Lou Andreas – Salomé Tra eros, grazia e ricerca di Dio a 150 anni dalla nascita

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di Pierfranco Bruni

Si narra che Lou Andreas – Salomé (1861 – 1937) fece innamorare filosofi e poeti e all’età di trent’anni era ancora vergine. A centocinquant’anni dalla sua nascita il viaggio tra eros, grazia e fatalità resta come percorso mai definito. Una donna che era riuscita a definirsi in quella metafisica dell’anima attraverso la poetica dell’analisi. Una donna affascinante. 

Per lo sguardo, per le conversazioni e soprattutto per la sua profonda intellettualità che andava fuori dalle forme metodologiche e pedagogiche.

Devota e infedele. Come le donne che fanno innamorare. Come quelle che fanno disperare. Come quelle che lasciano il nel cavo delle conchiglie il vuoto oltre che l’eco. “Devota e infedele” è il titolo di un suo scritto dedicato all’amore. Ma ,’amore è sempre devoto e infedele. Forse sì. O forse non lo sappiamo.

Si narra che “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Nietzsche venne scritto dopo una forte depressione di Nietzsche dovuta al rifiuto della Salomè di accettare il matrimonio. Probabile. Ma Lou è stata sempre una donna imprevedibile. Coraggiosa e mai giocatrice su più tavoli anche se in lei il triangolo aveva un senso. Ma lo viveva alla luce della luna. Tra i triangolanti c’è anche il poeta Rilke. Grande prestigiatore tra la vita e la parola.

Convive a Berlino, tra la cultura e la vita, con il filosofo Paul Ree. È proprio Ree a far conoscere a Lou il filosofo del tragico, ovvero Friedrich. Intanto nel 1886 Lou si fidanza con il linguista Friedrich Carl Andreas. Ma sarà Rainer Maria Rilke a coinvolgerla profondamente nella intensità delle emozione. La poesia ha sempre il sopravvento sulla filosofia?

Rilke dedicherà a Lou dei versi laceranti: “Non ti invento nei luoghi/che adesso senza te non hanno senso./Il tuo non esserci/è già caldo di te, ed è più vero,/più del tuo mancarmi. La nostalgia/spesso non distingue. Perché/cercare allora se il tuo influsso/già sento su di me lieve/come un raggio di luna alla finestra”.

Quasi sempre e quando ciò non accade la disperazione del poeta diventa devastante in un intreccio tra vita e morte che conoscerà un solo epilogo: quello dell’abbandono della scena. Ma Lou ci ha insegnato che bisogna abbandonare il teatro proprio quando si è nell’intervallo tra lo spazio e il tempo perché se “la vita è in sé Poesia” bisogna capire nell’immaginario dell’assenza di parola quando la recita è finita e non occorre recitare davanti a un pubblico disamorato. Meglio recitare in un teatro senza pubblico.

Con Rilke, resta un importante carteggio, viaggerà in Russia, nella sua amata Russia (Lou era nata a San Pietroburgo), tra il 1899 e 1900 in due viaggi che lasceranno il segno sia nel poeta che nella scrittrice di “Erotica”, scritto prima del suo incontro con Freud, di “Gesù l’ebreo”, di “Anale e sessuale. E altri scritti psicoanalitici”, di “Il mio ringraziamento a Freud-Tre lettere a un fanciullo”, di “Forze fragili”, di “Uno sguardo sulla mia vita”, di “Fenicka-Dissolutezza”, di “Eros e conoscenza”. Altri titoli si agitano nel vento ma l’eros come estetica del corpo e dei linguaggi, è un orizzonte nell’indefinito delle passioni.

Come poter afferrare una passione? Nel suo studio sull’erotismo e sull’estetica dell’eros Lou poggia il suo navigare tra tre approdi che sono anche tre partenze, ovvero l’amore sessuale, la “passione” religiosa e l’arte come elemento puramente creativo. Il tutto all’interno di una ruga dell’anima che dovrebbe portare alla conoscenza di s’ ma dell’altro da sé. In fondo la scrittrice non calcola la misura della parola o del linguaggio. Individua nella misura della creatività la distanza tra il luogo dell’essere e il luogo dell’amore.

Luogo sempre come elemento metafisico perché accanto ad esso c’è, comunque, la fisicità dei corpi. E il corpo è esperienza ma anche temperanza nell’attrazione spirituale. Ho riflettuto con pazienza sugli scritti di Lou ma è proprio nel rapporto tra eros e conoscenza che si stabilisce il dialogare di una relazione che deve avere come fondo e sfondo una esplorazione religiosa. L’eros resta la religiosità del corpo e dell’anima. Anzi nel come fisicità e come struttura onirica. Il suo scontro con Freud avviene proprio intorno a questo campeggiare di riflessioni.

Lou si allontana da Freud perché non inserisce, nei sul pensare, il ragionare con il passionale. La passione supera la ragione e Lou ha fatto una scelta precisa sul piano della creatività. L’artista viene condotto, attraverso la sua opera, ad incontrare Dio.

Nel mistero della “santificazione” dell’arte non c’è la ragione ma c’è la grazia della passione. Chiamala anche eros. Non il rapporto marcusiano tra eros e civiltà. Piuttosto il dialogare nell’incontro tra grazia ed eros.

In un passaggio fortemente sentito, se pur nell’ironia della donna che “sappia penetrare tanto profondamente in ciò che apprende” (come ebbe a dire Nietzsche), scrisse a Freud: “Caro professore (…) la ringrazio con tutto il cuore di avermi trascinata in questa follia; immorale qual sono, traggo sempre il più gran piacere dei miei peccati”. Ma qual è fu il centro del suo pellegrinaggio esistenziale?

Il suo cercare di trovare Dio dialogando con sé. Ovvero la sua esperienza di Dio dentro la sua esperienza della mancanza di Dio. In un raccordare la conoscenza, e non l’esperienza, con il bisogno di fede in un progetto che ha al centro l’esistenza dell’uomo. L’umanità come archetipo fondante della conoscenza nell’intreccio della grazia che passa attraverso la religiosità. Il grande lavoro di Lou è stato proprio quello di non anteporre mai la conoscenza alla grazia e di tentare di far convivere, in un processo esistenziale e religioso, l’uomo con l’archetipo. Il tempo con la bellezza del sublime.

Le sue “Riflessioni sull’amore” sono un testamento spirituale che è vibrante in una fraternità umana in cui le lettere e la letteratura, lo scavo tra i labirinti dell’anima e la poesia come elevatezza del sublime nell’estetica dell’eros costituiscono il volo delle aquile in una metafora implacabile tra la fragilità delle forze. Ma la fedeltà e la devozione sono altra cosa dalla devozione e dalla infedeltà? A questo interrogativo Lou risponde: “Non so vivere secondo un modello e non potrò mai servire da modello ad alcuno; invece, quel che farò sarà vivere la mia vita come mi piace, qualunque cosa accada. Non ho principi da sbandierare, ma qualcosa di assai più prezioso, qualcosa che sta dentro di noi, che brama solo a vivere e sa gioire, e preme per uscire alla luce”.

E si resta, sempre con le parole di Lou, come dei “funamboli”, come dei giocolieri, nel vuoto, aggrapparti ad una corda, consapevoli che l’attrazione resta sempre l’amore. È proprio vero che la Poesia è fatta di vita. Armonica, disperante, nell’allegrezza, nel picchio dei gabbiani. Trascinati dalla follia.

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