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La sconfitta elettorale del PD e la disfatta catastrofica delle forze riunite sotto il simbolo della Sinistra - L’Arcobaleno pongono degli interrogativi seri sulla tenuta del sistema democratico in Italia, dal momento che nella vittoria del cartello delle forze di centro-destra è risultata decisiva l’alleanza del Popolo delle Libertà con il movimento della Lega Nord, dichiaratamente razzista e xenofobo, che da anni, a livello nazionale e locale, pratica l’aggressione verbale e la provocazione contro l’immigrazione come strumento sistematico di proselitismo elettorale.
Per questo, il PD come forza politica moderna e riformista ha oggi una doppia responsabilità: deve essere in grado di rappresentare in Parlamento quelle istanze che non hanno rappresentanza e deve essere altresì capace di ascoltare le ansie che preoccupano i cittadini, trovando un linguaggio comprensibile per affrontare le sfide di un mondo che cambia, deve sapere parlare ai lavoratori e al variegato mondo dei giovani, ma deve trasformarsi e innovarsi ancora di più. Serve un programma di modernizzazione dell’azione politica che sappia rispondere alle moderne sfide del lavoro che cambia e dei processi di globalizzazione. Tra le sfide che il PD deve raccogliere vi è la necessità di poter sviluppare e tradurre in iniziative politiche una nuova moderna, concezione della solidarietà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
La flessibilità, le nuove forme di lavoro, l’assenza di tutele, le precarie condizioni del mercato occupazionale, con la connessa difficoltà di reperire un lavoro dignitoso mettono in evidenza che è entrato in crisi da circa un decennio il modello neoliberista. Stato sociale ed etico è il quadro di riferimento dei riformisti del nuovo millennio. Tuttavia la mera contrapposizione tra Stato e mercato non funziona più. Non sempre il mercato crea disuguaglianze, talvolta può costituire il mezzo per superarle, ma c’è bisogno di intereventi del nuovo Governo per promuovere politiche egualitarie e su questo terreno il PD deve incalzare la nuova maggioranza al Governo del Paese con una opposizione decisa ed intransigente.
Debbono altresì far meglio la loro parte le stesse rappresentanze dei lavoratori, le forze politiche, sociali e culturali, i mezzi di informazione per una piena affermazione di una rinnovata cultura del lavoro, del suo ruolo, della sua dignità, della sua tutela. Troppo spesso la logica del profitto mette in secondo piano il rispetto della persona umana e i diritti dei lavoratori e non è concepibile che si debba ancora morire di lavoro.
La precarietà è cresciuta in tutti i settori produttivi: nel 2007 dei nuovi occupati, oltre il 60% erano precari. Oggi in Italia i lavoratori atipici sono oltre 2,5 milioni e considerando anche i lavoratori a tempo determinato (1.599.000), il numero dei lavoratori precari raggiunge addirittura i 4 milioni. Il lavoro precario è sempre più femminile e adulto: mentre il tasso di occupazione femminile nel lavoro stabile è il 36% degli occupati e nonostante gli orari lavorativi lunghi, ben il 46% dei collaboratori ha una retribuzione inferiore a 1.000 euro al mese. Tra questi, poco meno di un quarto guadagna meno di 800 euro. Pertanto non c’è da sorprendersi se da una recente sondaggio effettuato da Eurispes emerge che il 37,8% degli italiani si trasferirebbe volentieri all’estero e la maggior parte di essi (il 25,7%) motiva questa intenzione poiché attratto dalle maggiori opportunità lavorative offerte in altri Paesi.
Bisogna aprire una nuova stagione contrassegnata da un rapporto proficuo anche con il mondo imprenditoriale, sostenendo l’iniziativa di chi ha voglia di intraprendere e battersi in Parlamento per far sì che vengano forniti attraverso una seria riforma sussidi a coloro, che usciti dal mondo universitario, vogliono continuare nei settori strategici della scienza e della tecnologia applicata ai processi produttivi. Occorre superare anacronistiche logiche e sostenere l’iniziativa imprenditoriale. Gli imprenditori erano considerati dalla vecchia sinistra egoisti del profitto, impegnati a estorcere più plusvalore possibile alla forza lavoro. Gli imprenditori sono degli innovatori che individuano possibilità, si assumono rischi. Una società che non incoraggi la cultura imprenditoriale non genera l’energia economica, distillato delle idee più innovative e creative.
Il nuovo ceto dirigente deve impegnarsi per creare le condizioni di un partito popolare, innovativo e con forti elementi valoriali, plurale, aperto alla società, radicato nel territorio, capace di rappresentare e dare voce ai bisogni e alle aspirazioni innanzitutto dei più deboli, costantemente impegnato a rendere partecipati e condivisi i processi di riforma, a qualsiasi livello. Un partito, che abbia dei leaders forti e rappresentativi, capace di contribuire al rinnovamento della cultura e delle strategie della rappresentanza di interesse, democratico nella definizione dei programmi, nella scelta dei dirigenti, nella impostazione dell’azione politica, capace di formulare strategie organizzativa di successo, impegnato costantemente nell’elaborazione dei riferimenti culturali e nella definizione dei contenuti politici sia a livello locale che regionale con la partecipazione di autorevoli candidati scelti con il metodo delle primarie nelle competizioni elettorali, insomma un partito a vocazione maggioritaria, che non si impegni solo a semplificare il quadro politico, ma che sappia essere alternativa di Governo, con l’intento che si possa presto inaugurare una nuova stagione, per una svolta reale e credibile.
dott. Domenico Annunziato Modaffari
Partito Democratico
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Buon lavoro...