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Seconda edizione del “Treno della Magna Grecia”

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Iniziativa di Italia Nostra. Da Crotone a Sibari sulle orme del Grand Tour di Giulio Grilletta Visitare e riscoprire le ricche testimonianze archeologiche della Calabria jonica e farlo ripercorrendo quei binari utilizzati, già alla fine dell’Ottocento, dai viaggiatori del Grand Tour richiamati dal fascino dell’antica Magna Grecia. Sono queste le motivazioni culturali che hanno spinto la sezione...
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I CERCATORI DI AMBRA DEL SIMETO.

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L'ambra questa speciale resina che opportunamente lavorata adorna la bellezza femminile con monili di una bellissima foggia, ha una storia molto particolare dalla sua creazione fino al suo ritrovamento.Ancora oggi l’ambra del Simeto è molto ricercata in gioielleria, ed è considerata tra le più pregiate del mondo. A Catania, dove esiste la più ricca collezione...
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Presentazione libro “SOTTO IL SEGNO DEI BORBONE Storia del Grande Regno delle Due Sicilie”

Bonfirraro Editore, in collaborazione con Vibo Insieme, Centro di Aggregazione Sociale Vibo, Comitati delle Due Sicilia, sabato 12 aprile presenta il libro di esordio di Maria Lombardo, SOTTO IL SEGNO DEI BORBONE Storia del Grande Regno delle Due Sicilie. La presentazione è prevista per le ore 17,00 presso il Centro di Aggregazione Sociale sito in via Enrico Gagliardi, Vibo Valentia.

Sarà presente l’autrice Maria Lombardo.

Interverranno, inoltre, Salvo Bonfirraro, editore; Michele Furci, storico e Antonio Parisi studioso di Storia Patria Calabrese, modererà la serata il giornalista Maurizio Bonanno.

 

IL LIBRO

Nel 1816 viene ripristinato l’ordine in Europa dopo la sconfitta di Napoleone. Sul trono del Regno di Napoli e Sicilia siede nuovamente l’antico Re Borbone Ferdinando IV, che viene incoronato re delle Due Sicilie unendo le due corone col nome di Ferdinando I. Viene raccontato in questo lavoro la storia di un Regno che non trova collocazione storica nei tradizionali manuali di storia. Un Regno governato da Sovrani che a volte non furono dei grandi statisti ma che con la figura di Ferdinando II riuscirono a concedere a queste terre un lume di progresso. Si nota, fra le pagine del libro, uno spaccato piacevolissimo di Napoli, la grande e disinibita capitale europea, per la vivacissima arte e per la cultura del Regno, nonché per la sanità di cui si parla ampiamente.  L’avvento del ciclone rosso ( Garibaldi) smantellò queste realtà a seguito di sotterfugi e losche coalizioni per poi portare l’ex Regno, dal 1861 al 1871, in una situazione devastante o “brigante o migrante”.

 

L’AUTRICE

Maria Lombardo, nata a Vibo Valentia il 16 gennaio del 1978, vive ed opera a Nicotera nell’ambito della Rivalutazione del Territorio. Laureata all’Università degli studi di Messina col massimo dei voti nel 2009, con una tesi in Storia Moderna dal titolo Regno di Napoli e la Calabria nel 700: Nicotera nel 700, relatore Prof. Giuseppe Cariddi.

Nel 2009 entra a far parte dell’Associazione Culturale Comitati Due Sicilie e, nello stesso anno, dal presidente Fiore Marro viene nominata Consigliere della Commissione Cultura, carica che riveste ancora oggi. Nel 2009 inizia a scrivere per calabresi.net e collabora con Due Sicilie Oggi.
Come storica si occupa di Storiografia Borbonica e viene spesso invitata, come relatrice, a convegni e tavole rotonde.
TITOLO: SOTTO IL SEGNO DEI BORBONE Storia del Grande Regno delle Due Sicilie
AUTORE: MARIA LOMBARDO
EDITORE: BONFIRRARO
PAG. 112
ISBN 978 88 6272 080 9
€ 13,00

Consumi culturali: Italia e Svizzera a confronto

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  • Riace Bronzes return to public, opened Museum Reggio

Qualche giorno fa la Rete Due della RSI ha messo in onda una breve presentazione del consumo culturale in Italia e in Svizzera negli ultimi anni. Trattandosi di un tema e di un confronto molto interessanti, li ripropongo entrambi ai lettori di questa rubrica, avvertendoli tuttavia che i confronti in generale e in campo culturale in particolare sono sempre estremamente difficili per cui occorre molta prudenza nel trarre eventuali conclusioni.

Rapporto di Federculture

Già nel 2009 avevo trattato questo tema, ma non intendo qui aggiornare i dati di allora, anche perché è probabile che i metodi di rilevazione siano nel frattempo cambiati e i risultati ottenuti non siano più comparabili. Trovo invece più utile osservare quanto la crisi di questi anni abbia inciso nei consumi culturali degli italiani e degli svizzeri e quanto sia cresciuta o diminuita nelle istituzioni e nel privato la consapevolezza della cultura come fattore di sviluppo.

La Rete Due della RSI deve aver preso lo spunto per l’emissione dalla recente presentazione a Roma del «Rapporto Annuale Federculture 2013», una pubblicazione che fotografa i principali consumi culturali degli italiani, ma anche le spese destinate dalle amministrazioni pubbliche alla cultura.

Il conduttore della trasmissione, per introdurre il tema, ha citato pochi risultati ma alquanto significativi della «realtà disastrosa» italiana: «Sempre di più gli italiani rinunciano alla cultura. Netti i segnali della crisi: in aumento gli italiani che non si dedicano alla cultura…, in diminuzione i lettori di libri … in diminuzione anche gli investimenti pubblici nel settore… Insomma, l’Italia è nelle ultime posizioni in Europa».

Per un breve commento è stato interpellato il direttore di Federculture dott. Claudio Bocci, il quale non ha esitato a dare un giudizio «molto critico» della situazione, alla luce non solo dei risultati, ma anche dei comportamenti del potere pubblico. La grave crisi economica che il Paese sta vivendo, ha infatti indotto non solo i privati ma anche le amministrazioni pubbliche a ridurre drasticamente le spese per la cultura. Nel bilancio dello Stato la riduzione è stata negli ultimi dieci anni di circa il 40 per cento. Il bilancio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali è stato ridotto del 27%. La spesa dello Stato per la cultura è tra le più basse d’Europa: lo 0,11% del PIL (prodotto interno lordo).

Italiani penultimi in Europa

Nel 2012, si legge nel Rapporto, dopo un lungo periodo di crescita durato oltre dieci anni, la spesa per «cultura e ricreazione» delle famiglie italiane ha subito un significativo calo: -4,4%. Nell’arco dei dieci anni precedenti, dal 2002 al 2011, la spesa culturale degli italiani era cresciuta del 25,4%.

Di pari passo con la spesa, nel 2012 è crollato anche il consumo culturale, in tutti i settori: teatro (-8,2%), cinema (-7,3%), musei e mostre (-5,7%), concerti di musica classica (-22,8%), altri concerti di musica (-8,7%), siti archeologici e monumenti (-7,9%), partecipazione culturale (-11,8%).

In termini di spesa delle famiglie e di consumi, si allungano le distanze con l’Europa. L’Italia è al di sotto della media Ue di spesa in cultura (8,9%) e tra gli ultimi in classifica prima solo di Grecia, Bulgaria, Romania e pochi altri. Ad esempio, sono solo 28 su cento gli italiani che visitano un museo all’anno, contro i 52 inglesi, e solo il 46% degli italiani legge un libro l’anno mentre lo fanno il 58,7% degli spagnoli e addirittura il 70% dei francesi.

Spesa pubblica in diminuzione

L’Italia è al 26° posto, cioè penultimo, tra i Paesi dell’Unione Europea rispetto alla spesa pubblica per istruzione e formazione (appena il 4,2% del PIL, contro una media europea del 5,3%). La strategia Europa 2020 prevede il 40% di laureati tra i 30 e i 40 anni: la media UE è vicina al 35% mentre in Italia è solo del 20%. Il numero degli immatricolati degli atenei italiani è in costante diminuzione: in dieci anni gli iscritti alle università sono diminuiti del 15%, negli ultimi venti anni addirittura del 25%.

Secondo Piero Fassino, presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), in Italia è diffusa l’idea che la cultura è un bene prezioso che ti puoi permettere quando ci sono tempi di vacche grasse, ma è il primo ad essere ridotto quando è tempo di vacche magre. Eppure, ha detto ancora Fassino alla presentazione del Rapporto di Federculture 2013, dovrebbe essere chiaro a tutti che «la cultura è un fattore costitutivo dello sviluppo, non aggiuntivo». Evidentemente tra il dire e il fare la distanza è enorme. Le conseguenze sono però gravi e allarmanti, perché, oltretutto, il cattivo esempio dato dal pubblico è seguito anche dal privato.

Responsabilità dei media

Da mesi, se non da anni, i media italiani mettono al centro dell’informazione lo spettacolo politico (talvolta persino disgustoso, come di recente alla Camera dei deputati) e il crescente disagio sociale, ma non sono in grado di metterli in relazione e di individuarne le cause profonde.

Nessuno sembra avere il coraggio di stimolare la vera democrazia partendo dal basso (responsabilità individuali), di additare ideali e valori per far crescere il Paese, di valorizzare la professionalità, l’intraprendenza, la competitività, lo studio, la formazione continua, la cultura. Nonostante gli scarsi risultati a livello internazionale del sistema formativo Italia, chi davvero si sta preoccupando della scarsa produttività (in termini di ricerca, brevetti, studi di punta) delle università italiane e della mediocre formazione scolastica dei quindicenni? Chi parla ancora di scuola, di meritocrazia, di responsabilità?

Credo che l’Italia ritroverà la sua anima e la considerazione in Europa e nel mondo solo quando avrà rimesso al centro dei suoi interessi la formazione e la cultura, condizioni indispensabili di sviluppo e di prosperità.

Consumi culturali in Svizzera

La Svizzera ha superato la crisi di questi ultimi anni certamente meglio dei Paesi vicini. Ciononostante anche in questo Paese «fortunato» (come direbbe ancora oggi Denis de Rougemont) i consumi culturali sono leggermente calati, ma restano pur sempre molto elevati nel loro insieme.

La spesa per la cultura si è mantenuta al livello ragguardevole di oltre 270 franchi al mese per famiglia. Ovviamente la pratica di attività culturali o la loro fruizione aumentano o diminuiscono parallelamente al reddito delle famiglie e, in maniera ancora più netta, al livello di formazione. Essi vanno considerati comunque su scala internazionale piuttosto elevati.

Due terzi della popolazione della Svizzera si reca regolarmente a concerti e proiezioni cinematografiche, visita città storiche, musei ed esposizioni. Anche le biblioteche, i teatri e i festival riscuotono un buon successo di pubblico.

Nel 2011 ogni famiglia ha speso mediamente circa 150 franchi al mese nel settore audiovisivo (acquisti e abbonamenti): televisori, apparecchi radiofonici e acustici, computer e Internet, dischi, DVD, cinema, ecc.; 53 fr. per giornali e periodici, libri e stampati vari; 18 fr. per teatri e concerti; 11 fr. per corsi di musica e di danza; 5 fr. per visite a musei, mostre, biblioteche e simili; ecc. Internet, che permette di accedere a una serie di media e contenuti culturali, viene utilizzato ormai dall’80% della popolazione.

Collaborazione tra pubblico e privato

Il fatto che la spesa per la cultura e il tempo libero delle famiglie sia elevata sta ad indicare non solo un diffuso benessere che consente senza difficoltà di destinare una parte delle disponibilità finanziarie ad attività culturali e al godimento di beni e servizi culturali, ma anche quanto la cultura in senso ampio sia percepita dalla stragrande maggioranza della popolazione come un valore da conservare e sviluppare. Quanto detto da Fassino, ma poco realizzato in Italia, in questo Paese è una convinzione diffusa tanto nel pubblico che ne privato: la cultura è un fattore costitutivo dello sviluppo.

Lo Stato (Confederazione, Cantoni e Comuni) è molto impegnato in questo settore considerato basilare per le sfide globali che attendono la piccola Svizzera. La cultura e la formazione, sono infatti i presupposti per poter spingere la ricerca e l’innovazione ai massimi livelli, in parte già raggiunti da molte aziende svizzere. Occorre pertanto garantire loro condizioni possibilmente ottimali, dalla scolarità obbligatoria alla formazione universitaria e postuniversitaria, senza trascurare per nulla la formazione professionale, un campo in cui pubblico e privato collaborano intensamente.

Il 31 gennaio scorso, nel corso della cerimonia di premiazione di circa 160 giovani professionisti che si sono distinti nei campionati svizzeri e mondiali delle professioni del 2013, il consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann, capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca ha tenuto a sottolineare che se la Svizzera intende rimanere tra i primi Paesi al mondo nel settore della formazione, della ricerca e dell’innovazione, deve continuare ad offrire ai giovani percorsi formativi vari e ben combinati, orientati alla ricerca di punta a alla promozione dell’innovazione. Il ministro della formazione ha inoltre precisato che «per far mantenere florida la nostra economia servono talenti a tutti i livelli».

Giovanni Longu
Berna, 5 febbraio 2014

DALLA CALABRIA ALL’AMERICA

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L’anno scorso è nata La Guarimba, un gruppo di ventenni che ha riparato e riaperto un vecchio cinema abbandonato ad Amantea, un paesino della Calabria. Il tutto per organizzare la prima edizione di un festival di cortometraggi. Sotto lo slogan “Il cinema alla gente e la gente al cinema” hanno portato in quella comunità persone di tutto il mondo e hanno avuto come Presidente della giuria lo spagnolo nominato agli Oscar Nacho Vigalondo.

Ma quest’avventura non finisce lì. La seconda edizione del festival è già partita con la apertura delle iscrizioni per cortometraggi di fiction, animazione e documentario; nel frattempo la troupe di making of sta lavorando in un documentario girato nel festival e parla del cinema come atto di resistenza; e a febbraio La Guarimba se ne va in America, invitata dalla Duke University al North Carolina dove parleranno della storia del festival, del modello di comunicazione e organizzazione, proietteranno i vincitori ed esporranno le 30 locandine fatte da artisti di tutto il mondo, e così riusciranno a portare la Calabria in America e l’America in Calabria.

Sperano di incontrare alla comunità calabrese fuori l’Italia per avvicinare i due popoli facendo più eventi in altre istituzioni e trovare sponsors che li vogliano aiutare per continuare ad arricchire con cultura calabrese il mondo e continuare l’impatto positivo dentro la regione.

Dopo il successo de festival, i guarimberos hanno portato la storia del festival a Milano, a Lecce, in Armenia, a Cipro, lavorando insieme ad altre associazioni.


Giulio Vita
La Guarimba International Film Festival

DALLA CALABRIA ALL’AMERICA

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Continua il periodo nero dell’economia reggina: crollo dell’export e delle attività commerciali

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Nel secondo trimestre 2013 il commercio con l’estero delle imprese reggine si è concluso con un saldo negativo pari a ben –5,8 milioni di euro (solo 28,8 milioni di euro di valore esportato a fronte di 34,6 milioni di valore commerciale importato). Inoltre questo risultato è stato anche peggiore rispetto al trimestre precedente, quando il saldo,...
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La produzione di energia da fonti rinnovabili alternative al fotovoltaico: focus sulle biomasse

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La crescente preoccupazione per i cambiamenti climatici, l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili e la continua riduzione dei prezzi delle tecnologie per la produzione di energia porteranno nel brevissimo termine ad una maggiore convenienza economica degli investimenti in impianti di produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili alternative al fotovoltaico. Oggi è possibile produrre...
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INNOVARE È SOLLECITARE IL PENSIERO LATERALE

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Alla Camera di commercio di Reggio Calabria, un seminario per il Club delle imprese innovative

Reggio Calabria, 3 dicembre 2013. Domani, mercoledì 4 dicembre alle 11.30, presso la Camera di commercio di Reggio Calabria, si terrà il seminario “Vendere l’innovazione: strategie di marketing per le imprese innovative”, un incontro pensato per tutti gli imprenditori che sono consapevoli...
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Disoccupazione giovanile

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Lucio Dattola: “è terribile dirlo, ma stiamo perdendo un’intera generazione” “E’ veramente drammatico il dato della disoccupazione giovanile. Più di un giovane su due nella nostra città e in tutto il territorio reggino non riesce a inserirsi nel mondo del lavoro. L’inaccettabile livello della disoccupazione reggina non è solo un danno all’economia del territorio, ma innanzi...
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