Una ricerca sul campo, condotta spesso a tu per tu con gli anziani e nei vicoli e nelle piazzette della vecchia Crotone, che gli ha permesso d’integrare sensibilmente quanto già contenuto in raccolte precedenti. La volontà di esaltare i contenuti di motti e proverbi e farli comprendere nel loro pieno significato di patrimonio popolare balza evidente dall’impostazione grafica del testo. I vari
ditti sono riportati in grassetto, seguiti dalla traduzione in lingua italiana e dal commento dell’autore, al quale si aggiungono frequenti citazioni greche e latine e richiami di carattere religioso e antropologico.

Per Antonella Cosentino, dirigente dell’Istituto tecnico nautico statale ‘Mario Ciliberto’ di Crotone, Cortese può essere considerato un degno erede di Vincenzo Padula, di Acri, poeta e studioso della lingua dialettale calabrese, e del suo omologo crotonese Emanuele Di Bartolo. “Quella che esprime il libro di Cortese – ha affermato la dirigente scolastica – non è semplice nostalgia del passato, ma ricerca di un’identità popolare che si costruisce giorno per giorno anche nel presente”. Nel sottolinearne l’importanza come regole esistenziali di vari popoli e culture, don Serafino Parisi, biblista e direttore della rivista ‘Quaderni siberenensi’, ha affermato che “i proverbi servono soprattutto per la vita e hanno poco a che fare con la morale”.
Anticamente, infatti, assolvevano ad una funzione fondamentalmente didattica, condensando regole pratiche per il vivere quotidiano: dall’ambito familiare ai rapporti sociali, dall’agricoltura alla caccia e alla pesca. Lucia Bellassai, responsabile dell’associazione ‘Castelfiaba’, ha esaltato il valore del libro non solo per la paziente e complessa ricerca che ha per base la conoscenza di testi di antropologia culturale sulla Calabria, ma anche per le nozioni di lessico e fonetica che aiutano il lettore a cogliere tutte le sfaccettature del variegato mondo dei
ditti. Un mondo dove cadenza, sonorità e, quando c’è, la rima possono essere più o meno determinanti nel trasmettere con efficacia quel messaggio di saggezza popolare che ogni motto o proverbio lega a sé.
Per Giovanni Capocasale, assessore alla Cultura del Comune di Crotone, il nuovo libro di Cortese si pone come punto di riferimento per chiunque voglia accostarsi allo studio delle nostre tradizioni e rappresenta un encomiabile esempio di simbiosi tra cultura e imprenditoria locale.
U dittu è vancèlu, infatti, ha visto la luce grazie all’apprezzabile e non comune atto di mecenatismo di Michele Maffei, titolare di un’azienda crotonese di articoli sanitari.
La presentazione dell’opera ha costituito per Cortese l’occasione per lanciare un appello affinché il dialetto sia difeso e perpetuato in quanto memoria di un popolo e ‘collante’ della nostra identità. “E’ sorprendente notare – scrive l’autore a pagina 23 del suo libro – come il nostro antico idioma, che per caratteristiche fonetiche e lessicali identifica il territorio e la sua storia, presenti tuttora la sua vitalità. Preservarlo e diffonderlo non significa favorire un anacronistico localismo, semmai garantirgli pari dignità con la lingua ufficiale.
La proposizione, poi, di proverbi e modi di dire dialettali, in un mondo che tende alla globalizzazione, con conseguente perdita d’identità, ha l’intento d’incontrare passate culture, agro-pastorali, capaci ancora di effondere un umanesimo ambientale, pregno di sapori e saggezza”.
Giulio Grilletta
Elio Cortese "U dittu è vancèlu"
Edizioni ‘Vivere in’, Monopoli, 2007
Pagg. 475, Euro 25,00