Partito separatista degli Italici

Notiziario n. 1
di Nicola Zitara - Domenica, 12 Marzo 2006 

1.1 Chi crede che l’unica via d’uscita per gli Italici sia una netta separazione dagli Italiani e ha coraggio morale e fisico adesso deve farsi avanti.

1.2 I problemi immediatissimi sono pratici. Il primo concerne la Squadra (non sempre la Tv è malefica!). Zitara è vecchio e non è propriamente quel che si dice un uomo d'azione. La formazione di un gruppo dirigente è essenziale. 

Chi ha inteso pienamente il Programma si sarà reso conto che nel Partito non conta il numero dei voti; conta invece il peso delle idee e delle azioni. Il gruppo dirigente verrà fuori da ciò.
Il secondo problema sono i soldi, non molti per adesso, ma quanto basta per prendere in fitto una stanza, assumere un collaboratore, istallare un telefono e pagare la connessa bolletta.
Seguono delle risposte di Zitara ai messaggi inviati a eleaml. Per discrezione, non saranno citati i nomi dei destinatari.

1.3 In primo luogo si pregano i corrispondenti di chiamare Zitara con il suo cognome o nome e non dottore o altro.
Non è una questione di democrazia..
Diciamo che l’omissione del titolo accademico è un fatto politico.

1.4 Adombrando l’ipotesi federalista si entra nel vivo del discorso. Prima del 1861 e specialmente dopo la proclamazione del Regno d’Italia, i sostenitori del federalismo furono numerosissimi e di calibro politico elevato. Chi volesse avere un’idea a proposito potrebbe leggere un informato libro di Domenico Demarco, Unità e regionalismo, Edizioni Scientifiche Italiane (Benevento, Via Porta Rettori, 19).

Secondo il sottoscritto, tutti i paesi sviluppati hanno almeno due governi, il governo nazionale e la banca d’emissione. Padanismo del paese italiano non è tanto il frutto del governo politico, quanto quello della banca di emissione.
Senza una nostra banca d’emissione restiamo fermi dove siamo, anzi continueremo a procedere come il gambero (azzurro, nero, bianco e rosso, scegliete voi!).
Il federalismo della banca d’emissione è soltanto una parola persino negli Stati Uniti d’America, dove la banca d’emissione si chiama Banca Federale ed ha dodici vicegovernatori. Ha avuto un qualche senso nella Germania Federale, ma dopo l’unificazione tedesca e l’introduzione dell’euro credo che sia solo un bel ricordo.
Si può aggiungere che il separatismo, se in molti è sorretto dalla stizza, non può fondarsi su altro che nella scienza del buon governo e degli strumenti necessari per realizzarlo.
Da questo punto di vista il neoliberismo è propriamente il nuovo oppio dei popoli.

1.5 Circa l’azione politica, è mio fermo convincimento che (purtroppo) la modernità degli armamenti in dotazione degli eserciti professionali porta a escludere l’idea del ricorso alle guerre di popolo del tipo brigantaggio antifrancese e antipadano. Escluderi anche l’idea di un pronunciamento militare, che ribadirebbe le catene unitarie. C’è solo la strada della sollevazione delle coscienze e il plebiscito dei diseredati di uno stato e di una patria.

1.6 Circa il nome del nuovo stato, adesso che i padani si sono impadroniti dei nostri antenati, è ben difficile che si decidano a rappresentarsi come nobili decaduti .

1.7 E’ ridicolo immaginare (sono colpevole anch’io) che la Toscopadana restituisca il maltolto. E’ una questione di forza.
Al tempo d’oggi, un popolo che sa gestirsi fa presto a mettersi sotto i popoli gaudenti.

1.8 Roma è oggi il vero nemico del Sud. La fine di Napoli è avvenuta per fare Roma capitale. Chi conosce l’opera infausta e mussoliniana di drenaggio dei cervelli dall’università di Napoli a quella di Roma, non ha dubbi su tale nefasto. A Roma si concentra il governo clientelare (massonico, clientelare, rivoluzionario e giudiziario) che i notabili (luminari, alti magistrati, grandi avvocati) di provenienza meridionale intendono esercitare ed esercitano sui paesi di origine.

1.9 Sono perfettamente convinto dei grandi meriti di Roma antica verso l’Europa restante. Dubito invece fortemente che si possa escludere il versante rovinoso della sua dominazione su tutto il versante centrorientale del Mediterraneo, di più antica (e insidiosa per Roma) civiltà. Per quanto concerne il paese italico e la Sicilia, l’ambiente naturale risente tuttora dei guasti prodotti dalla conquista romana. Principalmente dal disboscamento e dal latifondo senatorio che prese il posto del podere familiare e dell’orto (Sereni, Storia del paesaggio agrario in Italia).

1,10 Culturalmente le Due Sicilie, al momento dell’unificazione politica, erano parecchio avanti all’Italia restante. Al censimento del 1861 aveva diecimila studenti universitari sul totale di 16 mila di tutte le università italiane. A Torino la cattedra di economia politica fu istituita perché vi si era rifugiato il liberale napoletano Antonio Scialoja. Essa passò al siciliano Francesco Ferrara, prima che ci arrivasse un padano. La cattedra di chimica fu istituita per il calabrese Raffaele Piria. Dopo la morte dell’eponimo, l’Analdo fu diretta dall’ingegnere siciliano Giuseppe Orlando. Napoli, ancora nel 1900 era la città più elegante d’Italia e la più conta in tutti i settori. Certo non aveva più capitali, ma piangendo inondò il mondo con le sue accorate canzoni (ma il festival della canzone italiana si svolge a Sanremo, cazzo!). Il Sud ha imparato molte cose dalla Toscopadana, certamente arte e poesia, ma non ha potuto assimilare la destrezza lombarda nello sgraffignare i soldi degli altri. Durante il Basso Medioevo, in Svizzera e nei paesi tedeschi, quando si scorgeva un lombardo che si avvicinava, si suonavano le campane a martello. Come da noi, durante l’ultima guerra all’avvicinarsi dei bombardieri poi detti italianamente Alleati.

1.11 I meridionali che vivono al Nord possono conquistare Milano e Torino. Come hanno fatto quelli che vivono a Roma con Roma. Si sveglino, se no lo faranno i marocchini.

1.12 . La scelta tra monarchia e repubblica spetta a ognuno di noi democraticamente. Personalmente i re mi divertono e quando in un film c’è il re di Malgrovia mi diverto un mondo. Purtroppo da noi repubblica significa ancora casino. Quindi sono per il ritorno dei Borbone. Non saranno allo stesso livello del loro antenato Ferdinado II, ma sicuri di non dover rispondere alla votocrazia popolare salvaguarderanno la continuità della nazione e dello stato.

Nicola Zitara

Fonte: Eleaml


FORA di Nicola Zitara - La rubrica riproposta da Calabresi.net

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