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Politiche per gli Italiani nel Mondo

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Capisco l’indignazione del direttore del portale «Politicamente corretto», Salvatore Viglia, perché a una sua lettera aperta ai 18 eletti all’estero gli hanno tutti risposto picche. Ma perché stupirsi? In certo senso la mancata risposta o una risposta generica andava data per scontata, data la materia e dati gli interlocutori.

Con quella lettera era come se si volesse un atto di ammissione che la loro elezione era frutto di un errore se non addirittura di un inganno. E’ vero che in quella lettera senza risposta si chiedeva agli interpellati di farsi promotori di «una legge che consentisse agli italiani all’estero di poter votare per corrispondenza a tutti gli appuntamenti elettorali in Italia», ma implicitamente si chiedeva anche l’abolizione e quantomeno la revisione dell’attuale legge elettorale per gli italiani all’estero.

Per una strana distrazione o espressa volontà del legislatore (ma si tratta comunque di un travisamento delle iniziali richieste degli italiani all’estero che volevano semplicemente il diritto di voto per corrispondenza) l’attuale legge non consente infatti agli italiani all’estero di poter eleggere per corrispondenza o con voto elettronico candidati residenti in Italia nella propria (nel senso della residenza AIRE) circoscrizione nazionale, in alternativa ai candidati della Circoscrizione Estero.
Negli ultimi decenni, la donna ha fatto in Svizzera enormi progressi verso la piena parità con l’uomo in campo politico, formativo, professionale e salariale; ma l’uguaglianza è ancora lontana. Alcuni dati recenti dell’Ufficio federale di statistica (UST) lo confermano.

Arrivata tardi al diritto di voto rispetto alle donne degli altri Paesi vicini, la donna svizzera è oggi ben inserita nella politica locale e federale. Tre su sette consiglieri federali sono donne. Sfiora il 30% la presenza femminile nel Consiglio nazionale e il 22% nel Consiglio degli Stati; nei parlamenti cantonali supera il 26%, mentre negli esecutivi cantonali si ferma al 20,5%. Nel confronto internazionale, la quota di donne nel parlamento federale è di poco inferiore a quella della Germania, ma di gran lunga superiore a quella ad es. di Italia e Francia.

In campo formativo si osserva la maggiore discrepanza tra uomo e donna. Le donne sono infatti la grande maggioranza (63,5%) di quanti concludono la loro formazione con la scuola dell’obbligo e sono in minoranza (40,4%) tra coloro che acquisiscono un titolo universitario. Nella formazione di terzo grado (universitaria) le donne presentano un alto grado di interruzione degli studi: sono infatti più numerose degli uomini tra i nuovi iscritti agli istituti universitari (ad eccezione degli indirizzi tecnico-scientifici, dove le donne sono particolarmente sottorappresentate), ma sono relativamente poche quelle che raggiungono il traguardo. Occorre dire, tuttavia, che la quota di diplomi universitari conseguiti dalle donne è in costante aumento, riducendo sempre più lo scarto che le separa dagli uomini.
Sulla Prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo, tenutasi a Roma dal 10 al 12.12.2008, è calato il silenzio. Nessuno ne parla più. Se vi faccio riferimento è perché uno dei temi trattati mi pare degno di essere ancora dibattuto: quello dell’identità dei giovani e in generale degli «italiani all’estero» (ma forse sarebbe più appropriata l’espressione «italiani dell’estero»).

L’«identità nazionale» figurava tra i cinque temi principali della Conferenza e giustamente, in apertura dei lavori, il Ministro degli esteri Frattini aveva sottolineato che questa «è la questione centrale che alimenta anche tutte le altre: cosa vuol dire sentirsi italiani oggi, per voi che vivete fuori dell’Italia». Lo stesso Frattini aveva suggerito una risposta dicendo che «voi dovete sentire l’orgoglio di appartenere ad un’Italia che è cambiata. Che vi dovete ormai sentire parte di un sistema allargato e coordinato. Che noi guardiamo a voi come ad un patrimonio italiano che aiuta l’immagine italiana a crescere». Ma l’identità non può consiste in un «dover sentire».

Il tema è stato sicuramente dibattuto, tanto è vero che la Conferenza ha approvato un documento finale intitolato «Identità italiana e multiculturalismo», ma anche leggendo attentamente questo testo, non emerge in modo chiaro come realmente questi giovani italiani all’estero o, meglio, dell’estero, sentano e vivano la loro «identità italiana».
Il 2008 ha offerto l’occasione per ricordare non pochi anniversari importanti in riferimento alla storia dell’immigrazione italiana in Svizzera: il centenario della disgrazia del Lötschberg, i sessant’anni dell’Accordo di emigrazione del 1948, il 43° anniversario della tragedia di Mattmark, i 140 anni del «Trattato di domicilio e consolare tra la Svizzera e l’Italia» del 1868.

Quest’ultima ricorrenza, a parte un articolo apparso ai primi di agosto, non ha suscitato alcun interesse né nelle istituzioni né nelle organizzazioni di rappresentanza. Eppure il «Trattato di domicilio e consolare tra la Svizzera e l’Italia», firmato a Berna il 22 luglio 1868 e tuttora in vigore a distanza di 140 anni, anche se ormai desueto, ha avuto un’importanza fondamentale per l’immigrazione italiana in Svizzera e per le relazioni italo-svizzere fino ad oggi.

Dispiace pertanto che si sia persa questa occasione e non sia stata organizzata da parte delle istituzioni e delle grandi organizzazioni dell’immigrazione italiana in Svizzera alcuna rievocazione, né un incontro, una conferenza stampa o anche solo un comunicato. I politici, si sa, sono in ben altre faccende affaccendati e i vari CGIE e Comites hanno altro a cui pensare.
Da alcuni anni l’UNITRE o Università delle Tre Età si presenta come un’opportunità di apprendimento e di socialità per chiunque voglia raccogliere una sfida tra le più moderne, soprattutto quando ci si trova per un’infinità di ragioni in una condizione d’isolamento o di limitatezza di rapporti sociali. Questa sfida si chiama “comunicazione”.

La nostra società è denominata “società dell’informazione” perché siamo letteralmente bombardati da un’infinità d’informazioni. Basti pensare ai quotidiani gratuiti, alla radio e alla televisione e da qualche tempo alle più sofisticate tecnologie telematiche (soprattutto Internet) che facilitano la diffusione delle informazioni di ogni genere. Quanto più cresce l’informazione, tanto meno tempo riserviamo alla comunicazione interpersonale.

Se l’espressione “società dell’informazione” compare circa mezzo milione di volte in Internet, l’espressione “società della comunicazione” vi compare solo poche migliaia di volte e spesso come sinonimo della prima. La comunicazione è veramente in crisi.
 
Un mondo pluralistico è caratterizzato soprattutto dalla pluralità delle informazioni e delle interpretazioni, che dovrebbe garantire a ciascuno di farsi una propria opinione e maturare una personale convinzione. Purtroppo questi obiettivi sono resi spesso difficili da raggiungere per due ostacoli, spesso interposti volutamente. Il primo è la mistificazione dell’informazione, il secondo l’arbitrarietà delle interpretazioni.

Il primo ostacolo è così definito da Wikipedia: «La mistificazione consiste nel "distorcere intenzionalmente la realtà", col fine di ingannare qualcuno». La pluralità delle interpretazioni ha invece il suo limite nell’arbitrarietà di considerare o meno i fatti o certi fatti, nel prenderne alcuni e trascurarne degli altri.

Il men che può succedere in caso di mistificazione e arbitrarietà dell’informazione e della sua interpretazione è la confusione e l’insicurezza. Purtroppo questo succede, spesso, in politica, ma anche in altri campi.
Da sempre gli italiani dell’estero hanno coltivato forme associative di vario tipo e hanno cercato di coordinare le loro forze per dare maggiore incisività alle loro azioni. Nelle varie epoche sono sorti così tra associazioni simili organismi di rappresentanza a vari livelli.
In Svizzera, giusto per limitare il campo a una realtà conosciuta dai lettori, il tentativo maggiormente riuscito fu la creazione del Comitato Nazionale d’Intesa (CNI) all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso.

Fu un tentativo importante perché riuscì a rappresentare unitariamente tutte le principali forme associative. Si riteneva che una forza unitaria fosse in grado d’interloquire meglio e più efficacemente con le autorità italiane. Per oltre un decennio, il CNI ha svolto positivamente la sua funzione, riuscendo a superare le divisioni ideologiche delle varie componenti e proponendosi come valido interlocutore della rappresentanza diplomatica italiana in Svizzera. Uno dei successi principali del CNI è stato di aver contribuito a diffondere lo spirito d’intesa fra tutte le associazioni a livello cantonale e locale.

Dalla fine degli anni Ottanta hanno preso il sopravvento altre forme di aggregazione disciplinate con leggi dello Stato, in particolare i Comites (Comitati degli Italiani all’Estero) e il CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero). Con l’istituzione ufficiale di questi organismi di rappresentanza si voleva garantirne la rappresentatività (attraverso elezioni) e l’efficacia (precisando obiettivi e mezzi). Oggi risultano discutibili sia l’una che l’altra, mentre è incontestabile che a livello generale sia andato perso quello spirito d’intesa che animava l’associazionismo degli anni Settanta e buona parte degli anni Ottanta.
Rende – Martedì 20 gennaio nell’aula Magna dell’Università della Calabria la giornata di studio in cui sarà presentata la missione che con lettera prot. 89597 del 20.05.2008 del Ministero della Cultura e del Turismo, ha affidato la direzione scientifica della missione archeologica italiana di Kyme (Turchia) al professore Antonio La Marca del dipartimento di archeologia e storia delle arti, e di conseguenza all’Università della Calabria. Si tratta senza dubbio di uno degli scavi tra i più avvincenti in tutto il bacino del Mediterraneo, si sta portando alla luce i resti dell’antica città di Kyme eolica, sulla costa occidentale dell'Asia Minore (attuale Turchia), nel golfo di Çandarli.

Solo con l’ausilio da parte del nostro Ateneo - afferma La Marca - si possono creare le condizioni ottimali per far diventare Kyme un punto di riferimento per i nostri studenti di archeologia. Giovanni La Torre, rettore dell’Unical aprirà il convegno con i saluti istituzionali, a seguire Orhan Düzgün (direttore generale degli scavi della Turchia), Haluk Tunçsu (vice Governatore della provincia di Izmir), Raffaele Perrelli (preside della Facoltà di Lettere e Filosofia - Unical), Giuseppe Roma (direttore del Dipartimento di archeologia e storia delle arti), Gino Crisci (preside della Facoltà di Scienze Naturali - Unical),
Facendo un giro sui vari siti delle Comunità degli Italiani nel mondo e sui siti degli organi di istituzionali degli Italiani all’estero  (Comites e CGIE) ci si rende conto del disagio scatenato dai tagli dei fondi previsti per il 2009.

Per gli organi diplomatici, i Comites (Comitati Italiani all’estero) e Cgie (Consiglio generale Italiani all’estero) il taglio è di 50 milioni di euro, poiché il Budget passa dagli attuali 82 miliardi a 32 miliardi per il 2009.

I Comites e CGIE sono stati istituiti con lo scopo di favorire l’integrazione dei nostri connazionali in Paesi esteri, tenere vive le tradizioni, pubblicizzare la nostra cultura in quei paesi, favorendo scambi interculturali e nuove possibilità alle nostre imprese.

Hanno ricevuto una forte spinta da quando si è dato la possibilità ai cittadini Italiani residenti all’estero di partecipare alle elezioni politiche in Italia. Ad un certo punto ci si è ricordati anche di loro. Con grosso sforzo economico si sono create delle strutture, e dopo anni di lavoro si iniziavano a vedere i primi risultati, un esempio è la prima conferenza dei giovani italiani nel mondo che si terrà a Roma dal 10 al 12 Dicembre.
E’ stato presentato oggi a presso l'Auditorium del Lavoro di Roma la terza edizione del "Rapporto Italiani nel Mondo" promosso dalla Fondazione Migrantes per raccontare l'emigrazione italiana. La nuova edizione del Rapporto è composta da oltre 500 pagine, 50 capitoli, molte tabelle statistiche realizzate da più di 60 autori, da un immagine completa degli italiani nel mondo Il volume è diviso in 5 sezioni:
  • flussi e presenze tra storia e attualità;
  • aspetti socio-culturali e religiosi;
  • aspetti socio-economici;
  • approfondimenti tematici.
  • schede regionali e provinciali sui dati principali e una carrellata di tabelle quanti-qualitative
Secondo il Rapporto, i cittadini italiani residenti all’estero ad aprile 2008 sono 3.734.428. Di questi oltre la metà (54%) è costituito da giovani al di sotto dei 35 anni concentrata maggiormente in Europa, un continente “non solo più vicino ma anche più affine culturalmente”.

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Riconoscimenti

Si ringrazia per il contributo ed il sostenimento di questo progetto il portale turistico Tropea & Capo Vaticano .biz ed il portale omonimo dei Campani nel Mondo.

Calabresi.net, è un progetto dedito alla promozione dell'immagine della Calabria e dei Calabresi nel Mondo, realizzato:
 


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