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L’Unità dei Cristiani e il dialogo tra Occidente e Oriente nel segno della cristianità tra mondo cattolico e bizantino ha perso un interlocutore di grande riferimento. È morto monsignor (Archimandrita) Eleuterio Francesco Fortino. Aveva 72 anni. Era nato a San Bendetto Ullano, comunità Arbereshe della provincia di Cosenza ma viveva da moltissimi anni a Roma dopo una significativa esperienza nel Abbazia di Grottaferrata.
Tuttora rivestiva la carica di Sotto – Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Nei suoi obiettivi e nei suo compiti religiosi e istituzionali aveva sempre più consistenza la forte convinzione del dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Un compito importante che aveva assunta una sua peculiarità non solo dal punto di vista prettamente religioso ma anche culturale.
Proprio questi giorni sarebbe dovuto essere a Vienna dove è in corso una Commissione per il dialogo ed egli era il rappresentate di quel progetto che puntava e punta al costante dialogo.
L’Arcivescovo d’Italia e Malta ed esarca per l’Europa meridionale del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli Gennadios, Metropolita ortodosso, in una sua dichiarazione su Fortino ha sottolineato l’eccezionalità della personalità di Fortino con queste parole: “Lo conoscevo da cinquant’anni, da quando per mandato del Patriarca Atenagora ho iniziato il mio apostolato in Italia. Monsignor Fortino partecipò alla mia ordinazione come vescovo per l’Italia e Malta”.
Secondo Monsignor Usma Gomez il Sotto – Segretario Fortino “provava un amore travolgente per il comune respiro dei due polmoni della Chiesa. Si può dire che ha dato tutto se stesso perché in Occidente si conoscessero e apprezzassero i tesori della spiritualità orientale. Era sempre pronto a imparare dai mondi spirituali e culturali che non gli erano propri”.
Una personalità, dunque non solo di grande umiltà ma anche di grande prestigio nell’interesse comunicante tra Occidente ed Oriente. La sua formazione Arbereshe lo ha portato spesso a confrontarsi con le culture delle minoranze linguistiche.
Io ho avuto modo di conoscerlo nell’occasione di un convegno sulla cultura degli Italo – Albanesi e il suo colloquiare, diverso da molti esponenti stessi del mondo Arbereshe, infondeva una armonia e una capacità di apertura notevole. Un Arbereshe, al di là dei compiti istituzionali, che riusciva a leggere i grandi temi del confronto e sapeva ben capire e comprendere i limiti della storia e dei processi interpretati dai “cultori” del localismo Arbereshe. Infatti nel suo mensile “Besa Fede”, fondato da lui, il confronto era d’obbligo e le sue ricerche avevano come riferimento sempre la dialettica e una forza spirituale non indifferente.
I suoi studi a Grottaferrata lo hanno segnato profondamente come la sua esperienza da seminarista nel Pontificio Collegio Greco. Fu ordinato sacerdote nel 1963. all’ultima sessione del Concilio Vaticano aveva avuto il compito di assistere gli osservatori ecumenici. Aveva avuto un ruolo notevole nel Segretariato per l’Unione dei Cristiani ricoprendo un incarico nella sezione orientale.
I suoi interventi spesso sono stati pubblicati dal quotidiano della Santa Sede “L’Osservatore Romano” al quale collaborò dal 1966. In un momento particolare e delicato gli interlocutori dell’incontro tra Cattolici e Ortodossi perdono un sicuro punto di riferimento in quel progetto in cui l’Unità dei Cristiani diventa fondamentale pur un modelli culturali articolati. Ma anche la cultura Arbereshe perde quella voce della tolleranza, della fratellanza e dell’umiltà che si è fatta sentire nei momenti più vivaci e più attenti. In un Convegno a Frascineto, Cosenza, parlò, appunto, di fede e di tolleranza: fine aperte al confronto e al dialogo tra genti e civiltà.
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24 Settembre 2010
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Notizie
di Micol Bruni
L’Unità dei Cristiani e il dialogo tra Occidente e Oriente nel segno della cristianità tra mondo cattolico e bizantino ha perso un interlocutore di grande riferimento. È morto monsignor (Archimandrita) Eleuterio Francesco Fortino. Aveva 72 anni. Era nato a San Bendetto Ullano, comunità Arbereshe della provincia di Cosenza ma viveva da moltissimi anni a Roma dopo una significativa esperienza nel Abbazia di Grottaferrata.
Tuttora rivestiva la carica di Sotto – Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Nei suoi obiettivi e nei suo compiti religiosi e istituzionali aveva sempre più consistenza la forte convinzione del dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Un compito importante che aveva assunta una sua peculiarità non solo dal punto di vista prettamente religioso ma anche culturale.Proprio questi giorni sarebbe dovuto essere a Vienna dove è in corso una Commissione per il dialogo ed egli era il rappresentate di quel progetto che puntava e punta al costante dialogo.
L’Arcivescovo d’Italia e Malta ed esarca per l’Europa meridionale del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli Gennadios, Metropolita ortodosso, in una sua dichiarazione su Fortino ha sottolineato l’eccezionalità della personalità di Fortino con queste parole: “Lo conoscevo da cinquant’anni, da quando per mandato del Patriarca Atenagora ho iniziato il mio apostolato in Italia. Monsignor Fortino partecipò alla mia ordinazione come vescovo per l’Italia e Malta”.
Secondo Monsignor Usma Gomez il Sotto – Segretario Fortino “provava un amore travolgente per il comune respiro dei due polmoni della Chiesa. Si può dire che ha dato tutto se stesso perché in Occidente si conoscessero e apprezzassero i tesori della spiritualità orientale. Era sempre pronto a imparare dai mondi spirituali e culturali che non gli erano propri”.
Una personalità, dunque non solo di grande umiltà ma anche di grande prestigio nell’interesse comunicante tra Occidente ed Oriente. La sua formazione Arbereshe lo ha portato spesso a confrontarsi con le culture delle minoranze linguistiche.
Io ho avuto modo di conoscerlo nell’occasione di un convegno sulla cultura degli Italo – Albanesi e il suo colloquiare, diverso da molti esponenti stessi del mondo Arbereshe, infondeva una armonia e una capacità di apertura notevole. Un Arbereshe, al di là dei compiti istituzionali, che riusciva a leggere i grandi temi del confronto e sapeva ben capire e comprendere i limiti della storia e dei processi interpretati dai “cultori” del localismo Arbereshe. Infatti nel suo mensile “Besa Fede”, fondato da lui, il confronto era d’obbligo e le sue ricerche avevano come riferimento sempre la dialettica e una forza spirituale non indifferente.
I suoi studi a Grottaferrata lo hanno segnato profondamente come la sua esperienza da seminarista nel Pontificio Collegio Greco. Fu ordinato sacerdote nel 1963. all’ultima sessione del Concilio Vaticano aveva avuto il compito di assistere gli osservatori ecumenici. Aveva avuto un ruolo notevole nel Segretariato per l’Unione dei Cristiani ricoprendo un incarico nella sezione orientale.I suoi interventi spesso sono stati pubblicati dal quotidiano della Santa Sede “L’Osservatore Romano” al quale collaborò dal 1966. In un momento particolare e delicato gli interlocutori dell’incontro tra Cattolici e Ortodossi perdono un sicuro punto di riferimento in quel progetto in cui l’Unità dei Cristiani diventa fondamentale pur un modelli culturali articolati. Ma anche la cultura Arbereshe perde quella voce della tolleranza, della fratellanza e dell’umiltà che si è fatta sentire nei momenti più vivaci e più attenti. In un Convegno a Frascineto, Cosenza, parlò, appunto, di fede e di tolleranza: fine aperte al confronto e al dialogo tra genti e civiltà.
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