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martedì, 14 ottobre 2008 - By Calabresi .net
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Calabria e Sistema Politico
Vicenda Alitalia: ha vinto il buon senso! Stampa E-mail
Segnalato da Giovanni Longu   
mercoledì 01 ottobre 2008
La vicenda Alitalia si era appena chiusa, anche se mancava ancora l’accordo formale dei piloti e degli assistenti di volo, e già cominciava la polemica sui presunti vincitori.
Il primo a rivendicare la vittoria è stato Walter Veltroni, leader dell’opposizione, ma a detta di molti avrebbe fatto meglio a tacere. E’ difficile credere che le sue lettere, le sue telefonate o i suoi incontri siano stati determinanti. Del resto, i buoni uffici non sono mai determinanti. E poi, Veltroni non aveva altra scelta per evitare la corresponsabilità di un eventuale fallimento di Alitalia. Se non avesse speso qualche parola in favore dell’accordo con la Compagnia aerea italiana (Cai) avrebbe semplicemente decretato la sua fine prematura come leader politico. E’ intervenuto apparentemente per opportunismo, all’ultimo momento, tanto è vero che durante l’intera vicenda non ha fatto altro che contrastare l’iniziativa del governo Berlusconi, ritenuto “colpevole” di aver fatto fallire il tentativo di scalata di Air France, all’epoca sostenuta dal governo Prodi.

Nemmeno il leader della Cgil Epifani aveva altra scelta che quella di firmare l’accordo già sottoscritto dai suoi colleghi delle altre organizzazioni sindacali Cisl, Uil e Ugl, perché il suo rifiuto avrebbe inferto un colpo mortale al fronte sindacale e si sarebbe dovuto assumere la responsabilità di migliaia di posti di lavoro andati in fumo per la sua testardaggine. Gli si può dare atto del suo temperamento combattivo per la difesa dei diritti dei lavoratori, ma non di aver ben calcolato i rischi. In una trattativa difficile non esiste la regola del tutto o niente, ma solo quella del compromesso. E quello approvato da Cisl, Uil e Ugl era stato ritenuto un buon compromesso. Perché dunque mettere a repentaglio la credibilità e la compattezza del fronte sindacale in un momento molto delicato per il rinnovo di molti altri contratti di lavoro con Confindustria? Perché contribuire con un comportamento ritenuto da molti irresponsabile ad accrescere incertezze, esasperazioni e ostilità?
 
Alitalia e il fallimento della politica Stampa E-mail
Segnalato da Giovanni Longu   
martedì 23 settembre 2008
L’immagine che la vicenda Alitalia sta dando all’opinione pubblica internazionale e a chi osserva le cose italiane dall’estero con interesse e preoccupazione è sconfortante, paragonabile alla monnezza di Napoli.

Non si capisce in particolare il triste spettacolo che sta dando la politica in una faccenda che è sostanzialmente economico-contrattuale, anche se con notevoli risvolti sociali, sindacali e indubbiamente anche politici.

L’Alitalia sarà pure un’azienda pubblica (in mano al Tesoro), ma sul mercato è come una qualsiasi altra impresa privata. Se non è in grado di sopravvivere con le proprie forze, l’azionista pubblico di maggioranza non ha molte scelte: o trova altri azionisti privati disposti a immettere nuovo capitale, o mette in vendita l’azienda all’offerente che meglio risponde alle condizioni del venditore e a un prezzo ritenuto equo, oppure porta i libri in tribunale, come si dice, e dichiara il fallimento.
 
Voto agli stranieri in Italia e in Svizzera tra preconcetti e paure Stampa E-mail
Segnalato da Giovanni Longu   
mercoledì 10 settembre 2008
Trovo stupefacenti le dichiarazioni di numerosi politici che si sono espressi recentemente sul voto agli immigrati in Italia. Capisco l’opposizione della Lega Nord da quando Umberto Bossi avvertiva che «cosche malavitose extracomunitarie stanno trasformando l’Italia in un grande bordello». Ma le altre forze politiche no!

La Lega era pronta al ricatto fin da quando Gianfranco Fini nel 2003 aveva non già proposto di concedere il diritto di voto agli stranieri, ma semplicemente di discuterne: «I tempi sono maturi, aveva detto da vicepresidente del Consiglio, per discutere del diritto di voto amministrativo per immigrati che vivono, lavorano, pagano le tasse in Italia e hanno ottenuto la carta di soggiorno. […] Integrazione significa parità di diritti e di doveri ed è un obiettivo che il Governo di centrodestra ha sempre tenuto presente insieme a quello della legalità, del giusto rigore verso i clandestini. Spero che la Lega dimostri di esserne cosciente: non avere la nazionalità italiana non può voler dire essere cittadini di serie B…». Per tutta risposta la Lega ribatté: «Se Fini insiste, il governo va a casa».

La Lega resta intransigente e Bossi, divenuto nel frattempo influente ministro della Repubblica, considera dal suo punto di vista il diritto di voto agli immigrati una follia, qualcosa che non s’ha da fare in alcun modo. Tenta con una logica un po’ strampalata di argomentare («La legge è chiara, solo i cittadini italiani possono votare; gli immigrati senza cittadinanza non possono […] e nemmeno il voto amministrativo è possibile perché prima bisognerebbe cambiare la legge») ma non argomenta perché non si possa cambiare la legge e addirittura non se ne possa nemmeno discutere.
 
La sfida del PD: tornare nelle piazze e tra la gente Stampa E-mail
Segnalato da dott. Domenico Annunziato Modaffari   
lunedì 21 aprile 2008
La sconfitta elettorale del PD e la disfatta catastrofica delle forze riunite sotto il simbolo della Sinistra - L’Arcobaleno pongono degli interrogativi seri sulla tenuta del sistema democratico in Italia, dal momento che nella vittoria del cartello delle forze di centro-destra è risultata decisiva l’alleanza del Popolo delle Libertà con il movimento della Lega Nord, dichiaratamente razzista e xenofobo, che da anni, a livello nazionale e locale, pratica l’aggressione verbale e la provocazione contro l’immigrazione come strumento sistematico di proselitismo elettorale.

Per questo, il PD come forza politica moderna e riformista ha oggi una doppia responsabilità: deve essere in grado di rappresentare in Parlamento quelle istanze che non hanno rappresentanza e deve essere altresì capace di ascoltare le ansie che preoccupano i cittadini, trovando un linguaggio comprensibile per affrontare le sfide di un mondo che cambia, deve sapere parlare ai lavoratori e al variegato mondo dei giovani, ma deve trasformarsi e innovarsi ancora di più. Serve un programma di modernizzazione dell’azione politica che sappia rispondere alle moderne sfide del lavoro che cambia e dei processi di globalizzazione. Tra le sfide che il PD deve raccogliere vi è la necessità di poter sviluppare e tradurre in iniziative politiche una nuova moderna, concezione della solidarietà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
 
L’anima riformista del PD, tra vecchie ed inedite sfide Stampa E-mail
Segnalato da Domenico A. Modaffari   
lunedì 12 novembre 2007

Le recenti crisi finanziarie e gli attuali timori indotti dalla crisi dei mutui subprime, hanno creato una situazione alquanto incerta sul mercato degli investimenti dagli esiti imprevedibili. E nonostante aumentano le motivazioni a risparmiare da parte dei consumatori, di converso sembrano ridursi al tempo stesso le possibilità per farlo.

Oggi due italiani su cinque non riescono più a risparmiare e il risultato è la costante propensione alla liquidità e una manifesta preferenza per i prodotti finanziari più sicuri: titoli di Stato, certificati di deposito, obbligazioni e libretti di risparmio. Tali forme di incertezza non sono solo il prodotto dell’economia globale, ma sono intrinsecamente legate a politiche sbagliate, ad interventi limitati sui minimi salariali, a distorsioni nella contrattazione collettiva e ad una tassazione a volte iniqua, che ha generato una diseguale distribuzione delle ricchezze.

La crescente disuguaglianza dei redditi che negli ultimi dodici anni sono cresciuti in Italia solo del 2 % e la grande ricchezza di pochi, alimenta il disagio di molti e l’insicurezza delle classi medie, che fanno fatica a cogliere i frutti della produttività e non riescono ad incrementare il loro benessere. È un imperativo etico, oltre che un dovere delle classi dirigenti più lungimiranti ricercare soluzioni politiche in grado di contrastare i meccanismi di esclusione sociale coniugando sistemi di welfare state più efficienti e una riforma strutturale della previdenza più rispondente alle trasformazioni sociali ed economiche in atto, costruendo un nuovo contratto sociale tra le generazioni che vincoli i diritti alle responsabilità, con un articolato sistema di trasferimenti sociali più universale. A ciò si devono affiancare: interventi sulla mobilità sociale ed economica verso l’alto, tutela dei redditi più bassi, reddito minimo garantito per chi non lavora, ammortizzatori sociali e riqualificazione professionale per chi è uscito dal mercato del lavoro.

 
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