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Marked by Angelo Iorfida   
giovedì, 22 novembre 2007

Le donne Sansostenesi ed Andreolesi di oggi, non rispecchiano più la donna dei miei tempi e dei miei ricordi. Oggi sicuralmente più emancipate ed acculturate. Ma la donna che io ricordo volentieri, anche perchè avevo un'altra età, era, sebbene soggiogata ai desideri del marito, la vera "dirigente" della casa, nonchè maestra di disciplina nella famiglia. L'uomo pavonava la sua arroganza maschile, ma in realtà la sua supremazia fioriva solamente durante l'assenza della moglie. La vita di allora e l'economia della casa erano molto misere, ma la donna di casa, colma d'amore per la famiglia, era sempre pronta a caricarsi di tutte le responsabilità che avrebberò dovuto essere doveri dell'uomo. Acora oggi, dopo moltissimi anni, non riesco a immaginare come una famiglia di allora avrebbe potuto "tirare avanti" senza il contributo della donna. Donna che a quei tempi era "schiava", senza ceto sociale, spesso messa da parte e senza cultura. Mi chiedo se, le donne di oggi, sarebbero capaci di emulare le proprie madri e nonne, semplicemente per la voglia di farlo, perchè grazie a Dio, quella necessità e bisogno di allora oggi non c'è. Grazie Signuriii !!!!

Mi piacerebbe fare un esempio ai giovani lettori e raccontare ad esempio di come si faceva il bucato o meglio "a vucata".

Oggi, nell'era tecnologica, basta premere l'interruttore della lavatrice e : "voilà"; il miraolo si compie, senza sprecare energia fisica, ma solamente elettrica. Le nostre nonne invece, facevano il bucato nel seguente modo:

1) dovevano andare in montagna a raccogliere la legna necessaria per il fuoco, quindi tagliarla,caricarla in testa e portarla a casa;

2) andare al fiume, alaca o salubro, oppure ad un qualsiasi burrone vicino casa dove scorreva acqua abbondante, lavare i panni, caricarli sulla testa e ritornare a casa;

3) Tornati a casa si metteva una "cardara" a bollire con acqua e cenere, a fianco c'era un grande vaso o giarra, alto un metro e mezzo che si stringeva verso la base, dove era posto un tubetto di scarico. I panni venivano messi in questo vaso, a strati e coperti con un lenzuolo che fungeva da filtro. Su questo lenzuolo si versava il liquido bollente, che poi usciva dallo scarico. I nostri vestiti, ovviamente, non erano delicati, i vestiti di allora erano di lana, filata dalle nostre nonne in casa e "asili" (fibre di ginestra), filate allo stesso modo. Questo processo serviva a dare bianchezza ai panni.

4) Il giorno seguente si faceva ritorno al fiume a risciacquare i panni che poi venivano stesi su pietre e cespugli al sole ad asciugare. A sera si ritornava a casa stanchissimi, ma con panni puliti e bianchissimi e sopratutto senza avere causato danni al sistema ecologico. L'energia della donna proveniva dall'amore per quello che faceva e da alcune "muzzicati" ara "pizzata o aru "pana asciuttu" cu du coccia d'olivi cretti. Come ho già detto in altri miei articoli : il passato è bello perchè noi lo ricordiamo bello, ma vi asicuro che la bellezza sta solo nel ricordo. Ai giovani di oggi raccomando solo una cosa : " ricordate la vostra semenza e la vostra storia, la conoscenza del vostro passato vi condurrà verso il vostro futuro".

Angelo Iorfida, Canton, Ohio, USA

Comments (1)Add Comment
Aschenazia
written by Pino Amoruso , novembre 29, 2007
Bellissimo articolo. Sicuramente oggi si è andato da un eccesso all'altro. Non bisogna però generalizzare. Penso che la donna oggi debba essere sempre il fulcro della vita familiare, in condizione paritaria però con il marito o il compagno. Non conoscevo il metodo di lavare i panni descritto nell'articolo. Molto interessante.
Buona giornata
Pino :-)

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