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Intervento conclusivo della presentazione del libro dal titolo "San Lorenzo sull'Aspromonte e l'Unità d'Italia. 1860." a cura dell'autore Saverio Zuccalà
Pubblicato da Laruffa Editore è stato presentato a Reggio il 30 luglio u.s.
Sono intervenuti: Antonella Freno, Assessore ai Beni Culturali e Grandi Eventi del Comune di Reggio Calabria, il prof. Pasquale Amato, Docente universitario di Storia Contemporanea presso l’Università di Messina e l’Università per stranieri di Reggio Calabria,l’On. Prof. Fortunato Aloi, Presidente del Circolo G. Calogero, il prof. Leone Companella,Dirigente scolastico.
Ha partecipato numeroso pubblico e l’autore del libro così ha concluso:
Non sono uno storico di professione ma ho inteso - per amore verso il mio paese, San Lorenzo, e per rispetto della verità storica - riesumare una vicenda risorgimentale, il coraggio di un sindaco e di un popolo calabrese, un atto di eroismo che consentì lo sbarco di Garibaldi sul Continente, a Melito Porto Salvo, contribuendo in modo determinante alla realizzazione dell’Unità d’Italia.
E sono sempre più convinto che: non c'è nulla di più esecrabile nella storia di un popolo che ricordarla soltanto dalla parte del vincitore o da chi ha preso in mano una penna per scriverla secondo i propri interessi o convincimenti.
Ed i vincitori sono stati il Cavour ed i Savoia, ai quali Garibaldi ha donato un regno.
Quell’uomo generoso e responsabile che tutti noi conosciamo, quell’Eroe dei due Mondi - al quale gli inglesi, che non sono molto propensi a dare giudizi esaltanti nei confronti di non propri connazionali, nel tributargli, per diversi giorni, onori ed entusiasmi, conferirono la cittadinanza onoraria definendolo l’uomo più generoso e munifico al mondo - ha voluto evitare uno scontro, una guerra civile con i piemontesi, che si erano precipitati con il re Vittorio Emanuele in Campania, per impedire la nascita di uno stato liberale repubblicano antimonarchico ed anticlericale, con mire espansionistiche di conquista di Roma capitale, che avrebbe messo in pericolo gli equilibri precari di un’Europa ancora scossa dai moti rivoluzionari del 1848.
I piemontesi colonizzarono il Meridione d’Italia, che ancora oggi risente le conseguenze di una mancata reale unificazione e di un’equa distribuzione delle risorse economiche.
Un Meridione che, nei decenni successivi al 1860, subì una continua spoliazione delle sue ricchezze e, alla esasperata ribellione dei suoi abitanti ridotti alla fame, i piemontesi risposero con durissime repressioni che fecero rimpiangere il regno borbonico.
La storiografia ufficiale non parla di ribellione contro un regime che ha soffocato l’economia meridionale, ma di atti delinquenziali, di brigantaggio.
La stessa storiografia ha voluto cancellare, per ovvi motivi, che diremo in seguito, la coraggiosa determinazione delle nostre popolazioni che consentì lo sbarco di Garibaldi sul Continente.
E’ opinione diffusa, infatti, che Garibaldi sia sbarcato a Melito come un tranquillo turista con i suoi invincibili garibaldini e si sia avviato alla conquista del meridione senza grossi ostacoli, tra gli applausi e l’entusiasmo delle popolazioni che incontrava sul suo cammino.
Il motivo per cui la storia ha voluto ignorare gli episodi e gli atti eroici dei nostri compatrioti ci sembra dovuto alla convinzione - da parte della monarchia sabauda - che il movimento rivoluzionario garibaldino fosse il braccio armato dell’ideologia liberale repubblicana ed antimonarchica del Mazzini, aggravata da una forte influenza massonica ed anticlericale.
Il sindaco di San Lorenzo, Bruno Rossi, era un esponente della massoneria ed Alberto Mario e Giuseppe Missori erano ferventi mazziniani e repubblicani, decisamente contrari alla consegna del meridione alla monarchia sabauda.
Il libro di Alberto Mario, La Camicia Rossa, che descrive con dovizia di particolari le drammatiche vicende che precedettero lo sbarco di Garibaldi a Melito, pubblicato nel 1865, fu messo all’indice.
Era ovvio che gli episodi di rilevante eroismo siano stati volutamente ignorati e relegati nell’oblio dagli storici dell’Italia monarchica.
Il 21 dicembre del 1899, il sindaco Rossi, in una lettera a Fabrizio Plutino, figlio del col. Agostino, chiese che le vicende storiche di San Lorenzo, che accolse e sostenne i garibaldini inseguiti dai soldati borbonici ed ebbe l’ardire di dichiarare decaduta la dinastia borbonica prima dello sbarco di Garibaldi sul continente, fossero inserite nei libri di storia.
A Rossi, Fabrizio Plutino, il 24 dicembre 1899, così rispose: “Stamane ebbi la vostra raccomandata del 21 e subito mi recai a farla leggere all’onorevole De Cesare, il quale mi disse: «troppo tardi» e mi assicurò che i volumi sono già pronti da pochi giorni in Toscana. Però apprezzando molte delle notizie da voi scrittemi, con piacere le riprodurrà nella ristampa che dovrà farsi”.
Sono passati 150 anni e nulla è avvenuto.
Ma la domanda che sempre mi ha assillato in questi anni è stata: perchè mai Garibaldi è sbarcato a Melito e non a Pellaro o a Bova Marina o a Ferruzzano o a Gioia Tauro oppure a Catona?
E’ una domanda che mi ha accompagnato per molti anni, da quando nel primo centenario dello sbarco, il 19 agosto del 1960, alla presenza del ministro Fiorentino Sullo, si fecero alcune commemorazioni: a Melito , con una stele in località Rumbolo a ricordo dello sbarco ed a San Lorenzo con una lapide che ricorda l’azione coraggiosa del sindaco Rossi, che dichiarò decaduta la Dinastia borbonica prima dello sbarco di Garibaldi sul Continente.
Nessuno però fece mai una riflessione ed una analisi storica per capire perchè Garibaldi scelse di sbarcare a Melito.
Ho sentito - in questi giorni - qualcuno affermare che Melito era già un punto strategico di sbarco per Garibaldi.
Ma questa considerazione viene smentita dalla lettera che Garibaldi, dopo la fallita conquista del forte di Altafiumara, inviò al comandante Musolino che fuggiva sull’Aspromonte con i garibaldini inseguiti dai soldati borbonici.
«La vostra posizione di là ci sarà di un'utilità immensa. Tenete i monti, però più vicino a questa Torre di Faro che è possibile. Fate che la nostra gente si comporti benevolmente cogli abitanti. Dite ai fratelli delle Calabrie che si riuniscano a noi…. Comunque sia, tenendovi vicino, ne sarete avvisato, e potrete coadiuvarmi attaccando i nemici alle spalle coi nostri e coi bravi calabresi riuniti… Avvertitemi di ogni cosa e salutatemi gli amici».
Successivamente Garibaldi perse i contatti con i fuggiaschi garibaldini e ciò viene confermato dalla testimonianza di madame Le M…, corrispondente di un giornale francese, il Journal des Débats, che partì da Messina il 13 o il 14 agosto per recarsi in Aspromonte.
Riferì che Garibaldi era scomparso da qualche giorno e non si sapeva dove si era diretto, mentre l’ansia e la preoccupazione erano ai massimi livelli e tutti credevano che i garibaldini fossero morti e seppelliti.
Ebbi sentore nel 1960, in occasione delle manifestazioni per il centenario dello sbarco, di uno scritto di Alberto Mario, che parlava delle vicende dei garibaldini inseguiti in Aspromonte dai soldati borbonici e rifugiatisi a San Lorenzo. Ma non mi era stato possibile trovare il libro.
L’occasione mi si presentò allorquando, per la celebrazione del bicentenario della nascita di Garibaldi, il comune di Lendinara (prov. Di Rovigo), in onore del suo illustre concittadino Alberto Mario, pubblicò il suo libro, La Camicia Rossa, che ho immediatamente acquistato.
Le vicende descritte da Mario sono fantastiche e molto particolareggiate.
Feci leggere il libro al dirigente dell’Istituto Comprensivo di San Lorenzo, prof. Leone Campanella, il quale recepì immediatamente l’importanza storica di quegli avvenimenti e mi incoraggiò a fare altre ricerche, dicendomi che riteneva opportuno far conoscere agli studenti quella pagina di storia ignorata, l’azione eroica di un popolo che aveva contribuito in modo determinante alla realizzazione dell’Unità d’Italia.
Non è utopia, di tal guisa, rivendicare per San Lorenzo una medaglia d’oro al valore militare.
Il comune d San Lorenzo ha già deliberato di richiedere agli organismi istituzionali competenti, alla Presidenza della Repubblica, tramite il ministero della Difesa, la medaglia d’oro al valor militare. Anche il comune di Bagaladi, guidato dal giovane sindaco Federico Curatola, ha deliberato a favore di San Lorenzo e lo stesso farà l’Amministrazione Provinciale, guidata da Giuseppe Morabito.
Il coraggio di Bruno Rossi, l’eroismo di un popolo, quello Laurentino, che contribuirono in maniera determinante alla riuscita della spedizione dei Mille ed alla realizzazione dell’Unità d’Italia, non possono passare sotto traccia. Non è più possibile continuare ad ignorare quella che può essere definita, senza onta di smentita, una importante pagina di storia per decenni ignorata dai calabresi e dagli italiani.
Queste argomentazioni, unite all’incoraggiamento ed al sostegno morale di tanti amici e concittadini, si sono rivelate determinanti per la realizzazione di questo mio componimento, che ha inteso dimostrare - sostenuto da inconfutabili riscontri storici - come l’eroica determinazione di un Sindaco e di un popolo consentì lo sbarco di Garibaldi a Melito Porto Salvo.
Questo mio lavoro ha anche l’ambizione e la giusta pretesa di vedere riesumato un atto di eroismo ingiustamente sepolto nell’oblio della storia, che mi sembra onesto venga riconosciuto e valutato nella sua giusta dimensione per gli effetti che ha prodotto nella storia del Risorgimento italiano per la realizzazione dell’Unità d’Italia.
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05 Agosto 2010
Posted in
La Cultura Calabrese
Intervento conclusivo della presentazione del libro dal titolo "San Lorenzo sull'Aspromonte e l'Unità d'Italia. 1860." a cura dell'autore Saverio ZuccalàPubblicato da Laruffa Editore è stato presentato a Reggio il 30 luglio u.s.
Come l'eroismo di un popolo consentì lo sbarco di Garibaldi a Melito Porto Salvo.
Nel libro ho dimostrato con inconfutabili riscontri storici che Garibaldi,senza il sostego del popolo di San lorenzo non sarebbe sbarcato sul continente.
Il 30 luglio u.s. l’Associazione Culturale Anassilaos, con il Patrocinio dell’Assessorato ai Beni Culturali e Grandi Eventi del Comune di Reggio Calabria,ha presentato al Chiostro di San Giorgio al Corso il libro di Saverio Zuccalà : San Lorenzo sull’Aspromonte e l’Unità d’Italia – 1860.Come l’eroismo di un popolo consentì lo sbarco di Garibaldi a Melito Porto Salvo –Sono intervenuti: Antonella Freno, Assessore ai Beni Culturali e Grandi Eventi del Comune di Reggio Calabria, il prof. Pasquale Amato, Docente universitario di Storia Contemporanea presso l’Università di Messina e l’Università per stranieri di Reggio Calabria,l’On. Prof. Fortunato Aloi, Presidente del Circolo G. Calogero, il prof. Leone Companella,Dirigente scolastico.
Ha partecipato numeroso pubblico e l’autore del libro così ha concluso:
Non sono uno storico di professione ma ho inteso - per amore verso il mio paese, San Lorenzo, e per rispetto della verità storica - riesumare una vicenda risorgimentale, il coraggio di un sindaco e di un popolo calabrese, un atto di eroismo che consentì lo sbarco di Garibaldi sul Continente, a Melito Porto Salvo, contribuendo in modo determinante alla realizzazione dell’Unità d’Italia.
E sono sempre più convinto che: non c'è nulla di più esecrabile nella storia di un popolo che ricordarla soltanto dalla parte del vincitore o da chi ha preso in mano una penna per scriverla secondo i propri interessi o convincimenti.
Ed i vincitori sono stati il Cavour ed i Savoia, ai quali Garibaldi ha donato un regno.
Quell’uomo generoso e responsabile che tutti noi conosciamo, quell’Eroe dei due Mondi - al quale gli inglesi, che non sono molto propensi a dare giudizi esaltanti nei confronti di non propri connazionali, nel tributargli, per diversi giorni, onori ed entusiasmi, conferirono la cittadinanza onoraria definendolo l’uomo più generoso e munifico al mondo - ha voluto evitare uno scontro, una guerra civile con i piemontesi, che si erano precipitati con il re Vittorio Emanuele in Campania, per impedire la nascita di uno stato liberale repubblicano antimonarchico ed anticlericale, con mire espansionistiche di conquista di Roma capitale, che avrebbe messo in pericolo gli equilibri precari di un’Europa ancora scossa dai moti rivoluzionari del 1848.
I piemontesi colonizzarono il Meridione d’Italia, che ancora oggi risente le conseguenze di una mancata reale unificazione e di un’equa distribuzione delle risorse economiche.
Un Meridione che, nei decenni successivi al 1860, subì una continua spoliazione delle sue ricchezze e, alla esasperata ribellione dei suoi abitanti ridotti alla fame, i piemontesi risposero con durissime repressioni che fecero rimpiangere il regno borbonico.
La storiografia ufficiale non parla di ribellione contro un regime che ha soffocato l’economia meridionale, ma di atti delinquenziali, di brigantaggio.
La stessa storiografia ha voluto cancellare, per ovvi motivi, che diremo in seguito, la coraggiosa determinazione delle nostre popolazioni che consentì lo sbarco di Garibaldi sul Continente.
E’ opinione diffusa, infatti, che Garibaldi sia sbarcato a Melito come un tranquillo turista con i suoi invincibili garibaldini e si sia avviato alla conquista del meridione senza grossi ostacoli, tra gli applausi e l’entusiasmo delle popolazioni che incontrava sul suo cammino.
Il motivo per cui la storia ha voluto ignorare gli episodi e gli atti eroici dei nostri compatrioti ci sembra dovuto alla convinzione - da parte della monarchia sabauda - che il movimento rivoluzionario garibaldino fosse il braccio armato dell’ideologia liberale repubblicana ed antimonarchica del Mazzini, aggravata da una forte influenza massonica ed anticlericale.
Il sindaco di San Lorenzo, Bruno Rossi, era un esponente della massoneria ed Alberto Mario e Giuseppe Missori erano ferventi mazziniani e repubblicani, decisamente contrari alla consegna del meridione alla monarchia sabauda.
Il libro di Alberto Mario, La Camicia Rossa, che descrive con dovizia di particolari le drammatiche vicende che precedettero lo sbarco di Garibaldi a Melito, pubblicato nel 1865, fu messo all’indice.
Era ovvio che gli episodi di rilevante eroismo siano stati volutamente ignorati e relegati nell’oblio dagli storici dell’Italia monarchica.
Il 21 dicembre del 1899, il sindaco Rossi, in una lettera a Fabrizio Plutino, figlio del col. Agostino, chiese che le vicende storiche di San Lorenzo, che accolse e sostenne i garibaldini inseguiti dai soldati borbonici ed ebbe l’ardire di dichiarare decaduta la dinastia borbonica prima dello sbarco di Garibaldi sul continente, fossero inserite nei libri di storia.
A Rossi, Fabrizio Plutino, il 24 dicembre 1899, così rispose: “Stamane ebbi la vostra raccomandata del 21 e subito mi recai a farla leggere all’onorevole De Cesare, il quale mi disse: «troppo tardi» e mi assicurò che i volumi sono già pronti da pochi giorni in Toscana. Però apprezzando molte delle notizie da voi scrittemi, con piacere le riprodurrà nella ristampa che dovrà farsi”.
Sono passati 150 anni e nulla è avvenuto.
Ma la domanda che sempre mi ha assillato in questi anni è stata: perchè mai Garibaldi è sbarcato a Melito e non a Pellaro o a Bova Marina o a Ferruzzano o a Gioia Tauro oppure a Catona?
E’ una domanda che mi ha accompagnato per molti anni, da quando nel primo centenario dello sbarco, il 19 agosto del 1960, alla presenza del ministro Fiorentino Sullo, si fecero alcune commemorazioni: a Melito , con una stele in località Rumbolo a ricordo dello sbarco ed a San Lorenzo con una lapide che ricorda l’azione coraggiosa del sindaco Rossi, che dichiarò decaduta la Dinastia borbonica prima dello sbarco di Garibaldi sul Continente.
Nessuno però fece mai una riflessione ed una analisi storica per capire perchè Garibaldi scelse di sbarcare a Melito.
Ho sentito - in questi giorni - qualcuno affermare che Melito era già un punto strategico di sbarco per Garibaldi.
Ma questa considerazione viene smentita dalla lettera che Garibaldi, dopo la fallita conquista del forte di Altafiumara, inviò al comandante Musolino che fuggiva sull’Aspromonte con i garibaldini inseguiti dai soldati borbonici.
«La vostra posizione di là ci sarà di un'utilità immensa. Tenete i monti, però più vicino a questa Torre di Faro che è possibile. Fate che la nostra gente si comporti benevolmente cogli abitanti. Dite ai fratelli delle Calabrie che si riuniscano a noi…. Comunque sia, tenendovi vicino, ne sarete avvisato, e potrete coadiuvarmi attaccando i nemici alle spalle coi nostri e coi bravi calabresi riuniti… Avvertitemi di ogni cosa e salutatemi gli amici».
Successivamente Garibaldi perse i contatti con i fuggiaschi garibaldini e ciò viene confermato dalla testimonianza di madame Le M…, corrispondente di un giornale francese, il Journal des Débats, che partì da Messina il 13 o il 14 agosto per recarsi in Aspromonte.
Riferì che Garibaldi era scomparso da qualche giorno e non si sapeva dove si era diretto, mentre l’ansia e la preoccupazione erano ai massimi livelli e tutti credevano che i garibaldini fossero morti e seppelliti.
Ebbi sentore nel 1960, in occasione delle manifestazioni per il centenario dello sbarco, di uno scritto di Alberto Mario, che parlava delle vicende dei garibaldini inseguiti in Aspromonte dai soldati borbonici e rifugiatisi a San Lorenzo. Ma non mi era stato possibile trovare il libro.
L’occasione mi si presentò allorquando, per la celebrazione del bicentenario della nascita di Garibaldi, il comune di Lendinara (prov. Di Rovigo), in onore del suo illustre concittadino Alberto Mario, pubblicò il suo libro, La Camicia Rossa, che ho immediatamente acquistato.
Le vicende descritte da Mario sono fantastiche e molto particolareggiate.
Feci leggere il libro al dirigente dell’Istituto Comprensivo di San Lorenzo, prof. Leone Campanella, il quale recepì immediatamente l’importanza storica di quegli avvenimenti e mi incoraggiò a fare altre ricerche, dicendomi che riteneva opportuno far conoscere agli studenti quella pagina di storia ignorata, l’azione eroica di un popolo che aveva contribuito in modo determinante alla realizzazione dell’Unità d’Italia.
Non è utopia, di tal guisa, rivendicare per San Lorenzo una medaglia d’oro al valore militare.
Il comune d San Lorenzo ha già deliberato di richiedere agli organismi istituzionali competenti, alla Presidenza della Repubblica, tramite il ministero della Difesa, la medaglia d’oro al valor militare. Anche il comune di Bagaladi, guidato dal giovane sindaco Federico Curatola, ha deliberato a favore di San Lorenzo e lo stesso farà l’Amministrazione Provinciale, guidata da Giuseppe Morabito.
Il coraggio di Bruno Rossi, l’eroismo di un popolo, quello Laurentino, che contribuirono in maniera determinante alla riuscita della spedizione dei Mille ed alla realizzazione dell’Unità d’Italia, non possono passare sotto traccia. Non è più possibile continuare ad ignorare quella che può essere definita, senza onta di smentita, una importante pagina di storia per decenni ignorata dai calabresi e dagli italiani.
Queste argomentazioni, unite all’incoraggiamento ed al sostegno morale di tanti amici e concittadini, si sono rivelate determinanti per la realizzazione di questo mio componimento, che ha inteso dimostrare - sostenuto da inconfutabili riscontri storici - come l’eroica determinazione di un Sindaco e di un popolo consentì lo sbarco di Garibaldi a Melito Porto Salvo.
Questo mio lavoro ha anche l’ambizione e la giusta pretesa di vedere riesumato un atto di eroismo ingiustamente sepolto nell’oblio della storia, che mi sembra onesto venga riconosciuto e valutato nella sua giusta dimensione per gli effetti che ha prodotto nella storia del Risorgimento italiano per la realizzazione dell’Unità d’Italia.
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