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MADE’ A SERRASTRETTA

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Uno Slalom d’arte e d’amicizia.

Dalida anche se sei in cielo e brilli assieme alle più belle stelle,  io ti amo”, firmato Pippo Made’.

È questa la dedica lasciata dal grande Maestro Lo Cicero in arte Pippo Madè presso il registro delle presenze ospiti  in Casa Museo Dalida di Serrastretta e questo dichiarato  amore è uno e non l’unico filo conduttore della dodicesima edizione dello Slalom automobilistico  del Monte Condrò a Serrastretta.

La serata di presentazione a cura della socia Maria Antonietta Mascaro che brillantemente ha dialogato in primo luogo con Pippo Madè ma anche con il sindaco di Serrastretta Felice Maria Molinaro, il Presidente Dell’Associazione Dalidà Francesco Fazio, il  segretario della scuderia e pilota Andrea Armanno, con il pilota e figlio di Madè, Rosario Lo Cicero e con il presidente dell’Aci di Catanzaro Eugenio Ripepe.

Numerosi i presenti  in sala  tra cui una nutrita  presenza di amici di Palermo in rappresentanza della gemellata  Scuderia Armanno Corse.

Le sedie di Serrastretta  a opera dell’azienda di Pino Paletta erano tutte occupate dagli ospiti, solo una era vuota, ma la solerte presentatrice ha fatto notare la non casualità della cosa.

Maria Antonietta ha detto come la sedia vuota, vuota non è, è semplicemente riservata a Dalida che a Serrastretta , luogo delle sue radici,  troverà sempre un posto a Lei riservato.

In questo senario nel salone della ex Scuola Elementare Serrastretta  accoglie con una cerimonia carica d’emozione i suoi ospiti e in primo luogo il Maestro Pippo Madè, che nell’occasione ha donato all’Associazione Culturale Dalidà la sua opera intitolata MADÈ A SERRASTRETTA.

La presentazione dell’opera pittorica ha dato il via alla 12° edizione dello Slalom Monte Condrò che grazie a Madè ha avuto un carattere decisamente diverso, molto più ricco . Infatti  l’Associazione Dalidà, organizzatrice dello slalom, con la collaborazione del Maestro , della Scuderia Armanno Corse, dell’Aci di Catanzaro,  si pregia di affermare:“Noi dello slalom ne facciamo un’opera d’arte”.

La serata inizia con i saluti e il benvenuto agli ospiti della città di Palermo da parte del primo cittadino serrastrettese  Molinaro  che ringrazia il Maestro e l’Associazione perché, dice:” un evento di questa portata non arricchisce solo il Museo Dalidà destinatario dell’opera  ma l’intera comunità di Serrastretta”.

La parola poi passa a Francesco Fazio presidente dell’Associazione Dalidà che ha sottolineato il grande impegno e la passione che l’Associazione e i suoi componenti hanno nel creare e nel realizzare i vari eventi nonostante le molte  difficoltà che si vivono in questo particolare periodo socio-economico.

Rosario Lo Cicero, figlio del maestro ricorda come sono cominciati i rapporti con l’Associazione Dalidà e il tutto inizia con la passione da parte di entrambi per l’indimenticata e grande artista Iolanda Cristina Gigliotti, in arte Dalidà. Questa passione porta a curiosare, dice Rosario Lo Cicero, su un sito che poi si scoprirà essere quello dell’Associazione Dalidà. Si consolida l’amicizia   con Angelo Angotti, uno dei più attivi soci dell’Associazione. È nel 2010 Rosario che corre per la prima volta nel borgo presilano con un’immagine di Dalidà sulla sua auto e sempre in quell’occasione recapita all’Associazione Dalidà un ritratto della cantate realizzata dal Maestro, ritratto custodito gelosamente all’interno del Museo Dalidà.

Andrea Armanno segretario dell’Armanno Corse  sottolinea come   il buon uso dei social network sia positivo prova ne è  il risultato di un’amicizia che ha portato al  gemellaggio  tra l’Armanno Corse e l’Associazione Dalidà che oltre a la cosa sportiva,  soprattutto la nascita di una bellissima e profonda  amicizia. Armanno, inoltre esprime la sua profonda emozione e gratitudine al maestro Madè che lo ha ritratto come uno dei protagonisti della sua tela. Infatti Andrea è impresso sull’opera all’interno della 126 blu, la sua auto da corsa.

 

Se dalla visita in dicembre a Palermo  l’Associazione Dalidà  porta a casa la promessa (oggi concretizzata) di  avere in donazione un’importante opera per il Paese di Serrastretta. Oggi  il maestro Madè visibilmente commosso  alla cerimonia  dichiara di voler donare  gratuitamente a Serrastretta nella persona giuridica dell’Associazione Dalidà o del Comune di Serrastretta diverse sue  opere originali così da costituire una maglia della rete internazionale già esistente e alla quale si unirà Serrastretta dove poter ammirare i dipinti di Madè come di altri artisti che vorranno aderire al progetto.

A oggi alcune tappe di questo straordinario itinerario d’arte sono: Palermo, Ravenna, Assisi.

Pronta la risposta positiva del presidente Fazio e soprattutto del sindaco Molinaro che ha dato la disponibilità dei locali a breve pronti.

Il maestro nell’andar via ha ribadito la proposta  e la disponibilità immediata alla donazione delle opere con tanto di atto pubblico.

 

Ma prima di scoprire l’opera  “Madè a Serrastretta” il Maestro ha sottolineato quelle che sono le sue passioni: l’arte soprattutto, i motori, Dalida .

Manifesta  sua profonda fede, la dedizione per la Madonna e per il San Francesco D’Assisi.

È in attesa di essere convocato per offrire la sua ultima opera, “La Divina Commedia”, al Pontefice  e al Presidente della Repubblica.

Tolto il drappo rosso insieme al sindaco Molinaro e al presidente Aci Ripepe che ricopre la tela con dedica all’associazione Dalidà. Il maestro  descrive il quadro dove la figura di Dalida domina con sullo sfondo un cielo stellato con la costellazione della nascita dell’artista rappresentata. Ai suoi piedi un bosco dal quale si sollevano delle sedia volanti verso un artigiano che lavora al suo tradizionale banco da sediario e un’auto da corsa con numero 45 e con scritto Armanno Corse che percorre una strada che porterà a raggiungere traguardi sempre più importanti.

Il maestro ha voluto rappresentare  la faggeta di Serrastretta fonte in passato del legno per la costruzione sedia tipica serrastrettese.  L’artigiano rappresentato è stato ripreso da foto inviate al maestro che individuano  in Mastru Ciccio Mancuso  uno degli ultimi custodi della tradizionale arte dei sediari.

Matteo Mancuso  figlio dell’artigiano  momentaneamente infortunato  è intervenuto alla cerimonia per ringraziare il maestro della grande considerazione ricevuta.

Scoperta l’opera e fatte le foto di rito l’opera di Madè insieme a quella donata della giovanissima serrastrettese Giulia Caruso, che ha disegnato Dalida con un tratto di matita giudicato eccellente dallo stesso maestro Lo Cicero,  si è provveduto a trasferirle nella Casa Museo Dalida dove verranno custodite.

Profonda l’emozione del maestro nel visitare per la prima volta quella che sarà la sede della sua opera  che andrà ad aggiungersi alla sua precedente ed alle altre di autori diversi, già custodite nella Casa Museo.

Per l’occasione la casa si è mostrata anche ospitale avendo approntato un buffet con degustazione  di prodotti locali  a cura dei soci capitanati dal professor  Francesco Angotti  esperto professionista del settore.

Primato calabrese al Vittoriano: in mostra i crest di Antonio Zingali

  • Zingali illustra i suoi crest
  • Locandina Mostra Crest Zingali Vittoriano FORMATO A3

Non era mai accaduto prima d’ora. Antonio Zingali, collezionista crotonese di crest della Marina militare, è il primo cittadino italiano al quale sia stato concesso di allestire una mostra al Vittoriano.

Il monumentale complesso, del quale fa parte l’Altare della Patria, ha ospitato i suoi crest, dal 27 al 29 settembre, nella solenne e suggestiva cornice del Sacrario delle bandiere delle Forze armate.

Disposti sui due lati del Mas dell’eroe Luigi Rizzo e accanto ad altri gloriosi cimeli della nostra storia navale, i circa 160 pezzi della prestigiosa collezione di Zingali hanno destato ammirazione e curiosità nel pubblico.

I tanti visitatori, sia romani che provenienti da altre località italiane, sono stati guidati in un percorso all’insegna della storia, della mitologia, della tecnica navale, delle tradizioni marinare e di quant’altro ogni nave richiama con il suo nome e il proprio motto, frequentemente espresso in latino.

Schede didattiche dei singoli pezzi e delle relative unità e classi, insieme alla proiezione di diapositive, hanno offerto le necessarie informazioni. Zingali, sottufficiale di Marina in congedo e presidente dei sindaci revisori del Gruppo “Cap. Eugenio Corradino Amatruda” dell’Anmi (Associazione nazionale marinai d’Italia) di Crotone, è ormai un veterano di mostre di crest navali.

La sua prima mostra si tenne a Crotone, nel 2009, in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione del Gruppo “Amatruda”. Seguirono quelle di La Spezia (2010), Livorno (2011) e Taranto (2012).

Se quella di Livorno fu particolarmente prestigiosa perché allestita nell’Accademia navale, autentico tempio della dottrina e delle tradizioni della Marina militare, la recentissima mostra al Vittoriano appare come il massimo riconoscimento ad un collezionismo tematico che Zingali ha coltivato attraverso gli anni con competenza, pazienza e perseveranza. Essere l’unico cittadino italiano ad avere esposto i propri crest all’interno del monumentale complesso, simbolo dell’Unità d’Italia, è per Zingali, da calabrese, motivo di grande orgoglio.

Un primato che sarebbe stato irraggiungibile – tiene a sottolinearlo – se non ci fosse stato l’apporto organizzativo del primo maresciallo luogotenente Alfonso Zampaglione, responsabile del sito www.naveardito.it e dinamica guida del Comitato ‘Amici di Nave Ardito’.

Anche la mostra di Roma, infatti, è stata allestita in occasione di un raduno, il sesto, degli equipaggi dell’Ardito, cacciatorpediniere lanciamissili ormai in disarmo nel cui nome, sulla scia di ricordi e sentimenti, continuano ad incontrarsi quanti hanno prestato servizio a bordo dell’unità. Al di là del valore espositivo, didattico e storico-navale, le mostre di Zingali si sono rivelate un fattore di promozione dell’identità, della cultura e del turismo della terra d’origine.

Come già avvenuto in precedenti occasioni, i contributi concessi dalla Provincia di Crotone e dall’Associazione nazionale marinai d’Italia – Gruppo “Amatruda” di Crotone – hanno consentito anche al Vittoriano l’allestimento di spazi promozionali dedicati all’Area marina protetta ‘Capo Rizzuto’ ed a quant’altro Crotone e la sua provincia offrono sul piano delle bellezze naturali, dell’archeologia, delle tradizioni locali e dell’enogastronomia.

Quest’anno vi è stato ancora di più. Il coinvolgimento della docente del Liceo classico ‘Pitagora’ di Crotone, Caterina Fiorita, ha permesso di esporre al Vittoriano pannelli didattici sull’antica Kroton abbinati alla proiezione di diapositive. Insieme ai crest è stato presentato un passato nel quale fiorivano gli studi filosofici e medici, grazie a figure eccelse come quelle di Pitagora e di Alcmeone, e le arti, come testimoniano lo splendido diadema d’oro di Hera, l’askòs bronzeo e altri reperti archeologici dei quali i visitatori hanno potuto ammirare le brillanti immagini. Ancora una volta, i crest di Zingali si sono rivelati “ambasciatori” della nostra cultura.

Giulio Grilletta

TREBISACCE A PARIGI

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La dott.ssa Marina Valensise, Direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura a Parigi, ha comunicato all'arch. Silenzi Viselli la decisione dell'Istituto di inserire, nella propria Biblioteca intitolata ad Italo Calvino, il libro "Trebisacce svelata" edito dalla Pro Loco della città. Questo riconoscimento esalta il valore del recente impegno culturale dell'associazione, guidata dal dinamico Presidente Marco Verri e sostenuta...
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Aspromonte: Agosto 1862

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Chiosa così Garibaldi in una famosa lettera scritta ad Adelaide Cairoli dopo l’episodio dei mille Garibaldeschi:” gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di aver fatto male, nonostante ciò non farei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”(1).

Sebbene l’epopea dei Mille si era conclusa come ben conosciamo con la decapitazione dello Stato Duosiciliano attraverso enormi perdite, senza cognizione di causa ed armato alla meno peggio, il Generalissimo riaccende la miccia della rivoluzione al grido di “Roma o morte” la sua scelta era fatta intendeva marciare sull’Urbe.

Al compimento dell’ unità nazionale mancavano Venezia e Roma e per riuscire nell’impresa non c’era che un modo, il solito modo: bisognava conquistarli ed occorreva l’assenso di Garibaldi   che restava l’alto patrono dice Indro Montanelli(2).

Il Generale si trovava nella sua bella isola di Caprera col figlio Menotti fino al 25 giugno di quel ’62 quando per recuperare il suo credito coi suoi seguaci, si imbarcò per Palermo.

Tra i suoi vi era Guerzoni suo fedelissimo il quale sempre dalle parole del Montanelli riporta così fedelmente la sua frase:” Nessuno di quanti lo accompagnarono seppe mai dal suo labbro né dove s’andasse né perchè s’andasse” nemmeno Garibaldi sapeva il perchè di quel viaggio(3).

Il Nizzardo non aveva ancora ben chiara la strada da percorrere e puntò sulla Sicilia, come in quel maledetto 1860. Giunto a Palermo lo accolsero trionfalmente, e li alluvionò di discorsi infiammati minacciando un nuovo Vespro. Circa tremila volontari erano affluiti al suo richiamo, mentre a Torino non sapevano che fare il Governo chiedeva a Rattazzi d’intervenire.

Tra i volontari tanto per la cronaca non vi era nessuno della vecchia guardia, nè Bixio, né Medici, Sirtori e Cosenz integrati come falso premio nell’esercito Piemontese (4).

Quelli dell’ Interno proclamarono lo stato d’assedio in tutto il Mezzogiorno e spedirono il generale Cialdini a sedare il Brigantaggio ed a fermare Garibaldi. Intorno alle 4 del mattino, le camicie rosse partendo da Catania con due piroscafi Dispaccio e Abbatucci, giunsero nel luogo prestabilito, intanto Rattazzi, destituì Pallavicino dimostratosi permissivo col Garibaldi, e al suo posto nominò Enrico Cialdini venne così ordinato di “bloccare le camicie rosse”.

Allertato l’esercito Regio italiano che stanziava in Calabria per i motivi che già conosciamo si disse di fermare Garibaldi. Era l’alba di quel 25 agosto lo sbarco avvenne tra Melito e Capo d’Armi, incontrarono così un primo comparto regolare, grida di saluto si innalzarono ma la risposta fu una scarica di proiettili sui “rivoltosi”.

I rivoltosi guardarono sbigottiti il Generale che non capiva il gesto comprendendo subito che se avesse risposto al fuoco sarebbe stata guerra civile e si diresse sulle alture Aspromontane.

I Garibaldini flagellati dalla pioggia insistente si inerpicarono sul selvaggio e brullo acroco, la colonna rossa priva di viveri si era affidata a guide che si rivelarono delle spie che li fecero vagabondare per giorni in tutto quattro per raggiungere le vettovaglie al rifugio dei forestali dice Eva Cecchinato(5).

Rimasero in 500 si dispersero per la fame e le malattie, ed il 28 agosto giunse a Gambarie con i 500 stremati ed affamati. Si incolonnarono sull’acroco Aspromontano verso Santo Stefano  stremati ed affamati, osservando l’ostilità della gente che già conosceva i Garibaldini.

A Santo Stefano d’Aspromonte giungono affamati e qui come cavallette divorarono tutto ciò che incontravano nei pochi campi arati. Il 29 agosto del 1862 successe l’irreparabile, attaccati verso le 4 del pomeriggio da un reparto di bersaglieri i Garibaldini si arrendono.

I 1500 bersaglieri guidati dal Pallavicini aprirono il fuoco per fermare Garibaldi. Interviene il Montanelli ancora una volta dicendo:” Vedendoli avanzare, il Generale gli venne incontro da solo, allo scoperto la mano destra sull’elsa della sciabola, la sinistra sul fianco.

Forse sperava che avrebbero abbassato i fucili (…) invece gli spararono addosso, ed una pallottola gli strisciò la coscia(6)“.

Cairoli intanto accorreva per sorreggerlo, mentre in 10 minuti di fuoco lasciarono sul  terreno 12 morti e 40 feriti. Al Pallavicini inoltre erano giunti ordini di non scendere a patti e di accettare solo la resa.

Intanto il Presidente del Consiglio Rattazzi sospende la corrispondenza telegrafica col Sud, il quale risultava tagliato fuori e alla fine un ultimo telegramma annuncia la cattura di Garibaldi:”Dopo accanito bombardamento Garibaldi è ferito e caduto nelle nostre mani”.

Su un’improvvisata barella si lasciò trasportare a Scilla, donde via mare lo cacciarono in prigionia a La Spezia. Inoltre nei giorni a seguire il suo ferimento, i suoi comparti furono braccati ed internati fino al 5 di ottobre, quando con un’amnistia vennero liberati.

Chiosa ancora Montanelli:” la nota farsesca di tutta quella vicenda furono le 76 medaglie al valor militare distribuite ai vincitori e la promozione sul campo a Pallavicini per meriti speciali (7)“.

Inoltre Luigi Ferrari che azzoppò  Peppino, venne insignito di una medaglia d’oro. Rattazzi, intanto a Torino cercava di far passare frettolosamente la tempesta che si era creata. Non soltanto l’Italia ma tutta  l’Europa era in subbuglio per Garibaldi. A Parigi, a Lipsia a Stoccarda era un rincorrersi di dimostrazioni d’ afffetto ed a favore di Garibaldi.

Palmestrom spedì un letto per la convalescenza del Generale. A Napoleone inoltre venne detto che il Governo si comportò in quel modo dimostrando la sua volontà di ordine, ecco spiegato il perchè i libri di storia raccontano in due parole l’evento dell’Aspromonte, la replica dell’ Imperatore fu negativa e sgarbata. Sebbene, alla ricostruzione dei fatti mancano ancora molti elementi, andati distrutti o seppelliti negli archivi di Casa Savoia a Cascais.

Bene o male il primo Ministro riuscì a scagionarsi. Comprendendo che da quell’avventura il governo usciva più discreditato e il Paese più diviso che mai. Tuttavia, mentre succede tutto questo il Nizzardo fa ritorno alla sua Caprera al fine di rimettersi in sesto.

Intanto celebri chirurghi da tutta Europa accorrono al suo capezzale da Napoli ricordiamo il celebre Pallavicini Francesco di nota fama, inglesi, russi e francesi accendono rivalità sul come operare, palpano cercano risposte si parla persino di amputazione alla fine scongiurata.

Intanto la stampa segue i risvolti fin quando dice A. Denis:” fu Nelaton di origine inglese che svelò il mistero dell’astragalo di Garibaldi”, il Nizzardo era stato colpito ad un’ angolo dell’arto inferiore poco conosciuto: detto astragalo (8).

1. Da una lettera ad Adelaide Cairoli del 1868, citato in lettere ad Anita ed altre donne raccolte da G.E. Curatolo ,Formiggini Roma 1926, pp 113, 116.
2. Indro Montanelli Storia d’Italia dal1861 al 1919 . Corriere della sera pag 44.
3. Ivi …..opera citata pag 47.
4. B. Croce, Storia d’Italia dal 1871 al 1915 a cura di Giuseppe Galasso Adelphi , D.Mack Smith Cavour e Garibaldi  Rizzoli 1999. Tradotto Gori P.
5. Eva Cecchinato. Le Camicie Rosse. I Garibaldini dall’Unità alla Grande Guerra. Laterza 2007.
6. Indro Montanelli ……..opera citata pag 50.
7. Ivi …….pag 51
8. M. Danis: L’astragalo di Garibaldi .Masson 1984 pag 84-89.  
  

Maria Lombardo
Consigliere Commissione Cultura Comitati Due Sicilie
Centro Studi e Ricerche
Comitati Due Sicilie.

 

 

 

 

 

Accordo Rubik

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DAL MINISTERO DEL LAVORO DIECI MILIONI DI EURO PER TIROCINI VOLTI A RISCOPRIRE GLI ANTICHI MESTIERI

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La sfoglia croccante

polpa di melanzana, pesce spada e menta, crema di zucca al rosmarino e pistacchi

Dosi per 4 persone

Per la pasta all’uovo :
500 g. farina di semolino
500 g. farina “0”
8 uova
q.b. olio d’oliva
impastare il tutto e poi far riposare per 30 minuti sottovuoto, poi stendere al matterello.Fare dei dischi con l’aiuto del coppa pasta e cuocerli in acqua bollente salata per poi finire la cottura in microonde.

Per il ripieno :
melanzane n. 2
pesche spada 150 g.
olio all’aglio q.b.
menta fresca 5 g.
parmigiano grattugiato 10 g.
sale e pepe q.b.
cuocere le melanzane in forno a 150°C.,dopo cotta eliminare la buccia e far sgocciolare la polpa per 12 ore. Tagliare il pesce spada a pezzetti e cuocere in forno a 180°C..far raffreddare e poi condire con menta, poco parmigiano, olio all’aglio,polpa di melanzana,sale e pepe

per la composizione
fare uno strato di sfoglia e con l’aiuto di una sacca da pasticceria aggiungere il ripieno creando tre strati.

Per la crema:
olio extravergine q.b.
aglio n. 1 spicchio
scalogno 50 g.
sedano 30 g.
rosmarino 5 g.
pistacchi 50 g.
zucca 500 g.
brodo vegetale q.b.

fondo di olio,scalogno,aglio,sedano e rosmarino far imbiondire e poi aggiungere la zucca tagliata a pezzetti e i pistacchi, far rosolare e sfumare con porto bianco far evaporare e coprire con brodo vegetale e lasciar cuocere lentamente,regolare di sale e pepe,mixare e passare al cinese.

Guarnizione
Buccia di melanzana, chips di zucca e granella di pistacchi.

Per la composizione del piatto
Versare alla base di un piatto fondo la crema di zucca e adagiare sopra la sfoglia croccante.

Info e curiosità:

ZUCCA
Appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, la zucca è molto varia per forma, fusto, colore e dimensioni del frutto e del seme.
Originaria dell’America Centrale (Messico) con i pomodori  e la patata è diventato un ortaggio di importante valore alimentare dopo la scoperta dell’America e ha rappresentato nei secoli passati una riserva alimentare nelle zone più povere.
Comunemente usata nella cucina di diverse culture, nelle nostre tradizioni calabrese oltre alla polpa di zucca si mangiano i fiori, e anche i semi, opportunamente salati. E’ un ortaggio che si presta a mille ricette: si consuma cucinata al forno, al vapore, nel risotto o nelle minestre, fritta nella pastella, alla scapece e in tantissimi altri modi; si accosta magnificamente con   i formaggi locali, la salsiccia di suino nero di Calabria, i funghi e i tartufi del monte Pollino, dai semi invece si ottiene un olio rossiccio usato in cosmesi e nella cucina tradizionale.
La polpa della zucca è poco calorica in quanto contiene un’alta concentrazione di acqua e una bassissima concentrazione di zuccheri, è  ricca di fibre, di vitamina A e C, di betacarotene e  contiene inoltre minerali come il potassio, il fosforo ed il calcio.
Si semina direttamente nell’orto in aprile: “poni la zucca in aprile, ti verrà grossa come un barile”…famoso proverbio contadino ancora del tutto valido.
In Calabria una buona produzione è concentrata nella pianura di Sibari.
La coltivazione è favorita a temperatura tra i 18 e i 24 gradi e pur adattandosi a qualsiasi tipo di terreno, se ne consiglia uno di medio impasto, fresco e soffice e senza ristagni d’acqua. 

di Luigi Ferraro

KAULONIA TARANTELLA FESTIVAL 2013

  • Kaulonia Tarantella Festival 2012_piazza1 (bassa)
  • Kaulonia Tarantella Festival_manifesto 2013

XV Edizione

dal 27 al 31 agosto a Caulonia (RC)

Direzione Artistica: Mimmo Cavallaro
Coordinamento ed organizzazione generale: CNI MUSIC

Verrà annunciata nelle prossime ore la XV edizione del KAULONIA TARANTELLA FESTIVAL, evento di punta del CALABRIASONA 2013 (il grande circuito di festival che coordina i 18 principali eventi dell’estate musicale calabrese – www.calabriasona.it ) e vetrina indiscussa ed evento di riferimento del movimento legato alla musica popolare che sta esplodendo e spopolando in Calabria in questo momento.

Il Kaulonia Tarantella Festival  2013 si svolgerà dal 27 al 31 agosto nel suggestivo scenario di Piazza Mese, nel cuore del borgo antico di Caulonia (RC). Più che un festival, il Kaulonia Tarantella è un vero e proprio fenomeno popolare e culturale in grado di catalizzare, durante l’ultima settimana di agosto, decine di migliaia di persone ponendo i riflettori su Caulonia, piccolo centro della Locride, situato nella parte Jonica della provincia di Reggio Calabria.

Tra gli artisti che parteciperanno alla XXV edizione del Kaulonia Tarantella Festival sono già stati annunciati: Il 27 agosto, nella giornata di apertura del festival, saranno in scena i SUD SOUND SYSTEM, per la prima volta al Kaulonia Tarantella Festival; il 28 agosto sarà la volta di EUGENIO BENNATO, autentico decano del festival, che stavolta si esibirà in un evento unico e irripetibile affiancandosi a RAIZ (voce degli Almamegretta) e PIETRA MONTECORVINO; il 29 agosto sarà AMBROGIO SPARAGNA e la sua ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA ad esibirsi a Caulonia; sempre il 29 agosto ci sarà l’attesissimo e acclamato concerto degli AGRICANTUS, una delle band world italiane più amate al mondo, che ritornano ad esibirsi assieme dopo uno stop durato 7 anni; il 30 agosto  sarà uno dei giorni cardine dell’intera edizione 2013, la serata del “Caulonia incontra il Mondo” con la presenza sul palco di Piazza Mese dell’ORCHESTA MEDITERRANEA di Jamal Ouassini, prestigioso ensemble che vede al suo interno musicisti ed esponenti di diverse culture popolari del mediterraneo (Marocco, Spagna, Grecia, Libano) a cui farà da contraltare l’esibizione di JAMES SENESE e NAPOLI CENTRALE, band che nella contaminazione tra diversi linguaggi musicali ha da sempre fatto il suo principale punto di forza; infine, per la chiusura del 31 agosto è previsto lo strano incontro tra la big band della world music calabrese “MIMMO CAVALLARO & COSIMO PAPANDREA TARANPROJECT” e la voce divina di ANTONELLA RUGGIERO, in un inedita commistione tra Pop e Tarantella Calabrese. In apertura di serata tutta l’energia dei TAMBURI DEL SUD, giovane band che racchiude in sè alcuni tra i più bravi percussionisti e batteristi di Calabria e Sicilia.

L’evento, promosso dall’amministrazione comunale di Caulonia, si avvale della stretta collaborazione della CNI MUSIC – Compagnia Nuove Indye, la casa discografica che dal 1992 produce, promuove e distribuisce nel Mondo la migliore world music made in Italy.

Nel prestigioso ruolo di direttore artistico per l’edizione 2013,  viene confermata la presenza del “guru della tarantella calabrese” MIMMO CAVALLARO, l’artista che più di ogni altro, con la sua musica e il suo lavoro di ricerca delle tradizioni popolari, sta rappresentando e capitalizzando il momento magico per la musica popolare e per la tarantella calabrese.

Protagonista del Kaulonia Tarantella Festival non è semplicemente il cartellone degli artisti bensì il paese stesso, che fa da coreografia attiva e fondamentale a tutto l’evento.

Un festival che dura 5 giorni e che dalle 18:00 e fino alle 6 del mattino seguente, celebra l’omaggio ad un popolo che si ritrova in un antico borgo-palcoscenico e che vede il contemporaneo movimento di migliaia di danzatori che al ritmo della tarantella si proiettano verso il futuro, dando vita ad uno spettacolo unico e meraviglioso. Non singola comunità locale ma moltitudine di genti, di usi e di costumi, che si ritrovano in cinque fantastiche serate. E alla fine del programma, ogni serata si conclude con centinaia di ragazzi che ballano la spontanea tarantella che nasce nella parte più alta della città, lo “Sperone di Caulonia”, dove la festa continua fino all’alba.

Sono tanti nomi di rilievo hanno arricchito il cartellone delle passate stagioni del Kaulonia Tarantella Festival : Noa, Ornella Vanoni, Eugenio Bennato, Teresa De Sio, Davide Van Des Sfroos, Teofilo Chantre, Ashna el Becharia, Tony Esposito, Raiz, Avion Travel, Enzo Avitabile e i Bottari, Mimmo Epifani, Roma Tarantella Orchestra, Ciccio Merolla, Mira Awwad, Roy Paci & Aretuscka, Edoardo Bennato, Daniele Sepe e Brigada Internazionale, Pietra Montecorvino, l cantori di Carpino, Nour Eddine Fatty e tanti altri.

Il titolo della attesissima XV edizione del Kaulonia Tarantella Festival sarà “LU STESSU CIELU” (Lo stesso cielo). Nei concerti e negli eventi collaterali al festival verrà quindi trattato il tema delle diversità culturali e dell’integrazione tra popoli e culture figlie dello “stesso cielo” che ricopre equamente le nostre diverse realtà.

Il Carnevale estivo del Guiscardo

Giovedì 8 e venerdì 9 agosto 2013 a San Marco Argentano, cittadina normanna, coreografie, costumi, balli e suoni per il Carnevale estivo del Guiscardo che si prevede coloratissimo e all’insegna del divertimento e della gioia.

I gruppi saranno accolti da un insolito padrone di casa: Roberto il Guiscardo.
Scelta felice poiché Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo, fece erigere nell’XI secolo la perfettamente conservata torre normanna, monumento simbolo della città.
Arricchirà la kermesse un concorso fotografico sul tema Il Carnevale aperto a tutti i fotoamatori, senza limite di età.

Programma

Giovedì 8 agosto 2013:
Ore 18.00, su tutte le piazze si apriranno gli stand enogastronomici e di artigianato; ore 19.00, in piazza Selvaggi, castello gonfiabile – parco giochi; in piazza santo Marco castello gonfiabile – salta salta e contestualmente in tutte le piazze, trucchi, colori e fantasia con le truccabimbi;
ore 20.00, in piazza Umberto I°, teatro dei burattini;
ore 20.30, in tutte le piazze, spettacoli di artisti di strada;
ore 21.30, in piazza Riforma, baby dance.

Venerdì 9 agosto 2013:
ore 10.00 -13.00 e ore 17.00 – 24.00, stand enogastronomici e di artigianato su tutte le piazze;
ore 20.30, in piazza duomo, accoglienza gruppi mascherati e folcloristici;
ore 21.00, grande sfilata di carnevale su tutte le piazze
ore 24.00, piazza Selvaggi ospiterà la cerimonia di chiusura.

San Marco Argentano (Cosenza), 5 agosto 2013
SILVIO RUBENS VIVONE

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