L’HO LETTO E VE LO RACCONTO: DIARIO DI UN BOSS DI GIUSEPPE STAGNITTO .

DI MARIA LOMBARDO

Diario di un Boss risulta essere il primo ed unico lavoro autobiografico di Giuseppe Stagnitto che porta i tipi della casa editrice Bonfirraro di Barrafranca. Storia scritta di proprio pugno, dalle mani dell’autore in età senile e raccontando con dovizia di particolari la vita da Boss. Boss, appartenente alla prima fase del fenomeno “mafioso”di Sicilia.

 Lavoro sicuramente che farà parlare di sé questo di Stagnitto che in un momento di coscienziosa situazione racconta la sua vita dalla fanciullezza alla nomina a Boss. Inciampo nella lettura in una realtà propriamente bucolica arcaica, di una Sicilia misteriosa e doverosamente onorata dall’inedito ruolo che l’arcaico fenomeno possedeva : garantiva l’ordine nelle campagne, aiutava le famiglie in difficoltà, impediva le reazioni che la povertà comportava, dopo le ferite che l’Unità aveva apportato. Proteggeva il contadino dall’assalto del brigante che gli sottraeva il frumento e ancora comunque assicurava la giustizie in ispecie alle giovani donne sopraffatte dalla violenza degli uomini parole che non necessitano commento, una delle regole principali di questa onorata società era appunto di “non desiderare la donna altrui”.La storia ruota intorno alla figura di Peppe (Giuseppe Stagnitto) che a seguito di un omicidio in piazza si ingrazia il rispetto du zì Turiddu il Boss del paese, non aprendo bocca sui fatti di fronte ai carabinieri “io non vitti nenti”. Situazione che consentì al giovane Peppe di essere al cospetto dei Boss per il giuramento dopo un lungo periodo di indottrinamento e di fiducia reciproca al grande capo Zì Turiddrhu, che vestito come un vero padrone del territorio, con la giacca di velluto sulle spalle ed i pantaloni negli stivali ordinava di mantenere rigoroso ordine ai suoi picciotti. Tuttavia non sempre la calma in paese veniva mantenuta a conti fatti l’autore cronicizza molti episodi fondamentali ma quello che viene a spiccare nel contesto del diario ( scritto tra le altre cose in 160 pagine in un italiano scarno mescolato a forme colorite in siciliano), il fatto di Carmelo altro picciotto che osò disubbidire programmando una fuitina forzata con una giovane già promessa in sposa. Una prova ritorsiva questa di Carmelo che violando il codice si ingraziò la morte con la dicitura “omme e mmerda”. Sebbene senza esitazione il Boss ordina l’esecuzione senza ombra di dubbio cruenta e difficile da raccontare per le scabrosità utilizzate mediante evirazione :la pena per chi si appropriava della donna altrui.Il diario prosegue fino alla morte dello zi Turi, la situazione crolla ed interviene il caos era il boom economico in Italia la mafia si ingrandì con la politica e l’equilibrio si ruppe .Lascio al gentile lettore l’onore di dare una fine a questo diario veritiero ed avvincente augurando Buona Lettura.

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