Si ringrazia per il contributo ed il sostenimento di questo progetto il portale turistico Tropea & Capo Vaticano .biz ed il portale omonimo dei Campani nel Mondo.
Pierfranco Bruni: “La sua arte era quella mongolfiera che si incontrava con il veliero nei cieli delle nostalgie e custodiva i segreti e il sorriso dei personaggi tra i colori e i sogni in una partitura di tinte”.
Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” rende omaggio a Daniela Romana
Molto vicina agli ambienti del Sindacato Libero Scrittori Italiani
Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, ricorda con commozione e dolore Daniela Romana. L’artista scomparsa portandosi nel cuore la ricchezza delle immagini e la fluidità delle tinte che restano un inciso nel recupero della contemporaneità. Ci sono ricordi che restano a segnare una vita.
“La scomparsa dell’artista Daniela Romano, sottolinea Pierfranco Bruni, recita una solitudine nello spazio della partitura artistica dei nostri giorni e proprio ripercorrendo i colori, le luci e le forme dei suoi quadri si legge una nota di profonda malinconia. Un maestro nell’arte della “evanescenza” del volo di Pindaro come potrebbe essere definita con i suoi personaggi meta – realisti e le sue mongolfiere che “camminano” navigando nel vento e nel tempo. Sembrano portarci una essenza di sogni che oggi potrebbe essere interpretata come una assenza. Daniela era stata molto vicina agli ambienti di Francesco Grisi e del Sindacato Libero Scrittori. La sua pittura era molto amata da Grisi che ne aveva delineato un’immagine definendola come l’artista del volo”.
Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” rende omaggio al poeta Vito Riviello scomparso il 18 giugno scorso
con un convegno e una lettura di testi
Un poeta nella recita del Sud
Dalla Lucania a Roma
LA POESIA E IL SUD
DA SCOTELLARO A RIVIELLO
INCONTRO DI STUDI SULLA POESIA E IL SUD: DA ROCCO SCOTELLARO A VITO RIVIELLO. Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, ricorda il poeta lucano Vito Riviello scomparso il 18 giugno scorso in un incontro fissato il prossimo 2 luglio a Grottaglie (Taranto).
Un omaggio ad una poetica del Sud il cui tracciato lirico è dentro i modelli di una cultura popolare profondamente legata ai contenuti di una eredità mediterranea. Riviello era nato a Potenza nel 1933 e morto a Roma il 18 giugno scorso.
UN OMAGGIO DEL CENTRO STUDI E RICERCHE “FRANCESCO GRISI” INCONTRI E LETTURA DI TESTI
PIERFRANCO BRUNI: “CARDARELLI E’ UNO DEI POETI DI RIFERIMENTO CHE HA TRACCIATO IL NOVECENTO LETTERARIO GRAZIE AL RINNOVAMENTO DELLA LINGUA E AI CODICI DI UNA PROSA D’ARTE CHE RESTA DENTRO LA TRADIZIONE ITALIANA”
Vincenzo Cardarelli a 50 anni dalla scomparsa. Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, ricorda l’opera, il personaggio, la scrittura di Vincenzo Cardarelli nel cinquantenario della scomparsa con un incontro fissato proprio il prossimo 15 giugno, nel quale si parlerà del percorso letterario cardarelliano e si leggeranno brani e poesie in un omaggio rivolto soprattutto al poeta. Cardarelli moriva al Policlinico di Roma il 15 giugno del 1959.
Era nato a Corneto Tarquinia il 1° maggio del 1887. Il suo vero nome era Nazareno Caldarelli. Giovanissimo entrò negli ambienti giornalistici. Lavorò alla cronaca nera dell'"Avanti". L'"Avanti", allora, era diretto da Leonida Bissolati. Su questo giornale firma una rubrica dal titolo "Gocce di sangue". Partecipa, sempre negli anni che precedono la prima guerra mondiale, alla redazione della rivista letteraria "Lirica". Si incontra con letterati e poeti come Rosso di San Secondo e Arturo Onofri. Ma l'anno che lo vede protagonista sul piano della cultura è il 1919 con la nascita de "La Ronda", la quale vede la luce, anche se saltuariamente, sino al 1921.
Un Progetto tra convegni e pubblicazioni
Una iniziativa dell’IRAL diretta da Micol Bruni
Micol Bruni: “L’IRAL svilupperà un importante progetto di studi legato al rapporto tra Medioevo e Mediterraneo in una logica scientifica articolata su vari campi che vanno dalla storia alle geografie letterarie”.
L’Istituto di Ricerca per l’Arte e la Letteratura, diretto dalla Dottoressa Micol Bruni, studiosa degli aspetti giuridici sulle minoranze etno - linguistiche e cultore della materia, svilupperà un Progetto di studi (con incontri, convegni e pubblicazioni) che avrà come tema “SULLE ROTTE DEL MEDIOEVO” finalizzato a cinque percorsi così definiti:
1. Il Medioevo oltre i castelli.
2. Il Medioevo e i castelli.
3. Il Medioevo soltanto.
4. Cosa è stato il Medioevo.
5. Il Medioevo e il Mediterraneo.
Nel tempo di Nerone (nato nel 37 e morto nel 68) si incrociano le vite di Seneca e San Paolo. Seneca è il sapiente della difensiva ma che non ha mai osteggiato il viaggio della cristianità. Non per questioni di virtù ma perché ha sempre interpretato le parole dei cristiani con lo spirito della comprensione verso quella ricerca della verità. Non di un verità ma della verità. Questo è uno dei nodi centrali del dialogo che Seneca ha voluta intrattenere con Paolo.
Mi sembra un fatto di grande importanza soprattutto se si rileggono lo scombio di missive apocrife tra i due. Lettere scritte sotto il Regno di Nerone. Non si può prescindere storicamente da questa condizione ma non si può neppure dimenticare l’avvicinamento che cercò Seneca nel condurre le parole di Paolo dentro il senato romano.
Pierri, Carrieri, Spagnoletti, Fornaro
DI MARILENA CAVALLO
Sulle rive della poesia ionica di Taranto parlando di Novecento. Ci sono sviluppi tematici e profili letterari importanti sia dal punto di vista geografico – poetico che umano. Taranto è dentro i profili della poesia italiana del Novecento. C’è da dire che la poesia contemporanea trova nella dimensione dei luoghi una tensione lirica che diventa fondamentale per una contestualizzazione di una geografia che non è soltanto una visione del sentimento dell'anima e dell'essere ma di un sentimento dell'appartenenza.
Il luogo come territorio, il paese o la città come rapporto fisico con l'esistente, le strade come metafora di un tracciato che indica un viaggio. Il tutto in un intreccio in cui il suono della memoria incontra il presente. Gli echi del tempo sono filtrati dalla realtà e la parola diventa un linguaggio ovattato da simboli che recitano il quotidiano che è custodito nel sempre. Poeti solari, nella affermazione dei luoghi.
La poesia, ma la letteratura in senso più generale, trova nelle immagini un codice che è semantico certamente ma è sostanzialmente destoricizzato perché vive il luogo, ovvero il territorio, come partecipazione al tempo della memoria. un percorso come testimonianza.
Due lettere inedite di Silone
pubblicate dal Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”
UNO SCRITTORE E UN INTELLETTUALE CHE NON SMETTE DI PROPORCI UNA USCITA DI SICUREZZA
PIERFRANCO BRUNI LO RICORDA A 109 ANNI DALLA NASCITA:
“UNA PERSONALITA’ CHE HA ANTICIPATO I TEMPI E HA TRACCIATO UN PERCORSO NELLA STORIA DELLE COSCIENZE”
Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, a 109 anni dalla nascita di Ignazio Silone ricorda lo scrittore abruzzese che ha raccontato con “Fontamara” un “pezzo” di cultura contadina legata fortemente alle matrici e radici della terra. Silone era nato a Pescina dei Marsi, in provincia dell’Aquila, il 1° maggio del 1900, centonove anni fa, e morto a Ginevra il 22 agosto del 1978. Recentemente il Centro Studi e Ricerche "Francesco Grisi" ha pubblicato un testo (dal titolo Spirito e verità. Lettere inedite di scrittori contemporanei, Csr) nel quale compaiono due lettere inedite di Silone indirizzate proprio a Francesco Grisi.
Seduto qui, sotto ad un albero, ad ascoltare il canto degli uccelli
che ornano l’atmosfera fiabesca che in questo momento mi circonda.
Seduto qui a meritare un po’ di riposo, il giusto riposo dopo alcune piccole fatiche.
Tra quel ramo e l’altro intravedo la grande nuvola bianca
che si confonde poi, più in là, con lo splendore del cielo azzurro.
Le statue di marmo, oramai grigie dalla sporcizia che il vento le versa addosso,
fanno vedere la loro fierezza, la loro maestosità,
forse per ricordare ancora una volta cosa l’uomo può essere in grado di fare!
7 novembre 2008, Cosenza, Salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi.
Secondo le dottoresse titolari delle rubriche di sessuologia dei rotocalchi, i preliminari si rivelano, a volte, la parte migliore di tutta la faccenda. Una conferma di quest’assunto può ritenersi la riunione indetta dall’assessore alla Cultura del comune di Cosenza, avvocato Salvatore Dionesalvi, in un incerto sette novembre 2008, allo scopo di ascoltare le teste pensanti locali sul modo migliore di celebrare i milleseicento anni della morte di Alarico e della sua sepoltura in qualche luogo misterioso della città, presso il fiume Busento. Centenario che cade nel 2010, dato che Roma venne saccheggiata dai Goti il 24 agosto del 410 e di lì a poco, durante la marcia verso il Sud, il re morì.
Nonostante fossi appena tornato da Milano, dove mi ero avventurato appunto per presentare il mio libro Operazione Alarico - a mie spese, come tocca agli intellettuali delle zone depresse - nonostante avessi già dato il mio volontario e non richiesto contributo alla causa della cultura, mi sono precipitato in municipio, sicuro di partecipare a qualcosa di speciale.
Discutendo su Giovanni Laviola oltre gli steccati dell’ideologismo dell’appartenenza
Non richiudiamolo nel provincialismo di una Arberia antistorica
di Micol Bruni
C’è un libro di Giovanni Laviola che costituisce un testamento umano e letterario di estrema importanza. Lo studioso, l’arbereshe, lo storico. Tre percorsi che in questo libro emergono. Va inserito in un contesto articolato e mai provincializzato. Il rischio che riguarda la figura e l’opera di Giovanni Laviola come di molti studiosi e personalità del mondo arbereshe è quello di rinchiudere il tutto in una visione della cultura territoriale.
Su Laviola si corre questo rischio. Ma apriamo una buona volta queste finestre e queste porte per parlare un linguaggio che possa toccare le voci e i destini che vanno oltre le cerchie murarie dell’arbereshità. Attenzione perché c’è in altro pericolo che è quello di relegare in una limitazione anche di pensiero e di pensare l’identità arbereshe (se tale si tratta).
di Giuseppe Muscardini
Letteratura & Società, n.17-18 / 2004
Chi si è occupato di Ludovico Ariosto potrà comprendere pienamente il valore della discrezione, vissuta come capacità di elaborare immagini, visioni e fantasie nell’invidiabile quiete domestica. Quiete che favorisce, specie se nella città dell’Ariosto si vive, l’insorgere di memorie e rimembranze non sempre ovvie e talvolta inattese. È quanto accadde ad Antonio Piromalli, che nell’autunno della vita volle coltivare l’antico affetto per la città estense e per le personalità cui si affiancò nel promuovere cultura (1).
A Ferrara Antonio Piromalli approdò come insegnante nell’immediato dopoguerra, negli anni della ricostruzione morale del Paese. Forte degli insegnamenti ricevuti da Luigi Russo nel periodo degli studi universitari, vi approdò con l’animo carico di passione civile, iniziando subito a frequentare gli ambienti politici e culturali ferraresi (2). La sua firma compare decisa nei registri delle presenze di Casa Ariosto, accanto alla data del 15 settembre 1947: affascinato dalla parva domus di Contrada del Mirasole, dove l’Ariosto trascorse gli ultimi anni di vita a correggere il Furioso in vista dell’edizione definitiva del 1532, Antonio Piromalli concepì nei luoghi ariosteschi il primo germe de La cultura a Ferrara al tempo di Ludovico Ariosto e degli studi successivi (3).
Scende la sera sulla mia esistenza
E quest’ora è bella come la gloria.
Provengo dal fondo di me stesso
Con tutta la mia umiltà,
con il vero mio volto,
con l’immensa felicità di essere solo.
Non sarò più nessuno:
forse un’ombra,
una luce,
tra il nulla ed il silenzio,
dove nascere e morire non è che un istante.
Chi bbedru mistèri chi era l’accucchjavidrìchi,
da matina ara sira era sedutu ntra Chjazza,
era vestùtu sempa liganti e cu’ tanta anzia
aspettava i cotrarèdri ‘e jornàta ‘e maritàra.
L’appuntamentu era cumbinàtu cu’ ri mbasciàti
‘u cotràru ‘e zzitijàra era prontu ‘e ra bardascia puru.
Appena arzàtu ‘u hutùru zzitu tuttu ncamàtu
s’avvìa aru megghju appuntamèntu da’ vita sua.
Com’è triste Milano, l’inverno è così gelido, la malinconia dei caldi paesi
rattrista la gente che pur ben coperta, s’avvia come di consueto verso il
lavoro accompagnata dalla nebbia che occupa la città rendendola più tetra.
Inesorabilmente, le vetture si scontrano tra di loro facendo finta di niente,
ci sono alcune piccole proteste ma niente più, il Castello Sforzesco come
per incanto sparisce e nessuno ci fa caso, il Duomo così alto dov’è?
Com’è triste Milano in estate, l’enorme afa incera le poche persone che
per scelta o scarse disponibilità rimane in città, nelle vie deserte si nota
qualche cane randagio trova tanto spazio smentendo l’umano: Milano non è triste!
Oh! Dolce cardellino, ti ammiro tanto
sei il più bravo ed un’artista tra gli uccelli,
lavori il tuo nido con invidiabile estro
e senza sbagliare un giro lo fai più presto.
Neanche la mente eccelsa dei nostri Grandi
sapeva imitarti così con tanto zelo,
con quelle dolci zampette senza tanta premura
il tuo nido a primavera è già pronto.
Quel volto felice rispecchiava fra tutti
era rivolto al cielo e contemplavi qualcuno,
pronunciavi le preghiere da buona cristiana
e ringraziavi colei che ti ha dato la vita.
Di vivere ancora e di esistere in terra
avere lo scopo di appartenere a quell’uomo
che amavi da tanto e che per puro
miracolo ha avuta salva la vita.
Le strade sembravano piste veloci,
viaggiava per affari ad andatura normale
ma un potente duemila sfrecciava pazzesco
nulla ha potuto quell’umano incosciente.
Sono le venti della sera, come di consueto la gente rincasa
dal lavoro, si gode la sua casa o passeggia in città di notte.
Con occhio scrutatore, si notano visi spossati e preoccupati,
alcuni risultano distesi ed altri stressati, nessuno ci fa caso.
Qualcuno rivolge all’altro un saluto malizioso e diffidente,
ad altri in modo alquanto spontaneo, tutto sembra un quadro
di fumetti bianco-nero, perché dire a colori è un furto all’arte,
vanto di pittori e scultori che la nostra Patria vanta.