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Lettera aperta al ministro delle comunicazioni: Paolo Gentiloni C/C Presidente della Repubblica Italiana: Giorgio Napolitano
Un etichetta infangata dai notiziari nazionali, ma che non trova un facile riscontro.
Onorevole ministro con la presente vogliamo denunciare l’uso indiscriminato che si fa dei termini linguistici legati alla “Calabresità“ nelle maggiori testate giornalistiche nazionali.
Oggi molti giornalisti di radio e tv-giornali, di quotidiani e periodici, nei propri interventi mediatici, persuadono nell’immediato l’opinione pubblica, attraverso il commento di episodi di cronaca nera, atti criminosi o eventi di correlata importanza a carattere negativo (corruzione, racket, estorsione, ecc.). Essi infatti, con le loro affrettate ipotesi, tracciano l’identikit del responsabile e ne impostano la sua ricerca seguendo la pista Calabrese o cercando una personalità di origini Calabresi.
Nei titoli dei numerosi giornali, da decenni ormai si fa uso del termine calabrese per identificare il responsabile di un delitto, il corrotto di turno, il gestore di un racket, il membro di un organizzazione criminale, l’esecutore di un’estorsione, le località dove è radicata una banda di delinquenti, ecc. ma rarissime volte in questi anni si è fatto riferimento alla Calabresità per eventi e/o fatti di carattere positivo, che portano alto il valore di essere un abitante della Calabria.
Con questo, non vogliamo affermare che in Calabria vivono solo Santi, ma vogliamo mettere in discussione l’uso che si fa di determinate associazioni alla definizione di ”Calabrese”.
Prima di fare un passo indietro e sfogliare la cronologia di alcuni fatti di cronaca precedente, vogliamo riportare la definizione di “Calabrese” che oggi si trova in molti dizionari di lingua italiana:
ca|la|bré|se agg., s.m. e f.
AD
agg., della Calabria: olio, folklore c. | agg., s.m. e f., nativo o abitante della Calabria
s.m., l’insieme dei dialetti italiani meridionali parlati in Calabria
s.m. CO nome di alcuni vitigni italiani, spec. Siciliani
s.f. TS zoot., razza di suini originaria della Calabria, con setole nere e carni saporite | s.m., suino di tale razza
s.m. TS agr., varietà di arancio originaria della Calabria, con frutto ovale e polpa succosa quasi completamente priva di semi; anche agg.: arancio c.
Ebbene possiamo notare che con il termine calabrese si può indicare una qualità di olio di oliva, una manifestazione folkloristica, un dialetto, un vitigno, un razza di suini, una varietà di arance, un abitante della Calabria, ma in nessun documento troviamo un riferimento per collegare il responsabile dell’assurdità di un atto criminoso alla definizione del termine “Calabrese”.
In molti hanno confermato che:
La CALABRIA è una terra ospitale che sin dal primo incontro sgomenta il visitatore perchè non corrisponde affatto, nella sua globalità, agli stereotipi con cui troppo spesso viene definita.
La CALABRIA, è una terra operosa che nel turismo, nell'artigianato e nella piccola impresa sta riscontrando gli elementi portanti per il suo rilancio.
La CALABRIA, è un patrimonio ambientale, culturale e storico di tutto il mondo.
I CALABRESI, sono gli abitanti di questa terra, sono dei grandi lavoratori con mille difficoltà che hanno saputo dare tanto, soprattutto nei paesi dove sono stati costretti ad emigrare.
Ora ripercorriamo indietro il tempo e sfogliamo qualche pagina di storia della nostra cronaca nazionale, in molti abbiamo notato, che i giornali riportano sin dai primi indizi, sempre i fatti di cronaca o gli atti criminosi, incolpando nell’immediato un ipotetico responsabile dalle origini note, essi cronologicamente lo descrivono come “l’assassino calabrese”….. poi come “il presunto assassino calabrese”..… più tardi come “l’indagato calabrese”..… successivamente come “il probabile indagato calabrese”….. infine si scopre che non vive in Calabria ma che ha “origini calabresi”..… e magari poi viene fuori che è solo un malcapitato, che ha avuto qualche precedente penale e viene scagionato, ma questo poi sui giornali non è più riportato, perché non fa più notizia.
Comunque, ricordate il drammatico caso del piccolo Tommy che ha sconvolto la pianura parmigiana nell’estate 2006? E’ stata una tragica vicenda che non deve essere mai più ripetuta, ma anche in quella occasione i giornali alimentavano bene le voci sui i primi indizi che nell’immediato ipotizzavano gli autori del rapimento. I titoli dei telegiornali e le pagine dei giornali davano per scontato una pista Calabrese che successivamente è stata biasimata.
Oppure, ricordiamo tutti il caso del povero Giuseppe Maver benzinaio di Calolziocorte ucciso da due ragazzi, in cui i media nei loro racconti appena hanno conosciuto i nomi dei due indiziati, li hanno descritti come assassini calabresi. Quando successivamente, si è scoperto che abitavano a Lecco, si è voluto portare in evidenza a tutti i costi, che avevano origini calabresi. Ma era veramente importante portare in primo piano le origini di quei ragazzi, tanto è vero che in quelle pagine la caratteristica di essere meridionale era più importante del delitto dell’uomo? Qualche ora dopo viene fuori che solo un ragazzo aveva origini calabresi, per di più non era colui che ha premuto il grilletto e addirittura non era neanche maggiorenne, ma per i giornali era sempre “l’assasino di origini calabresi”. Solo pochi giorni fa questa persona, che allora era stata dipinta come l’assassino di origini calabresi, è tornata di nuovo sulle prime pagine dei giornali a seguito della polemica scoppiata per aver beneficiato del provvedimento dell’indulto emanato dal governo, bene in questa occasione gli articoli lo identificavano come “Il giovane Lecchese”.
Ma ritorniamo ai giorni nostri, consideriamo l’ultimo eclatante ed orribile evento delittuoso denominato “la strage di Erba”, in cui sono stati assassinate quattro persone, ecco alcuni titoli dei notiziari dei giorni scorsi:
- Cronaca. Erba, uccide moglie e figlio, suocera e vicina di casa. Poi incendia la casa: ricercato pregiudicato tunisino - 12 dicembre — rainews24.it
- Strage Erba: Tabulati telefonici scagionerebbero Marzouk - 12 dicembre — repubblica.it
- Cronaca. Erba, Marzouk: non so chi possa essere stato. Inquirenti al lavoro: forse due gli assassini - 13 dicembre — rainews24.it
- Strage erba: Marzouk, ‘feci uno sgarro a clan calabrese’ - 14 dicembre — repubblica.it
- Cronaca. Erba, si segue la pista calabrese, i funerali si terranno in Tunisia - 14 dicembre — rainews24.it
- Strage Erba: Si indaga su clan magrebino - 15 dicembre — repubblica.it
- Strage Erba: Autore avrebbe lasciato molte impronte - 03 gennaio 2007 — repubblica.it
Come tutti sappiamo, ancora oggi 04 gennaio 2007, stiamo aspettando di conoscere chi è il vero assassino di queste persone, ma intanto dopo tutto questo, qualcuno si è divertito con le parole ad infangare non solo la nostra regione, ma anche altre persone, il cui nome per svariati motivi è passato dalla bocca degli inquirenti alle orecchie dei giornalisti.
Quando dei giornali scrivono “feci uno sgarro a clan calabrese…oppure …si segue la pista calabrese…” quante persone si faranno l’idea che i clan per definizione sono solo Calabresi?? Con il termine clan si intende un gruppo di persone unite da parentela, che è definita dalla discendenza percepita da un antenato comune. Quindi in genere si indica il clan rossi, il clan bianchi, il clan (seguito dal nome della famiglia); non mi sembra che in passato si siano indicati clan campani, clan veneti, clan piemontesi o clan siciliani come lo si è fatto per quelli calabresi??? E quanti saranno in grado di comprendere che la Calabria effettivamente non è abitata solo da delinquenti??
Forse è più facile per qualcuno, si proprio cosi; potrebbe essere più facile per i giornalisti, cogliere nel segno un presunto assassino in una terra segnata da una brutta etichetta, o forse è più facile per gli stessi assassini, riuscire a depistare le indagini trovando un capro espiatorio proprio in Calabria, considerando i precedenti storici!!
Un risultato comunque è certo, molta gente si impegna a portare ad un alto livello il valore di sentirsi un “Fiero Calabrese”, molta altra continua ad infangare gli effetti di un compito difficile che stenta a sollevarsi.
In Calabria abitano circa 2 milioni di persone, poche rispetto alle altre regioni, però tra questi sono tanti coloro che oggi vivono in questa terra onestamente e che si danno al lavoro per vivere quotidianamente, ma per loro sfortuna portano con se un etichetta che non meritano.
Speriamo di trovare un consenso in queste parole riuscendo ad ottenere degli esiti positivi per i prossimi anni, in modo che nei nostri notiziari nazionali, non sentiremo parlare della Calabria e dei Calabresi, solo per cattive notizie, ma anche per promuovere tutto ciò che i Calabresi in Italia e nel Mondo costruiscono positivamente giorno per giorno sotto una pesante reputazione.
A cura di Paolo Barbalace.
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l'Omertosità, la rassegnazione, la retorica della famiglia, lo sbobbismo verso la collettività, la cooperazione e il bene comune, il qualunquismo che assimila tutto e tutti, l'approssimazione amministrativa, la tendenza ad enfatizzare avvenimenti positivi che avvengono in regione (e che altrove sono la normalità), la spropositata retorica alimentare su peperoncini, melanzane, cipolla di Tropea, soppressate e nduja che sconfina nel ridicolo e nell'inevitabile stereotipo, il "comparaggio", l'ossequio servile verso il potente di turno (spesso assolutamente incapace persino di mettere in fila una frase in italiano corretto...), la mortificazione del merito sacrificato sull'altare della "conoscenza degli amici degli amici", la retorica del turismo in località costiere veramente bellissime ma scandalosamente costose e spesso sprovviste persino di depuratori, l'incapacità di indignarsi mai di fronte nessuna prepotenza o diritto calpestato salvo poi prendersela con sindaco o amministratore di turno (sintomo di mentalità assistenzialista e per nulla reattiva e protagonista, l'elevato grado di violenza verbale e di atteggiamenti che permea la regione e che i bambini assorbono sin da piccoli sono sono alcuni aspetti di fatto che, ahimè, offrono all'opinione pubblica la possibilità di perdurare nel pregiudizio. Prima di scrivere addirittura al Presidente della Repubblica, guardiamoci tutti dentro di noi... sono calabrese anch'io. saluti.
PS: spero che l'autore della lettera non se l prensa troppo per questo mio commento... non farebbe altro che confermare un altro stereotipo sui calabresi: l'essere molto permalosi!