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Nei primi tempi del cristianesimo, nacque un’osservanza preparatoria alla Pasqua.
Da principio ad Alessandria, a Roma e nelle Gallie il digiuno durava una settimana, altre chiese si limitavano a consacrare all’astinenza solo i due ultimi giorni della Settimana Santa. Nel secolo III° Roma prolunga già i suoi digiuni per tre settimane.
E’ il Concilio di Nicea (cattedrale di Santa Sofia nel 325) che stabilisce il numero di 40 giorni, senza dubbio mosso dall’esempio del Salvatore che digiunò 40 giorni nel deserto. Tutti i religiosi, vollero inculcare in tutti noi l’osservanza e spiegarne i motivi e vantaggi fino ai secoli a noi vicini e riconoscere che la Quaresima era il perno della disciplina cattolica. La Quaresima era considerata la Tregua di Dio, in cui tutte le attività dei cristiani venivano interrotte per lasciare spazio all’istruzione liturgica per ricaricarsi ed accumulare nuove energie per risorgere a vita divina col Cristo risorto e trionfante.
La prima preparazione alla Pasqua, specialmente dei catuchemini, che, col digiuno e la preghiera, si preparavano a ricevere il battesimo alla notte che precedeva la Pasqua. Questo concetto dei Baptimus poenitentiae informa ancora oggi tutta la liturgia quaresimale, comprendente di ricca fioritura di testi e riti che in essa ricorrono. Il battesimo della penitenza negli adulti, o, come lo chiama il Concilio di Trento (1545-63), le disposizioni della giustificazione, dove si preparano a ricevere la grazia che conferisce il battesimo nell’acqua e nello Spirito Santo.
La concezione liturgica serviva a riconciliare tutti i peccatori, perché la Pasqua era ed è la festa della Pace (shalom).
A Roma la liturgia quaresimale ebbe un ordinamento organico con San Gregorio Magno.
Per passare santamente la Quaresima, secondo lo spirito della Chiesa, i cristiani devono:
- attendere più dell’ordinario all’orazione ed alle altre opere di pietà;
- udire la parola di Dio che viene ogni giorno proposta;
- frequentare spesso i santi sacramenti;
- osservare il digiuno e sopra tutto mortificare le passioni.
MERCOLEDI’ era chiamato il principio del digiuno e si bendivano e si imponevano le Sante Ceneri.
GIOVEDI’ dopo le Ceneri (Stazione a San Giorgio in Velabio), la liturgia insiste oggi perché ponderino seriamente la morte, con lo scopo di cambiare vita.
VENERDI’ dopo le Ceneri (Stazione ai Ss. Giovanni e Paolo), la via della penitenza deve portarci sino alle altezze della perfezione cristiana, perché siam figli del Padre celeste.
SABATO dopo le Ceneri (Stazione a San Trifone), la nostra penitenza non è solo macerazione della carne: è una purificazione che gradualmente ci fa salire a Dio, purchè compiuta con le disposizioni che richiede.
DOMENICA è la resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
In ognuno di questi giorni c’erano le preghiere caratteristiche da rispettare e da glorificare per la Quaresima.
In ordine all’invito fattomi da Francesco Corapi, circa i nostri ricordi e le nostre consuetudini della nostra infanzia, ho voluto passare la competenza ad Angelo che su questo è veramente un professore. A parte il digiuno del venerdì in cui era assolutamente vietato mangiare la carne, altri particolari non me li ricordo.
In ottemperanza a ciò, ho voluto scavare nella cultura trentina circa qualche ricordo della Quaresima di 60 o 70 anni fa.
Le 40 ore di preghiera in chiesa venivano così suddivise:
LUNEDI’ andavano a pregare tutti gli appartenenti al Clero.
MARTEDI’ spettava ai professionisti. MERCOLEDI’ agli Istituti Religiosi. GIOVEDI’ agli impiegati ed operai e VENERDI’ era dedicato alle famiglie.
Questi giorni erano digiunati con ferrea disciplina, alimentandosi solamente con liquidi, tenendo conto che il digiuno non veniva imposto ai malati, ai bambini ed alle categorie deboli e protette.
Trento, 13 febbraio 2005
L’autore: Gregorino Capano
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