CACCIAMINE CROTONE: LA NAVE

Unica nella Marina Militare a portare il nome d’una città calabrese

Ne parla il libro di Giulio Grilletta presentato alla “Settimana delle biblioteche”

La nave si chiama Crotone e, diciamolo pure con un tocco di fisiologico campanilismo, qui da noi si sarebbe sentita più a casa che a La Spezia, dove è basata la 54ª Squadriglia cacciamine alla quale appartiene. A parte il nome che porta, un legame con la città ionica è comunque rimasto perché proprio nel porto nuovo di Crotone, il 18 maggio 1995, l’unità militare ha ricevuto la bandiera di combattimento offerta dal locale gruppo “Eugenio Amatruda” dell’Associazione nazionale marinai d’Italia.

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Da allora l’unità ha svolto diverse campagne d’addestramento e missioni operative. Dal dicembre 1995 al gennaio 1996 ha partecipato attivamente ad operazioni di bonifica nelle acque costiere della ex Jugoslavia nell’ambito del contingente di forze internazionali sotto guida Nato (Ifor) impiegate nel processo di pacificazione nell’area balcanica. Nel 1997 una crociera addestrativa ha visto l’unità toccare i porti di Valencia e Vigo (Spagna), Lisbona (Portogallo), Le Havre (Francia), Ostenda (Belgio), Arhus e Frederikshavn (Danimarca). A Ostenda, sede della scuola belga-olandese di guerra di mine, il Crotone ha partecipato al Most (Minewarfare operational sea test), un impegnativo tirocinio navale durante il quale viene valutata la capacità operativa dei cacciamine nelle operazioni di contromisure mine. Superate brillantemente le prove richieste, altri importanti appuntamenti si sono profilati nel tempo: operazioni di bonifica nell’Adriatico settentrionale al termine della crisi del Kosovo, nuove campagne addestrative in Nord Europa, esercitazioni congiunte nel Mediterraneo con forze navali di altri paesi appartenenti alla Nato. In questi anni d’intenso impiego della nave non sono mancati eventi di particolare significato. Nel 2002, ad esempio, insieme alla nave comando Alpino, il Crotone è stata la prima unità militare italiana a toccare il porto di Tallinn, capitale dell’ex repubblica sovietica d’Estonia.

Un ruolo difensivo

Cosa fa esattamente un cacciamine? Il suo ruolo è la diretta conseguenza dell’evoluzione della guerra di mine. Scomparse le vecchie mine ad urto, che venivano contrastate col dragaggio meccanico, recidendone i cavi di ancoraggio e colpendole con le armi di bordo per farle esplodere a debita distanza dalle navi, oggi l’attività di contromisure mine viene condotta con mezzi e metodi completamente diversi. I moderni cacciamine come il Crotone sono dotati di un sofisticato apparato sonar con portata di circa seicento metri col quale un operatore esperto è in grado di passare al setaccio il fondo marino e di segnalare i “contatti” d’interesse bellico o che possono rappresentare, anche in tempi di pace, una potenziale minaccia per la sicurezza della navigazione. L’operatore riesce a distinguere un contatto metallico da qualsiasi altro oggetto sommerso e se il contatto non è una lattina di Coca-cola o un cestello di lavatrice, tanto per fare qualche esempio di comune riscontro, e viene classificato come possibile mina, si passa all’acquisizione strumentale della precisa posizione che occupa in un determinato punto del fondale e successivamente viene investigato con uno dei due veicoli subacquei filoguidati in dotazione: Pluto e Min. Quest’ultimo (il nome è l’acronimo di Mine identification and neutralization system, cioè sistema d’identificazione e di neutralizzazione delle mine) ricorda nell’aspetto un piccolo sommergibile. E’ lungo 3,6 metri e può operare fino a circa 150 metri di profondità. Il Pluto, lungo quasi la metà, è capace di operare fino ad una profondità doppia. Entrambi i veicoli sono dotati di telecamere, sonar e sistemi d’illuminazione e durante l’impiego restano collegati alla nave madre da un lungo cavo coassiale. Se le condizioni marine lo permettono, l’identificazione viene effettuata da un operatore subacqueo appartenente al Comsubin (Comando sub incursori). Qualora l’oggetto sommerso da investigare venga riconosciuto come mina, generalmente si provvede a distruggerlo con il posizionamento di una carica esplosiva adeguata nelle immediate vicinanze. Il ruolo delle unità militari di questo tipo è dunque un ruolo essenzialmente difensivo.

Residuati bellici e antiche anfore

Il cacciamine Crotone appartiene alla classe “Gaeta” ed è stato varato a Sarzana (La Spezia) l’11 aprile 1992. L’unità, come le precedenti della classe “Lerici”, è stata costruita dai cantieri Intermarine di Sarzana in un unico stampo in Grp (Glass reinforced plastics, resine sintetiche rinforzate con fibre di vetro) che consente di assorbire e sopportare l’onda d’urto prodotta dall’esplosione di una mina a distanza ravvicinata. Lo scafo totalmente plastico, inoltre, non influenza, come avviene per le navi con scafo metallico, i sensori delle mine magnetiche. Per le sue caratteristiche d’avanguardia la formula costruttiva si è imposta all’attenzione di alcuni comandi navali esteri e oggi unità cacciamine progettate dai cantieri Intermarine equipaggiano le flotte di Stati Uniti, Australia, Tailandia, Malesia e Nigeria. Il libro “Crotone: due navi una città”, recentemente pubblicato dalla nuova casa editrice calabrese Csa, ci consente di apprendere molte altre informazioni sull’attività operativa e sulla vita a bordo della nave. Ne è autore il medico e giornalista crotonese Giulio Grilletta, che ha personalmente visitato l’unità a La Spezia su autorizzazione dello Stato Maggiore della Marina. Leggiamo che la neutralizzazione di residuati della seconda guerra mondiale è un’attività di primo piano per la sicurezza della pesca e del traffico marittimo. Un’altra faccia dell’impiego di queste unità è la localizzazione e l’eventuale recupero di relitti di navi naufragate o di velivoli inabissatisi in mare. Ma, indubbiamente, l’aspetto più intrigante del nostro cacciamine “double-face” è il recupero di antichi reperti subacquei. Nel 1989 una convenzione tra il ministero della Difesa e il ministero dei Beni culturali e ambientali, firmata dai rispettivi ministri Andreatta e Veltroni, ha ufficialmente dato il via all’impiego di queste unità militari per l’esplorazione archeologica dei fondali. I risultati si sono visti col progetto “Baratti 2001”, che ha portato a scandagliare il tratto di mare compreso tra il golfo di Baratti, nel comune di Piombino, e l’isola d’Elba. In quell’area, punto d’incontro di vitali rotte commerciali nel mondo antico, i veicoli filoguidati del Crotone hanno contribuito a scoprire nuovi siti archeologici con cumuli di anfore ellenistiche e romane.

Il vecchio Crotone

L’altra nave di cui il libro tratta - che giustifica il titolo “Crotone: due navi una città” scelto dall’autore - è il vecchio posamine Crotone. L’unità, appartenuta alla Marina imperiale germanica e preda bellica della prima guerra mondiale, venne incorporata nella Marina italiana e utilizzata anche durante il secondo conflitto mondiale. Affondata dai tedeschi a La Spezia alla vigilia della Liberazione, venne recuperata e ceduta nel dopoguerra alla Fondazione Garaventa di Genova che la trasformò in nave scuola per l’istruzione e il recupero sociale dei ragazzi difficili e con piccoli precedenti con la giustizia. L’opera di Grilletta, che fornisce anche ampie informazioni storiche, culturali, turistiche e socioeconomiche su Crotone e la sua provincia, è stata presentata sabato 16 dicembre nella sala conferenze del bastione Toledo nell’ambito della “Settimana delle biblioteche”, promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Crotone col patrocinio della Regione Calabria e dell’Unione Europea. Per l’occasione, oltre al sindaco di Crotone, Peppino Vallone, e all’assessore comunale alla Cultura, Giovanni Capocasale, sono intervenuti il capitano di corvetta Andrea Silenzi, ex comandante del Crotone e docente dell’Accademia navale di Livorno, e la professoressa Emilia Garaventa, pronipote del fondatore della nobile istituzione radicatasi nella vita sociale e culturale di Genova dal 1883 al 1977. Il moderno Crotone è l’unica unità della Marina Militare a portare il nome di una città calabrese. L’auspicio dell’autore è che, per il ruolo che l’unità può esprimere anche in settori non militari, istituzioni e associazioni locali si adoperino per inserirla in percorsi socio-culturali finalizzati a promuovere sul mare e nei porti d’Italia l’immagine della città ionica e della Calabria intera.

Giulio Grilletta, Crotone: due navi una città

CSA Editrice, Crotone, 2006 (info@editcsa.it)

Pagine 166 - euro 15,00

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