svolgeva la bottaiana rivista. Nel 1939, l’Italia non è ancora in guerra. Il 1 marzo del 1940 si avvicina alla dichiarazione di guerra del 10 giugno e la rivista, anche se in un attraversamento culturale, pone una discussione forte non solo sulle arti ma anche sulla politica mediterranea. Infatti il Mediterraneo è alla base della discussione tanto che la rivista doveva chiamarsi con una metafora che portava il nome di Ulisse. Il 1940, per Bottai, la rivista e la politica culturale è una data strategica anche perché pone in discussione le riforme sulle culture varate il 1939. E’ un errore non perdonabile perché vizia tutta la discussione.
Pagina 167. Si parla di Corrado Alvaro. Si dice che dopo diverse esperienze letterarie: “Nel 1926 diventa anche segretario di redazione di ‘900’. Costretto a trasferirsi a Berlino per le sue posizioni antifasciste”. A Berlino Alvaro arriva il 1928 collaborando a “La Stampa” e a “L’Italia Letteraria”, tanto che su questa rivista nel 1929 intervista il “fascista” Luigi Pirandello, tessera PNF 1924. Torna in Italia il 1930. Negli stessi anni scrive ed è impegnato sui maggiori quotidiani italiani e fa l’inviato e inoltre pubblica un reportage - saggio – inno a Mussolini dal titolo: “Terra nuova. Prima cronaca dell’Agro Pontino”.
Pagina 869. Ignazio Silone. Lo si fa morire il 1977. Falso. Muore, invece, il 22 agosto del 1978. Cosa significa un anno? Tantissimo nella vita di uno scrittore come Silone. Perché? Perché lascia un romanzo incompiuto dal titolo “Severina”, che racconta, in un tracciato narrativo, passaggi che giungono sino ai suoi ultimi giorni. Ma quali? E poi c’è di mezzo una riflessione che interessa i “fatti” sia del 1977 sia quelli relativi alla morte di Aldo Moro, che per la cronaca avviene il 9 maggio del 1978.
Ci rendiamo conto su quali testi studiano o dovrebbero studiare i nostri figli?
Un'altra piccola chicca, ma questa sa molto di ideologico: sia da una parte che dall’altra ma è bene stabilire una dialettica.
Cesare Pavese, pag. 582. Si legge: “Alla fine della guerra si iscrive al Pci e collabora con ‘L’Unità’ di Torino”. Bene. Ma perché si omette che nel 1933 prende la tessera del PNF, negli anni 40 scrive sulla bottaiana “Primato” e durante il confino in Calabria scrive delle lettere a Benito Mussolini usando questi toni: “Eccellenza,…mai io mi ero sognato di fare della politica di qualunque genere, e tanto meno dell’antifascismo… Non mi rivolsi sinora all’Eccellenza Vostra – benché consigliatone da parenti e beneficati che ne conoscono tutta l’umanità – per una naturale ripugnanza a intralciare con piccole cose la giornata di Chi ha ben altro cui attendere” (Lettera a Mussolini, datata 15 gennaio 1936 – XIV).
A pagina 585 nel commentare la fine del personaggio Santa nel capitolo ultimo de “La luna e i falò”, sempre di Pavese, si esclude qualsiasi interpretazione storico - politica per fare spazio ad una lettura antropologica eliminando la fase storica della uccisione di Santa, uccisa e bruciata dai comunisti. Se ne sono guardati bene a soffermarsi e a proporre agli studenti una indagine del genere.
Potrei andare oltre. Ma il problema non è che si scrivono e pubblicano testi del genere. Il problema serio è che vengono adottati tali testi che non dicono la verità storica, che sbagliano le date e, quindi, come tali non hanno un percorso scientifico. Ci sono responsabilità? Certo. E gravi responsabilità culturali e morali incombono sui Dirigenti scolastici, dico Dirigenti perché sono la sintesi delle strutture scolastiche sul territorio.
È un fatto che va denunciato pubblicamente e ed è bene che si sappia che i ragazzi anche al Liceo Moscati di Grottaglie – Taranto - hanno studiato e si studia su questo testo.
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