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Segnalato da Giovanni Longu
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giovedì 09 ottobre 2008 |
Una dolorosa necessità!
La storia dell’emigrazione italiana in Svizzera non ha una data d’inizio perché il passaggio della frontiera, da una parte e dall’altra, per motivi di lavoro c’è sempre stato da quando esiste appunto una frontiera che separa i due Paesi. In epoca moderna, dopo la costituzione della Svizzera in Stato federale (1848) e dell’Italia in Stato unitario col Regno d’Italia (1861), la prima data ufficiale relativa all’emigrazione italiana in Svizzera è quella del 22 luglio 1868, quando tra i due Paesi venne firmata la “Convenzione di stabilimento fra la Svizzera e il Regno d’Italia”. Questo primo accordo ha regolato i flussi migratori praticamente fino a quando la prima guerra mondiale pose di fatto fine alla libera circolazione delle persone dei due Paesi e a quella che si potrebbe definire la prima fase dell’emigrazione italiana in Svizzera.
Nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale il flusso migratorio tra l’Italia e la Svizzera fu molto ridotto fino ad azzerarsi negli anni della guerra. Non appena le armi cessarono di martoriare l’Europa belligerante, l’emigrazione si ripropose per l’Italia come un’esigenza primordiale per attenuare la pressione sociale della diffusa disoccupazione, soprattutto a Nord. Per questo i primi governi del dopoguerra, occorre dirlo, furono attivissimi nel cercare e firmare accordi d’emigrazione, praticamente con tutti i Paesi interessati ai migranti italiani. In pochi anni vennero firmati accordi d’emigrazione con il Belgio (capofila con l’accordo del 23.6.1946), il Lussemburgo, l’Argentina, la Svezia, la Francia, la Gran Bretagna, l’Olanda, il Brasile, l’Uruguay, l’Australia, Il Canada, e persino con la Cecoslovacchia e l’Ungheria. |
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Segnalato da Giovanni Longu
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martedì 07 ottobre 2008 |
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Nel 2007 il rapporto tra nuovi immigrati italiani in Svizzera ed italiani rientrati in Italia è tornato dopo decenni nuovamente positivo (+2213). Era dal 1972, con l’eccezione dei primi anni Ottanta, che il saldo positivo dell’immigrazione italiana in Svizzera era scomparso dalle statistiche demografiche. 35 anni dopo, la Svizzera attrae nuovamente più italiani di quanti la lasciano per far ritorno in patria. Sono stati infatti 8540 i nuovi arrivati dall’Italia contro 6327 che vi sono rientrati definitivamente.
E’ difficile dire se si tratti per l’Italia di un’inversione di tendenza, perché il saldo registrato nel 2007 è per il momento unico e per di più abbastanza modesto. Se però si osservano i dati degli altri Paesi confinanti con la Svizzera, è pensabile che il mercato del lavoro svizzero ridiventi interessante anche per gli italiani, soprattutto se l’incertezza economica generale di questo momento dovesse perdurare e la Svizzera continuasse a non registrare segnali preoccupanti. Infatti, stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica, l’andamento positivo dell’industria svizzera è proseguito anche nel secondo trimestre 2008. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, produzione e fatturato sono cresciuti rispettivamente del 6,1 e dell’8,9 per cento. L’afflusso di ordinazioni è cresciuto del 5,4%. Notevole è stato anche l’incremento delle riserve di lavoro con un portafoglio d’ordini (+12%). |
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Segnalato da Dr. Luigi Rossi
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giovedì 13 marzo 2008 |
 Me lo aspettavo e lo temevo. Sarà difficile difendersi dall’iniziativa lanciata da Endemol Italia, ora che ha scoperto l’emigrazione, quel fenomeno sociale, economico e culturale plurisecolare che, da sempre e non solo con le rimesse, ha dato un grande aiuto alla Patria matrigna.
Me lo aspettavo e lo temevo. Sarà difficile difendersi dall’iniziativa lanciata da Endemol Italia, ora che ha scoperto l’emigrazione, quel fenomeno sociale, economico e culturale plurisecolare che, da sempre e non solo con le rimesse, ha dato un grande aiuto alla Patria matrigna.
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Segnalato da Salvatore Tripaldi
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giovedì 14 settembre 2006 |
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La Nave della Sila, Museo Narrante dell’Emigrazione
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