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Effemeridi calabresi
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08 Giugno 2009
di Domenico Caruso «Giugno è il mese che sta nel mezzo dell’anno come un trionfatore. Ora grano, ora frutta, ora splendidi fiori e piante aromatiche, ora canto di uccelli e di insetti notte e giorno. Nei buchi delle mura le rondini hanno posato il nido, e da quelli l’uccello implume si affaccia tentando il volo. Una vita immensa e tenace si è sparsa su tutta la terra». (Da: C. Alvaro, La Calabria - Libro sussidiario di cultura regionale, Carabba Ed. - 1926).
I proverbi e i mesi:
L’anno segna un ciclo temporale e viene spesso rappresentato come un serpente che si morde la coda. Giugno, Junius (mensis), era dedicato dai Romani alla maggiore divinità dell’Olimpo, Giunone (Juno). E’ il momento delle messi: Giugno, la falce in pugno. In passato nell’aia, con l’aiuto dei buoi, si concludeva la fase di lavorazione del grano che ripagava il contadino della lunga fatica nei campi. Il buon esito richiedeva, però, una temperatura costante: la pioggia avrebbe potuto raggrinzare i chicchi e farli rendere più crusca che farina: L’acqua di giugnu càccia ‘u pani ‘nto furnu. (L’acqua di giugno leva il pane dal forno).
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08 Maggio 2009
di Domenico Caruso La ricerca di sapienza a conforto della mente, bisognosa di comprensione e di verità, mi porta a considerare i beni della vita apprezzati fin dalla giovane età: la bellezza, l’amore e la speranza. Così, anche nella via squallida e angusta sono sufficienti un vaso di rose, il canto di una mamma per la sua creatura ed un piccino dai grandi occhi splendenti a creare un’autentica letizia. E’ quanto osserva il poeta Diego Valeri: Come triste il giorno di maggio
dentro il vicolo povero e solo! Di tanto sole neppure un raggio; con tante rondini, neanche un volo. [...] Ma di maggio alla via poveretta basta un bimbo, un fiore, una culla per formare una gioia perfetta.
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