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Le tradizioni dei Calabresi

Vota e condividi questo articolo nel Social Network: Bookmark and Share Ogni anno, nel periodo natalizio, il Presepe Monumentale del Convento Domenicano di Soriano Calabro, richiama fedeli e visitatori da ogni parte della nostra regione.
La suggestione di questa stupenda opera d’arte rapisce per il modo in cui ci si ritrova immersi in un ambiente meraviglioso, che ripercorre le principali tappe della storia della salvezza, fino all’Incarnazione, e in un cui domina incontrastata l’armonia della natura, con la sua semplicità e la sua quiete, dove il silenzio viene interrotto di tanto in tanto dal cinguettio degli uccelli, o dai belati degli armenti ai pascoli, quasi a riecheggiare i miti di un mondo arcaico ormai perduto per sempre.

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Pasquele Fasanella (fischietto) e Francesco Veneziano (organetto) suonano durante la preparazione della "Pita". Alessandria del Carretto è un piccolo paese della Calabria settentrionale, situato nel versante orientale del Pollino.
Ogni anno a primavera si celebra un interessante rito arboreo collegato alla festa del santo patrono che viene messo all'"incanto". L'albero viene eretto nella piazza del paese. I suoni e le danze sono una costante della cultura di questo posto e dei loro ormai pochi abitanti.

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Il "dirroccu" è un pupazzo di cartapesta e canne che, portato in giro per le vie del paese, rappresenta la caricatura di un personaggio locale.

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La festa in onore di Cosma e Damiano, i santi medici a cui molti hanno affidato la loro salute, si celebra dal 25 al 27 settembre a Riace, un paese del versante ionico della provincia di Reggio Calabria. Per l’occasione i fedeli offrono in devozione ex-voto di figure anatomorfe in cera o pane. Le statue custodite nella chiesa sono vegliate dai pellegrini e il giorno successivo vengono accompagnate in processione, con suoni e danze, fino al santuario.

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“La didattica del Concreto” è un video realizzato in occasione del seminario-concerto “PSALMUS DIEI, strumenti, musiche, maschere della tradizione popolare calabro-lucana”, svolto il 5 novembre 2002 nell’Aula Iris dell’Università della Calabria.

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A BREVE MUOVERA’ I PRIMI PASSI IL POPOLO DEI “CERCATORI”

E’ giunta finalmente l’ora ?
Sulla tavola dei buongustai calabresi regneranno a breve già i primi piatti tipici a base di funghi freschi, che, com’è noto occupano un posto di primo piano nella gastronomia locale.

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Trionfo delle tradizioni e del gusto: questo e altro ancora ha vissuto la città di San Marco Argentano (Cosenza) grazie ad una iniziativa denominata “La cuccìata e il presepe medievale – sapori, cultura, tradizioni”.

Il centro storico riportato all’antico splendore con attività varie: musica, degustazioni, canti, suoni, ecc. .
L’evento ha destato grande entusiasmo e segna in maniera inequivocabile una necessità: riscoprire e valorizzare i nostri centri storici.

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Tradizionalmente, gli Andreolesi sono sempre stati intraprendenti e all’avanguardia. Grandi lavoratori, industriosi, pronti al sacrificio e sempre alla ricerca di un modo di vivere che garantisse loro sicurezza e benessere. Questo intenso desiderio di migliorare li ha spinti ad emigrare e prosperare in tutti gli angoli del mondo. Il Paese era una volta in un abisso di povertà, giudicando secondo i canoni di oggi ma nessuno pensava di essere povero.

Gli Andreolesi continuavano imperterriti la loro vita quotidiana accettando sia la buona che la cattiva sorte. Alla base dell' accettazione di un’esistenza imprevedibile e incerta si cela uno dei segreti meglio conservati dagli Andreolesi: il Teatro. Inizialmente era stato allestito nell’Asilo Infantile delle Suore Riparatrici. Consisteva di un palcoscenico temporaneo nel cortile tra le scale che portavano al refettorio. Madre Pia, Madre Benita e Madre Gioconda erano responsabili delle varie rappresentazioni teatrali. Ricordo bene anche i divi del palcoscenico! Nuzza, figlia di Ndruzzu da Carbinera, sua cugina, la sorella di Angiolino Codispoti e Mariannina Ranieri.

Le rappresentazioni erano talmente popolari che il teatro fu trasferito all’Oratorio. Qui ebbe un successo strepitoso soprattutto grazie alla insaziabile sete di cultura degli Andreolesi. I principali artefici dell' immenso successo furono Don Bruno Cosentino (Colabbàti) e Don Ciccio Cosentino (sì, Don Ciccio aveva il cuore di un gigante). Don Bruno era il responsabile della costruzione dell’auditorio mentre Don Ciccio era la forza dinamica dietro allo sviluppo artistico e organizzativo. Don Bruno, conduceva una vita austera e frugale ma la sua generosità non conosceva frontiere quando si trattava di dare alla gente di Sant’Andrea una guida spirituale. Don Ciccio, aveva un amore profondo verso la gioventù e faceva di tutto per di fornire loro l’ambiente ideale adatto alla loro crescita.

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Dubito che siano in molti a ricordare la Pigghjàta perchè fu mandata in scena l’ultima volta nel 1933. La Pigghjàta era la rappresentazione teatrale della Passione di Cristo, ripetuta solo ogni sette anni perchè richiedeva una preparazione talmente elaborata da rivaleggiare con le famose epiche di Cecile B. Demille.

La Pigghjàta andava in scena il mercoledì della Settimana Santa. Il palcoscenico era praticamente l’intero paese ma le scene principali si svolgevano in Pian Castello. Palchi provvisori erano costruiti ai due lati della piazza per accomodare gli spettatori che arrivavano dai paesi circostanti. Il Golgota (il colle su cui fu Crocifisso il Cristo) era vicino Palazzo Jannone era costituito da tre croci, al centro era Gesù ai lati i due ladroni.

Le croci erano grandi ed erano costruiti in modo da poterle smantellare e conservare per la rappresentazione successiva. Dato che tanto il Cristo quanto i ladroni dovevano passare quasi un ora sulla Croce la trave verticale aveva due blocchi di legno di modo che gli attori potevano sedersi e mettere i piedi sul poggiapiedi; la trave orizzontale aveva due maniglie per le mani. Tutto era disegnato per dare l'illusione che veramente erano crocifissi.

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Arriva l’inverno, le temperature diminuiscono, il freddo comincia a farsi sentire. La bianca neve scende lentamente dal cielo e copre la terra, distrugge tutte le impurità, lo smog e l’inquinamento, rendendo così l’aria più pura e respirabile. Gli appassionati di sci raggiungono le alte vette della montagna e dopo lunghe attese, possono soddisfare le loro passioni.
Le sere e le notti sono lunghe, le famiglie si uniscono seduti vicino ad un caminetto acceso. Mentre la legna brucia lentamente un calore familiare si sprigiona dal quel focolare ed emana un’armonia speciale per combattere il freddo invernale.

Per ore, in silenzio, resto a fissare le fiammelle della legna che brucia nel camino. La mia mente torna indietro nel tempo e penso con nostalgia il periodo dell’infanzia trascorsa insieme a mia madre, mio padre, i miei fratelli e mia sorella. L’amore e l’armonia regnavano in quell’ambiente senza preoccupazioni. Vengono in mente i compagni di scuola, gli amici d’infanzia e la vita militare (in Marina). Si diventa adulti e si affronta la vita durante la quale nell’ambiente del lavoro si acquisisce una preparazione professionale ed una esperienza che ti dà la possibilità di poter apprezzare o disprezzare, secondo le diverse circostanze, il lavoro e le persone. L’invidia, la gelosia e l’arrivismo dei colleghi che, pur di fare carriera sono capaci di passare sul cadavere del proprio padre. Allora per affrontare queste avversità è necessario dimostrare quali sono le nostre capacità professionali, culturali ed umane. Purtroppo, come spesso accade nelle Amministrazioni statali, i dirigenti preposti a dare il loro giudizio non esprimono la giusta valutazione per cui vengono collocati ad incarichi di responsabilità persone incompetenti.

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Tradizioni, suoni, ricordi e aromi natalizi.

Il caratteristico suono delle zampogne fa da sottofondo ai ricordi di un Santo Natale che non c’è più . Solo la buona tavola sembra ricongiungerci alla nostra infanzia con pietanze e aromi che conservano quasi intatto il sapore di un tempo.

Durante il periodo imperiale la festa principale  era la nascita del Mitra (giorno della nascita del Dio sole indomito) che coincideva con il  solstizio d’inverno e veniva festeggiata il 25 di dicembre. I primi cristiani  dei secoli iniziali della Chiesa non festeggiavano  la natività (“luce del mondo” e “sole di giustizia“ come egli si definisce nel Vangelo di Giovanni). Soltanto a partire dal III – IV secolo d.c. i festeggiamenti per la nascita del Gesù si diffondono in tutte le chiese e prendono il posto dei festeggiamenti pagani.

Questa mia premessa ci porta  certamente molto lontano nel tempo,  ma  mi pare molto opportuna perché ci aiuta a capire da dove veniamo.
I miei ricordi mi rimandano a strade buie, con poche luci, con suoni di zampogne che allietano la novena natalizia.

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Riconoscimenti

Si ringrazia per il contributo ed il sostenimento di questo progetto il portale turistico Tropea & Capo Vaticano .biz ed il portale omonimo dei Campani nel Mondo.

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