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Si è svegliata avvolta in una nebbia ancor più fitta del solito, Laino Borgo, questa mattina. Una nebbia che non avvolgeva solo le rinomate amenità della valle in cui il piccolo borgo dell’alta provincia cosentina è incastonato, bensì i cuori dei suoi cittadini, fedeli colpiti nella loro intimità più profonda: la Madonna delle Cappelle, anche detta dello Spasimo.
Il simbolo, a cui il lainese Domenico Longo nel 1775 intitolò il suggestivo nonché omonimo Santuario, possibile prossima perla del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è stato, infatti, barbaramente trafugato nella notte.
‘Puro sacrilegio’ – conferma il parroco cittadino, Don Fulgenzio, provato dal gesto vandalico alla pari dei devotissimi cittadini, già pronti ad accogliere festosamente la statua della Beata Vergine in occasione dei relativi festeggiamenti, in programma ogni terza settimana del mese di settembre.
Ad avvalorare la tesi del parroco di Laino Borgo, il fatto che la Vergine, che nel corso della ricorrenza a Lei intitolata, indossa un notevole abito intessuto di fili d’oro nonché una pregiata corona, opera dell’orafo calabrese Giovanbattista Spadafora, risultava, come di consueto durante la comune esposizione nel Santuario, completamente sprovvista delle sue preziosità, ulteriore testimonianza della grande devozione dei lainesi.
‘Hanno rubato una parte di ognuno di noi’ – questa una delle tante frasi che in queste ore si rincorrono in Rete, dal momento che i fedeli, altresì cibernauti, hanno provveduto a far circolare la notizia su vari social network, tra cui Facebook.
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02 Settembre 2010
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Notizie -
Cronaca
‘Puro sacrilegio’ – conferma il parroco cittadino, Don Fulgenzio, provato dal gesto vandalico alla pari dei devotissimi cittadini, già pronti ad accogliere festosamente la statua della Beata Vergine in occasione dei relativi festeggiamenti, in programma ogni terza settimana del mese di settembre.
Ad avvalorare la tesi del parroco di Laino Borgo, il fatto che la Vergine, che nel corso della ricorrenza a Lei intitolata, indossa un notevole abito intessuto di fili d’oro nonché una pregiata corona, opera dell’orafo calabrese Giovanbattista Spadafora, risultava, come di consueto durante la comune esposizione nel Santuario, completamente sprovvista delle sue preziosità, ulteriore testimonianza della grande devozione dei lainesi.
‘Hanno rubato una parte di ognuno di noi’ – questa una delle tante frasi che in queste ore si rincorrono in Rete, dal momento che i fedeli, altresì cibernauti, hanno provveduto a far circolare la notizia su vari social network, tra cui Facebook.
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