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Cesare Pavese a Sessanta anni dalla morte
Si preannuncia un importante dibattito sul Fascismo di Pavese.
Rivelazioni e interpretazioni
 Una documentata rilettura.

Pierfranco Bruni ricorda che Cesare Pavese, in una lettera indirizzata a Benito Mussolini, da Brancaleone in Calabria, datata 1936, scriveva:
"…mai io mi ero sognato di fare della politica, di qualunque genere, e tanto meno dell'antifascismo".
Dalla adesione al Fascismo agli anni della Resistenza: un attraversamento letterario e umano.
“Ci si avvia a celebrare Cesare Pavese nel sessantesimo anniversario della morte (nato nel 1908 – e morto nel 1950). Uno scrittore importante, centrale ma anche, per il contesto in cui viviamo, ‘politicamente scorretto’. Non va dimenticata la polemica innescata nel 1990 con la pubblicazione del suo ‘Taccuino segreto’ dove si evince, ancora una volta, la sua vicinanza al Fascismo. Cosa da noi sottolineata in più occasioni ma si evidenzia anche un altro aspetto che è quello di un segno irriguardoso nei suoi confronti da parte di politici comunisti e di intellettuali antifascisti. Non vanno dimenticate le parole che usò Pajetta quando si pubblicarono i ‘Taccuini’. Dietro alla storia del Fascismo di Pavese si sono consumate numerosi conflitti anche di natura letteraria. È giunto il momento di fare chiarezza e di non abbandonarsi a facili giudizi. Mi auguro che si possa prendere in considerazione in modo serio anche la posizione o le posizioni politiche di uno scrittore straordinario qual è Cesare Pavese. Dal nostro punto di vista daremo un contributo proprio in questa direzione organizzando, già nel prossimo mese di settembre, un convegno per discutere del rapporto tra politica e letteratura negli scritti di Pavese”.

È ciò che ha dichiarato Pierfranco Bruni, presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” che all’opera di Pavese ha dedicato tre libri (una significativa lettura è recente: “Il viaggio omerico di Cesare Pavese” e “Pavese tra il mare, le donne e il sentimento tragico” ) e numerosi saggi e si appresta a pubblicare un nuovo lavoro dal titolo emblematico: “L’amore e l’impossibile in Cesare e Costanze”, in cui si parla della sua ultima storia d’amore tra Pavese e l’attrice americana Constance Dowling.

C’è un dato di fondo sostengono al Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi ed è quello che non si può ormai disconoscere che Cesare Pavese abbia aderito al fascismo. Come molti intellettuali e scrittori della sua generazione.

“A provarlo, sostiene Bruni, non sono soltanto la sua iscrizione al Pnf (nel 1933) e le pagine di diario, risalenti al periodo del Ventennio, pubblicate successivamente nel 1990, e rimaste inedite sino a quella data, ma a confermare e a definire il suo fascismo vi sono le lettere, indirizzate agli organi di governo, scritte dal confino di Brancaleone in Calabria (1935 - 1936) dove era stato mandato per un puro errore e non per reali motivi politici oltre ad alcune pagine emblematiche de La luna e i falò, romanzo antiresistenza per eccellenza che anticipa di cinquant’anni le ricerche e gli studi di Giampaolo Pansa".

Gli studi di Bruni si aprono a ventaglio su queste considerazioni già sottolineate in testi e saggi precedenti. Bruni, tra l’altro, pone all'attenzione una questione centrale nella poetica dello scrittore delle Langhe: il sentimento della memoria. Non la storia ma la nostalgia.

Pierfranco Bruni rilegge alcune lettere che Pavese indirizzava al Duce. Ma, nel nuovo studio, si ricostruisce anche il suo rapporto d'amore con la bella attrice americana Constance: la sua ultima donna prima del suicidio avvenuto nell'agosto del 1950.

In una delle lettere, spedita da Brancalene in Calabria il 15 gennaio 1936, indirizzate a Benito Mussolini Pavese annota: "…mai io mi ero sognato di fare della politica, di qualunque genere, e tanto meno dell'antifascismo; e che comunque, per quel tanto di leggerezza dimostrato nel mio reato, riconoscevo la mancanza e chinavo il capo. (…) Non mi rivolsi sinora all'Eccellenza Vostra -benché consigliatone da parenti e beneficati che ne conoscono tutta l'umanità- per una natura la ripugnanza a intralciare con piccole cose la giornata a Chi ha ben altro cui attendere…".

Gli studi di Bruni, comunque, analizzano, a tutto tondo, la poetica di Pavese. Uno scrittore e un poeta che resta in quella letteratura della memoria e del mito ben consistente nel contesto italiano del Novecento.

Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” preannuncia, dunque, la discussione sul Sessantesimo della morte di Pavese con incontri che analizzano gli elementi letterari e politici dello scrittore e dei personaggi nei suoi romanzi.

I testi di Bruni su Pavese sono già un punto di riferimento che permettono di rileggere il poeta e lo scrittore tra storia, ideologie e tragedia.

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