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Pubblicato/Segnalato da Paolo Barbalace - Salvatore Tripaldi
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07 Settembre 2007
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Approfondimenti
Ho vissuto la notizia del terribile eccidio di Duisburg con un senso di dolore e di rabbia, di sofferenza e di impotenza. Come tanti altri calabresi. Mi sono trovato a pensare alle "povere vittime", ai "poveri calabresi", ai "poveri emigrati in Germania", ai "poveri abitanti" di S. Luca. Al povero Corrado Alvaro, uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento, il cui nome, dimenticato in altre circostanze, viene scoperto, citato a sproposito, in queste dolorose occasioni. Ci siamo sentito più poveri, privati della nostra migliore tradizione, delle nostre speranze. La ricchezza, procurata con la violenza, genera povertà morale e culturale, degrado sociale. Su questo giornale avevo appena pubblicato un articolo in cui, descrivendo la situazione dolorosa e sfarinata che vive la Calabria, segnalavo la tendenza autodistruttiva che si va affermando da noi, una sorta di maledizione a fare male e a farci male, a divorarci, in un'atmosfera cupa con le tenebre che trionfano sulla luce, Persefone su Demetra. Da Duisburg giungeva la conferma dolorosa, assurda, tragica di una deriva morale, politica che colpisce tutti.
S. Luca è un paese metafora della regione, dei suoi contrasti, delle sue luci e delle sue ombre. E' un luogo dell'anima. Ho conosciuto, da giovane, questo paese, l'Aspromonte, Polsi attraverso la lettura di Alvaro. Poi, a partire dal 1977, ho visto e rivisto, visitato questi luoghi centinaia di volte. In occasione della festa della Madonna, di convegni, di iniziative culturali. Ne ho scritto, ho realizzato documentari, li ho percorsi a piedi, camminando religiosamente come insegnava Alvaro. Sarei insincero se non dicessi che questi luoghi splendidi e incantevoli mi hanno in alcune circostanze provocato apprensione e disagio, non sarei autentico se dimenticassi problemi e immagini negative e anche la difficoltà a comprenderli, ma posso, senza ombra di dubbio affermare, che i costi maggiori di un'oppressione voluta da pochi li pagano quegli abitanti di S. Luca che, pure in un clima di paura, non hanno rinunciato alla loro tradizione di accoglienza, e hanno fatto di tutto per offrire un'altra immagine del loro paese, a partire anche dalla loro più grande risorsa: Corrado Alvaro e l'universo da lui raccontato, a cominciare dalla Montagna e dalle fiumare. Dopo lo sgomento e lo smarrimento iniziale, giunge il tempo della riflessione e della difficile e ineludibile domanda: che fare? Quanto scriverò è frutto di disagio e di voglia di capire insieme agli altri; non ho certezze e non ho ricette, soltanto desiderio di partecipare a un progetto comune di ricostruzione. Se muore S. Luca muore tutta la Calabria. Sono queste le occasioni in cui bisogna essere veri, sinceri, magari scomodi.
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