Nota sul tema della informazione ai cittadini sui dati della balneazione.

PER LA TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO COSTIERO CALABRESE

Con geositi e litotipi unici, di tutte le Ere geologiche e più del 20% della disponibilità di spiagge balneabili dell’intera penisola italiana

La pratica della legalità, in Calabria, richiede l’applicazione delle leggi comprese quelle sulle acque di balneazione. E, il rispetto delle norme vigenti, DPR 470/1982, sulla qualità delle acque di balneazione impone alla regione Calabria “l’individuazione delle zone idonee alla balneazione sulla base dei risultati delle analisi e delle eventuali ispezioni effettuate durante il periodo di campionamento relativo all’anno precedente. Tale individuazione dovrà essere portata a conoscenza delle amministrazioni comunali interessate almeno un mese prima dell’inizio della stagione balneare”.

E poiché la stagione balneare in Calabria si apre ufficialmente il primo maggio, nei comuni dove si pratica la legalità, sulla base delle indicazioni della Regione, si provvede alle ordinanze riguardanti la balneazione. Nel corso della stagione 2006 i divieti sulle coste calabresi hanno interessato 155 tratti distribuiti in: 27 comuni della provincia di Cosenza, 13 comuni della provincia di Reggio Calabria, 10 comuni nella provincia di Catanzaro, 5 comuni nella provincia di Vibo Valentia, 5 comuni nella provincia di Crotone.

In particolare, gli adempimenti richiesti, dalle stesse norme, ai comuni sono:

a) la delimitazione, prima dell’inizio della stagione balneare, a mezzo di ordinanza del sindaco, delle zone non idonee alla balneazione ricadenti nel proprio territorio;

b) la delimitazione delle zone temporaneamente non idonee alla balneazione qualora nel corso della stagione balneare i risultati delle analisi non risultano conformi alle prescrizioni previste dalle stesse norme;

c) la revoca, a mezzo di ordinanza del sindaco, su segnalazione dell’autorità competente, dei provvedimenti di cui ai precedenti punti a) e b);

d) l’apposizione, nelle zone interessate, di segnaletica che indichi il divieto di balneazione;

e) l’immediata segnalazione di nuove situazioni di inquinamento massivo delle acque dì balneazione ricadenti nel proprio territorio.

In pratica, l’informazione sulla qualità delle acque e su dove, in Calabria, è possibile fare il bagno e dove invece è vietato deve arrivare ai cittadini prima dell’inizio di maggio e d’apertura ufficiale della stagione balneare.

Di nessun costo economico ma necessari per garantire la salute dei bagnanti, gli adempimenti di legge sopra accennati, già attuati e resi noti nelle altre regioni d’Italia, non possono e non devono essere disattesi in Calabria; e, non solo per la pratica della legalità ma anche per le specificità rappresentate sia dalla rilevanza del patrimonio costiero regionale, sia dai recenti fatti connessi al malfunzionamento degli impianti di depurazione.

Sulla rilevanza del prezioso patrimonio costiero regionale va ribadito che la Calabria, senza la parte vietata di circa 100 Km, offre più del 20 % dell’intera disponibilità di spiagge balneabili dell’intera Penisola italiana.

La lunghezza di circa seicentoventi chilometri di spiagge balenabili della Calabria è superiore a quella complessiva di sette regioni bagnate dai mari Adriatico e Jonio: Friuli, Veneto Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata.

Sull’entità e potenzialità del patrimonio disponibile va considerato che la sola provincia di Cosenza dispone di una quantità di spiagge balneabili superiore alla disponibilità complessiva di tre regioni come Veneto, Basilicata e Marche. E, nella provincia di Reggio Calabria la disponibilità supera quella offerta insieme dalle regioni Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.

Ma c’è di più. Le specificità ed i dati esistenti sulle rocce bagnate dai mari calabresi rendono il patrimonio costiero della regione unico in tutto il Mediterraneo.

Connotato dagli antichissimi ammassi metamorfici del reggino e del Tirreno cosentino, dalla gran diffusione del granito del Tirreno vibonese e dello Jonio catanzarese, il patrimonio costiero calabrese è costituito da rocce di tutte le ere geologiche: si passa dalle dune d’attuale e più recente formazione alle rocce delle ere geologiche più antiche, di moltissime centinaia di milioni d’anni fa, ed indisponibili nelle altre regioni della penisola.

Oltre ad una grande varietà di preziosi aspetti naturalistici ed ambientali, sulle rocce che formano le coste calabresi sono impresse le ampie e più remote testimonianze della nascita ed evoluzione sia del paesaggio terrestre del Mediterraneo sia degli insediamenti umani; testimonianze di grandissimo interesse scientifico e sempre più oggetto di visite, ricerche e studi dai maggiori centri di ricerca e università del Pianeta. Spiagge rare e preziose, con mari trasparenti, fondali in gran parte privi dai fenomeni di accumulo di sostanze nocive per la salute e, quindi, ideali per immersioni e visite anche “sul luogo del relitto”.

Questo prezioso patrimonio, per essere adeguatamente tutelato e valorizzato richiede la definizione di un “Piano regionale di riassetto idrogeologico delle aree costiere in vista della loro gestione integrata”, come specificità del più generale modello di gestione del territorio e che in coerenza con questo persegue l’obiettivo dello sviluppo eco­nomico e sociale delle aree costiere attraverso la sostenibilità. A tal fine è utile ricordare lo slogan d 'apertura del 3° Forum Mondiale dell'Acqua di Kyoto: “ripulire i mari e creare una rete mondiale di scarichi non inquinanti”. Così come va ricordato che il programma per l'ambiente delle Nazioni Unite, l'Unep, richiama l'attenzione dei governi, compreso quello della regione Calabria, sulla riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti nei mari ed evidenzia come circa il 40 per cento della popolazione mondiale vive entro un raggio di 60 chilometri dalle coste marine, molte delle quali sono minacciate dagli scarichi dei sistemi fognari che non sono opportunamente trattati.

In pratica si tratta di realizzare, anche in Calabria, un omologo marino del Protocollo di Kyoto sulle emissioni di gas ad effetto serra nell'atmosfera che però prenda di mira non l'anidride carbonica, ma gli scarichi di sostanze inquinanti che minacciano la vita nei mari, prime fra tutte quelle che provengono dalle fogne non depurate; e, quindi, di risanare l'ambiente marino una volta per tutte e dare alle future generazioni dei servizi più sicuri, acqua più pulita e coste più pulite.

Così come necessita considerare quanto emerso dal Forum sulla “settimana dell’acqua” organizzato dalle nazioni Unite, dalla Commissione Economica e Sociale dell’Asia Occidentale (ESCWA), dal Partenierato Globale per l’Acqua (GWP), dall’Ufficio di Informazioni del Mediterraneo, Educazione, Cultura e Sviluppo Sostenibile (MIO-ECSD) oltre che dal Ministero dell’Energia e dell’Acqua del Libano.

Secondo il Piano di Azione per il Mediterraneo del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP/MAP) le città costiere, l’agricoltura intensiva e l’industria sono tra i maggiori inquinatori del Mediteraaneo: è perciò vitale coinvolgere attivamente gli stakeholders direttamente collegati a queste attività per realizzare misure incisive. Come risposta a questa sfida l’ UNEP/MAP, con il sostegno del Fondo Globale per l’Ambiente (GEF), ha elaborato un programma di azione strategico (SAP/MED) che identifica a livello regionale le sostanze nocive che devono essere eliminate nei prossimi 25 anni e richiede ai paesi della regione di elaborare e attuare piani di azione per combattere l’inquinamento marino proveniente da attività terrestri (NAPs). E dall’altro Forum internazionale di Atene promosso da UNEP/MAP e MIO-ECSD che ha coinvolto più di 100 rappresentanti di Governi, autorità locali, industria, agricoltura e sindacati, ONG e associazioni ambientaliste del Mediterraneo.

In pratica, occorre applicare la nuova direttiva UE che indica come tutti i mari europei (ma anche i fiumi e i laghi balneabili) dovranno essere rigorosamente classificati in base alla qualità delle loro acque: scarsa, sufficiente, buona e eccellente. Adottare misure per informare adeguatamente il pubblico, per verificare i valori qualitativi delle acque e per far diventare quanto prima eccellenti o buone quante più acque possibile. In particolare è da considerare che la Commissione europea per l’ambiente ha sottolineato che “Vista la specificità delle acque di balneazione non è possibile garantire l’assenza assoluta di rischi. Per questo motivo, e visto che non è ancora possibile fare previsioni sulla qualità delle acque, è fondamentale fornire ai cittadini tutti gli elementi necessari affinché possano scegliere consapevolmente dove e se praticare la balneazione”

Per l’avvio di una nuova politica sulle acque di balneazione è indispensabile l’applicazione della direttiva e,quindi: “Informazione, partecipazione dei cittadini e presentazione di relazioni”.

Informare fattivamente i cittadini sulla qualità delle acque di balneazione, compresi tutti i fattori conosciuti che possono avere effetti sulla qualità; queste informazioni devono essere sempre a disposizione nelle zone di balneazione; i cittadini, inoltre, devono poter accedere facilmente e in qualsiasi momento al profilo di ciascuna spiaggia e conoscere l’andamento della qualità delle sue acque negli anni. Lo strumento migliore e raccomandato a tal fine è Internet: i profili, le carte geografiche, i dati sul controllo della qualità e i programmi di azione relativi a ciascuna zona di balneazione possono infatti essere agevolmente pubblicati su siti locali e regionali , cui tutti - cittadini, ONG, legislatori o scienziati - possono poter accedere agevolmente da casa via computer, dalle biblioteche o presso gli uffici del turismo. “Le informazioni non devono, tuttavia, essere divulgate solo via Internet, ma anche attraverso mezzi di comunicazione più tradizionali come i giornali locali, gli opuscoli distribuiti nei luoghi pubblici, ecc. Gli " effetti collaterali " positivi dell’informazione dei cittadini si possono così riassumere: 1) i cittadini possono segnalare i casi reali o sospetti di inquinamento; 2) essi avrebbero una migliore conoscenza delle tematiche e dell’impegno profuso dai responsabili della gestione della qualità. Quando fossero necessari interventi per risolvere un problema, soprattutto, ma non solo, se si tratta di grandi opere di infrastruttura, i cittadini dovrebbero poter partecipare alla definizione dei necessari programmi d’azione.”

geologo Mario Pileggi presidente Amici della Terra Lamezia T.

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