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Segnalato da Dott. Cataldo PERRI
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lunedì 07 luglio 2008 |
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A CARIATI, IDENTITÀ E MEMORIA 365 GIORNI L’ANNO
26 APRILE A FELLBACH EVENTO CON GLI EMIGRATI
meeting euromed, 5 posti riservati a figli emigrati
E’ stata stimolante la riflessione ospitata, qualche settimana fa, nelle Lettere a “Il Quotidiano”, a firma di Luigi Rossi, Docente in Germania. L’attenzione del Prof. Rossi era posta, in particolare, sulle vacanze nei paesi d’origine dei figli dei nostri emigranti e sull’approccio con un territorio che quelle generazioni conoscono poco dal punto di vista storico culturale e produttivo.
Molto opportunamente, quella lettera sottolineava la necessità di programmare, per questi giovani, iniziative volte alla conoscenza della cultura dei padri, delle tradizioni popolari, in definitiva di quel mondo che i loro genitori avevano lasciato tanti anni fa e che ogni tanto evocano nei loro discorsi, intrisi di nostalgia.
Ringraziamo, intanto, il Prof. Luigi Rossi per aver sentito il bisogno di affrontare tale questione e perché ci stimola iniziative che andranno senz’altro ad integrarsi con le tante proposte culturali alle quali lavoriamo da tempo. |
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Segnalato da Dr. Luigi Rossi
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giovedì 13 marzo 2008 |
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Egregio Signor Sindaco,
da trent’anni seguo, per il periodo dell’avventura scolastica, i figli di molti suoi concittadini emigrati e residenti a Hagen, nel Nord Reno Vestfalia. Decine di suoi concittadini (operai, professionisti, casalinghe) hanno scelto di rimanere in Germania, Belgio, Francia, Inghilterra. Si tratta di centinaia d’emigrati che hanno il paese d’origine nell’anima e la parlata nel cuore e sulla punta della lingua. Devo dire che non ho mai trovato un «emigrato» che non «ricordi» con affetto il luogo che lo vide nascere e crescere. Partire e ripartire. Sembrano, questi luoghi, far parte del loro corpo e anima. Ciò vale anche per quegli anziani che non si possono più permettere (soprattutto finanziariamente) di ritornare per un brevissimo periodo nelle terre che vivono nella loro memoria.
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Segnalato da Paolo Barbalace
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giovedì 04 gennaio 2007 |
Lettera aperta al ministro delle comunicazioni: Paolo Gentiloni C/C Presidente della Repubblica Italiana: Giorgio Napolitano
Un etichetta infangata dai notiziari nazionali, ma che non trova un facile riscontro.
Onorevole ministro con la presente vogliamo denunciare l’uso indiscriminato che si fa dei termini linguistici legati alla “Calabresità“ nelle maggiori testate giornalistiche nazionali.
Oggi molti giornalisti di radio e tv-giornali, di quotidiani e periodici, nei propri interventi mediatici, persuadono nell’immediato l’opinione pubblica, attraverso il commento di episodi di cronaca nera, atti criminosi o eventi di correlata importanza a carattere negativo (corruzione, racket, estorsione, ecc.). Essi infatti, con le loro affrettate ipotesi, tracciano l’identikit del responsabile e ne impostano la sua ricerca seguendo la pista Calabrese o cercando una personalità di origini Calabresi.
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