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Attenendomi all’argomento assegnatomi, avevo preparato una relazione che, dopo un breve excursus storico, portasse a dimostrare come questa terra, crogiuolo di razze e culture e diverse, rappresentasse un felice esperimento di quella unità delle diversità che dovrebbe essere l’Europa unita ed il mondo unito; una grande orchestra in cui ogni strumento, con il proprio timbro, contribuisse a creare una splendida armonia.
La lettura appena terminata di due libri, forti come un pugno nello stomaco, mi impone di dare un taglio completamente diverso al mio intervento. Il primo testo, noto credo alla maggior parte di voi, è “ Terroni” di Pino Aprile ed il secondo “ Domani a Mezzogiorno” curato da Gianni Pittella. Sono calabrese per scelta, non essendo nata in Calabria ed essendo i miei genitori settentrionali. Per imparare ad amare questa regione ho dovuto liberarmi di molti pregiudizi, derivantimi non dall’educazione familiare, ma da quella scolastica. Sul mio libro di storia delle medie c’era una fotografia di Giuseppe Garibaldi coi lunghi capelli biondi, su un cavallo rampante e lì di fianco quella di un brigante col cappellaccio a cono, lo schioppo, la pelle scura, alto un metro e cinquanta ( in pratica , il ritratto che il Lombroso fa del perfetto delinquente ); non era difficile decidere da che parte stare! Altre letture extrascolastiche mi fecero scoprire che l’Unità d’Italia, a spese del Sud, non debellò il brigantaggio, ma lo generò!
Lungi dal voler rinfocolare odi o suggerire tendenze secessioniste, mi pare giunto , però, il momento che si riscriva la storia “dal basso” sottolineando non solo i danni economici, ma soprattutto quelli psicologici che il Sud, e la Calabria è il Sud del Sud, ha subito e da cui non riesce ancora a guarire. Subito dopo l’unificazione furono prelevati dalle casse dell’ex Regno delle Due Sicilie oltre ottanta milioni di lire e ne furono reinvestiti 390.625 !!!. Un Paese unificato da nord a sud in cui le banche del nord aprivano filiali al sud, ma il Banco di Napoli non poteva fare altrettanto. Quando poi nacque la Banca d’Italia, al Mezzogiorno furono concesse 20000 azioni contro le 280000 del Centro Nord.
L’attuale Governatore, Mario Draghi, denuncia da anni che i ragazzi meridionali nei test scolastici a campione fanno una pessima figura, sia rispetto ai coetanei del resto d’Italia, sia rispetto ai voti loro assegnati dagli insegnanti. Certo né lui né il presidente dell’Antimafia hanno mai sostenuto che tutte le scuole del sud siano mediocri o che tutte le amministrazioni locali e le imprese siano infiltrate dalla malavita; a noi resta l’onere della prova :che il titolo di studio è meritato, l’impresa sana, la passione politica disinteressata, insomma che possiamo essere cittadini europei.
Il cittadino calabrese non si sente componente di un tessuto sociale forte ed allo stesso tempo è costretto a difendersi dall’esterno da chi sta alzando barriere economiche e normative, ecco perché tanti rilevatori sociali segnalano, nel Mezzogiorno, la crescita della sfiducia. L’unica reazione possibile appare il trasferimento altrove ( vivo questo dramma come madre di due figli ) o il rinchiudersi in una nicchia.
Ma non è così, con la silenziosa protesta dei singoli, che potremo ritrovare noi stessi; occorrerebbe una scintilla. Scintilla che potrebbe scaturire dalla presa di coscienza che stiamo per subire il colpo finale contro cui occorre reagire immediatamente e con una compattezza che i meridionali hanno perso da tempo. L’ora x potrebbe essere il 31 dicembre 2013, quando si chiuderà il ciclo dei fondi comunitari, oppure il 5 maggio 2011 quando si approveranno i decreti sul federalismo fiscale. Certo possiamo, ancora una volta, darci per sconfitti e rassegnarci a un futuro involutivo, continuando a pensare ai Greci, a Pitagora, ai fasti del passato e, nel frattempo,piangerci addosso, ma la storia non è mai già scritta e non dovremmo, ancora una volta, farla scrivere agli altri!
Non sono un politologo e non so indicare se la soluzione delle nostre piaghe, emigrazione, mancanza di lavoro, mancanza di infrastrutture, scarsità di eccellenze ospedaliere, basso livello di istruzione ecc., sia a destra che a sinistra, se in un’Italia federale o divisa, ma so che non possiamo continuare a restare in uno stato di minorità: occorre riacquistare memoria e dignità, è ora che l’aggettivo “borbonico” non sia più sinonimo di sfasciume. Ma oltre alla dignità e all’orgoglio dovremo anche accettare la responsabilità del nostro destino senza farne carico ai “cattivi del nord” o alla “ria sorte”.
Bisogna che la Calabria cominci a pensare all’unisono mentre ancora esistono tante Calabrie: quella tirrenica, quella ionica, il Marchesato di Crotone, il Reggino e le zone montuose (Pollino, Sila, Aspromonte) mondi a sé stanti.
Nutro per questa terra, di cui ho cercato di studiare i nobili dialetti, ma i giovani rispondono quasi inorriditi di ignorarlo, lo stesso ambiguo sentimento che Catullo provava per Lesbia “odi et amo”; amo la varietà del paesaggio, ma non chi lo ha deturpato, amo la sua ricchezza di vestigia storiche, ma non chi consente che vada in rovina, amo il suo mare ma non chi permette che venga inquinato dai rifiuti del Nord, ne amo i singoli generosi, ospitali, colti abitanti, ma non l’incapacità di superare un cieco particolarismo e voglio con caparbietà, con l’ottimismo della ragione, dire di essa ciò che Paolo Borsellino disse della Sicilia: “un giorno questa terra sarà bellissima”.
Prof.ssa Silvana Mancini

La relazione precedente è il contenuto di quanto avrebbe dovuto essere l'intervento della Prof.ssa Mancini al convegno «Dal Rinascimento al Risorgimento. Il ruolo dei calabresi nel pensiero moderno e nell'Unità d'Italia» che si è tenuto a Lamezia Terme il 30 Agosto 2010 al quale non ha potuto partecipare per motivi privati.
E' stato un piacere leggere questo intervento, che focalizza un pò tutta la storia recente del Sud. Il contributo culturale ed esistenziale della Prof.ssa Mancini pare molto simile a quello del buon Senatore Umberto Zanotti Bianco e di ciò ne sono molto grato auspicando che i calabresi prendano il suo esempio.
Vincenzo Valenzi
http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12172:scienza-e-cultura-la-calabria-rivendica-il-suo-posto&catid=5:ultime&Itemid=121&lang=it

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