Un italiano a Macondo

Storia di Antonio Daconte partito da Scalea e finito nelle pagine di Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Màrquez In una recente intervista il premio nobel Gebriel Garcia Màrquez ha dichiarato che per il personaggio dell’italiano che appare in Cent’anni di solitudine si è ispirato a don Antonio Daconte, un calabrese di Scalea che alla fine del XIX secolo è emigrato in Colombia, lo scrittore ha raccontato di aver poi cambiato il nome in Pietro Crespi per non offendere la sensibilità della famiglia

Daconte. La vicenda è raccontata da Vittorio Cappelli, professore di Storia contemporanea all’Università della Calabria ed esperto di storia dell’emigrazione, nel suo libro “Storie di italiani nelle atre Americhe” e ha ispirato uno spettacolo teatrale che si avventura nell’oceano di Garcia Màrquez con il coraggio e la curiosità dei viaggiatori degli inizi del novecento che salivano sui piroscafi per andare a “fare” l’America. Daconte lascia il suo piccolo paese in Calabria e si ritrova ad Aracataca, città 
natale di Garcia Màrquez, a tutti nota con il nome di Macondo, qui agli inizi del ‘900 aprirà il primo cinema, el Salon Olympia, dove lo scrittore ancora bambino assisterà per la prima volta al prodigio delle immagini in movimento. Macondo è il palcoscenico dove i ricordi trovano corpo, dove il sogno trova il suo compimento e la realtà diventa magica. Daconte non è solo un uomo che ha fatto fortuna, ma il vettore che a Macondo porta una cultura millenaria, silenziosa, che nelle pagine del capolavoro di Garcia Màrquez possiamo riconoscere, apprezzare e comprendere. Macondo è “un luogo dell’anima”, e solo chi parte e conosce la nostalgia, può arrivarci.

La trama:
Nella Colombia magica e misteriosa degli inizi del novecento don Antonio Daconte fa fortuna proiettando nel suo Salon Olympia le pellicole cinematografiche che si fa arrivare dal vecchio mondo. Le immagini in movimento rapiscono Antonio che si identifica con il protagonista del film, e si ritrova coinvolto in una complicata storia d’amore. Le emozioni suscitate dal film gli richiamano alla memoria, Cettina, la donna amata in Calabria, che improvvisamente irrompe dallo schermo per inchiodarlo al suo passato.

Filmas:
Lo spettacolo è prodotto dall’Associazione Culturale F.I.L.M.A.S., che sta promuovendo il progetto di Residenza Teatrale nel Palazzo Rinascimentale di Aieta, con lo scopo di proporre storie che raccontino la cultura di quella parte della Calabria che si estende lungo l’alto tirreno fino ai piedi del Pollino. Lo spettacolo ha debuttato alla XII edizione del festival Primavera dei Teatri di
Castrovillari il 5 giugno 2011.

Leonardo Gambardella:
Dopo essersi diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, ha completato la formazione studiando a Londra (Actor’s Centre) ed a New York (The Linklater Center for Voice and Languagge). Lavora come attore di prosa alternando esperienze di teatro classico (Assassinio nella cattedrale di T. S. Elliot regia di M. Ferrero, Ruy Blas di V. Hugo regia di Luca Ronconi al Teatro Argentina, Antigone di Sofocle regia di Irene Papas al teatro Greco di Siracusa) e spettacoli di ricerca nei “teatri Off” romani dove ha lavorato con i registi: Fortunato Cerlino, Alessandro Fabrizi, Massimiliano Civica. Nel 2004 ha vinto il premio “originalità ed efficacia” con il monologo “Fotografia assoluta” scritto, diretto e interpretato al festival “Il monologo ed i
suoi linguaggi” organizzato dal Piccolo Teatro Re di Roma. Dal 2006 presenta “Duke Duet”, prodotto dal Peperoncino Jazz Festival, incontro tra teatro e musica jazz, per raccontare il genio di Duke Ellington dal punto di vista di un italo-americano che torna al suo paese in Calabria. 

Titolo: Un italiano a Macondo
Durata: 70 min.
Scritto e diretto da Leonardo Gambardella

Con:
Chiara Cimmino Sander
Elena Fazio
Leonardo Gambardella

Aiuto regia: Valerio Vittorio Garaffa
Musiche originali: Guido Sodo
Scene e Costumi: Vittoria Gallori e Pasquale Lanzillotti
Foto: Daniele Brandimarte
Produzione: Filmas
Si ringrazia il Prof. Vittorio Cappelli per la consulenza storica

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