Messaggi recenti: paolo

DALLA CALABRIA ALL’AMERICA

L'anno scorso è nata La Guarimba, un gruppo di ventenni che ha riparato e riaperto un vecchio cinema abbandonato ad Amantea, un paesino della Calabria. Il tutto per organizzare la prima edizione di un festival di cortometraggi. Sotto lo slogan "Il cinema alla gente e la gente al cinema" hanno portato in quella comunità persone…
Per saperne di più

Quando Goethe in visita alla Capitale Partenopea osannava il riciclaggio dei rifiuti.

  • goethe-400×215
  • 400px-Napoli_-_Lapide_a_Goethe_su_Palazzo_Filangieri,_dove_egli_dimorò

Goethe dopo avere viaggiato in lungo e in largo per l’Italia, nel 1787 ritorna a Napoli per una seconda visita.  Spirito grandissimo e superiore, aguzza la vista e con animo indagatore si mischia tra il popolo partenopeo.

La Napoli della fine del 1700, quella che ci racconterà il Goethe conta cinquecentomila abitanti e agli occhi di Goethe Napoli appare una delle città più pulite d’Italia, più di Venezia, Roma e Palermo la cui sporcizia, abbandonata lungo le strade, non sfugge agli occhi del poeta.

Il consumo di verdura degli odierni napoletani è ancora oggi alto, e alta è la loro produzione procapite di umido ( torsoli e foglie di cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli dell’insalata, dell’aglio…) e la campagna che circonda Napoli, nonostante discariche abusive e non, stoccaggi di ecoballe, cementificazione legale e abusiva è ancora un immenso orto.

La Napoli che Goethe ha conosciuto ricicla tutto fino all’inverosimile e questa capacità di riciclare, che i tragici roghi di rifiuti dei giorni nostri ci dicono forse irrimediabilmente perduta, si traduce in una vera ricchezza collettiva.Non posso omettere in questo discorso quel che il Goethe disse di una delle menti più illuminate il Filangeri :”Debbo darvi qualche breve ragguaglio di carattere generale circa un uomo egregio che ho conosciuto in questi giorni: il cavalier Filangieri, noto per il suo libro sulle legislazioni. Egli fa parte di quei giovani degni di stima che hanno di mira la felicità degli uomini, non disgiunta da un’onorevole libertà.

Dal suo contegno traspare il decoro del soldato, del cavaliere e dell’uomo di mondo, temperato però dall’espressione d’un delicato senso morale diffuso in tutto il suo essere e che emana bellamente dalla parola e dal gesto. È profondamente rispettoso del suo re e del reame, benché non approvi tutto ciò che vi accade; condivide però i timori riguardanti Giuseppe II.

L’immagine d’un despota, pur se aleggi soltanto nell’aria, impaurisce gli uomini dabbene. Mi parlò con grande schiettezza dei motivi per i quali si ha ragione di temerlo a Napoli. Discorre volentieri di Montesquieu, di Beccaria e anche delle proprie opere, sempre nel medesimo spirito di buona volontà e con vivo slancio giovanile per il ben fare. Non credo abbia ancora toccato la quarantina.

Descrive inoltre facchini, marinai, pescatori, bambini e “spazzini” nel loro modo di lavorare, così diverso dal lavoro dei tedeschi ma non per questo meno produttivo e laborioso.

Chiosa così il nostro viaggiatore sui napoletani: “Un uomo povero, che a noi sembra un miserabile, può in questi paesi non solo soddisfare i suoi bisogni più urgenti e più necessari, ma anche godersi beatamente la vita; un così detto lazzarone napoletano potrebbe infischiarsi del posto di viceré in Norvegia e rifiutare l’onore che gli farebbe l’imperatrice di Russia nominandolo governatore in Siberia […] “.

Tuttavia la cosa che balza di più agli occhi del lettore è la descrizione chiara ed intelligente del territorio di Napoli:”Qui, un uomo con l’abito a brandelli non è ancora un uomo nudo; colui che non ha una casa sua né una casa a pigione, ma che l’estate passa le notti sotto qualche grondaia o sulla soglia dei palazzi e delle chiese o nei portici pubblici, o che, se il tempo è cattivo, trova da coricarsi in qualche luogo pagando qualche spicciolo, non si può dire per questo un reietto o un miserabile. Se si considera quale enorme quantità di alimenti offre questo mare pescoso, dei cui prodotti la gente deve nutrirsi per obbligo ecclesiastico due o tre giorni alla settimana; la gran varietà di frutta e di verdura che si trova in sovrabbondanza tutto l’anno; come una provincia intorno a Napoli ha meritato il suo nome di Terra di Lavoro (che si deve intendere: “terra fatta per essere coltivata” non “terra di lavoro, o di fatica”) e come tutta la regione porta da secoli il titolo onorifico di Campania felice, si comprenderà bene quanto la vita in questi paesi sia felice.

Andando avanti in quello che è il suo lavoro di indagatore, Goethe osserva quanto a Napoli i rifiuti sono utili e sono da considerarsi una ricchezza  Lo avevano capito i Napoletani di allora e lo aveva capito persino lo scrittore tedesco Goethe, grande amante dell’Italia e della Sicilia, che così scriveva a Napoli il 27 Maggio 1787: Moltissimi sono coloro – parte di mezza età, parte ancora ragazzi e per lo più vestiti poveramente – che trovano lavoro trasportando le immondizie fuori città a dorso d’animo.

Tutta la campagna che circonda Napoli è un solo giardino d’ortaggi, ed è un godimento vedere le quantità incredibili di legumi che affluiscono nei giorni di mercato, e come gli uomini si dian da fare a riportare subito nei campi l’eccedenza respinta dai cuochi, accelerando in tal modo il circolo produttivo.

Lo spettacoloso consumo di verdura fa si che gran parte dei rifiuti cittadini consista di torsoli e foglie di cavolfiori, broccoli, carciofi, verze, insalate e aglio, e sono rifiuti straordinariamente ricercati.

I due grossi canestri flessibili che gli asini portano appesi al dorso vengono non solo inzeppati fino all’orlo, ma su ciascuno d’essi viene eretto con perizia un cumulo imponente.

Nessun orto può fare a meno dell’asino. Per tutto il giorno un servo, un garzone, a volte il padrone stesso vanno e vengono senza tregua dalla città, che ad ogni ora costituisce una miniera preziosa.

E con quanta cura raccattano lo sterco di cavalli e di muli! A malincuore abbandonano le strade quando si fa buio, e i ricchi che a mezzanotte escono dall’Opera certo non pensano che già prima dello spuntar dell’alba qualcuno si metterà a inseguire diligentemente le tracce dei loro cavalli.

A quanto m’hanno assicurato, se due o tre di questi uomini, di comune accordo, comprano un asino e affittano da un medio possidente un palmo di terra in cui piantar cavoli, in breve tempo, lavorando sodo in questo clima propizio dove la vegetazione cresce inarrestabile, riescono a sviluppare considerevolmente la loro attività.

È quasi imbarazzante oggi parlare di Goethe e del suo libro “Viaggio in Italia”, da cui è tratto questo brano. Oggi che Napoli e la Campania tutta, devono vedersela con l’emergenza rifiuti, e con una situazione umiliante che porta gli abitanti di un intero paese (Terzigno) a protestare e lottare per salvaguardare la zona dall’ombra incombente della discarica.

Purtroppo non tutti i giorni nasce un uomo come Wolfgang Goethe, uno spirito così eccelso e luminoso, così libero e intelligente e soprattutto così profondo da vedere cose al di là delle apparenze, ma sono convinto che ognuno di noi possa apprendere e imparare qualcosa da queste intelligenti e profonde parole.

Il passato come sempre insegna, ma nessuno è disposto a imparare

Maria Lombardo
Consigliere Commissione Cultura Cds
Centro Studi e Ricerche
Comitati Due Sicilie.

Taverna Cz: Mattia Preti e il Museo Civico di Taverna.

Per concludere nel migliore dei modi i festeggiamenti in onore del quarto centenario della nascita del famosissimo pittore di Taverna, conosciuto come "Il Cavaliere Calabrese" , proporrò al gentile viaggiatore calabrese uno scorcio della sua vita e la Pinacoteca a Taverna a lui dedicata. Quello dedicato a Mattia Preti è stato un evento senza precedenti…
Per saperne di più

ANGELINA ROMANO FU DAVVERO MARTIRE DELLA LEGGE PICA?

Oggi si narrerà una storia triste, drammatica, una storia che se per un verso è assimilabile a tantissime altre, per un altro contiene qualcosa di talmente scomodo, da essere stata volutamente tenuta nascosta e sottaciuta. Si narrerà di ciò che successe in un paese siciliano, Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, ad una bambina…
Per saperne di più

LE CONFRATERNITE DEL VIBONESE:BREVE RICERCA.

  • statuto

Alta impresa, dove vai ,oh
Madre Maria ed il perdono, mio Dio”
salmodiante di Nicotera

 Gli ambienti privilegiati per questa mia ricerca sono stati, ovviamente, gli archivi storici delle diocesi. Sebbene ho attinto in  prima persona sui documenti relativi alle varie visite pastorali e sulle Relationi ad limina Apostolorum( su gentile concessione di esimi colleghi storici che ringrazio vivamente per la fiducia datami malgrado la mia giovane età).

Facendo fioccare con maestria documenti interessanti seguendo altre piste, tuttavia, sotto l’aspetto bibliografico risulta essere limitato e frammentario essendo la quantità e la qualità dei documenti carente a conti fatti il lavoro finito risulta essere di   una fatica notevole, poche perciò  le carte scampate alla trafugazione di amatori senza scrupoli .

Lo studio della vita confraternale si deve condurre su documenti, e questi sono molti e di laboriosa consultazione.

Non bisogna fermarsi ai soli pochi fascicoli nelle diocesi o ai documenti della confraternita di provenienza a tal punto che per comprenderne la situazione ho voluto dare uno sguardo seppur veloce ai registri parrocchiali, il mio riferimento è ovvio al Liber Mortorum dove sono indicati i luoghi di sepoltura degli antenati. Si viene così ad apprendere che un tale o una tale erano sepolti in una certa chiesa nella tomba dei confratelli o delle consorelle.

Sempre dal registro dei morti per usare l’esempio di Tripodi sempre nell’atto di un convegno tenutosi a Nicotera nel 1995 cita :” (…) nella chiesa della confraternita dell’Immacolata di Dasà il primo confratello fu sepolto l’11 febbraio 1729”, il libro cita in oratorio novo sinonimo che l’apertura del culto sia intorno a quella data.

La storia delle confraternite non è stata ancora scritta del tutto, e difficilmente potrà essere scritta in futuro.

Non si può fare storia improvvisando testi nei quali sono trascritti solo regi assensi o lettere di parroci :” l’esercizio di copiatura è il modo più facile per aumentare le pagine di un libro”.

Per conoscere le confraternite scrive Antonio Tripodi negli atti del medesimo  convegno tenutosi a Castello Ruffo a Nicotera afferma ancora :” bisogna avvicinarsi a quel mondo, vivere quelle esperienze, partecipare alle riunioni e manifestazioni “.

Scrivere perciò del movimento confraternale, in questo mondo che potrebbe essere dissacrante ma non riesce a dissacrarsi, potrebbe essere anacronistico. Siamo in realtà fuori del tempo, ma del tempo delle grandi processioni di salmodianti che attraversavano incappucciati le vie della città e dei paesi, negli spostamenti per compiere le pratiche di pietà nelle diverse chiese o nell’accompagnare all’ultima dimora i confratelli defunti.

Le attuali confraternite possono collegarsi a quelle medioevali per il fervore mistico e per lo slancio caritativo, a tal proposito interviene M. Mariotti nella sua opera Ricerca sulle confraternite laicali del Mezzogiorno in età moderna – Rapporto della Calabria che a pag.155 annota:” (…) secondo gli indirizzi del Concilio di Trento, con l’elevazione della spiritualità degli iscritti che venivano istruiti nella fede cristiana”.

Tuttavia è proprio durante il Concilio di Trento che ai vescovi viene obbligata la visita alle confraternite, effettivamente anche Angelozzi nella sua opera Le Confraternite laicali.

Un’ esperienza tra medioevo ed età moderna  a pag 42-43 cronicizza:” il 17 settembre 1562 ,i padri conciliari a Trento resero obbligatorie ai vescovi le visite alle confraternite ed i luoghi pii”.

Sebbene sotto Pio V, viene emanata la EX DEBITO il 6 ottobre del 1571, lo stesso papa impose che in tutte le diocesi fosse eretta la confraternita della Dottrina Cristiana :” che arricchì di privilegi spirituali” afferma ancora Angelozzi nella medesima opera.

Per quanto riguarda la diocesi di Mileto, si deve al teatino Marcantonio Tufo che nel 1585 al 1606 resse l’antica diocesi, diede l’avvio di  erigere nuove confraternite con l’emanazione di 48 regole.

Dai dati d’archivio noto con maggiore frequenza quanto  le confraternite, sorgevano maggiormente nei “casali”(piccoli agglomerati di fuochi) le stesse che nelle regole e negli statuti riflettevano le condizioni storico esistenziali dell’epoca della loro erezione.

Sebbene nel Vibonese ogni municipio più o meno grande possedeva un gran numero di confraternite, fu nel’500 che qui si diffusero le confraternite del S.S. Sacramento al quale si dedicavano maggiori favori spirituali.

Tuttavia fu sempre con questo titolo che nel 1539 vennero nominate quelle di Monteleone e Dasà, a conti fatti sempre attraverso i dati d’archivio si registrò una fioritura durante il periodo della Controriforma. Sono gli anni dove sorgono le confraternite di dedicazione mariana, il Vibonese pullula, sotto il titolo del Rosario e del Salterio.

Non di meno secondo i dati storici erano quelle di Gesù e dell’Immacolata diffusissime in tutto l’hinterland. Le confraternite dell’Addolorata o della Pietà erano di iniziativa dei predicatori ed infine alla Madonna del Portosalvo, tipica dei centri rivieraschi. Aggiunge il Russo nel suo Regesto Vaticano per la Calabria, ossia una sorta di Registro annota questo :” titolo abbastanza diffuso era quello delle Anime del Purgatorio”probabilmente a carattere caritativo.

Nel territorio di Tropea si univa quello di San Michele,mentre a Mileto quello della Madonna delle Grazie o ancora a Nicotera vi erano i “ Rosarioti” dedicata alla Madonna del Rosario.

Sono anni in cui si fondavano le confraternite di mestiere sono sempre gli archivi a dare alla luce le fonti in merito a Soriano vi è appositamente una cartella che porta nome confraternite :” San Giuseppe per i falegnami, San Crispino per i calzolai, della Maddalena per gli ortolani “sono quelle più diffuse.

Tuttavia a Monsleonis (odierna Vibo) esistevano i cordari che trovavano collocazione alla Santissima Trinità. In questi ambienti venivano eletti i consoli dell’arte, che avevano il compito aggiunge Tripodi in molti suoi scritti apparsi su riviste rinomate quanto detto:” in tale veste esaminavano i nuovi artigiani che volevano aprire bottega in proprio”.

Sebbene è sempre dall’autorevole penna di Tripodi che appuriamo in un suo scritto di chiara fama , le chiese di Monteleone alla fine del XVI secolo in Calabria Letteraria di due bocciature:”  avvenute a Monteleone nel 1676, Antonio De Vita era stato reprobato et dichiarato inhabile, et inapto ad essere mastro (…) calzolaio” casi del genere risultano però di sporadica situazione.

Le confraternite dalla notte dei tempi, furono impegnatissime in dispute, per la supremazia, sia a livello territoriale che a livello di comune ricordiamo che la sola cittadina di Nicotera sul versante tirrenico possedeva fino a 18 confraternite, tutte volevano primeggiare per i riti della Pasqua, dallo stesso archivio storico di Nicotera evinco che non vi sono documenti che citano la pratica dell’Affruntata”nel centro.

Esistevano ancora le convenzioni tra le varie “sette” si possono citare, quella di Serra San Bruno nel 1793 e quella di Tropea solo qualche anno più tardi,nate con il  solo  scopo di evitare scandali, nota espressa dallo stesso Tripodi in La convenzione del 1793 tra le confraternite serresi in l’Altra Provincia.

Fin da sempre i luoghi pii, amministravano legati che copiosi venivano a loro affidati, tanto è vero che nel 1709 anno funesto per la Calabria Ultra, in occasione di una carestia la confraternita di Gesù e Maria del Rosario di Soriano intervenne con sussidi ai poveri fonte d’archivio storico.

Diciamo a gran voce come moltissime confraternite si dedicavano alla raccolta di somme per riscattare i cristiani caduti in mano turchesche. Si hanno così notizie sicure e certe di dati trovati in alcuni registri di contabilità tra cui spicca: Francica con l’Annunziata, Nao col S.S. Sacramento e Santa Caterina.

Fioccano ancora le confraternite che dotavano le giovani bisognose, la maggiore   sorgeva a Parghelia.

Per l’ennesima volta viene fuori un quadro del tutto diverso rispetto a quello dipinto e raccontato dai tradizionali manuali di storia sulla condizione di una Calabria arretrata, gli archivi parlano chiaro.

Tuttavia nella loro plurisecolare storia, la storia delle medesime dovette affrontare dure prove in ispecie quelle del versante vibonese interessate a conti fatti, alla cupidigia del potere civile e dalle calamità naturale contro clima e natura si è sempre potuto fare poco.

Nel 1783 la tragedia del terremoto induce il marchese Tanucci, primo ministro al governo napoletano a fondare la Cassa Sacra, non senza aver prima proclamato che le somme raccolte sarebbero state spese in sollievo di quanti ne avessero avuto bisogno.

Tutti gli enti sospesi ed inseguito soppressi nel 1784, furono spoliati persino delle suppellettili e dei libri amministrativi dei quali pochi si salvarono dall’umidità e dagli insetti. Ed è proprio a seguito del terribile flagello del ’73, che per le già immiserite confraternite si escogitò un onere speciale ed aggiungerei io secondo giusta causa, cita l’atto del convegno tenutosi a Nicotera nel ’95 sempre dalla voce del Tripodi:” quelle che se non volevano essere sciolte  si sarebbero dovute impegnare per il mantenimento di un maestro di scuola  per i trovatelli del paese” colpo di scena magistrale del Governo di Napoli.

Tuttavia le tradizioni delle stesse furono svariate, anche nel folklore che le animava. Tra le molteplici attività si creavano fantasiosi presepi addirittura riproponendo rioni cittadini è opportuno qui citare la Chiesa di Monterosso e quella  e di Tropea. A conti fatti però le attività delle tradizioni si racchiudono nelle pratiche della Settimana Santa molte le zone che praticano il rito dell’Affruntata, cioè con lo scopo di risollevare gli animi dei fedeli dopo la penitenza quaresimale cita l’antropologo di chiara fama il chiarissimo professor Vito Teti, per quel che riguarda San Nicola da Crissa.

Altra pratica di San Nicola da Crissa tanto per andare a ritroso nei giorni prima della Pasqua è quella del Sabato Santo durante il canto del Miserere i confratelli ripetono antiche pratiche penitenziali compiute dai loro antenati. Tuttavia è  il venerdì santo il giorno più suggestivo a Serra San Bruno si allestisce “la naca”addobbata con merletti e trame antiche.

Nei giorni del giovedì santo quando si celebra la cena sono i confratelli a impersonificare i 12 apostoli per la lavanda e la distribuzione del pane. Di rinomata situazione risulta essere la Confraternita del S.S. Crocifisso qui interviene un ‘atto di un convegno tenutosi e voluto da Teti a San Nicola da Crissa in cui viene istituita una messa settimanale dal 1734 e recitata anche fino ai giorni nostri.

L’impegno delle confraternite è evidente nelle decorazioni e nella manutenzione delle loro chiese. Si possono ammirare artistici stalli, sui quali sedevano e siedono i confratelli  (rimangono quelli di Serra, di Pizzo e di Vibo).

Le statue lignee o di cartapesta rimangono a testimonianza dei vari culti localmente venerati e di cui le confraternite ormai rimaste poche sono le detentrici di sapere e attività tramandate nei secoli.

Maria Lombardo
Consigliere Commissione Cultura C.D.S.
Centro Studi e Ricerche
Comitati Due Sicilie

La produzione di energia da fonti rinnovabili alternative al fotovoltaico: focus sulle biomasse

La crescente preoccupazione per i cambiamenti climatici, l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili e la continua riduzione dei prezzi delle tecnologie per la produzione di energia porteranno nel brevissimo termine ad una maggiore convenienza economica degli investimenti in impianti di produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili alternative al fotovoltaico. Oggi è possibile…
Per saperne di più

INNOVARE È SOLLECITARE IL PENSIERO LATERALE

Alla Camera di commercio di Reggio Calabria, un seminario per il Club delle imprese innovative Reggio Calabria, 3 dicembre 2013. Domani, mercoledì 4 dicembre alle 11.30, presso la Camera di commercio di Reggio Calabria, si terrà il seminario “Vendere l’innovazione: strategie di marketing per le imprese innovative”, un incontro pensato per tutti gli imprenditori che sono consapevoli…
Per saperne di più

Disoccupazione giovanile

Lucio Dattola: “è terribile dirlo, ma stiamo perdendo un’intera generazione” “E’ veramente drammatico il dato della disoccupazione giovanile. Più di un giovane su due nella nostra città e in tutto il territorio reggino non riesce a inserirsi nel mondo del lavoro. L’inaccettabile livello della disoccupazione reggina non è solo un danno all’economia del territorio, ma…
Per saperne di più

Recenti commenti paolo