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Libro: Da brigante a emigrante: tutta un'altra storia

 di Giannotta Girolamo 
Sinossi
"Da brigante a emigrante: tutta un'altra storia" è un saggio sull'annessione dell'Italia meridionale al Piemonte e su due fenomeni ad essa legati e conseguenti come il brigantaggio prima e l'emigrazione poi. Una rivisitazione della storia del nostro Risorgimento vista dalla parte delle popolazioni del Sud con aspetti poco noti e spesso trascurati dalla storiografia ufficiale.
Maggiori informazioni  [Libro: Da brigante a emigrante: tutta un'altra storia]
 

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Liberi Pensieri rubrica di Vincenzo Pitaro

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di Vincenzo Pitaro
A Villa Reale, in quel di Monza, il prossimo 23 luglio, come si sa, arriveranno i «ministeri». Ministeri? Ma quali ministeri? Saranno semplicemente delle sedi periferiche di rappresentanza. 

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 Giancarlo Galan, raffinato intenditore d'arte nonché ministro per i Beni e le Attività culturali del nostro Paese, torna ad esternare pubblicamente il suo illuminato pensiero sui Bronzi di Riace. Secondo l'attuale inquilino del palazzo romano di via San Michele, i celeberrimi guerrieri greci - che da sempre si trovano nella loro sede naturale - non meriterebbero di occupare il posto che occupano. Ahia-iai!, peccato che alle due statue manchi la parola. Avrebbero detto, di lui, la stessa cosa.
Vincenzo Pitaro
di VINCENZO PITARO
La Calabria, i calabresi  e l’ennesima beffa
«Il primo tocco affascina, il secondo strega». Recitava così, anni fa, lo spot di una nota marca di liquore. Quel simpatico messaggio pubblicitario, veicolato spesso dalla tv nei «caroselli» d’un tempo, mi è tornato in mente in questi giorni pensando al «carosello» (qualcuno, ahinoi!, lo chiama «teatrino della politica») che continua a dominare la scena nel nostro Paese, riproponendo sempre lo stesso spettacolo (più o meno simile ad una «situation comedy» di Gaspare e Zuzzurro) sul cosiddetto federalismo fiscale.

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di Vincenzo Pitaro

Lo strepitoso successo che il film di Antonio Albanese, «Qualunquemente», sta riscuotendo in questo periodo nelle sale cinematografiche di tutta Italia, rappresenta per il calabrese Maurizio Comito (validissimo interprete da tempo conosciuto e stimato anche fuori regione) una sorta di consacrazione da parte del Cinema italiano. 

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 Sandra Savaglio
di VINCENZO PITARO
La fuga dei cervelli? Per molti è una specie di «maledizione» dalla quale noi calabresi, e meridionali in genere, purtroppo non riusciamo da moltissimo tempo a liberarci. Dovunque si diriga lo sguardo (in Europa, in Oltreoceano e anche nello stesso nord Italia) troviamo infatti quasi sempre un nostro corregionale ch’è riuscito ad imporsi, realizzando cose egregie nei vari settori.
Il mondo è pieno di eccellenze calabresi che costituiscono, giorno dopo giorno, forse senza neppure accorgersi, ciò che - con scarsa poesia ma con grande senso pratico - viene spesso definito il «capitale umano» della Calabria. 

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di VINCENZO PITARO

Quella del Santo Natale, si sa, è la ricorrenza cristiana più bella e più attesa dell'anno. È la festa della famiglia e rappresenta un momento d'incontro affettuoso non solo tra parenti ma anche tra amici.
Una festa che, per quanto permeata di profonda spiritualità, conserva (nelle tradizioni e nelle credenze) evidenti tracce delle sue origini pagane. Proprio per questo motivo, il fulcro della festa (l'elemento più essenziale dopo i riti della Natività) rimane pur sempre il pranzo, cui sembra essere tramandato il compito di simboleggiare l'immutabilità del Natale e l'incrollabilità del focolare domestico.
Anticamente, in Calabria, si usava riunirsi a tavola soltanto a notte inoltrata, il 24 dicembre, dopo la messa di mezzanotte, per rifocillarsi al termine del lungo digiuno della Vigilia e perdipiù dopo essersi attardati in chiesa a causa della veglia. 

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di VINCENZO PITARO
Un settenario, un sonetto o qualche verso sciolto? Se qualcuno vi chiedesse a bruciapelo di dar prova delle vostre capacità mnemoniche, ricordereste almeno una poesia a memoria? Che cosa citereste? «Ognuno sta sul cuore della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera» o piuttosto «Amor, ch'a nulla amato amar perdona». Ve la cavereste insomma con l'ermetico Salvatore Quasimodo o chiamereste in causa il sommo Dante Alighieri?
E se una volta dato sfoggio delle freschezza dei vostri neuroni, vi fosse domandato di esprimervi sui benefici dello studio a memoria di una poesia, che cosa rispondereste?
Tutti questi interrogativi racchiudono il nocciolo di una disputa, mai risolta, sull'utilità o meno di imparare a memoria le poesie. È un dibattito che si ripropone ad intervalli ciclici, e che va avanti da quando fu deciso di eliminare dalla scuola un certo nozionismo.

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di VINCENZO PITARO
L’edizione 2010 del «Magna Græcia Film Festival» di Soverato è ormai in archivio. Ora è tempo di bilanci e di programmi per il futuro.
Quali sono state le nostre «sensazioni tattili» (ma perché «tattili»? Semmai: visive, uditive e gustative) sulla settima edizione?
Bene, è presto detto. A riflettori spenti, avremmo potuto tranquillamente titolare così: «Una sfida in parte riuscita e in parte prigioniera di se stessa».
Faremmo notte, ovviamente, se ci mettessimo ad elencare in questa rubrica tutti gli angoli che sul fronte puramente tecnico-organizzativo - a nostro avviso - andrebbero un po’ limati, se non completamente smussati. In questa circostanza, perciò, preferiamo soffermarci soltanto sulla data di svolgimento della kermesse e su qualche altro aspetto altrettanto importante. 

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di Vincenzo Pitaro Quando l’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi nell’alba del 19 agosto del 1860 sbarcò sulla spiaggia di Melito Porto Salvo e raggiunse trionfante la città di Reggio, trovò moltissimi calabresi (patrioti illuminati dalla luce massonica ma anche semplici cittadini) pronti a battersi al suo fianco per uno Stato unitario, libero e indipendente.
Un cospicuo gruppo di liberi muratori, già da mesi, aveva infatti deciso di appoggiare l’impresa garibaldina, grazie anche al ruolo determinante svolto dalla Massoneria reggina che a quei tempi si riconosceva nell’Obbedienza del Grande Oriente di Palermo, del quale Garibaldi era il Gran Maestro. Anche in Calabria, pertanto, l'apporto del pensiero massonico nella causa dell'Unità d'Italia si rivelò piuttosto notevole. 

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Riflessioni (e divagazioni) d’Estate
di VINCENZO PITARO
«Nosce te ipsum». Oppure, visto che a me piace di più, «Gnòthi seautòn».
Epigrafi del genere erano frequenti nel mondo antico. «Nulla troppo», «Non frequentare i malvagi», ecc. Ma quella di Delfi rimane pur sempre la più solenne. Ah, i greci, quanta saggezza!
Misteri eleusini? Motti iniziatici incomprensibili alla gente comune? Macché! Sono soltanto motti che invitano ad esplorare l’interno di ognuno di noi e, possibilmente, per chi ne è capace, anche l’interno della Terra per cercare di trovare la «pietra nascosta». Vivremmo di certo in mondo migliore, più sano e più giusto, se anche l’ultimo degli ultimi, si sforzasse di approfondire la conoscenza di sé e riconoscere (di conseguenza) i limiti propri dell’uomo. Più o meno come soleva fare un certo signore nella società ateniese dell’ultimo ventennio del V secolo a.C.
Lo stesso signore che considerava un malato chi agiva male e che ci ha tramandato molti insegnamenti importanti, significativi e sempre attuali oggigiorno, al punto che sarebbe piuttosto salutare se - la sera, prima di coricarci - ce le ripassassimo bene in mente. 

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di VINCENZO PITARO
La salute intesa come prevenzione è un concetto che, purtroppo, la maggior parte della gente tende ad ignorare. Lo rilevano i sondaggi: dell’efficienza fisica la maggioranza degli italiani si preoccupa soltanto al manifestarsi di qualche disturbo.
Molti, addirittura - e questo è a dir poco un paradosso, qualcosa che sta veramente fuori da ogni logica - si direbbero più attenti alle condizioni e alle cure della loro automobile, piuttosto che al proprio stato di salute.
Eppure, sottoporsi a un check-up, fare un «tagliando» sulla propria persona, controllarsi regolarmente almeno una volta all’anno - anche quando tutto funziona - è senza dubbio estremamente importante, specie se si sono superati i trent’anni, poiché rappresenta il sistema migliore per vivere meglio e più a lungo.

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di Vincenzo Pitaro
Nel 2006, quando a Salsomaggiore Terme conquistò il titolo di Miss Italia, dichiarò con non poca emozione, in un’affollata conferenza stampa, di avere avuto la sensazione di essersi svegliata da un vero e proprio sogno fiabesco. «Non mi sembra ancora vero», disse tra le lacrime di gioia che velavano i suoi splendidi occhi, «questo è davvero il giorno più bello della mia vita».
Il vero «happy end», come in tutte le fiabe che si rispettano, però doveva ancora arrivare. All’indomani, infatti, il suo cuore cominciò a battere forte per un giovane addetto ai lavori che aveva conosciuto nei giorni della kermesse. Sicché all’improvviso sbocciò l’amore; il primo, grande, unico amore della sua vita.
Che dire? Contrariamente a quanto succede nei fantastici racconti in cui è sempre la più bella che, in ultima analisi, sposa il principe azzurro e viene incoronata regina, quell’anno a Miss Italia accadde esattamente il contrario. Difatti, per primo conquistò scettro e corona e poi, come d’incanto, anche il cuore di un calabrese.

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di VINCENZO PITARO
Se a correre un serio rischio non fosse stata la democrazia del nostro Paese, beh, tutti noi giornalisti (e non solo) avremmo potuto senz’altro divertirci ad osservare - con quello stesso distacco, tipico del critico teatrale che assiste a una commedia di pessimo gusto - questo «brutto pasticciaccio» della politica italiana che sta caratterizzando, soprattutto negli ultimi tempi, la cosiddetta «seconda Repubblica».
Invece, ahinoi!, in quest’Italia della politica improvvisata - che non si sa bene dove andrà a finire - non si può certo continuare a stare come un Prezzolini alla finestra.
Stanno accadendo le cose più strane: giri di valzer che contribuiscono a creare sistematicamente un clima di incertezza, liste bloccate che già hanno privato e continueranno a privare l’elettorato anche del diritto di scegliere a chi dare la preferenza, tentativi di assicurarsi impunità a tutti i livelli, intenzioni di modificare la Carta Costituzionale, provvedimenti che vorrebbero mettere alle strette con norme inadeguate la giustizia e l’informazione, e via dicendo. 

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di Vincenzo Pitaro
Glorioso tricolore, ahinoi, quanti detrattori!
Quel vessillo rosso, bianco e verde a bande orizzontali è la sola cosa buona, altamente simbolica, che ci è stata tramandata. Eppure continua ancora a dare fastidio a qualche politico (politico?) del Terzo millennio.
Adottata per la prima volta dalla Repubblica Cispadana il 7 gennaio del 1797, la nostra bandiera nazionale, in varie epoche, non ebbe certo vita facile. Si tentò di levargli il verde, di aggiungere (al centro) stemmi araldici, simboli di parte, addirittura di sostituirne alcuni colori. Nel 1848 fu fatta propria dal monarca sabaudo poiché il verde, secondo il simbolismo massonico ereditato dai giacobini, rappresentava la natura e con essa l’acquisto dei diritti di natura, anzitutto uguaglianza e libertà contro il dispotismo, che a quei tempi poteva essere solo papale o monarchico.
Con l’Unità d’Italia, poi, tutto lasciò pensare che il tricolore fosse finalmente ormai come scolpito nella roccia. Invece ci furono ancora persone e luoghi che lo rigettarono. Le persone furono i componenti del clero e i luoghi erano le chiese. La questione romana era ancora aperta. Stato e Santa Sede continuavano a ignorarsi, clericali e massoni scendevano spesso ai ferri corti. 

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di VINCENZO PITARO

Lotta alla ‘Ndrangheta. Voglia di cambiare. Risoluzione dei problemi rimasti insoluti. Volontà di costruire.
Giuseppe Scopelliti (unico Reggino fino ad oggi, nella storia dell’ente Regione, chiamato a guidare il governo della Calabria) per la sua prima volta da governatore ha scelto questo cocktail.
Perché non credergli? Ne viene fuori una miscela che lascia ben sperare in una cura efficace per una Terra, come la Calabria, che soffre mali antichi.
I rituali «commenti del giorno dopo», inutile dirlo, questa volta non servono. Il responso venuto fuori dalle urne il 29 marzo parla chiaro: il ciclone Centrodestra ha letteralmente travolto Agazio Loiero e compagni. Sulla carta (almeno per quanto riguarda il quadro politico) il cambiamento c’è stato.
Tuttavia, più di qualcuno all’indomani si è chiesto e continua a chiedersi: «Cosa riuscirà a fare ora Scopelliti? Come si concilia la sua volontà di cambiare con l’elezione di alcuni consiglieri di maggioranza che, ai tempi in cui hanno occupato gli scranni di Palazzo Campanella, si sono rivelati ostili al cambiamento?»

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