LETTERA AL PAONE

 di Maria Lombardo.

"A proposito di perversione dell’identità e dell’appartenenza. Dispiace molto che le condizioni di vita soprattutto delle classi più misere erano spaventose sotto il Regno delle Due Sicilie, la maggior parte delle persone viveva pochissimo, moriva di fame o di una piccola febbre o di raffreddore, erano tutti ignoranti, erano tutti sporchi, erano tutti veramente cattivi nel senso che erano prigionieri di un’assenza totale di destino come dicono studi meridionalisti fatti sul campo: altro che balle"…

Retorica Risorgimentale, retorica unitarista, una delle più becere nefandezze che il mendacio italiano ed i prezzolati a favore di questa retorica tirano fuori per gettare maggiormente fango su un glorioso ed illustre passato ancora celato ai più, sto parlando di Regno delle Due Sicilie, lo stesso Regno che volutamente non curandosi del lavoro che i giovani storici come me (Ricercatrice di storiografia Borbonica) svolgono puntualmente ed onoratamnente in condizioni disumane e per colpa di questa Italietta rissosa e inconcludente.

Gli stessi e medesimi sforzi compiuti da giovani che sentono contestato quell’amato lavoro spesso non retribuito,con un cumulo di sciocchezze da negazionisti in giacca e cravatta che raccontano stando seduti in comode poltrone con far disinvolto quel bel film Holliwoodiano chiamato Risorgimento.
Egregio professor Paone mi lasci dire che dopo 152 anni è giunta l’ora di dire stop a questo inutile stato di cose perchè accanirsi, quando la veritas storica ha squarciato l’oblio in cui i Savoia hanno volutamente fattoci cadere per indurci a pensare di non aver mai avuto una patria, io da giovane storica e dopo aver girato in lungo e largo i maggiori archivi, lavorato sul posto confutato i documenti che, a Dio piacendo, mi son capitati in mano e soprattutto dopo aver speso fiumi parole e il web è testimone del mio lavoro, io oggi posso dire di avere una PATRIA anzi di averla sempre avuta e per colpa dei NUOVI PADRONI mai fin’ora ho potuto scoprirlo.
Le parole scritte in calce da lei espresse in un salotto mediatico hanno fatto intendere molte cose in primis che prima di sentenziare un qualcosa del genere bisogna ascoltare le due campane e non solo quella del mendacio "tridolore", da calabrese conscia e gelosa della mia identità io oggi mi professo DUOSICILIANA e le spiegherò
brevemente il perchè a mò di favoletta come si fa con i bambini, non me ne voglia quindi se ad ogni mia frase citerò le fonti e sono certa che Lei cercherà di smentire quanto detto: Il Reame delle Due Sicilie fu l’unico Stato della penisola italica che mantenne gli stessi confini seppur sotto svariate dinastie dal 1130 e capitolò con il suo plebiscito farsa a seguito della discesa del Nizzardo nessuna dichiarazione di guerra niente casus belli, quindi il concetto di Unità nasce a Sud, terra ricca e prospera; ovviamente, come in tutte le Nazioni esistevano le zone depresse spero voglia capirlo.
Primati economici e governativi portò l’età aurea di Ferdinando II della odiata famiglia dei Borbone posso farle presente l’Opificio delle Serre Vibonesi di Mongiana picchi nella produzione, aumento della popolazione e mortalità infantile calata fino allo 0’1%.
I suoi conti non tornano ……voglio a tal proposito citarle un documento inedito per quanto riguarda il mio Borgo Nicotera prov di VV: DESCRIZIONE DI NICOTERA IN UN APPREZZO DEL 1646 ESTRATTO DA CALABRIA NOBILISSIMA ANNOXIX, N 49-50 DEL 1965: "LI QUALI VESTONO AL USO DI NAPOLI DI PANNI FINI CONFORME AI TEMPI(…) GLI ABITANTI SONO DI BUON ASPETTO (…) DELLE QUALI NE SONO PERSONE VECCHIE DI 80 ANNI INCIRCA ROBUSTI ET DI BUONA COMPLESSIONE, OLTRE LI GIOVANI, FIGLIOLI, FIGLI NE SONO ABBONDANTI". Quello da lei ribadito non trova riscontro storico eppure, il mio borgo vigeva la “tirannia” Borbonica e, non mi dispiace affermare che non fu eccezione, gli archivi, pubblici e privati, sono stracarichi di descrizioni simili in tutte le due Provincie calabresi del Regno.
Su un altro argomento da lei enunciato riporto testualmente la testimonianza del maggiordomo di corte sotto Ferdinando, la frase successiva è tratta da IL DIARIO DEL FEDELE SPINOLDO e in data 16-9-1842 egli scriveva: "Il Re stamane è nervoso (…) vogliono la Costituzione e si dimenticano che ancor sono circondato da Baroni, Conti, Marchesi, … Cosa faccio? Faccio scoppiare una guerra civile così i Savoia allungano subito le mani sul mio Regno e si fottono tutto quello che di buono sto facendo?" A parte il turpiloquio le pare un Sovrano retrivo?….
Il Re perse il trono a causa degli stessi poteri forti che stava difendendo soprattutto perchè attesero il vuoto di potere nelle mani del giovame Francesco Ultimo Sovrano delle Due Sicilie e detto questo tolgo il disturbo augurandole di poter riflettere prima di sentenziare …..la poca riflessione nuoce alla cultura.

Maria Lombardo Ricercatrice di Storiografia Borbonica

Consigliere Commissione Cultura Comitati Due Sicilie

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