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I personaggi

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Le firme più illustri del Giornalismo
che hanno contribuito a conferire prestigio
alla Calabria nel mondo
(a cura di Isabella Diaco)

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La mia Calabria, ...dal Brasile! - José Carlos Laitano
Sono della terza generazione. Sono cresciuto appassionato per gli spaghetti, la canzone italiana, il vino, e un’interesse incompreso per la Serra Gaucha, dove si sono stabilite le colonie degli immigrati italiani, regione che visitavo di tanto in tanto.La mia infanzia, senza saperlo, trascorse tra calebresi: mio padre morí quando avevo quattro anni e mia madre, forse per proteggermi della sua assenza, quasi, non mi parló di lui. Malgrado conservasse le abitudini come la braciola, gli spaghetti con carne arrosto la domenica e il “sangari” (miscela di acqua, vino e zucchero per i banbini), non avevamo contatti con i connazzionali.Intorno all´etá di quaranta anni, presi coscienza, cosí d’inpulso, che mio nonno era un emigrante calabrese e che anche io sarei potuto essere nato in Italia.

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Diffondere le mie radici
"La mia calabria ...dal Brasile"
di Antonello Monardo
ROSALIE GALLO
Come la maggior parte degli oriundi, sono cresciuta ascoltando storie dell’Italia. Sono cresciuta ascoltando parlare in dialetto calabrese, nascondendo il mio “Sette Bello” affinché mio nonno paterno potesse vincere, ed ascoltare Il mio nonno materno suonare la chitarra per accompagnare il canto della terra lasciata, mangiare Il turdije di una nonna o ridendo della caparbietà dell’altra.
I miei nonni - tutti e quattro i calabresi! – Sono arrivati in Brasile già sposati, ma in condizioni molto diverse, anche se guidati dalla stessa speranza.

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Festeggiata da colleghi, genitori e soprattutto dai suoi amatissimi alunni che avrebbero voluto tenerla ancora con loro, la “Maestra Anna” lascia l’insegnamento dopo 38 anni di servizio, 17 dei quali trascorsi ad insegnare Italiano nella Scuola Primaria di Quattromiglia, 2° Circolo Didattico di Rende diretto da Geniale Pucci prima, che l’ha accolta con fiducia ed entusiasmo sulla base della reputazione che la precedeva dopo l’esperienza nella campagna di Acri, dove negli anni ottanta si è dimostrata un punto di riferimento per l’intera comunità e dove ancora ne ricordano l’attaccamento e l’amore per la scuola, impegno primario e possibilità di riscatto sociale nell’attenzione e nello sforzo congiunto di genitori ed insegnanti che in una sola aula riunivano e formavano bambini dalla prima alla quinta contribuendo alla formazione di quelli che oggi sono accreditati professionisti figli di fieri contadini, e da Salvatore De Ruggiero poi, l’attuale stimatissimo Dirigente Scolastico.

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di Vincenzo Pitaro
(Gazzetta del Sud)

Il suo esordio nel campo cinematografico, dopo una piccolissima parte avuta anni prima in tv, risale al 1992 con il film erotico di Tinto Brass, «Così fan tutte». Il grande pubblico, però, ebbe modo di scoprirla e poterla meglio apprezzare soprattutto con «Linda e il brigadiere», la miniserie televisiva di Raiuno che la vide protagonista nel ruolo di commissario di polizia e, per di più, in quello di figlia di un brigadiere in pensione impersonato da Nino Manfredi. Poi, nel 1995, il grande salto al Festival di Sanremo, affiancando Pippo Baudo come presentatrice assieme ad Anna Falchi.
Di quale personaggio stiamo parlando? È facilissimo intuirlo: lei è Claudia Koll, un cognome che di primo acchito farebbe pensare ad una sua discendenza tedesca. E invece, niente di tutto questo: si tratta solo di un nome d'arte da lei stessa composto, prendendo in prestito alcune lettere del suo cognome prettamente catanzarese, Colacione. L'attrice, pur essendo nata a Roma nel 1965, infatti, ha nelle sue vene sangue calabrese, essendo originaria di Lamezia Terme, città nativa del padre. Oggi è apprezzatissima nel mondo non solo per merito della sua brillante carriera ma, per così dire, anche per quella ormai famosa «molla» che a un certo punto della vita è scattata dentro di sé; una sorta di voce interiore che l'ha indotta ad avvicinarsi fortemente alla fede cattolica.

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di Vincenzo Pitaro
Fino a poco tempo addietro, nella città di Toronto, insegnava italiano ai ragazzi delle scuole medie. «Non mi sentivo tanto realizzato», dice. «Ero solo un semplice “tiger”, un professore costretto a ripetere di volta in volta gli stessi programmi scolastici e quindi a lottare sistematicamente con la monotonia. I giorni, i mesi, gli anni, mi apparivano sempre uguali. Ora, finalmente, posso dire di sentirmi realizzato. Chiuso ogni rapporto con la scuola, sto cominciando a tirare fuori tutto quello che avevo dentro di me, riuscendo ad esprimere le mie vere potenzialità attraverso la musica che mi accompagna fin da piccolissimo assieme al canto. Il contatto col pubblico, peraltro, mi dà calore, mi rende davvero felice».
A parlare così, con l'entusiasmo alle stelle, è Fortunato Grattà, 57 anni ben portati (nato Gagliato, in provincia di Catanzaro) e oggi italo-canadese a tutti gli effetti o, come egli stesso ama definirsi: «Calabrese in Canada». Si trova a Toronto dal lontano 1971, anno in cui lasciò il suo paese per andare a vivere con la famiglia. A Gagliato non c'è persona della sua età che non lo ricorda quando, ancora giovanissimo e con la chitarra in mano, era solito intonare con gli amici brani dei suoi cantanti preferiti. 

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Mendoza amico Carlos Gardel

In pochi giorni, saranno raggiunti 75 anni dopo la scomparsa di Gardel. Solo un 24 giugno 1935 è morto in un incidente aereo a Medellin. In Mendoza, il tordo creola aveva molti amici e in particolare uno, Alfredo Pelaia, che ha contribuito molto a REPORTORIO di "Charlie". Qui la storia dimenticata di Mendoza.

Mendoza ha scelto di vivere

Angelo Alfredo Pelaia, amico del Tordo, è nato a Limbadi di Catanzaro, Italia, 15 Novembre 1888. Alla fine del diciannovesimo secolo, gli italiani hanno speso in situazione economica e politica molto critiche e molti hanno scelto di partire per altre terre. Questo è stato il caso della famiglia Pelaia. Alfredo o "Fredi" come veniva chiamato, era un bambino irrequieto. Aveva un talento musicale molto marcato, ed è stato nella sua città natale, dove iniziò a studiare musica ed eseguire la chitarra.

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ROGERIO GALLORO
"La mia calabria ...dal Brasile"
di Antonello Monardo
Prima ancora di aver sentito parlare sulla salsiccia calabrese o sul “forte temperamento” dei calabresi radicati nel rione Bexiga di San Paolo Il mio primo contatto con questa meravigliosa gente é stato in casa. Nipote di calabresi oriundi della Provincia di Vibo Valentia, esattamente da Comune di San Nicola da Crissa, sempre ho ascoltato le storie dei miei nonni, delle mie zie e di mio padre sulle difficoltá della vita in Italia trá la fine del Secolo XIX e l’inizio del Secolo XX e dalle difficoltá e avventure dei nostri antenati nella navigazione dell’Oceano Atlantico, dal porto di Napoli fino a quello di Santos e dopo la dura vita nelle fazende di caffé del nord-est Paulista.

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di Vincenzo Pitaro
Frank Sinatra andava matto per i suoi «maccheroni pettinati». Liza Mannelli adorava la sua cucina italiana talmente tanto che, un giorno, uno degli chef - per contraccambiare i suoi continui complimenti - decise addirittura di dedicarle un artistico «cuore di filetto». Moltissimi altri grandi, non solo dello spettacolo ma anche della politica, come Mikhail Gorbaciov, trovandosi negli Stati Uniti, non resistettero al desiderio di fare una tappa a Boston per assaggiare i suoi prelibatissimi piatti.
Lui si chiama Demetrio Ventrice ed è nato negli Usa da genitori calabresi, nativi della provincia di Reggio. Da anni, assieme ai fratelli, dirige un ristorante italiano tra i più rinomati del nord America.
La sua storia merita di essere raccontata con dovizia di particolari (e, consentitecelo, anche con non poco entusiasmo) perché rappresenta uno dei tanti esempi di quei figli di calabresi che, costretti a lasciare la loro terra, hanno continuato a tenere alti i colori della Calabresità nel mondo.
Sono gli anni Quaranta quando il padre Michele lascia la Calabria per andare in cerca di fortuna a New York, con la moglie Carmela e i suoi due figli, Mario e Francesco, rispettivamente di otto e dieci anni. Giunto nello Stato newyorkese, dopo aver svolto i più disparati mestieri, riuscì a rilevare un'osteria piuttosto malandata e la rimise in sesto. 

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'Un gran saluto all'Italia. Viva l'Italia. Un grande abbraccio!.
Lo ha detto Mauro Fiore sul palco dopo avere vinto l'Oscar. Fiore ha reso omaggio 'ai genitori Lorenzo e Romilda, emigrati in America con 4 valige ed un sogno'.
Poi ha confessato: 'Avevo preparato quella frase sull'Italia'. A Marzi, paesino nel Cosentino dove e' nato Fiore, neanche la neve e' riuscita a frenare l'entusiasmo. Alla notte bianca con la diretta tv hanno preso parte i familiari di Fiore.
Per il direttore della fotografia calabrese si tratta del primo Oscar.  Mauro Fiore, nato in Calabria, si è trasferito negli Stati Uniti a sette anni, vivendo a Chicago. I genitori sono tornati in Italia, mentre lui decise di restare negli States, dove ha cominciato la sua scalata ad Hollywood nella scuola di Janush Kaminsky. Ha attualmente al suo attivo una ventina di film, tra cui Training Day.

Biografia

Nato in Calabria da Lorenzo Fiore e Romilda Carpino. All'età di sette anni con la famiglia si trasferisce negli Stati Uniti, vivendo per diversi anni a Chicago, affrontando le difficoltà di una famiglia emigrata. Mentre i genitori e la sorella ritornano a vivere in Italia, Fiore rimane negli States per frequentare il Columbia College di Chicago. Durante gli anni degli studi conosce Janush Kaminsky, con il quale si trasferisce in California in cerca di fortuna.

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di Vincenzo Pitaro

Il tempo, si sa, nel suo perenne fluire, trascina ogni cosa nell’oblio; sbiadisce certi ricordi e poi lentamente li cancella. Il ricordo che a tutt’oggi la Calabria intera conserva di Antonio Altomonte, giornalista e scrittore calabrese, tuttavia è ancora vivo e fresco.
Personalmente, ebbi modo d'incontrarlo (ch’ero ancora, pensate un po’, diciannovenne) per un motivo ben preciso nel lontano 1977 a Roma, nella storica sede di piazza Colonna del quotidiano «II Tempo». Lui era già uno scrittore piuttosto affermato. Aveva esordito nel 1964 con il romanzo «II feudo» (a cui avevano fatto seguito altri libri di successo) e si accingeva a pubblicare «II Magnifico - Vita di Lorenzo de’ Medici», al quale peraltro aveva dedicato un elzeviro sulla pagina letteraria del suo giornale.

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Riconoscimenti

Si ringrazia per il contributo ed il sostenimento di questo progetto il portale turistico Tropea & Capo Vaticano .biz ed il portale omonimo dei Campani nel Mondo.

Calabresi.net, è un progetto dedito alla promozione dell'immagine della Calabria e dei Calabresi nel Mondo, realizzato:
 


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