ANGELINA ROMANO FU DAVVERO MARTIRE DELLA LEGGE PICA?

Oggi si narrerà una storia triste, drammatica, una storia che se per un verso è assimilabile a tantissime altre, per un altro contiene qualcosa di talmente scomodo, da essere stata volutamente tenuta nascosta e sottaciuta. Si narrerà di ciò che successe in un paese siciliano, Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, ad una bambina di soli 9 anni.

Narrano così vari giornalisti o cultori di storia meridionale che si sono avvicendati a narrare questo triste primato Siciliano, Angelina Romano, venne fucilata a seguito della messa in vigore della Legge Pica anche in terra di Sicilia. Ma torniamo alla nostra bambina di 9 anni. Era l’inverno del 1862, e già dall’anno precedente il neo governo sabaudo-piemontese aveva mandato in Sicilia il generale Covone dandogli poteri “speciali”, tra cui quello di emanare la legge marziale e proclamare lo stato d’assedio. Il primo atto di questo generale fu quello di dare ordine ai soldati piemontesi di avere “libero arbitrio” nel decidere della vita o della morte dei siciliani.

Proprio in questo clima di ostilità accaddero fatti gravissimi che coinvolsero la città di Castellammare del Golfo. Ivi il malcontento verso gli oppressori sabaudi era molto forte, ma la scintilla che fece esplodere la rivolta fu l’introduzione della leva militare obbligatoria, provvedimento sconosciuto sotto i Borbone, ( argomento che ho ampiamente trattato in altri articoli, dedicati proprio alla Sicilia).

Tale legge, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno il 30 giugno 1861, comportava l’allontanamento per sette lunghi anni di tanti giovani dalle loro famiglie e dalle loro terre Per scappare da questa norma ingiusta tantissimi ragazzi si nascosero nei boschi e nelle colline intorno alla città, ma non potendo vivere a lungo in quelle condizioni disagiate, il 2 gennaio 1862 decisero di insorgere contro i piemontesi al grido di “ abbasso la leva a morte i Cutrara”( i cutrara in Sicilia erano i ricchi che pagavano profumatamente per non fare il militare).

 Sono passati 154 anni da quel triste 3 gennaio del 1862, giorno in cui fu fucilata la piccola Angelina Romano, età anagrafica “anni 9”, colpevole del solo fatto di aver assistitito alla fucilazione di 6 tra contadini e Parroco del paese, Don Benedetto Palermo di 43 anni, gli altri furono Mariano Crociata di 30 anni, Marco Randisi di 45, Anna Catalano di 50, Antonio Corona di 70 e Angelo Calamia di 70, tutti sorpresi dai Bersaglieri in contrada Falconiera, nei pressi di Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, ove si erano rifugiati per paura.

Così, alle 14 di una gelida giornata invernale, più di 450 giovani, armati di qualsiasi cosa avessero trovato per le strade, entrarono nella città di Castellammare e diedero l’assalto alla sede del commissario di leva Bartolomeo Asaro e del comandante della Guardia Nazionale Francesco Borruso.

I piemontesi risposero immediatamente e da Palermo furono mandati interi battaglioni di bersaglieri coadiuvati da ben due navi da guerra che approdarono nel porto della città. Il 2 gennaio 1862, 450 giovani siciliani assaltarono la sede del Commissariato di Leva , allora era Commissario Bartolomeo Asaro, e dentro trovarono anche il Comandante della Guardia Nazionale, Francesco Borroso. All’arrivo del battaglione di Bersaglieri, inviato dal capoluogo Palermo, i giovani si dileguarono tutti nelle campagne e sulle pendici dei monti circostanti, ma i militari trovarono rifugiati in un casolare di Falconiera, i sopracitati 6, che in virtù dei poteri dovuti ala proclamazione dello Stato di Assedio, furono tutti passati per le armi, prete compreso.

Secondo i Piemontesi i condannati avevano infranto l’articolo 3 dell’editto speciale nato per reprimere il brigantaggio ossia di connivenza coi briganti. Però alla fine dell’esecuzione furono sentiti i pianti di una bimba che aveva assistito alla fucilazione e che fu messa subito al muro, ancora con la faccina bagnata dal pianto e “giustiziata”; nell’archivio militare si legge ” Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina di anni 9, fucilata, accusata di Brigantaggio”. La presero di peso e la posero, ancora col viso bagnato dalle lacrime, di fronte al plotone di esecuzione.

Era il 3 gennaio del 1862, il vento spazzava le lustri divise e faceva svolazzare le “penne” dei bersaglieri, in quel momento chissà quali furono i pensieri di quella bambina che si era trovata per caso di fronte a uomini con strani cappelli pennuti che le puntavano i fucili e che parlavano in una strana lingua.

Tuttavia a Quintini questi pensieri non interessavano e ordinò senza remore: “puntate, sparate, fuoco!”. Resta il fatto che oggi solo nell’archivio storico militare, ma in nessun libro di storia, troviamo scritto: “Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina, di anni 9, fucilata, accusata di Brigantaggio”.

Maria Lombardo
Consigliere Commissione Cultura Cds
Centro Studi e Ricerche
Comitati Due Sicilie

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