Il Castello di S. Martino

di Domenico Caruso

I continui assalti di stranieri giunti dal mare, sia nella celebre costa viola che nell’affascinante litorale ionico, obbligarono i Calabresi a costruire baluardi di difesa, il cui nome odierno deriva dal volgare castellum, a sua volta dal latino castrum (insediamento militare). Prima che apparissero nelle città, per molto tempo i castelli occuparono località dominanti e isolate. Essi comprendevano principalmente la cinta, il mastio e il palazzo del signore che amministrava la giustizia. Dal XIII secolo vennero introdotti i merli sul parapetto; qualche secolo più tardi le mura furono protette da fossati e, quindi, da un ponte levatoio. Con l’avvento del feudalesimo, nel Medioevo, ogni territorio venne dotato di castelli.

La micidiale scorreria dei Saraceni, avvenuta nel 951, costrinse i profughi di Tauriana a cercare nuovi insediamenti. La scelta, secondo i canoni bizantini, avvenne di preferenza nelle alture che garantivano una maggiore sicurezza.


Ruderi del Castello di S. Martino

Ivi sorsero anche le roccheforti che, fra l’altro, consentivano alla cittadinanza di tenersi unita. La posizione naturale, nonché la fertilità del suolo, convinsero i mandriani delle campagne di Tauriana a preferire la Vallis Salinarum per la nascita del villaggio di S. Martino arricchito, oltre che del Castello, di numerose chiese e di conventi. Fino all’arrivo dei Normanni (Ruggero aveva stabilito la sua residenza a Mileto nel 1058), la vita dei Calabresi si svolse tranquilla. Con i popoli nordici il Castrum Sancti Martini (il Castello di S. Martino) assunse un ruolo preponderante. Nel famoso maniero si verificarono, infatti, eventi straordinari registrati nella storia.
Come quasi tutti i castelli, quello di S. Martino aveva – senz’altro – due porte. E prima che i mezzi meccanici compissero impietosamente l’appiattimento dei vistosi ruderi, negli anni ’60 misurai con la mia scolaresca lo spessore delle mura (m. 1,60) come pure l’area di una stanza (mq. 18 x 16) e la larghezza di un’apertura esterna (m. 2,90). Le mura perimetrali della fortezza si estendevano per alcune decine di metri fino alle pendici della collina che si affaccia sul vasto panorama racchiuso dalla catena dell’Aspromonte.


Panorama dal Castello di S. Martino (RC)

La contemplazione, da lassù, mi ha sempre richiamato alla memoria L’infinito di Leopardi:
… Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Da: Domenico Caruso, La nostra storia – La Calabria – La “Vallis Salinarum” – ilmiolibro.it (Gruppo Editoriale L’Espresso) – 2012.

Nessun commento ancora

Lascia un commento