Il tentativo di suicidio e il suicidio sono 2 comportamenti di autoaggressività estrema con i quali gli adolescenti cercano di tracciare un segno di interruzione o di attenzione lungo percorsi esistenziali densi di smarrimenti, sofferenza e cupa incertezza.
Si tratta di comportamenti con i quali gli adolescenti sfidano la morte, non più sul piano simbolico, ma con una messa in scena reale che può avere esiti più drammatici di quelli immaginati dall'adolescente stesso. Sintomo di patologia depressiva o psicotica, declinazione esasperata di interrogativi esistenziali che fanno parte dell'adolescenza, ricerca di conferma attraverso il rischio della vita, richiesta di aiuto, via di fuga disperata da condizioni di violenza subita che già hanno derubato il bambino o la bambina della possibilità di “vivere la vita”, è possibile dare molte sfumature interpretative a un comportamento che lascia il mondo adulto senza risposte davvero soddisfacenti alla domanda “perchè l'ha fatto?”.
Il confronto con altri paesi Europei pone l'Italia tra i Paesi con il più basso tasso annuo di suicidi, per la classe di età 0-13, il valore è ben al di sotto di un soggetto l'anno, un valore di poco superato nella classe di età 14-17 per la quale si registra in media un suicidio l'anno ogni 100.000 minori di 14-17 anni. A livello europeo, la comparizione può essere fatta su dati aggregati nella classe 15-24 anni, il tasso di suicidio che caratterizza l'Italia è pari a 4,3 per ogni 100.000 abitanti per ogni classe di età, è questo un valore corrispondente a meno di 1/3 di quello irlandese (15,7) e ad 1/5 di quello della Finlandia (19,9%). dal 1996 al 2002 si è verificata una graduale stabilizzazione nel numero di morti suicidi diminuito sino a 34-35 morti l'anno per ciò che riguarda i paesi europei a partire dal 2000. il fenomeno interessa essenzialmente la classe di età 14-17 anni e si tratta di un agito che coinvolge in modo particolare i maschi (70-80% dei casi).
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