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Libro: I disregolatori endocrini ambientali: una correlazione tra dieta e tumori

di Girolamo Giannotta
PRESENTAZIONE. Verosimilmente, nessun altro argomento scientifico necessità di essere così dettagliatamente descritto e collocato in una precisa dimensione spazio-temporale, come lo è questo. La difficoltà nel portare in porto quest'idea è duplice: da un lato l'argomento è ancora poco conosciuto, ed è imperiosa la necessità di esporlo con la docuta semplicità e chiarezza; e dall'altro, l'imponenza e l'entità dell'impatto sulla salute di tutti gli esseri viventi non consentono altre dilazioni temporali.
Maggiori informazioni  [Libro: I disregolatori endocrini ambientali: una correlazione tra dieta e tumori]
 

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Storia della Calabria e dei Calabresi

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Sapessi quanto mi manchi Marì.
Da tempo non ho tue notizie,
da quando il nostro Re da Gaeta
è dovuto andar via.


I nostri comandanti corrotti,
lo hanno tradito,
la vile nobiltà di corte lo ha abbandonato.


E il popolo, venduto dagli avidi baroni,
ingannato
da padroni tiranni ed abbandonato
al suo destino.

Dei miei compagni sventurati
tanti sono stati eliminati;
e quelli catturati, come bestie nelle
carceri del Nord deportati.

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Sono Ferdinando Marì,
pure io sonoo partito
con gli altri, in silenzio,
senza far sapere niente.


Non aveva più ragione
restare qui senza futuro,
pure io speravo, e poi
ho visto tante cose brutte.


Non immaginavo tanto sangue.
Fratelli del Nord, sparare sui
fratelli del Sud.
Quanto orrore Marì!!!

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Gli storici locali tacciono su molte situazione che invece andrebbero chiarite ai più parlo degli appassionati di storia, degli studenti ai quali viene negata la possibilità di scoprire chi erano i Borbone e chi era Ferdinando Secondo, sovrano illuminato e grande governatore a cui senza ombra di dubbio si dovrebbero ispirare molti odierni governatori per risolvere il buio politico ed economico in cui siamo relegati da anni. Tuttavia dopo questa breve ma significativa premessa dipanerò una situazione storica datata 1852, Sua Maestà conscio dei suoi possedimenti e amante della nostra Regione si portò durante il suo lungo regno ben tre volte nelle nostre contrade visitando in in quel periodo paesi e città di Calabria: il primo viaggio lo compì nel 1833 a pochi anni dall'ascesa al soglio, poi nel 1844 ed infine nel 1852. 

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 di Maria Lombardo.
"A proposito di perversione dell'identità e dell'appartenenza. Dispiace molto che le condizioni di vita soprattutto delle classi più misere erano spaventose sotto il Regno delle Due Sicilie, la maggior parte delle persone viveva pochissimo, moriva di fame o di una piccola febbre o di raffreddore, erano tutti ignoranti, erano tutti sporchi, erano tutti veramente cattivi nel senso che erano prigionieri di un'assenza totale di destino come dicono studi meridionalisti fatti sul campo: altro che balle"...

Retorica Risorgimentale, retorica unitarista, una delle più becere nefandezze che il mendacio italiano ed i prezzolati a favore di questa retorica tirano fuori per gettare maggiormente fango su un glorioso ed illustre passato ancora celato ai più, sto parlando di Regno delle Due Sicilie, lo stesso Regno che volutamente non curandosi del lavoro che i giovani storici come me (Ricercatrice di storiografia Borbonica) svolgono puntualmente ed onoratamnente in condizioni disumane e per colpa di questa Italietta rissosa e inconcludente.

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Sempre alla spasmodica ricerca di materiale sul nostro amato Sovrano illuminato Sua Maestà Ferdinando II di Borbone al fine di scriverne un libro, si pone di una utilità magistrale l'aiuto cartaceo inviatomi dal compatriota Leopoldo Spina di Scafati nel Napoletano, il quale aggiunge e riporto fedelmente quanto da lui inviatomi mezzo posta:” Quando si va in pensione non si sa cosa fare. Si va spesso in biblioteca a scoprire che una volta avevamo una nostra Patria”. Tuttavia il ricordo di quella Patria vive dentro molti di noi consci che si è operato con negazioni e insabbiature per favorire l'oblio nelle menti del popolo del Mezzogiorno. La scoperta di Leopoldo Spina datata Scafati 21 giugno 2011 è un iter di varie letture, un mix di nozioni d'archivio e di libri che raccontano uno spaccato di vita del tutto normale della vita del Sovrano e nella sua normalità riporto quanto da Spina trovato:” Il Re passava la maggior parte dell'anno a Caserta nella Reggia circondato dai suoi 13 figli avuti dalle due mogli. 

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di Domenico Caruso
I continui assalti di stranieri giunti dal mare, sia nella celebre costa viola che nell’affascinante litorale ionico, obbligarono i Calabresi a costruire baluardi di difesa, il cui nome odierno deriva dal volgare castellum, a sua volta dal latino castrum (insediamento militare). Prima che apparissero nelle città, per molto tempo i castelli occuparono località dominanti e isolate. Essi comprendevano principalmente la cinta, il mastio e il palazzo del signore che amministrava la giustizia. Dal XIII secolo vennero introdotti i merli sul parapetto; qualche secolo più tardi le mura furono protette da fossati e, quindi, da un ponte levatoio. Con l’avvento del feudalesimo, nel Medioevo, ogni territorio venne dotato di castelli.

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Dall’anno prossimo bisognerà studiare anche nelle scuole Calabresi l’inno nazionale. Sulle prime, alla notizia, mi venne da ridere, pensando alle fatiche attuate dal nostro Stato in fatto di retorica risorgimentale, col becero intento di plasmare i nostri fanciulli sulle note dell'Inno di Mameli come se fossero dei novelli Balilla. Vorrei, infatti, toccare con mano i seguenti punti citando la spiegazione magistrale gentilmente concessa dal prof .Ulderico Nisticò insegnante di lettere, ora in pensione:” 1.

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Un commento molto esauriente sulla famiglia dei Florio, è quello pubblicato sulla Gazzetta del Sud di Domenica 27 aprile 1986 firmato da Domenico Nunnari e del quale riporterò alcuni brani.

“ Dopo il disastroso terremoto che nel 1783 colpì la Calabria, da Bagnara attivissimo centro marinaro in prossimità dello stretto di Messina, partì verso Palermo la famiglia Florio. Nella capitale siciliana i Florio aprirono una drogheria, ma presto dai modesti commerci passarono ad attività imprenditoriali fino a diventare protagonisti assoluti della vita economica dell’isola. Per oltre un secolo la dinastia dei Florio incarnò il sogno dell’industria siciliana di poter competere e addirittura superare l’imprenditoria settentrionale, ma già ai primi del ‘900 la battaglia era persa. 

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Detto Cesare, italianizzato amava così farsi chiamare il noto medico, psichiatra, antropologo e criminologo ed inoltre “giurista”, ed ancora massimo esponente del Positivismo, di origine ebraica risulta essere figlio di Aronne Lombroso noto commerciante di stoffe nel Nord Italia. Politicamente poco attivo nei primi anni, sua infatti una celebre frase in occasione della sua laurea, il 13 marzo 1859 :” il 13 marzo (…) riceverò la triste decorazione dell'odiato sovrano”frase estrapolata da un suo celebre diario di gioventù, pubblicato dalla figlia Gina dopo la morte, una frase che fa riflettere i più. Lombrosiano è perciò termine usato tutt'oggi indica a conti fatti caricatura delle teorie positiviste chi vuol capire capisca

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“ CIANGIUMU L'AMATI FIGGHI
ORFANI SENZA REGNU,
DI TUTTI DISPREZZATI PI LU
NIMICU SDEGNU
Già L'URA MIA E' SONATA;
NESCIUNU VIA DI CCA
ADDIO MUGHERI E FIGGHI
VAJU A L'ETERNITA'

Gioacchino governò il Napoletano dal 1808 al 1815, data in cui ritornarono sul trono di Napoli i legittimi eredi i Borbone a seguito della Restaurazione. Francese di Bastide, figlio di locandieri studiò a Cahors grazie alla protezione di un nobile che le pagò gli studi, poi passò a Tolosa in un seminario l'avrebbero voluto prete ma non era quello il suo destino sostiene Raffaella Di Capua nella sua stesura storica a pag 49 di I Briganti della Calabria edizione Mapograf Vibo Valentia :”in paese lo chiamavano già abate Murat” ma a cagion del suo carattere esuberante fu espulso senza completare gli studi. 

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I Gagini furono una famiglia di rinomati scalpellini e scultori di origine Siciliana originari di Palermo, una scuola abbondantissima quella di Antonellus de Gagino uno dei più importanti architetti del rinascimento, tra l'altra cosa considerato seguace di Antonello da Messina, mentre Antonello, visto come fiore all'occhiello del Rinascimento, considerato “copista” di quest'ultimo. Iniziò giovanissimo la sua produzione e nel 1498 acquisì il titolo di magister, cita il Di Marzo in ogni sua opera che il giovane scultore amava firmare le sue opere così:” Opus Antonello Gagini”, dopo numerose decisioni spostò i suoi interessi commerciali verso la città di Messina dove iniziò ad intraprendere rete commerciale di panno Piemontese da rivendere in Calabria, ed è proprio dalla città di Messina che scolpisce appena ventenne l'opera in marmo bianco La Vergine delle Grazie scolpita dalle sapienti mani dello scultore siculo, risulta essere di incantevole bellezza, e ad oggi è perfettamente conservata all'interno della Cattedrale di Nicotera a destra del presbitero. 

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