DOPO 30 ANNI TORNA LA MUSICA POPOLARE D’AUTORE, L’INNO DI CARLO D’ANGIO’

“VIVA IL SUD”
L’ULTIMO ALBUM DA SOLISTA DEL “BRIGANTE” NAPOLETANO

PRESENTAZIONE
4 OTTOBRE ORE 18  LA FELTRINELLI VIA S. CATERINA A CHIAIA, 23 NAPOLI
INGRESSO LIBERO

Torna Carlo D’Angiò, pietra miliare della musica popolare italiana, storico fondatore insieme ad Eugenio Bennato della Nccp (Nuova Compagnia di Canto Popolare) e di Musicanova, con l’atteso album da solista “Viva il Sud” prodotto da Lucky Planets. Il maestro rompe un lungo silenzio con una novità discografica che colma finalmente quel vuoto autoriale lasciato nella produzione musicale partenopea trent’anni fa: un doppio album carico di inediti e canzoni live, registrate durante i suoi rarissimi concerti.
Un lavoro volutamente “scevro da retorica ed intellettualmente onesto” nel rappresentare attraverso undici brani una Napoli lucida che non perde la capacità di sognare ma appare scaraventata nelle complessità della realtà attuale, decisa e impegnata a scovare una prospettiva di futuro.

L’artista presenterà “Viva il Sud”, martedì 4 ottobre alle 18 alla Feltrinelli (via Santa Caterina a Chiaia, 23, ingresso libero). Modera l’incontro il giornalista Federico Vacalebre che racconta così il ritorno dell’artista “rende felici gli amanti di quel suono popolare capace di rinnovare dall’interno il piccolo mondo antico di Cantanapoli, gli appassionati di quel sound newpolitano con radici salde nel passato e ali che vogliono volare nel futuro vivendo appieno la contemporaneità”.
“Viva il Sud” recupera la possente consapevolezza storica della leggendaria “Brigante se more”, canto che consacrò D’Angiò e Bennato nel panorama autoriale italiano, e ripropone una verace visione delle problematiche attuali del Meridione, come l’immigrazione o le discrepanze sociali e culturali che assediano il Mezzogiorno; si dimena tra i ritmi caldi del profondo Sud, le melodie fluenti mediorientali ed i sussulti afro che caratterizzano l’intero album, regalando così nuova forma alla musica popolare.

Un’armoniosa sintesi di espressioni lontane e multietniche, oltre al miraggio di un mondo diverso. Una contaminazione fortemente voluta e raggiunta da Carlo D’Angiò attraverso il rinnovato sodalizio con l’artista e grande amico Eugenio Bennato che ha partecipato alla stesura di testi e musiche.

Alessio De Bernardi

Presentazione Carlo D’angiò
‘Ricomincio da tre’; la frase può riferirsi bene a me e alla mia storia artistica. Due cose buone finora le ho
fatte:fondare con Roberto De Simone ed Eugenio Bennato la Nuova Compagnia di Canto popolare e in-
ventarmi, questa volta solo con Eugenio,Musica Nova che rappresenta una soluzione inedita per produrre
canzoni e musica partendo dagli stilemi della musica etnica(come si dice in termini colti)e contaminandoli
con generi musicali diversi: dal blues al jazz,al rock, per dare luogo ad una forma attualizzata della musica
popolare.
Adesso il passo successivo,fatto stavolta da solo, consiste nella pubblicazione di un disco con undici brani
inediti composti in questi ultimi anni. Oddio,non me la sono sentita di mandare in avanscoperta questa mia
creatura artistica senza un riferimento alle precedenti due esperienze musicali;così ci ho aggiunto un disco
dal vivo registrato da un concerto di qualche anno fa in cui,quasi a titolo di referenza,sono eseguiti con un
suono completamente diverso alcuni vecchi pezzi molto significativi: da la ‘Tarantella del gargano’
al‘Guarracino’,da Nannarè’a ‘Quanno turnammo a nascere’.
Ma torniamo al contemporaneo, ai nuovi pezzi, e cominciamo dal genere; è ancora musica popolare?
In generale non direi; se si escludono alcune forme di testo poetico come in ‘Canzone d’ammore’,il
resto appartiene ad un genere indefinibile dove tante espressioni diverse sono mescolate.
Quel che conta è l’ispirazione, sempre genuina, da cui è partita la mia creazione artistica sia del testo che
della musica,come nella migliore tradizione della canzone d’autore.
Gli spunti dai temi di attualità come l’immigrazione, l’Africa,il sud,la condizione giovanile che oggi vede
negata una prospettiva di futuro ma non può non continuare a sognare il domani,sono mescolati ai ricordi
d’infanzia, alle atmosfere napoletane degli anni cinquanta col marinaio americano che suona il sax,al sen-
timento universale della memoria del proprio genitore, quando questo non c’è più, al miraggio di un nuovo
mondo, di pasoliniana memoria,che nasce,migliore di prima, dai rifiuti.
E poi c’è Napoli, la città di oggi con un suoi sfracelli,con la durezza della vita quotidiana ma anche con la
sua unica grande ricchezza: l’umanità del suo popolo.
Sono convinto di essere stato scevro da retorica ed intellettualmente onesto nel cantare quelli che ho
percepito essere i tratti essenziali di una realtà sociale difficile da tradurre in poesia.
Carlo D’Angiò



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