Mostra “ARGENTI DI CALABRIA” – COSENZA- PALAZZO ARNONE

TESTIMONIANZE MERIDIONALI DAL XV AL XIX SECOLO

COSENZA- PALAZZO ARNONE - 1 dicembre 2006 – 31 agosto 2007

A seguito del grande successo di pubblico e critica, la mostra Argenti di Calabria. Testimonianze meridionali dal XV al XIX secolo, ospitata nelle sale espositive di Palazzo Arnone in Cosenza, rimarrà aperta fino al 31 agosto prossimo.

Organizzata dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Calabria e curata dal Soprintendente Salvatore Abita, la mostra ripercorre la storia degli argenti sacri di Calabria tra XV e XIX secolo e dà conto delle molte e differenti declinazioni di quest'arte, a torto ritenuta "minore", a tutt'oggi ancora poco studiata, confinata al massimo nell'ambito degli interessi specialistici.

Centottanta le opere esposte. Nate in terra di Calabria o altrove, tutte enigmatiche e affascinanti, frammenti speciali carichi di storia secolare a narrare di artefici straordinari e di committenti raffinati.

Opere già conosciute, altre inedite e rivelate grazie a recenti scoperte, o poco note al pubblico perché conservate gelosamente in vecchi armadi di sacrestia.

Un significativo percorso nel sacro che si dipana attraverso croci, ostensori, calici, reliquiari, pissidi, mante, ferule vescovili, turiboli, cartegloria, tronetti, busti e sontuose statue: capolavori dell'ingentissimo patrimonio delle diocesi della Calabria, testimonianze di recuperati nessi storici e di quella peculiare e stratificata identità culturale plurale della regione. 

La mostra Argenti di Calabria si apre con una serie di splendide croci quattrocentesche, alcune delle quali, come ormai gli studi più recenti sull'argenteria del Regno tendono a confermare, sicuramente eseguite da argentieri locali su modelli formali elaborati e diffusi a Napoli,  non senza l'apporto significativo delle officine d’Abruzzo e ancora di Lucania, Puglia e Calabria.  

Segue un'opera dal forte impatto emotivo e visivo, lo stupendo Calice d’oro della Cattedrale di Cosenza, di argentiere spagnolo, che, com’è noto, fa coppia con la base della Stauroteca: entrambe rivelano la comune matrice stilistica che sintetizza il ricco e variegato intreccio della Napoli di età aragonese.

Vanno segnalati ancora, nel percorso dedicato al XV secolo, i ricci di bacolo pastorale  di Tropea e di Reggio Calabria.

Quest'ultimo di straordinario interesse perché reca impressi il nome del committente - l’arcivescovo di Reggio Antonius De Riccius, che resse la diocesi dal 1453 al 1490 - e il punzone camerale di Napoli.  

Di provenienza probabilmente romana la Sfera Greca di Rossano Calabro, dono del cardinale Bernardino Lõpez de Carvajal, arcivescovo commendatario di Rossano dal 1508 al 1511.

La Calabria custodisce un consistente e pregevole insieme di busti e sculture del XVI secolo di ambito siciliano e napoletano. In mostra, letteralmente sottratto alla polverosa dimenticanza, il busto raffigurante San Gregorio Nazianzeno del Tesoro dell'Arcivescovado di Cosenza datato alla seconda metà del secolo.   

Nel percorso espositivo mancano, purtroppo, alcuni tra i più significativi esemplari della statuaria cinquecentesca perché tenacemente "protetti" dalla devozione locale:     il San Vitaliano di Catanzaro e il celeberrimo busto reliquiario di San Bruno della Certosa di Serra San Bruno che, dopo vari e interessanti tentativi di lettura critica, è ritenuta opera di  argentiere napoletano realizzata nel 1516, anno della traslazione delle ritrovate reliquie dalla Calabria a Napoli e del loro parziale ritorno.  

Per il Seicento la ricerca condotta sul territorio ha tratto dall’oblio manufatti di grande interesse, giungendo a individuare  una “ scuola argentaria ” di tutto rispetto a Castrovillari: la bottega orafa di Bernardino e Giuseppe Conte, documentata in mostra con opere che vanno dal 1607 al 1677.

Delineata criticamente e storicamente da Biagio Cappelli, l'attività argentaria dei Conte, pietra miliare per l’attribuzione di molta suppellettile secentesca di Calabria,    allo stato attuale degli studi è nota principalmente a livello locale, ma niente esclude, considerando la dislocazione territoriale del centro in cui si svolse, che possa aver varcato i confini dell’attuale divisione politica delle regioni.

Cospicua e sontuosa la statuaria del Settecento in mostra con opere dei più prestigiosi argentieri napoletani: da Gaetano e Nicola Avellino che nel 1738 punzonano la Santa Domenica di Tropea, a Nicola De Blasio che nei successivi anni quaranta realizza il busto di San Nicola di Mileto, da Filippo Del Giudice che esegue nel 1765 il San Nicola di San Marco Argentano, a Salvatore Franco e Gaetano Dattilo che realizzano nel 1772 la bellissima Assunta di Gerace. Il percorso si conclude con la quasi neoclassica Sant ' Anastasia di Santa Severina del 1792 che si ritiene opera di Luca Baccaro o della sua bottega.

 

Corre l'obbligo segnalare ancora, altre e significative testimonianze del patrimonio argentario settecentesco purtroppo non presenti in mostra: lo splendido busto di Santa Veneranda della chiesa di Sant’Anna di Gerace, ora nel Tesoro della Cattedrale, commissionato all ' inizio del secolo alla bottega messinese dei Juvara; il San Donato di Umbriatico che reca il punzone di Diodato Avitabile, il console che bollò nel 1744  gli Splendori di Filippo Del Giudice della Cappella del Tesoro di San Gennaro a Napoli; l’Achiropita di Rossano sagomata nel 1768 da Costanzo Mellino; l’inedita Immacolata del Santuario di Paola e il  San Leoluca di Vibo Valentia sbalzato nel 1745 da Francesco Manzone, trafugato e mai più ritrovato, e del quale resta la sola mitria datata 1854 che si può ammirare in mostra.

Accanto al nutrito gruppo di busti e statue d'argento la Calabria custodisce un gran numero di ostensori monumentali. In mostra, il più antico esemplare finora noto, il cosiddetto Ostensorio di San Pietro di Tortora datato 1651, cui fa seguito quello del convento dei Cappuccini di Lamezia Terme con fusto raffigurante Sant’Antonio da Padova realizzato nel 1724 da Antonio Guariniello. Notevole è l’esemplare di Petrizzi  databile nel sesto decennio del Settecento, il cui nodo figurato con due angeli che innalzano il Sacro Cuore e l ' originale apparato decorativo con foglie e frutti è abbastanza testimoniato nella suppellettile ecclesiastica settecentesca napoletana e, in Calabria, trova un altro e importante documento nell' ostensorio della chiesa di San Nicola Pontefice e San Pietro di Petilia Policastro realizzato da Biagio Giordano nel 1770.

Calici e pissidi sono ampiamente documentati con manufatti di rara bellezza, come l’inedito Calice delle Vergini di Cosenza assegnato a Sebastiano Avitabile,  presentato in mostra quasi "pendant" del calice della chiesa di San Sebastiano Martire al Crocifisso di Reggio Calabria purtroppo quest'ultimo depauperato delle microsculture della base. Emerge su tutti l’interessante e straordinario Calice d’oro  di Squillace realizzato nel 1762 su committenza di mons. Francesco Saverio Maria De Queralt, vescovo della diocesi dal 1748 al 1762. È un tripudio di luci e di forme, per gli inserti di medaglie e cammei sul sottocoppa e per le sezioni lavorate a giorno che accolgono microsculture che, nella base, danno vita ad una scenografica e minuziosa rappresentazione dell’Ultima Cena in sintonia con le ricorrenti iconografie del tempo.

Accanto agli argenti di manifattura napoletana la Calabria custodisce pregevoli testimonianze siciliane, della vicina Messina soprattutto, ma anche di ambito palermitano. Questi esemplari - calici, pissidi e ostensori - tramandano il variegato gusto della committenza ecclesiastica locale e le fogge elaborate dagli artefici  messinesi, tra i quali si segnalano Mario D’Angelo, Pietro Donia e Giuseppe Sicari.

In mostra una bella selezione di mante, coperture argentee di venerate immagini sacre alquanto diffuse nel meridione d'Italia continentale e insulare.

Inedito l'esemplare di Rossano, opera più unica che rara di Orazio Scoppa, cui fu commissionata da mons. Pietro Antonio Spinelli che resse la diocesi dal 1629 al 1645. Alle botteghe isolane si può ascrivere la manta della Madonna della Grazia di Carpanzano che reca punzoni di difficile identificazione, uno forse riconducibile al messinese Stefano Vinci.   

Un'attenzione particolarissima desta il bellissimo calice in filigrana del 1726 della Cattedrale di Gerace, di argentiere messinese. Raffinata l’esecuzione della filigrana, di cui i siciliani furono straordinari artefici, e che nel contesto dei lavori avviati per questa mostra ha permesso di distinguere e diversamente interpretare altri manufatti realizzati in filigrana, proponendone l’assegnazione a botteghe napoletane o addirittura cosentine, come lo sportello di tabernacolo realizzato nel 1780 a Cosenza dall'ancora poco noto Andrea Schiavarelli.

Gli studi intrapresi in occasione di Argenti di Calabria hanno aperto affascinanti scenari e ipotesi di ricerca volte a rintracciare quanto resta della produzione dei rari argentieri calabresi, dei quali è noto il solo nome: Francesco Aucello, Giuseppe Barbaro, Filippo Galassi e Giuseppe Sorbilli di Vibo Valentia, Nicola Aquilina di Crotone, Santo Gioffé, Giacomo Longo e Giuseppe  Papalia di Reggio Calabria, Vincenzo Monterosso di Sant’Eufemia d’Aspromonte,   Tommaso Serra di Cosenza e Vincenzo Silipo di Catanzaro. 

Tra questi, solo Giuseppe Sorbilli è documentato con opere a Bivongi, Dasà e Soriano Calabro, grazie al punzone pubblicato da Elio e Corrado Catello.

La mostra annovera altre emblematiche presenze, ancora in via di definizione, come l’argentiere che ha realizzato il calice del Santuario della Schiavonea di Corigliano. Un’opera elegante, raffinata ma che al momento appare avulsa dai conosciuti repertori meridionali. Essa, come è stato rilevato, si deve alla committenza prestigiosa dei feudatari di Corigliano, i Saluzzo di Genova, che potrebbero essere stati il canale privilegiato per l’arrivo del singolare oggetto. Allo stesso modo, al vescovo di Crotone Gaetano Costa si riconnette la presenza di un Servizio Pontificale  che reca i punzoni di Johann Mittnacht e di Martin Muhrböck, argentieri attivi tra Sei e Settecento rispettivamente ad Augusta e a Vienna.

Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Calabria-

ARGENTI DI CALABRIA
TESTIMONIANZE MERIDIONALI DAL XV AL XIX SECOLO
COSENZA- PALAZZO ARNONE
1 dicembre 2006 – 31 agosto 2007

Ufficio stampa:
Soprintendenza P.S.A.E. della Calabria
Patrizia Carravetta- Silvio Rubens Vivone
Tel.:  0984 795639 fax  0984 71246
e-mail: psadcosenza@tiscali.it

 

Nessun commento ancora

Lascia un commento