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La letteratura e la poesia

Vota e condividi questo articolo nel Social Network: Bookmark and Share  Si deve a Pierfranco Bruni la scoperta del poeta Nazhim Kalim Dakota Abshu, nato a Tunisi nel 1900 da una famiglia di commercianti che praticava il mestiere di tessitori di tappeti. Pierfranco Bruni, infatti, sta lavorando, da alcuni anni, dal punto di vista critico, ai testi del poeta tunisino. Ha già fatto conoscere diversi testi poetici ed ha pubblicato, come Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, una plaquette contenente 13 poesie dedicate alla sua conversione dall’islamismo al cristianesimo. Le pagine dal titolo “Lettera a Nadine” sono parte integranti di un romanzo poetico breve di Abshu, in fase di studio da parte di Pierfranco Bruni, il cui titolo definitivo è proprio “Lettera a Nadine dal Mediterraneo”. 

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Oltre il narratore
Quando fece conoscere la filosofa spagnola Maria Zambrano al pubblico italiano
di Marilena Cavallo

A venti dalla morte lo scrittore resta non solo tra le sue pagine narrative e poetiche ma in tutto un “costume” letterario che abbraccia un Novecento da rileggere e da ridiscutere. Raoul Maria De Angelisi fu uno scrittore e un giornalista i cui natali sono nella ragnatela della Calabria ma la sua formazione si sviluppa intorno ai grandi dibattiti culturali romani.

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Racconto di Ferragosto
di Pierfranco Bruni
Ferragosto. Ancora un nuovo ferragosto. Ma ci sono ricordi e sensazioni che occupano la scena.

Le distese pianure fanno concorrenza al deserto che annuncia la Terra Promessa. Anche quando il mare è di là delle piccole dune ci sono tavolieri che sembrano levigati dai discepoli di Giuseppe.

Metafora a parte.

Qui è un viaggiare senza incorrere all’improvviso nelle montagne russe o nel sali sali delle silane alture. Il Pollino è altra cosa. Qui. Ci sono sbalzi del terreno e nulla più.

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Cesare Pavese a Sessanta anni dalla morte
Si preannuncia un importante dibattito sul Fascismo di Pavese.
Rivelazioni e interpretazioni
 Una documentata rilettura.

Pierfranco Bruni ricorda che Cesare Pavese, in una lettera indirizzata a Benito Mussolini, da Brancaleone in Calabria, datata 1936, scriveva:
"…mai io mi ero sognato di fare della politica, di qualunque genere, e tanto meno dell'antifascismo".
Dalla adesione al Fascismo agli anni della Resistenza: un attraversamento letterario e umano.

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Il testo adottato al Liceo Giuseppe Moscati di Grottaglie - Taranto
di Pierfranco Bruni*

La politica dell’adozione sui libri scolastici certamente andrebbe rivista, riconsiderata, ricontestualizzata e non per motivazioni di natura politica ma di scientificità vera e propria. Non si tratta di innescare nuove polemiche o dibattiti intorno ad una proposta argomentativa su un problema letterario o storico o filosofico o artistico. Le interpretazioni e le chiavi di lettura hanno la loro particolare e necessaria importanza ma si va oltre.

Anzi si deve avere il coraggio anche di superare alcune proposte che hanno un preciso marchio ideologico. Ma è inaccettabile quando la chiave di lettura su un autore o su un libro o su una visione letteraria si presenta agli studenti con dei vizi e degli errori storici di fondo e accanto a questi vengono meno i presupposti scientifici, ovvero: l’errata datazione di nascita e morte di alcuni autori, l’errata data di pubblicazione nella nascita di alcune riviste, la completa omissione di particolari politici come per esempio la citazione della data di iscrizione ad un partito che va bene per un determinato schieramento citando persino la data di iscrizione e l’omissione per un altro.

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Documenti inediti chiariscono lo scontro tra la cultura di destra e quella comunista durante gli anni Settanta.

 La cultura di destra negli Anni Settanta si libera del pensiero unico comunista. Lo scontro tra la cultura di destra e quella di sinistra,tra la fine degli anni Sessanta e il 1970 – 71, in un carteggio di lettere di nomi prestigiosi come Mario Pomilio, Diego Fabbri, Andrea Barbato,Libero Bigiaretti,Francesco Grisi, Antonio Barolini.

Tutto il carteggio è raccolto in un testo, in fase di pubblicazione, curato da Pierfranco Bruni che da anni lavora su questi documenti.

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Temi con una profondità e una chiave di lettura che interroga docenti, alunni e presidenti
La scuola sul banco di prova della contemporaneità
Sotto esame alunni e docenti

Pierfranco Bruni

Modernità e Novecento. Ovvero, la tradizione del Novecento tra storia, letteratura, arte e politica. Un percorso, forse, più articolato e alternativo rispetto ai moduli degli anni precedenti. È su questa traiettoria che si può considerare la proposta delle tracce dei temi riferita alla maturità 2010. Il dato essenziale che si evince è che finalmente siamo entrati in quella discussione problematica che tocca, per vari aspetti, il concetto di contemporaneità filtrata attraverso due parametri che sono quelli della tradizione e della funzione che il moderno ha nella nostra società.

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Il dibattito incalza
di Pierfranco Bruni

Ha ragione Giulio Ferroni in un recente saggio a porci davanti ad una letteratura che è manifestazioni di “Scritture a perdere”. Il dibattito intorno alle scritture o alla crisi della letteratura ormai occupa lo scenario. Il tempo della indifferenza nei confronti delle letteratura ha porta al tempo esplosivo di una devastante scrittura che contamina. Ma la scrittura, lo scrittore, il poeta sono alchimie, magie, sogni e hanno bisogno di restare oltre il quotidiano nella storia e nella cronaca.

Perché bisognerebbe ritrovare un Novecento letterario (e in modo particolare poetico)? Forse lo si è perduto lungo le strade delle confusioni dialettiche intorno alla critica e alla storia della critica? O forse non siamo riusciti a recuperare alla modernità il senso della tradizione o la tradizione che si intaglia nella rivoluzione dei linguaggi?

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Un incontro a più voci tra esperti
 Pierfranco Bruni (Ministero per i beni e le attività culturali) e Francesco Fusca (Ministero della Pubblica Istruzione)

In attesa degli esami di Stato

Sabato 19 giugno Spezzano Albanese - Cosenza - Biblioteca Comunale

IL NOVECENTO RITROVATO NELLA CULTURA DELLA MODERNITA’. È questo il percorso sul quale si discuterà sabato 19 giugno prossimo, alle ore 18, nella sala della Biblioteca Comunale di Spezzano Albanese (Cosenza). A confrontarsi su questo tema saranno lo scrittore Pierfranco Bruni, nonché Responsabile del Progetto sulle minoranze linguistiche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed esperto di promozione culturale nei Paesi esteri e il poeta Francesco Fusca, nonché Ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione ed esperto di problematiche scolastiche

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Testo di Vincenzo Pitaro
Giornalista, Scrittore e Autore S.I.A.E. per la Parte Letteraria

www.vincenzopitaro.it
Quandu i Greci toccàru ‘sta Terra
fhìciamu guerra / all’umanità.
Poi vìnnaru rre, nemici e tiranni,
Svevi o Normanni / senza libertà.

Ritornello
Calabria mia, Terra d’amuri
Tu si’ ‘nu fhjuri chi vorrìa adurà.
Calabria mia, Terra ‘e doluri
quanti sudùri vidisti calà.

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Il Pascoli da difendere
L’uomo e il gioco poetico
di Pierfranco Bruni

Pascoli e oltre. Il sentimento parricida, uso anch’io questa metafora, di Giovanni Pascoli “scoperto” da Elio Gioanola dovrebbe riaprire quanto meno una discussione ampia intorno al rapporto letteratura – piscoanalisi nella dinamica del testo poetico. Un rapporto per alcuni aspetti già abbastanza noto soprattutto riferito ad alcuni autori ma anche un discorso non solo rischioso ma piuttosto fuorviante.

Diventa interessante invece se è il testo narrativo o il testo poetico a prestarsi ad una interpretazione psicoanalitica. Il caso di Italo Svevo o più recente il caso di Giuseppe Berto. E’ fuorviante se è la critica ad incanalarsi alla ricerca di un esito “coattamente” (non nel senso di come si usa oggi il termine) da utilizzare in termini psicoanalitici.

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Nei versi di un amore impossibile
A 490 anni dall’uccisione
di Pierfranco Bruni

Poesia e morte. Un binomio antico. Ha attraversato intere generazioni. Ritorna spesso. Ma è la poesia che fa discutere di questi intrecci. Chi ricorda più la tragedia della poetessa Isabella Morra? Era il 1546 quando Isabella Morra veniva uccisa. Aveva 26 anni. Ed era bella.

Bella con i sogni tra i versi e le parole che raccontavano solitudini nel tempo perduto in un feudo tra la Calabria e la Basilicata. Suo padre era il signore di Favale.

Un feudo nella valle del Sinní. Era avverso agli spagnoli e quando i francesi vennero scacciati dal Regno di Napoli il padre di Isabella si rifugiò in Francia. Isabella fu affidata alla cura dei fratelli che la costrinsero a vivere in una tragica solitudine. 

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Tra tradizione e rivoluzione linguistica
di PIERFRANCO BRUNI

      La poesia barocca è una dimensione della cultura del Seicento che ha caratterizzato modelli non solo letterari ma anche artistici e filosofici. La cultura meridionale ha trovato nel barocco una testimonianza di forte espressività artistica. Nella poesia ci sono elementi non solo lirici ma anche problematici e filosofici.

Un rappresentante della poesia barocca, in contesto in cui la visione della cultura mediterranea esprimeva valori profondamente etici, è stato certamente Giuseppe Battista. Un poeta e uno scrittore che ha attraversato i limiti del seicento dentro una cultura certamente baracco ma in una civiltà il cui stesso barocco ha sempre vissuto di condizionamenti e di intrecci tra le culture dei vari paesi ma anche eredità di diverse epoche.

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 In omaggio al pensiero filosofico femminile, che in Calabria è nato con la grandissima filosofa Thèano di Crotone, vorrei segnalare il III Convegno Internazionale di Fenomenologia dal titolo
Fenomenologia della Persona, della Vita e della Comunità.
Edith Stein - Hedwig Conrad-Martius - Gerda Walther
che si terrà il 27-28 maggio 2010 presso l'Aula Magna "Aldo Cossu" dell'Università degli Studi di Bari.

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di Pierfranco Bruni

Certo. Barcellona è una città dai lunghi silenzi. Le ombre sono nuvole vaganti. Ho tra le mani i versi di Luis de Gongora: “…l’alba tra gigli candidi disfoglia:/ma il suo colore Amore non sapea…”. In una mia conferenza a Barcellona ho raccontato degli amori di Prévert, di Cardarelli, di Sibilla Aleramo, di Lorca, di Pavese con Ermione, di D’Annunzio nella pazzia di Eleonora.

L’amore è pazzia? Ma perché mi parli del passato? Il passato ritorna come marea nei nostri occhi? E i tuoi occhi nel verde di un luccichio grigio non raccontano. Neppure definiscono. Sei bella ma la bellezza ha le parole di Ronsard. Ma non so se sei la donna selvaggia, la mia Concia, la donna eros, quella della voce roca, la donna terra, Elena – Penelope, o la donna partenza, Constance. Alla fine di questo capitolo troverò la soluzione? Ha importanza?

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La solitudine dello scrittore
di Pierfranco Bruni
Perché l’uomo moderno vive l’agonia della modernità tra la rivolta, il deserto e l’attesa? Un pensiero fugace è l’attrazione per il bello e per la bellezza. L’estasi non è soltanto una metafora. Diventa, nella ricerca di dare un senso alla modernità, una rivelazione della capacità di non perdersi tra le macerie e le rovine che invadono il cimitero delle nostre coscienze. Ma questo cimitero è fatto di memorie e le memorie sono il sussulto del tempo nella percezione dei ricordi, che non hanno più un mosaico definito, ma restano ormai tasselli in un immaginario indefinibile. Bussano al tempio del labirinto e la parola che ha sempre illuminato la scrittura, ha bisogno, ora, di entrare nella scrittura per catturare il destino stesso della scrittura.

Cosa è la scrittura? Cosa è la parola? Si continua a porre questa domanda. Ma abbiamo bisogno di risposte. Gli interrogativi insistono e sono tanti ma dobbiamo chiuderli nel cerchio della consapevolezza. Avrebbe senso la scrittura senza le sensazioni, le emozioni, l’amore, l’allegoria? E la parola senza l’ascolto potrebbe reggere la struttura delle voci?

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 Il tempo della Passione e di Cristo negli inediti di Nazhim Kalim Dakota Abshu  nella Settimana Santa
pubblicati da Pierfranco Bruni in una plaquette dal titolo “La Croce”
di Marilena Cavallo

Pubblicate le poesie inedite di Nazhim Kalim Dakota Abshu, curate da Pierfranco Bruni, dedicate alla Croce dal titolo: “La Croce”.

Il volumetto, in veste pregiate, esce proprio in occasione della Settimana Santa nella collana, fuori commercio, del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Il testo porta la prefazione di Roberto Burano, Cavaliere del Santo Sepolcro, e la postfazione di Baldassarre Cimmarrusti, Cavaliere di Gran Croce del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Il percorso critico, in una analisi letteraria a mosaico, è, appunto, di Pierfranco Bruni che studia da anni l’opera di Nazhim Kalim Dakota Abshu.

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di Vincenzo Pitaro
Nella storia della letteratura dialettale calabrese dell'Otto e Novecento spiccano, con particolare rilievo, vari cantori che - ispirati prima dal sacro furore dell'indipendenza e della libertà e poi dalla giustizia umana e sociale - seppero elevare la loro voce di protesta contro la tirannia, manifestando le sofferenze della Calabria e della sua gente. Uno di questi fu senza dubbio Bruno Alfonso Pelaggi, un poeta-scalpellino che a Serra San Bruno, dove nacque nel 1837, era noto sotto il nome di «Mastro Bruno». Il Pelaggi non era che un povero e onestissimo operaio che tirava la vita lavorando duramente. Egli, pur non sapendo né leggere e né scrivere, possedeva il dono della poesia al punto di arrivare a dettare, direttamente in metrica a una sua figliuola, spontanei componimenti in dialetto serrese, unico suo idioma. Ne dettò molti, quasi tutti pungenti o se vogliamo moraleggianti e critici su aspetti, ambienti sociali (come quelli ad esempio sulla «luce elettrica» di Serra San Bruno dedicata agli amministratori comunali del tempo, da lui ritenuti incapaci di realizzare valide opere pubbliche», o su «La Pigghjata di Brognaturo» o ancora su figure, personaggi, per lo più potenti, come «Don Bruninu Chimirri», ecc.).

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di Marilena Cavallo

La metafora dell’attraversamento del viaggiatore – scrittore, tra i modelli antropologici e filosofici e quelli strettamente letterari, ha trovato nell’opera di Claude Lévi – Strauss (Bruxelles, 28 novembre 1908 – Parigi, 30 ottobre 2009) uno dei maggiori interpreti (se non il maggiore interprete in un Novecento che culturalmente non è finito e tanto meno si è smarrito tra le onde del secolo nuovo), che ha inciso un solco straordinario in un rapporto tra civiltà e linguaggio.

Nell’opera diell’antropologo Lévi – Strauss ci sono modelli epistemologici che si aprono a ventaglio intorno ad una fenomenologia che parte chiaramente da “Tristi tropici” che risale al 1955 e percorre saggi come “Il pensiero selvaggio” del 1962 e ancora “Il crudo e il cotto” del 1964, ma trova la sua “attualità” di pensiero in un intreccio sistematico che è lo studio dedicato a “Guardare, ascoltare, leggere” insieme a “Le vie delle maschere”.

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di Pierfranco Bruni

Quando camminerai lungo i sentieri dell’impossibile non abbandonare il gioco della corda Lasciati sollevare dal vento che viene dal mare e tracce le parole con il destino che ti è dato

Non arrenderti quando il tuo piede cadrà nel fosso e ti sembrerà impossibile rialzarti

Ci sarà un istante in cui ogni sguardo ti ferirà e le ferite saranno scavi d’anima

Ma la pazienza ti porterà sul filo della guarigione anche quando tutto intorno a te disegna geografie di nuvole che annunciano nubifragi e devastazioni

Fai in modo di perderti perché solo nella sconfitta la danza dell’amore ti vivrà e i tamburi si ascolteranno con gli echi della salvezza da una lontananza indefinibile che ha il suono del tempo scandito tra una freccia lanciata e un’ascia sotterrata

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-Sentite, come me, squilli di trombe, scalpiccìo tumultuoso di gente e trepestìo di cavalli? E’ Papa Callisto II, che ritorna stasera, qui, a Catanzaro, per sentire cosa diciamo di lui!-
Così, con il suo ormai noto, affabulante parlare, Cesare Mulè ha coinvolto il folto pubblico convenuto alla presentazione dell’ ultima sua fatica letteraria, “San Vitaliano Disvelato” edita da “La Rondine”, ricca di corredo iconografico, della quale lo studioso ha raccontato i viaggi e le peripezie vissute, nella impegnativa ricerca di documenti necessari alla storicizzazione innovativa della vita del santo patrono .
La presentazione del libro è avvenuta nel corso del convegno dedicato alle tre V di Catanzaro, svoltosi presso l’Aula Sancti Petri, alla presenza di Mons. Antonio Ciliberti. Dopo i saluti dell’assessore alla cultura Argirò e del presidente della Pro-loco, Capellupo, Cesare Mulè , rifacendosi alla presentazione , scritta da Mons. Ciliberti, ha spiegato come volendo caratterizzare questo scritto lo si potrebbe definire come una storia di San Vitaliano narrata attraverso le persone e le gesta della città di Catanzaro, oppure una storia di Catanzaro vista attraverso la storia religiosa del suo Santo Patrono, perché la venerazione verso San Vitaliano non si può esprimere solo attraverso il culto locale, ma è necessario ricorrere anche alla ricerca storica. 

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