MARCO EZECHIA LOMBROSO………

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Detto Cesare, italianizzato amava così farsi chiamare il noto medico, psichiatra, antropologo e criminologo ed inoltre “giurista”, ed ancora massimo esponente del Positivismo, di origine ebraica risulta essere figlio di Aronne Lombroso noto commerciante di stoffe nel Nord Italia. Politicamente poco attivo nei primi anni, sua infatti una celebre frase in occasione della sua laurea, il 13 marzo 1859 :” il 13 marzo (…) riceverò la triste decorazione dell’odiato sovrano”frase estrapolata da un suo celebre diario di gioventù, pubblicato dalla figlia Gina dopo la morte, una frase che fa riflettere i più. Lombrosiano è perciò termine usato tutt’oggi indica a conti fatti caricatura delle teorie positiviste chi vuol capire capisca

. E’ sostanzialmente difficile per l’uomo moderno avvalere la moltitudine di teorie o similari che il dott. Lombroso studiò nel corso della sua vita, attaccato senza se e senza ma alla scienza ma probabilmente inseguì per la vita una chimera basandosi sul concetto del criminale di nascita, persone con caratteristiche di atavismo e anomalie che riscontrò sul cranio dello pseudo brigante calabrese Giuseppe Villella, oggi in realtà dopo studi attenti e battaglie legali ( vittoria storica del 5-10-2012 tribunale di Lametia Terme) si è scoperto che il brigante dal Lombroso bollato come malvivente di nascita altro non fu che un pecoraro. Una sorta di “ sbornia” scientifica carica di limiti e illusioni che indusse nell’errore il positivista Lombroso. La sua dottrina a conti fatti è considerata pseudoscentifica destituita di ogni fondamento scientifico. Attratto dagli studi scientifici si laureò in medicina brillantemente, ed appena libero si arruolò come medico militare nella campagna contro il brigantaggio e nei tre mesi di campagna si occupò di scrivere In Calabria un’opera antropologica datata 1862 che contiene una visione davvero sorprendente dalla storia alla cultura alla lingua e tradizioni calabresi, risultò essere attento e puntuale come uno dei più progressisti meridionalisti indirizzando critiche feroci al Governo di turno sue queste parole tratte dall’opera:” che la sospirata unità, troppo più formale che sostanziale, non ha creato alcun profitto nei rami più importanti della convivenza calabrese”, effettivamente il mostro sacro della cultura risorgimentale ebbe molto da ridire nei confronti dell’atteggiamento contro i calabresi continuando a ribadire:” che in molti altri imprimeva un regresso, come certo nell’agricoltura (…)mentre i vantaggi più apparenti che reali, più di vernice che di sostanza perchè o  precoci o in adatti (…) furono come le ferrovie, i giornali, le scuole, e le rappresentanze politiche divennero nuove fonti di criminalità e disagi, accomunando a danno degli ultimi ed a profitto di pochi gli inconvenienti della civiltà insieme a quelli della barbarie” è il Lombroso antropologo sintetizza nozioni importanti. Immune dal panico e ben tenace nelle marce dall’alto del suo grado di studioso antropologo e non medico non perde occasione per indirizzare critiche feroci al nuovo Governo Italico esordendo ancora con tali parole tratte da In Calabria :” terre primitive (…) abitate da gente rozza (…) che veste alla foggia dell’Epiro”. Sebbene da un lato quello puramente antropologico si comportò in modo impeccabile, avendo in quel periodo la possibilità di studiare il materiale umano calabrese scrisse come “medico”la ragione dell’inferiorità meridionale risiedeva in una costituzionale e irreparabile inferiorità razziale”,
procurando così guasti inenarrabili. In lui ancora ha sempre convissuto l’amore per la storia, tanto è vero che scambiò il manicomio per un compedio di storia su questa argomentazione si criticò molto :” le teorie del Lombroso hanno avuto meriti e demeriti dai punti di vista storici, egli infatti è stato definito un uomo di genio a cui mancò il talento”. Conclusa con un’ecatombe ai danni del Mezzogiorno la battaglia contro il Brigantaggio, lo scienziato fa rientro a Torino, dove non abbandona la carriera militare finchè non acquisisce la certezza di aver ottenuto una Cattedra Universitaria ottenuto così posto di ordinario di medicina legale al carcere di Torino e ivi studiò numerosi detenuti. Le fonti storiche è così che ci informano:” nel 1876 Lombroso vince il concorso di professore ordinario di medicina legale bandito dall’Università di Torino” ma per lui in realtà la disciplina ha altro nome :”la medicina legale delle Alienazioni mentali” sono gli anni in cui inizia lo studio psichiatrico e antropologico su cretinismo e pellagra spingendosi allo studio deviante sulle donne criminali, parole che fanno rabbrividire lo spinse a ricercare in loro le prostitute. Ezechia riceve così un reparto di malati mentali per compiere i suoi esperimenti, a patto di comportarsi come un primario, ed a S. Eufemia riceve 15 posti letto ed un diploma a fine corso che testimonia “ la di lui somma diligenza, ed il grande zelo” proprio in quel periodo si parla di lui e si fa parlare nell’Appendice psichiatrica dove pubblica i frutti delle sue ricerche, di lui però oggi in quest’ambito si ha cattivo ricordo oggi giorno infatti si scrive questo:” è palese la passione scientifica ma il decorso è differente per le patologie mentali, con cure sbagliate e difficoltà nella degenza”. Nel 1870 in una giornata fredda e piovosa decapitò la testa dello pseudo brigante Villella e dall’autopsia trovò la fossetta occipitale mediana, portando avanti così la teoria dell’uomo delinquente una sorta di stigmata degenerativa. Il cranio del Villella uno dei cimeli più preziosi venne marchiato a lapis con la data di morte “16 agosto 1864” in realtà un sopralluogo a Motta Santa Lucia Cz terra natia del Villella, fa rinvenire altro atto di morte proveniente proprio dall’Università di Torino in cui si legge bene questo :” è nel fondo Atti Diversi che si trova documento portando data di morte di Giuseppe Villella in 15 novembre
1864” e non 16 agosto come riportato col lapis sul cranio imputato. Effettivamente Cesare appena notò la fossetta ebbe a dire in una frase tratta dal suo diario:” (…) illuminato il problema della natura del delinquente che doveva prendere (…) i connotati dell’uomo primitivo”. I criminali nati non avevano perciò possibilità di redenzione, e secondo il Lombroso, bisognava praticare una misura di protezione della società. Alla sua morte avvenuta nel 1909 a Torino a 74 anni stroncato da un male apoplettico, Lombroso volle che la sua salma fosse consegnata a questo museo di Torino da lui fondato per essere studiato proprio dal genero divenuto suo braccio destro. Anche la sua testa con una strana forma corrucciata, è conservata al Museo Lombroso di Torino ed affetto da cretinismo persistente .

Maria Lombardo
Consigliere Commissione Cultura Comitati Due Sicilie
Centro Studi e Ricerche Comitati Due Sicilie. 

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