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La Cultura Calabrese
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Segnalato da Gregorino Capano
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Giovedì 13 Novembre 2008 10:55 |
Piccola selezione di alcuni proverbi ed espressioni locali, comunementi usati nel linguaggio quotidiano di ogni calabrese residente nella provincia di San Sostene:
Megghju oja l'ovu ca' domana 'na gadrìna (Meglio un uovo oggi, che una gallina domani)
Mazzi e panelli hànnu i higghj belli, pana senza mazzi hannu i higghj pazzi (Botte e carezze fanno i figli belli, pane senza botte fanno i figli pazzi)
Porci e ffigghjòli comu i mpari i trovi (I maiali e i figli come li educhi li hai)
Doppu i cumpetti si vidanu i dihètti (dopo il matrimonio si scoprono i difetti dei coniugi)
Mugghjeri e bboi di pajìsi toi ( La moglie e i buoi dovrebbero essere cercati nel proprio paese)
Megghju n’amicu ca centu ducati (Meglio avere un amico che cento ducati [monete])
L’omu gelùsu mora cornùtu (L’uomo geloso muore pensando che egli è cornuto)
Acqua passata on macina mulinu (Non pensare alle cose passate perché non possono essere modificate)
A megghju morta esta a subbitània (Quando si deve fare qualcosa, conviene farla subito)
A pratica ruppa a grammatica ( La pratica aiuta più delle regole)
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Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Novembre 2008 11:03 |
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La Cultura Calabrese
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Segnalato da Domenico Caruso
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Venerdì 18 Luglio 2008 08:55 |
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di Domenico Caruso
Fin dall’antichità la donna è stata considerata in condizioni subalterne e relegata al ruolo domestico, poiché veniva ritenuta meno capace e meno intelligente dell’uomo. Gli aforismi rivelano, perciò, una costante misogina:
‘A fìmmana ‘ndavi ‘i capidi longhi e ‘a menti curta.
(La donna ha i capelli lunghi e il cervello corto). Oggi, avendo la donna vinto la battaglia sulla parità di diritti, è crollata la teoria della sua incapacità. I Romani si limitavano al censimento delle facoltose e soltanto dal III sec. d. C. Diocleziano ordinò per motivi fiscali la registrazione delle donne. Ancora, nel terzo millennio, non si è spenta del tutto l’eco della società maschilista che bandiva il gentil sesso dalle cariche civili e religiose:
All’omu ‘a scupetta, a’ fìmmana ‘a cazetta.
(All’uomo il fucile, alla donna la calza). Ed ancora:
Se voi vidìri la bbona massara, guàrdala quando smìccia la lumera.
(Intenta a lavorare al lume di candela puoi incontrare la perfetta massaia).
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La Cultura Calabrese
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Segnalato da Domenico Caruso
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Martedì 08 Luglio 2008 07:47 |
Il lavoro nei proverbi calabresi
di Domenico Caruso
Nessuno l’avrebbe immaginato. Negli ultimi decenni la vita è talmente mutata da non riconoscerci più. Il passaggio dal mondo agricolo a quello industriale ha provocato un disorientamento generale.
I rapporti umani sono diventati difficili, in quanto sono le macchine a lavorare per noi. La realtà ha ceduto il posto alla virtualità.
Eppure si avverte il rimpianto di un passato che, nonostante le ristrettezze economiche, ci rendeva tranquilli. Quel tempo è ormai racchiuso nei detti e nei proverbi che la cultura subalterna ci ha tramandato.
Per secoli si è “sbarcato il lunario”, cioè si è guardato il calendario per spendere oculatamente i pochi sudati risparmi:
Pe’ tirari avanti ‘a bbarracca.
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La Cultura Calabrese
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Segnalato da Paolo Barbalace
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Martedì 08 Agosto 2006 17:54 |
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Partecipa anche tu a questo progetto, inviaci i proverbi di tua conoscenza e saranno pubblicati in queste pagine nel giro di pochisssimo tempo.
Inviaci i testi a:
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Grazie per la collaborazione.
La redazione.
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Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Novembre 2008 10:54 |
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La Cultura Calabrese
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Segnalato da Paolo Barbalace
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Martedì 08 Agosto 2006 16:20 |
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Piccola selezione di alcuni proverbi ed espressioni locali, comunementi usati nel linguaggio quotidiano di ogni calabrese residente nella provincia di Vibo Valentia
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Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Novembre 2008 10:55 |
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