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| Il Natale di Ieri |
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| Marked by Gregorino Capano | |
| venerdì, 07 dicembre 2007 | |
Al principio di Novembre noi ragazzi cominciavamo a costruire castelli in aria sognando le golosità che avrebbero arricchito la nostra Tavola Natalizia. Le delicatezze che osavamo sognare non avrebbero merito sulla Tavola Natalizia d’oggi. Non voglio annoiare i lettori con la mia enfasi sulla miseria e povertà di quell’epoca, ma nei miei viaggi nostalgici nel passato, trovo difficoltà ad assolvere i governanti che secolo dopo secolo ci mantenevano nelle peggiori condizioni economiche come se fossimo animali. Certamente adesso godono l’eterne fiamme infernali per i loro peccati mortali.
La sera delle vigilia di Natale era grande festa e per lo più questa festa si svolgeva nella casa della nonna con tutti i familiari presenti. Dopo il pranzo , in piazza e nelle stradine, c’era confusione (Bellissimo divertimento) di bombe pirotecniche scoppiate ai piedi degli amici e contro le mura delle case. Era un divertimento sfrenato, i giovani pavoneggiavano nella speranza di attrarre l’attenzione della ragazza desiderata. (Ah Come e’ cambiato il nostro mondo). Questo divertimento continuava fino alla Santa Messa di Mezzanotte quando il nostro Salvatore sarebbe nato. Il grande pranzo a cui noi ragazzi e adulti aspiravamo con ansietà consisteva di un pezzettino di stocco fisso preparato con una grande quantità di patate, olive di giara (olivi ammodru), pomodoro e alloro, alla moda del cuoco di Montepaone a Treviso. Le risorse erano limitate e quindi un chilo doveva soddisfare una famiglia di venti persone. In più zippuli, crispedri, mele conservate in rete in un posto scuro e fresco nella cantina, torrone comprato dai Sorianesi durante la fiera, castagne conservate come le mele (castagni virdi). La tradizione di mangiare tredici portate (tridici cosi) era osservata ritualmente, ma non tutti potevano farlo. C’erano famiglie, immerse nella miseria e nella povertà più assoluta che avevano difficoltà a rispettare la tradizione. C’era una famiglia vicino casa mia la cui madre rimase vedova con quattro ragazzi. Vergognandosi della loro povertà contavano le tredici portate a modo loro : zzippuli con farina, olio, acqua, sale, fuoco = cinque. Lo ricordo, perché il più giovane dei quattro, che aveva la mia età, contava in questo modo le cose mangiate la vigilia di Natale. Anche adesso, dopo molto tempo passato,voglio imprecare contro l’ingiustizia sociale d’allora, e di adesso!
La festa che seguiva il Natale era Capodanno. Il Bambino Gesù era portato in tutte le case del paese e baciato da tutti. Era ancora un giorno di gioia e festa con lo spirito natalizio in discesa. L’influenza culturale Americana ha contribuito a distruggere una tradizione molto importante per noi ragazzi che aspettavamo con ansia. Mi piacerebbe cogliere l’opportunità di raccontare un evento che ho vissuto circa 45 anni fa …….. Come ingegnere siderurgico dovevo essere presente a una sessione d’operazioni alcuni giorni prima di Natale. Ero arrivato presto con un mio collega e con il quale abbiamo cominciato a parlare delle feste Natalizie. Devo ammettere che allora aspiravo ad essere totalmente Americano e avevo abbandonato le tradizioni italiane (Mia vergogna). In questa conversazione accennai a ciò che ho raccontato in questo articolo, e Lui mi domandò:“Mantieni ancora questa tradizione?” .
Angelo Iorfida, Canton,Ohio(USA)
Comments (1)
![]() ciao ciaone written by ciao!, dicembre 11, 2007
sit putent
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