Comites Hannover: con i tagli un futuro nero per gli italiani

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 Su “La Voce d’Italia” del Venezuela di oggi una intervista al presidente Giuseppe Scigliano

CARACAS – Una collettività italiana di 23 mila persone in un territorio grande quanto Lombardia e Piemonte, quasi il 40 per cento gli under 30. Basso il tasso d’istruzione tra le famiglie e conseguenti disagi per i più giovani, in un sistema scolastico classista e selettivo. Pochi però gli anziani in difficoltà, grazie ad un efficace sistema assistenziale. Questo il paesaggio umano in cui si muove il Comites di Hannover, Bassa Sassonia, in Germania.

Giovani…
Giuseppe Scigliano, presidente del Comites di Hannover, in collegamento Skype con la “Voce”, spiega com’è cambiata l’immigrazione italiana nel tempo.
Se oggi in Germania arrivano molti professionisti – medici specializzati o chirurghi, anche artisti di livello – gli immigrati della generazione passata sono in genere operai poco qualificati, pochissimi vantano una diploma o una laurea. I figli di questi pionieri – ma la regola vale anche per i ceti bassi tedeschi – soffrono le conseguenze di un sistema scolastico che Scigliano definisce “superato” in quanto “classista” e “selettivo”. Sistema che, dopo 4 anni di scuola elementare, prevede solo tre percorsi: uno basico che dà accesso agli impieghi più umili, uno professionale per l’accesso a lavori un po’ più qualificati ed uno che permette l’entrata all’Università.
– C’è molto studio a casa e se uno studente non ha genitori con un bagaglio culturale adeguato non ci sono risultati – dichiara -. Gli stessi problemi li hanno i ceti bassi tedeschi: sono i figli degli operai che vanno male a scuola. In altri lander, come a Bayern, la situazione è ancora peggiore.
Scigliano, nella Consulta del governo tedesco, propone “riforme fin dall’asilo” per favorire l’integrazione della popolazione.
…e anziani
Più facile la vita dei pochi anziani italo-tedeschi.
– Il sistema sanitario c’è e funziona. Chi ha lavorato ha diritto all’assistenza – spiega Scigliano -. Per alcuni i contributi sono pochi o insufficienti, ma la Germania è prima nell’assistenzialismo. Il minimo è garantito a tutti.
Secondo uno studio realizzato dal Comites di Hannover sulla base di dati Mae, utilizzato per il convegno “Le chiavi culturali per il successo nel mondo imprenditoriale del lavoro tedesco”, solo il 5,6% della collettività circoscrizionale supera i 70 anni di età. Per il resto, il 10% ha tra i 60 e i 70 anni, il 13% tra i 50 e 60, il 15% tra i 40 e i 50, il 16% tra i 30 e i 40. Ben il 38 per cento della collettività, invece, rientra nella fascia 0 – 30 anni.
Lingua e cultura
I giovani oriundi parlano la lingua italiana anche se con molte “influenze dialettali”, spiega Scigliano. Anche se la Germania ha abbassato a 4 gli anni di studio della lingua (erano 10), l’idioma materno resta vivo grazie a tv, giornali e viaggi nella Penisola.
Contando sulle proprie risorse, il Comites può promuovere la lingua e la cultura nostrane all’estero. Rispetto ad enti quali l’Istituto italiano di Cultura, invece, deve “controllare che i soldi che costano siano ben spesi”, dichiara Scigliano. Secondo il presidente del Comites, però, in generale questi enti “non si avvicinano al territorio, non sono vicini alla base”.
– Certo dipende dal personaggio, da chi dirige l’orchestra. Magari c’è un direttore che fa scintille, altri invece vengono, non parlano la lingua e vogliono solo arrivare a fine mese con meno ‘grane’ possibili.
Proposte
Rispetto all’insegnamento, Scigliano spiega che “come Intercomites “avevamo proposto all’Ambasciata di non mandare personale dall’Italia – che costa molto – ma assumere in loco. Ma la nostra proposta è caduta nel vuoto”.
Stessa sorte per i monitoraggi dei livelli di entrata ed uscita ad un corso, per verificare la vera efficacia di un programma d’insegnamento.
– Non pensano di farlo. Ci sono solo interventi a pioggia, non c’è coordinamento interregionale.
Tagli
Tra le iniziative svolte dal Comites di Hannover nel 2010, oltre al bollettino informativo ‘ComitesInforma’, si annovera il ‘Premio Comites’: riconoscimento che ha omaggiato 5 personalità della collettività italiana distintesi nell’associazionismo o nel lavoro. Tra questi, anche un sindaco della città tedesca. Inoltre, eventi culturali quali la mostra itinerante di pittura “Le città invisibili”, cui ha partecipato anche Scigliano, e manifestazioni per favorire l’integrazione in loco.
Interrogato sui progetti per il 2011, Scigliano è però categorico: “Ben pochi”, risponde, con i tagli della Finanziaria che hanno ridotto a 16mila euro il finanziamento annuale.
– Questo governo ha tagliato tutto quello che c’era da tagliare. Ha ridotto il ‘sistema Italia all’estero’ sul lastrico. Il Mae grava lo 0,11 % sul bilancio dello Stato, nulla rispetto a quanto accade in altri paesi. Non aspettiamo elemosine – spiega Scigliano -: facciamo un servizio all’Italia perché grazie a noi si vendono i prodotti, arrivano gli artisti, la musica… facciamo lavorare i nostri connazionali. Farebbero bene a investire di più, almeno come facevano dieci anni fa.
Scigliano lamenta che nelle azioni del Comites rientra l’organizzazione di manifestazioni culturali ed eventi che però non vengono finanziati.
– Se devo fare tutto a spese mie non ha più senso chiamarlo ‘Comites’: a quel punto creo un’associazione a mio nome e forse avrei più possibilità di avere fondi dalle istituzioni locali. Ma mi dà vergogna, come Comites, che una cosa creata dal parlamento italiano chieda fondi allo Stato tedesco.
E rincara:
– Il Comites non è il ‘coperchio di un cesso’ che si apre e si chiude quando si vuole. L’Italia dovrebbe avere il coraggio di togliere i Comites se crede che non servano, altrimenti attrezzarli. Bisogna tagliare dove ci sono sprechi, ma quando ci sono Comites come quello di Hannover, e ce ne sono tantissimi, che hanno la voglia, la volontà e la gente necessari per fare le cose, che vengano dati i mezzi per poter portare avanti il ‘Paese Italia’ all’estero.
– Le nostre manifestazioni sono sempre piene di tedeschi che amano la nostra cultura. Siamo portatori di una lingua e di una cultura che hanno fatto scuola in tutto il mondo.
I Comites
Comites come base, motore dell’Italia all’estero, interlocutore delle istituzioni locali.
– Un Comites – spiega Scigliano – ha la propria identità e il proprio ruolo: rappresentare i connazionali, non lo Stato. Gli stranieri ci invidiano questa struttura. Inoltre è uno strumento capace di entrare nell’amministrazione locale, anzi questa preferisce avere qualcuno che rappresenta l’etnia. Io faccio parte della Consulta del governo per l’integrazione come rappresentante dell’Intercomites: non a caso il governo ha scelto questo organismo come rappresentanza.
Secondo Scigliano il Comites è un organismo capace di penetrare non solo nelle istituzioni locali all’estero, ma anche all’interno della collettività stessa, che in esso trova la spinta e l’appoggio per ideare e mettere in moto le più diverse iniziative. Come ad Hannover è successo con il Club Anni Cinquanta e la squadra italiana di calcio: due realtà avviate dal Comites che oggi camminano con le proprie gambe.
– Ci siamo tirati indietro perché non hanno più bisogno di noi, si sono organizzati bene. Certo, quando serve un supporto il Comites aiuta.
Scigliano auspica che la rete Comites venga sostenuta con più decisione dall’Italia.
– Un Comites, se viene utilizzato bene, è utile alla collettività. È capace di farsi portavoce delle istanze degli italiani residenti nella circoscrizione consolare. L’Italia deve rafforzarlo perché possa essere la base di tutto il sistema estero. Rafforzare le fondamenta significa poter costruire un palazzo più forte. Se noi funzioniamo, funziona tutto il resto. (Monica Vistali-La Voce d’Italia/Inform)

Per ascoltare l’audio
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