Stato di Salute dei Mari Calabresi – Anticipazione Rapporto 2007

PRIME ANTICIPAZIONE DEL RAPPORTO 2007 SULLO
STATO DI SALUTE DEI MARI DELLA CALABRIA

----------------------
geologo Mario Pileggi (*)
----------

Per garantire la salute dei bagnanti, in tutte le regioni d’Italia, nei prossimi giorni saranno resi noti i tratti di spiaggia interessati dalle ordinanze comunali di divieto di balneazione. In molte regioni si è già provveduto e, prima dell’apertura della stagione balneare prevista tra aprile ed il primo maggio 2007, i cittadini interessati e da ogni parte della Terra, leggeranno i risultati delle analisi delle acque di balneazione pubblicati ed aggiornati in tempo reale sui rispettivi portali web delle Arpa (Agenzie regionali protezione ambiente).

E in Calabria, qual è lo stato di salute del mare? Quali interventi sono stati adottati e cosa si sta facendo per eliminare o ridurre inquinamento ed erosione sui 715,7 chilometri di coste della regione? Su quanti e quali tratti saranno posti i divieti di balneazione?

Se a queste domande si risponde sulla base dei dati più recenti e di quanto accaduto nei mesi scorsi c’è da preoccuparsi, e non poco; invece di eliminare o ridurre l’inquinamento e l’erosione si riducono le spiagge idonee alla balneazione. Qualche dato:

1) Il più recente e significativo dato sui divieti di balneazione è la lunghezza di 97.029 metri che rappresenta il massimo storico ed il 13,5 % della costa disponibile. Questo dato è il risultato della somma dei 155 tratti di divieto della stagione 2006 attualmente pubblicati dal Ministero della Salute. Lo stesso dato, indica un peggioramento anche rispetto alla stagione 2005 sottolineata dalle ben note scuse agli italiani da parte del presidente della giunta, e conferma la tendenza al peggioramento caratterizzata negli ultimi cinque anni, dal 2001 al 2006, da un aumento di oltre 20 Km dei divieti di balneazione.

In pratica, i dati del Ministero della salute, non confermano la rassicurante situazione, in controtendenza e con soli 40 km di divieti, delineata dai responsabili regionali nel giugno scorso dopo oltre due mesi dell’apertura della stagione balneare.

I dati ufficiali, ancora una volta, smentiscono decisamente le rituali ed irresponsabili dichiarazioni rilasciate ai mezzi d’informazione dall’incaricato o rappresentante di turno ad ogni inizio e nel corso delle stagioni balneari.

2) Aumentano le aree a rischio erosione costiera che interessano 116 comuni e centinaia di chilometri di coste della Calabria.

La diffusione e dimensioni del fenomeno, aggiornato al 2001, è visibile sulle mappe del Piano per l’Assetto Idrogeologico della Calabria dove sono riportati i dati dei 71 comuni a rischio R2 ed i 45 comuni a rischio R3.

3) Il Commissario per l’emergenza ambientale della regionale Calabria precisa che: “.. pur avendo dismesso ogni attività inerente la gestione delle acque reflue, è intervenuto nella stagione estiva 2006 in tutte le province sui depuratori per scongiurare il pericolo di inquinamento delle acque marine ed in conseguente nocumento alle attività turistico-ricettive della regione.” E, nella Relazione Conclusiva del 24 gennaio scorso scrive: “Non si intravedono ad oggi elementi di novità rispetto alla trascorsa stagione, né segnali di maggiore efficienza nel campo della depurazione da parte dei soggetti ad essa deputati, né l’attribuzione di risorse economiche aggiuntive da parte degli enti sovra-ordinati (Regione e Province) che soccorrano a garanzia della piena efficienza del sistema depurativo calabrese.”

Inoltre, sulla “Questione Ambientale” lo stesso Commissario evidenzia: “Lo sviluppo di questo territorio calabrese non può essere ostacolato da un esercizio di potere interdittivo da parte di amministratori e burocrati capaci di suggerire prudenza antimodernista e di dar lezione di una ecologia d’accatto, senza mai prendere posizioni costruttive e responsabilità individuali.”

Invece di assicurare il massimo di trasparenza all’acqua ed ai dati, in Calabria, sui problemi del mare si confermano inefficienze ed inadempienze evidenziate nelle due relazioni della Corte dei Conti come: a) “nessuna puntuale informazione alla popolazione, alle imprese, alla comunità scientifica è stata fornita dalle autorità..”. b) “...il mare non è stato sinora considerato una risorsa ma una discarica che tutti possono utilizzare pur di risparmiare soldi pubblici e privati.” c) “..che la protezione dell’ambiente e della salute collettiva impongono alle amministrazioni pubbliche di ridurre l’inquinamento delle acque di balneazione e di preservare queste ultime da un deterioramento ulteriore: attraverso una serie di politiche pubbliche finalizzate al raggiungimento di obiettivi immediati quali il miglioramento della qualità misurato attraverso prelievi, ma anche attraverso obiettivi di programmazione e di interventi infrastrutturali più articolati e complessi (costruzione di reti fognarie ed impianti di depurazione, programmazione della gestione dei rifiuti e del ciclo delle acque, previsione di divieti e prescrizioni amministrative).”

La rilevanza, anche a livello nazionale, delle questioni poste dai dati sopra accennati, appare ancora più evidente se si considerano l’entità e la specificità del patrimonio costiero a rischio. Entità e specificità ignorate spesso da chi istituzionalmente preposto alla tutela e valorizzazione dello stesso patrimonio costiero.

Pertanto, e ad ogni livello di responsabilità, occorrono segnali forti di cambiamento rispetto al passato con interventi di risanamento e fatti immediati. Gli attesi segnali di novità o il perpetuarsi delle inadempienze emergeranno comunque nei prossimi mesi quando i calabresi verificheranno sia le condizioni dei mari che l’operato:

  • del governo nazionale sia nell’impiego delle risorse, come ad esempio, dei 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per l’attuazione di programmi annuali di interventi per la difesa del mare (Convenzione di Barcellona del 1976), sia nella tempestiva e regolare pubblicazione dei Rapporti annuali sullo stato di salute dei mari;
  • del governo e del consiglio regionale nel dotare la Calabria di adeguati mezzi economici e legislativi per il risanamento dei mari e coerenti alle decisioni della CRPM (Conferenza delle regioni periferiche marittime d’Europa) alla quale la Giunta, nei giorni scorsi, ha deliberato l’adesione per il 2007, (si pensi ad esempio alle norme salva coste come già fatto dalla regione Sardegna ed all’Assessorato al Mediterraneo istituito dalla regione Puglia);
  • del Parlamento italiano per l’applicazione sia delle direttive della Comunità Europea sia delle decisioni della 26° Commissione CRPM per “ottimizzare la qualità della vita nelle regioni costiere” in considerazione del fatto che le “regioni costiere esercitano una crescente attrattiva sulla popolazione” e, quindi, “è necessario pianificare gli interventi in tali aree, tenendo conto, tra l’altro, dei rischi legati alla sicurezza, quali catastrofi naturali o minacce di origine umana”.

ENTITÀ E SPECIFICITÀ DEI 715, 7 Km PATRIMONIO COSTIERO CALABRESE

Sull’entità di spiagge disponibili va considerato che la Calabria, senza la parte vietata (circa 100 Km), attualmente offre più del 20 % dell’intera disponibilità di spiagge balenabili dell’intera Penisola italiana.

La lunghezza delle spiagge balenabili della Calabria è superiore a quella complessiva delle sette regioni Friuli, Veneto Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, bagnate dell’Adriatico e Jonio .

In pratica, la sola provincia di Cosenza dispone di una quantità di Km di spiagge balneabili superiore a quella che possono offrire insieme tre regioni come il Veneto, la Basilicata e le Marche. E così la provincia di Reggio Calabria da sola dispone di una quantità di spiagge di molto superiore a quella che dispongono insieme la regione Emilia Romagna ed il Friuli Venezia Giulia.

Ma c’è di più. La specificità ed i dati esistenti sulle rocce bagnate dai mari calabresi rendono il patrimonio costiero della regione unico in tutto il Mediterraneo. Caratterizzato dagli antichissimi ammassi metamorfici del reggino e del Tirreno cosentino, dalla grande diffusione del granito del Tirreno vibonese e dello Jonio catanzarese, il patrimonio costiero calabrese è costituito da rocce di tutte le ere geologiche:si passa dalle dune di attuale e più recente formazione alle rocce delle ere geologiche più antiche, di moltissime centinaia di milioni d’anni fa, ed indisponibili nelle altre regioni della penisola.

Oltre ad una grande varietà di preziosi aspetti naturalistici ed ambientali, sulle rocce che formano le coste calabresi si possono leggere le ampie e remote testimonianze della nascita e della storia sia del paesaggio terrestre del Mediterraneo sia degli insediamenti umani; testimonianze di grandissimo interesse scientifico e sempre più oggetto di visite, ricerche e studi dai maggiori centri di ricerca e università del Pianeta. Spiagge rare e preziose, con mari trasparenti, fondali in gran parte privi dai fenomeni di accumulo di sostanze nocive per la salute e, quindi, ideali per immersioni e visite anche “sul luogo del relitto”.

LA DISTRIBUZIONE DEI DIVIETI
NELLE 5 PROVINCE

Dall’esame dei più recenti dati sulla balneazione pubblicati dal Ministero della Salute e relativi alle ultime analisi della acque della stagione 2006, emerge un quadro eterogeneo e mutevole, in alcune province, nella tipologia dei divieti rispetto al passato.

Se, ad esempio, si aggregano tutti i divieti la classifica per provincia vede in testa Reggio Calabria con 33.774 metri di divieti, il 16,64 % dei 202.900 metri di costa disponibile. Segue Cosenza con 32.655 metri di divieti, il 14,32 % dei 227.900 metri di sviluppo costiero. Al terzo posto la provincia di Crotone, con 11.274 metri di divieti, il 9,89 % dei 113.900 metri dell’intera costa; segue quella di Catanzaro dove si registrano 9.858 metri di divieti, il 9,6 %, dei 102.600 metri dell’intera disponibilità. Nella provincia di Vibo Valenzia i 9.468 metri di divieti pur rappresentando il minimo delle lunghezze, se rapportati ai 68.400 metri di costa disponibili portano al 13,84 % e, quindi, collocano al terzo posto la stessa provincia.

La classifica che tiene conto solo dei divieti per inquinamento, vede al primo posto, con 25.109 metri, la provincia di Cosenza; al secondo posto con 15.137 metri la provincia di Reggio Calabria, al terzo posto quella di Catanzaro con 9.403 metri, al quarto la provincia di Vibo Valenzia con 8.127 metri ed in coda quella di Crotone con 1.848 metri.

In base ai divieti di balneazione per motivi diversi dall’inquinamento (presenza di porti, scogliere e zone industriali) il primo posto con 18.637 metri spetta alla provincia di Reggio Calabria, il secondo con 9.436 metri a quella di Crotone, il terzo a Cosenza con 7.546 metri, il quarto a Vibo Valenzia con 61.341metri ed in coda la provincia di Catanzaro con 455 metri. In particolare i 15.065 metri di divieto permanenti per la presenza dei Porti sono ripartiti per:

- 6835 metri nella provincia di Reggio Calabria per i porti di Gioia Tauro, Villa San Giovanni, Roccella Ionica e Reggio Calabria;

- 4.108 metri nella provincia di Cosenza per i porti sul Tirreno di Diamante , Cetraro e San Lucido, di Corigliano Calabro e Cariati sullo Jonio;

- 2.426 metri per i porti di Crotone, Cirò Marina ed Isola Capo Rizzato;

- 1.341 metri per il porto Vibo valentia;

- 355 metri per il porto di Catanzaro Lido;

La classifica in base al numero dei tratti e dei comuni interessati dai divieti:

- 83 tratti in 27 comuni nella provincia di CS;
- 28 tratti in 13 comuni nella provincia di RC;
- 21 tratti in 10 comuni nella provincia di CZ;
- 15 tratti in 5 comuni nella provincia di VV;
- 8 tratti in 5 comuni nella provincia di KR.

Nella classifica dei comuni il primato, paradossalmente, spetta ancora alla città con il più bel lungomare d’Italia: Reggio Calabria con 9.416 metri di divieti. Segue Crotone con 8.800 metri; al terzo e quarto posto Bagnara Calabra e Lamezia Terme rispettivamente con 5.997 metri e 4.506 metri; al quinto posto Rossano con 3.587 metri divieti.

(*) presidente Amici della Terra club di Lamezia Terme

Nessun commento ancora

Lascia un commento