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domenica, 05 luglio 2009 - By Calabresi .net

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Ringraziamenti

Si ringrazia per il contributo ed il sostenimento di questo progetto il portale turistico Tropea & Capo Vaticano .biz ed il portale omonimo dei Campani nel Mondo.

Politiche per gli Italiani nel Mondo

Per la rete consolare in Svizzera è tempo di ristrutturazione

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Approfondimenti
Segnalato da Giovanni Longu   
Mercoledì 01 Luglio 2009 08:07
Quando Enrico Letta (Pd) dava al suo ultimo libro il titolo «Costruire una cattedrale. Perché l’Italia deve tornare a pensare in grande», aveva sicuramente presenti anche tanti suoi compagni di partito bloccati da una pregiudiziale opposizione al governo e incapaci di guardare oltre. Non so se tra questi ci fosse anche l’on. Garavini (Pd), che a me sembra un classico esempio di chi, per partito preso, dice sistematicamente «no». Mi riferisco ad alcuni suoi interventi recenti (ripresi da alcune agenzie di stampa) a proposito del piano del governo per razionalizzare la rete consolare ed in particolare al suo ultimo intervento di Berna all’Intercomites Svizzera.

Che la Garavini si compiaccia di osservare la contrarietà dell’Intercomites al piano governativo di ridisegnare anche in Svizzera la rete consolare non è una notizia. Basterebbe chiedersi da chi è costituito questo organismo assolutamente sconosciuto alla collettività. Non è nemmeno una notizia che l’Intercomites esprima «una denuncia chiara della comunità italiana contro il piano di smantellare la rete consolare». In realtà è solo l’ennesima prova di arroganza e presunzione di alcuni personaggi di rappresentare e interpretare l’opinione dell’intera comunità italiana, un antico vizio, consolidatosi soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, per cui chiunque avesse una qualche funzione, in ambito associazionistico, si sentiva autorizzato a parlare in nome del popolo emigrato.
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L’UNITRE Svizzera esempio di innovazione e di riuscita

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Approfondimenti
Segnalato da Giovanni Longu   
Mercoledì 17 Giugno 2009 13:07
Per l’UNITRE Svizzera è tempo di bilanci. In tutte le sedi si è chiuso o sta per chiudersi l’anno accademico 2008/2009. E il bilancio è senz’altro positivo, sia per numero di corsi offerti che per partecipazione.
Quando venne avviata la prima struttura operativa dell’UNITRE Svizzera, nel 2005 a Lucerna, scrissi che questa istituzione doveva considerarsi «una pietra miliare nella storia della collettività italiana in Svizzera, che s’iscrive a buon diritto nell’albo d’oro delle più importanti realizzazioni socioculturali dell’immigrazione italiana in Svizzera».

A distanza di qualche anno confermo quel giudizio perché l’UNITRE si è affermata in tutta la Svizzera come una delle innovazioni culturali più importanti e dinamiche degli ultimi decenni. Il moltiplicarsi delle sedi, l’interesse suscitato in diverse parti della Svizzera e la riuscita dei corsi testimoniano che la formula adottata risponde bene agli interessi degli utenti.
Le attività dell’UNITRE si svolgono ormai in 9 località, tra sedi principali e sedi distaccate, che diventeranno 11 questo autunno. Il numero dei corsi offerti è impressionante: ben 168 nel 2008/2009, tenuti generalmente da professionisti qualificati. La progressione delle adesioni (organizzatori, insegnanti e allievi) non lascia dubbio sulla dinamica dell’istituzione: sono infatti passate da 230 (2005/2006) e 1230 (2008/2009) e se ne prevedono circa 1400 nel prossimo anno accademico.
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Quale futuro per il CGIE?

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Approfondimenti
Segnalato da Giovanni Longu   
Giovedì 21 Maggio 2009 08:48

Abbiamo letto nella stampa scritta e in Internet diversi resoconti dei lavori della recente assemblea plenaria del CGIE (Consiglio generale degli italiani all’estero). Ciascun lettore si sarà fatta la sua idea. Anch’io ne ho una.

Dai resoconti, l’aspetto più grave che emerge è il porsi del CGIE in rotta di collisione col governo e con la maggioranza parlamentare. Apparentemente questo atteggiamento sembra motivato dal taglio alle spese per gli italiani all’estero e agli organismi di rappresentanza. In realtà si tratta di una vera e propria opposizione politica (basterebbe vedere la composizione dell’attuale CGIE), che nulla ha a che fare con la natura stessa del Consiglio, che è appunto essenzialmente quella di consigliare, esprimere pareri («su richiesta del Governo e dei Presidenti dei due rami del Parlamento»), formulare proposte e raccomandazioni.

La sicurezza (o sicumera?) del CGIE nell’affrontare i problemi e nel confronto col Governo e col Parlamento gli proviene da una sopravvalutazione del suo ruolo, che fa dire al senatore del Pd Randazzo (che raccoglieva verosimilmente un’opinione molto diffusa all’interno dell’organismo in questione) che il CGIE è «un organo dello Stato e non un’associazione». Certo, il CGIE è istituito per legge; ma di qui a considerarlo «un organo dello Stato» ce ne corre.

 

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Quanta confusione nella politica verso gli stranieri!

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Approfondimenti
Segnalato da Giovanni Longu   
Giovedì 14 Maggio 2009 13:29
Il tema dell’immigrazione, in Italia, sta diventando una sorta di guerra di religione. In comune tutte le posizioni hanno la confusione delle parole o meglio dei significati attribuiti alle stesse.
Il termine emigrante - che dovrebbe fare accapponare la pelle perché nella storia d’Italia ha significato per oltre un secolo sradicamento, ingiustizie, sofferenze materiali e morali – dovrebbe essere trattato con cautela e con grande rispetto. Invece è bistrattato.

Nella discussione parlamentare di questi giorni sulla sicurezza, i fautori di una politica rigida hanno dato talvolta l’impressione di confondere i «migranti» con «clandestini», e questi con i «delinquenti» comuni. Di più, per certuni, il semplice avvistamento in acque internazionali di un barcone con molte persone a bordo equivale a una minaccia alla sovranità nazionale da respingere facendo intervenire la marina militare. Per poi vantarsi di averne respinti tanti, come se si trattasse di una vittoria contro pericolosi invasori! Ad accrescere la confusione è intervenuta anche la nozione di «reato di clandestinità» (mentre forse sarebbe bastata quella di «infrazione» amministrativa), inducendo facilmente l’opinione pubblica a criminalizzare chiunque tenti di entrare in Italia senza i documenti in regola al solo scopo di trovare un lavoro.
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Cause di morte degli italiani in Svizzera – un indicatore dell’integrazione?

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Approfondimenti
Segnalato da Giovanni Longu   
Giovedì 02 Aprile 2009 15:31

Recentemente l’Ufficio federale di statistica (UST) ha pubblicato la statistica delle cause di morte, una delle statistiche più antiche della Svizzera (esiste infatti dal 1876). Essa è un formidabile strumento conoscitivo non solo per seguire l’evoluzione delle cause di morte, ma anche per valutare lo stato attuale della salute della popolazione.

La speranza di vita aumenta per tutti

E’ interessante osservare che il numero complessivo dei decessi negli ultimi cento anni è rimasto, in cifre assolute, molto costante: 59.252 nel 1907 e 61.089 nel 2007. La costatazione è sorprendente perché nel 1907 la popolazione residente era di poco superiore ai 3,5 milioni, mentre nel 2007 era più che raddoppiata (7.593.500 abitanti). L’apparente incoerenza si spiega con l’aumento della speranza di vita e, conseguentemente, la diminuzione del tasso di mortalità (numero di morti sul totale della popolazione considerata).

La speranza di vita, che cento anni fa non arrivava a 50 anni per gli uomini ed era di poco superiore per le donne, è costantemente aumentata fino a raggiungere, nel 2007, 79,4 anni per gli uomini e 84,2 anni per le donne. Di conseguenza è costantemente diminuito il tasso di mortalità (numero di morti in rapporto alla popolazione totale).

All’inizio del secolo scorso più della metà dei decessi avveniva prima dei 50 anni, oggi l’83% dei decessi avviene dopo i 65 anni. Nel 2007, circa il 50% delle donne decedute avevano superato gli 85 anni. Persino tra gli uomini, meno longevi delle donne, oltre un quarto dei decessi è sopraggiunto dopo gli 85 anni.

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Diritto di voto all’estero

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Approfondimenti
Segnalato da Giovanni Longu   
Venerdì 27 Marzo 2009 12:15
Capisco l’indignazione del direttore del portale «Politicamente corretto», Salvatore Viglia, perché a una sua lettera aperta ai 18 eletti all’estero gli hanno tutti risposto picche. Ma perché stupirsi? In certo senso la mancata risposta o una risposta generica andava data per scontata, data la materia e dati gli interlocutori.

Con quella lettera era come se si volesse un atto di ammissione che la loro elezione era frutto di un errore se non addirittura di un inganno. E’ vero che in quella lettera senza risposta si chiedeva agli interpellati di farsi promotori di «una legge che consentisse agli italiani all’estero di poter votare per corrispondenza a tutti gli appuntamenti elettorali in Italia», ma implicitamente si chiedeva anche l’abolizione e quantomeno la revisione dell’attuale legge elettorale per gli italiani all’estero.

Per una strana distrazione o espressa volontà del legislatore (ma si tratta comunque di un travisamento delle iniziali richieste degli italiani all’estero che volevano semplicemente il diritto di voto per corrispondenza) l’attuale legge non consente infatti agli italiani all’estero di poter eleggere per corrispondenza o con voto elettronico candidati residenti in Italia nella propria (nel senso della residenza AIRE) circoscrizione nazionale, in alternativa ai candidati della Circoscrizione Estero.
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In Svizzera ancora lontana la parità donna-uomo

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Approfondimenti
Segnalato da Giovanni Longu   
Lunedì 09 Marzo 2009 09:47
Negli ultimi decenni, la donna ha fatto in Svizzera enormi progressi verso la piena parità con l’uomo in campo politico, formativo, professionale e salariale; ma l’uguaglianza è ancora lontana. Alcuni dati recenti dell’Ufficio federale di statistica (UST) lo confermano.

Arrivata tardi al diritto di voto rispetto alle donne degli altri Paesi vicini, la donna svizzera è oggi ben inserita nella politica locale e federale. Tre su sette consiglieri federali sono donne. Sfiora il 30% la presenza femminile nel Consiglio nazionale e il 22% nel Consiglio degli Stati; nei parlamenti cantonali supera il 26%, mentre negli esecutivi cantonali si ferma al 20,5%. Nel confronto internazionale, la quota di donne nel parlamento federale è di poco inferiore a quella della Germania, ma di gran lunga superiore a quella ad es. di Italia e Francia.

In campo formativo si osserva la maggiore discrepanza tra uomo e donna. Le donne sono infatti la grande maggioranza (63,5%) di quanti concludono la loro formazione con la scuola dell’obbligo e sono in minoranza (40,4%) tra coloro che acquisiscono un titolo universitario. Nella formazione di terzo grado (universitaria) le donne presentano un alto grado di interruzione degli studi: sono infatti più numerose degli uomini tra i nuovi iscritti agli istituti universitari (ad eccezione degli indirizzi tecnico-scientifici, dove le donne sono particolarmente sottorappresentate), ma sono relativamente poche quelle che raggiungono il traguardo. Occorre dire, tuttavia, che la quota di diplomi universitari conseguiti dalle donne è in costante aumento, riducendo sempre più lo scarto che le separa dagli uomini.
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Di quale rappresentanza hanno bisogno gli italiani dell’estero?

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Segnalato da Giovanni Longu   
Venerdì 30 Gennaio 2009 09:12
Da sempre gli italiani dell’estero hanno coltivato forme associative di vario tipo e hanno cercato di coordinare le loro forze per dare maggiore incisività alle loro azioni. Nelle varie epoche sono sorti così tra associazioni simili organismi di rappresentanza a vari livelli.
In Svizzera, giusto per limitare il campo a una realtà conosciuta dai lettori, il tentativo maggiormente riuscito fu la creazione del Comitato Nazionale d’Intesa (CNI) all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso.

Fu un tentativo importante perché riuscì a rappresentare unitariamente tutte le principali forme associative. Si riteneva che una forza unitaria fosse in grado d’interloquire meglio e più efficacemente con le autorità italiane. Per oltre un decennio, il CNI ha svolto positivamente la sua funzione, riuscendo a superare le divisioni ideologiche delle varie componenti e proponendosi come valido interlocutore della rappresentanza diplomatica italiana in Svizzera. Uno dei successi principali del CNI è stato di aver contribuito a diffondere lo spirito d’intesa fra tutte le associazioni a livello cantonale e locale.

Dalla fine degli anni Ottanta hanno preso il sopravvento altre forme di aggregazione disciplinate con leggi dello Stato, in particolare i Comites (Comitati degli Italiani all’Estero) e il CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero). Con l’istituzione ufficiale di questi organismi di rappresentanza si voleva garantirne la rappresentatività (attraverso elezioni) e l’efficacia (precisando obiettivi e mezzi). Oggi risultano discutibili sia l’una che l’altra, mentre è incontestabile che a livello generale sia andato perso quello spirito d’intesa che animava l’associazionismo degli anni Settanta e buona parte degli anni Ottanta.
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Gli italiani dell’estero e il futuro dell’Italia

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Segnalato da Giovanni Longu   
Venerdì 16 Gennaio 2009 15:14
Sulla Prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo, tenutasi a Roma dal 10 al 12.12.2008, è calato il silenzio. Nessuno ne parla più. Se vi faccio riferimento è perché uno dei temi trattati mi pare degno di essere ancora dibattuto: quello dell’identità dei giovani e in generale degli «italiani all’estero» (ma forse sarebbe più appropriata l’espressione «italiani dell’estero»).

L’«identità nazionale» figurava tra i cinque temi principali della Conferenza e giustamente, in apertura dei lavori, il Ministro degli esteri Frattini aveva sottolineato che questa «è la questione centrale che alimenta anche tutte le altre: cosa vuol dire sentirsi italiani oggi, per voi che vivete fuori dell’Italia». Lo stesso Frattini aveva suggerito una risposta dicendo che «voi dovete sentire l’orgoglio di appartenere ad un’Italia che è cambiata. Che vi dovete ormai sentire parte di un sistema allargato e coordinato. Che noi guardiamo a voi come ad un patrimonio italiano che aiuta l’immagine italiana a crescere». Ma l’identità non può consiste in un «dover sentire».

Il tema è stato sicuramente dibattuto, tanto è vero che la Conferenza ha approvato un documento finale intitolato «Identità italiana e multiculturalismo», ma anche leggendo attentamente questo testo, non emerge in modo chiaro come realmente questi giovani italiani all’estero o, meglio, dell’estero, sentano e vivano la loro «identità italiana».
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Affidamento missione archeologica italiana di Kyme (Turchia)

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Segnalato da Roart   
Giovedì 15 Gennaio 2009 10:38
Rende – Martedì 20 gennaio nell’aula Magna dell’Università della Calabria la giornata di studio in cui sarà presentata la missione che con lettera prot. 89597 del 20.05.2008 del Ministero della Cultura e del Turismo, ha affidato la direzione scientifica della missione archeologica italiana di Kyme (Turchia) al professore Antonio La Marca del dipartimento di archeologia e storia delle arti, e di conseguenza all’Università della Calabria. Si tratta senza dubbio di uno degli scavi tra i più avvincenti in tutto il bacino del Mediterraneo, si sta portando alla luce i resti dell’antica città di Kyme eolica, sulla costa occidentale dell'Asia Minore (attuale Turchia), nel golfo di Çandarli.

Solo con l’ausilio da parte del nostro Ateneo - afferma La Marca - si possono creare le condizioni ottimali per far diventare Kyme un punto di riferimento per i nostri studenti di archeologia. Giovanni La Torre, rettore dell’Unical aprirà il convegno con i saluti istituzionali, a seguire Orhan Düzgün (direttore generale degli scavi della Turchia), Haluk Tunçsu (vice Governatore della provincia di Izmir), Raffaele Perrelli (preside della Facoltà di Lettere e Filosofia - Unical), Giuseppe Roma (direttore del Dipartimento di archeologia e storia delle arti), Gino Crisci (preside della Facoltà di Scienze Naturali - Unical),
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140 anni di immigrazione in Svizzera

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Segnalato da Giovanni Longu   
Venerdì 12 Dicembre 2008 15:19
Il 2008 ha offerto l’occasione per ricordare non pochi anniversari importanti in riferimento alla storia dell’immigrazione italiana in Svizzera: il centenario della disgrazia del Lötschberg, i sessant’anni dell’Accordo di emigrazione del 1948, il 43° anniversario della tragedia di Mattmark, i 140 anni del «Trattato di domicilio e consolare tra la Svizzera e l’Italia» del 1868.

Quest’ultima ricorrenza, a parte un articolo apparso ai primi di agosto, non ha suscitato alcun interesse né nelle istituzioni né nelle organizzazioni di rappresentanza. Eppure il «Trattato di domicilio e consolare tra la Svizzera e l’Italia», firmato a Berna il 22 luglio 1868 e tuttora in vigore a distanza di 140 anni, anche se ormai desueto, ha avuto un’importanza fondamentale per l’immigrazione italiana in Svizzera e per le relazioni italo-svizzere fino ad oggi.

Dispiace pertanto che si sia persa questa occasione e non sia stata organizzata da parte delle istituzioni e delle grandi organizzazioni dell’immigrazione italiana in Svizzera alcuna rievocazione, né un incontro, una conferenza stampa o anche solo un comunicato. I politici, si sa, sono in ben altre faccende affaccendati e i vari CGIE e Comites hanno altro a cui pensare.
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