Lo stato della sanità calabrese tra presente e futuro

Il tema della salute riviste un ruolo fondamentale, sia per il peso che ricopre nei bilanci dello Stato e delle Regioni, sia in quanto bene pubblico, costituzionalmente protetto.

[GARD]

Una sanità più giusta, più equa, più umana ed efficace, condiziona le opportunità di sviluppo, cioè quello che il premio nobel indiano Amartya Sen pone alla base della possibilità stessa di emancipazione da situazioni di disuguaglianza sociale.

E nonostante l’apprezzabile sforzo normativo degli ultimi anni di riorganizzare il servizio sanitario nazionale (SSN), che prevede il ricorso ad uno standard minimo di prestazioni garantite dallo Stato, lasciando alle Regioni (attraverso l’autonomia impositiva) e ai cittadini (attraverso il proprio reddito) la soddisfazione dei bisogni non coperti con risorse pubbliche, sistematicamente viene violato l’art. 32 della Costituzione che recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Una delle caratteristiche del SSN in Italia è costituita dal notevole squilibrio territoriale nel livello della spesa pro-capite.

Le Regioni dell’Italia centro-settentrionale hanno, infatti, una spesa pro-capite superiore rispetto a quella delle Regioni meridionali ed insulari. Agli squilibri in termini di spesa pro-capite, si aggiungono anche gli squilibri in termini quantitativi concernenti l’estrema variabilità interregionale della dotazione sanitaria e in termini qualitativi delle attività e dei livelli di assistenza garantiti ai cittadini.
È cresciuta in misura esponenziale la domanda e l’erogazione di prestazioni sanitarie con inevitabili ripercussioni sulla sostenibilità economica e fiscale dei sistemi sanitari regionali, ma deplorevole è lo Stato in cui versa la sanità nel Meridione e soprattutto in Calabria.
La spesa sanitaria in Calabria arriva ad assorbire più del 70% delle risorse di bilancio, i servizi sono carenti (eccetto qualche centro d’eccellenza) e lontani rispetto agli standard delle Regioni del Centro-Nord e spesso si ricorre ad una massiccia migrazione sanitaria extra-regionale.
E se il Governo nazionale, suo malgrado, si sta impegnando per approntare una riforma del sistema orientata ad annullare il gap tra Regioni più ricche e Regioni più povere del Paese, rendendo meno proibitive le modalità di garanzia dei fondi perequativi di solidarietà interregionale, in Calabria su iniziativa dell’Assessore regionale alla Sanità Doris Lo Moro è stata varata una riforma rivoluzionaria, che dovrebbe ridurre i costi, decurtando spese inutili con minori oneri per i cittadini e riducendo il numero delle ASL regionali da 11 a 5, rendendo più fruibili ed oggettivamente migliori l’erogazione dei servizi.
E se in passato, soprattutto con il Governo Berlusconi, il taglio dei trasferimenti ha penalizzato le Regioni più povere, che non potendo ricorrere all’aumento della pressione fiscale, sono state costrette di conseguenza a ritoccare i servizi offerti e/o la loro qualità creando una disuguaglianza nel sistema, che ha rischiato e rischia di incrinare il patto di solidarietà sociale, l’unica cosa veramente importante allo stato, è porre al centro del sistema sanitario, in maniera chiara e non equivoca, il cittadino con le sue esigenze e priorità.
Infatti, occorre farsi carico dei livelli di domanda che a volte il bisogno può esprimere, degli standard qualitativi da offrire, orientando l’offerta attraverso percorsi sanitari ed assistenziali appropriati ed efficienti.
Insomma collocare il cittadino al centro, potenziarne i diritti, rispettando la finalità dell’universalismo e dell’equità di accesso alle prestazioni e infine rafforzare l’attenzione all’efficienza e alla gestione consapevole, responsabile ed equa delle risorse disponibili.
La sanità pubblica esiste per produrre salute e in quanto tale, va difesa, protetta, perché un sistema sanitario più umano sarà certamente più accettato, più efficiente e globalmente più valido.

6 Comments

  1. Franco
    <strong>Sono daccordo, ma...</strong><br />Sono daccordo con quanto espresso, ma se nel 2006 tutti gli Italiani avessimo votato SI al referendum costituzionale, oggi molte cose sarebbero del tutto diverse. In ambito sanitatrio avremmo avuto un sitema più equo, non avremmo avuto più venti diverse sanità regionali, perchè le Regioni avrebbero legislato sull'organizzazione ospedaliera e sanitaria per una gestione più attenta alle esigenze locali, ma sarebbe rimasta allo Stato centrale il compito di garantire i livelli essenziali di assistenza. Allo Stato, in particolare, non sarebbe spetteto solamente di fissare i livelli essenziali delle prestazioni, ma altresà¬, grazie alla riforma, avrebbe stabilito le norme generali sulla tutela della salute, la sicurezza e la qualità alimentare, la sicurezza del lavoro: non si avrebbe più avuto una sanità di serie A e una sanità di serie B, a seconda delle diverse aree del Paese! Infine le Regioni in caso di cattiva amministrazione non sarebbero più rimaste impunite in quanto, avrebbero assunto maggiore responsabilità nella gestione e nel coordinamento. Infatti ancora oggi, vale sempre l'argomento che la nuova giunta regionale che si presta all'insediamento, non puà essere ritenuta responsabile dei debiti della precedente. E cosଠa ogni nuova legislatura scatta l'operazione “voltare pagina”, con l'immancabile sanatoria dei debiti pregressi, anche se pagata al caro prezzo dell'“affiancamento” ministeriale. Comunque sia cambiano i tempi, ma il rigore non è mai premiato in questo paese. Un dato di fatto che oggi, si presenta come una lezione diseducativa, oltre che ingiusta per i cittadini colpiti dal fisco della propria Regione.
  2. Franco
    <strong>Sono daccordo, ma...</strong><br />Sono daccordo con quanto espresso, ma se nel 2006 tutti gli Italiani avessimo votato SI al referendum costituzionale, oggi molte cose sarebbero del tutto diverse. In ambito sanitatrio avremmo avuto un sitema pi๠equo, non avremmo avuto pi๠venti diverse sanità regionali, perchè le Regioni avrebbero legislato sull’organizzazione ospedaliera e sanitaria per una gestione pi๠attenta alle esigenze locali, ma sarebbe rimasta allo Stato centrale il compito di garantire i livelli essenziali di assistenza. Allo Stato, in particolare, non sarebbe spetteto solamente di fissare i livelli essenziali delle prestazioni, ma altresà¬, grazie alla riforma, avrebbe stabilito le norme generali sulla tutela della salute, la sicurezza e la qualità alimentare, la sicurezza del lavoro: non si avrebbe pi๠avuto una sanità di serie A e una sanità di serie B, a seconda delle diverse aree del Paese! Infine le Regioni in caso di cattiva amministrazione non sarebbero pi๠rimaste impunite in quanto, avrebbero assunto maggiore responsabilità nella gestione e nel coordinamento. Infatti ancora oggi, vale sempre l’argomento che la nuova giunta regionale che si presta all'insediamento, non puà essere ritenuta responsabile dei debiti della precedente. E cosଠa ogni nuova legislatura scatta l’operazione “voltare pagina”, con l’immancabile sanatoria dei debiti pregressi, anche se pagata al caro prezzo dell’“affiancamento” ministeriale. Comunque sia cambiano i tempi, ma il rigore non è mai premiato in questo paese. Un dato di fatto che oggi, si presenta come una lezione diseducativa, oltre che ingiusta per i cittadini colpiti dal fisco della propria Regione.
  3. carmelo
    <strong>Il Dramma di vivere in Calabria</strong><br />Caro dott.Domenico la sua riflessione è giusta ma faziosa, perchè la colpa è sempre di Berlusconi?<br />Che fine hanno fatto tutti quei miliardi che fino a poco tempo fà arrivavano in Calabria per la Sanità ?<br />E non mi parlate di mafia, che non c'entra nulla ma bensଠla colpa è di alcuni amministratori, di alcuni primari fannulloni, di alcuni infermieri incapaci e di molti politici ladri e corrotti; perchè l'ospedale di Nicotera fà schifo, lo sa che se è colpito da un'infarto se non Le viene applicato il primo soccorso entro venti minuti una persona ci rimette la vita? Perchè i medici privati che lavorano contemporaneamtente negli ospedali n negli studi privati non lasciano mai la fattura?<br />Io sono dovuto andare fino a Milano per avere delle cure, perchè? Questi stro... non credevano alla mia malattia, lo sa che sono morte delle persone per colpa di alcuni medici incapaci?<br />A che servono le guardie mediche e i medici di famiglia se non fanno un ca...<br />Sarei contento di pagare il ticket ma di essere servito meglio.<br />Se sarei un abitante del Nord mi darebbe fastidio pagare le tasse per mandare i soldi al Sud che li spreca e li ruba.
  4. carmelo
    <strong>Il Dramma di vivere in Calabria</strong><br />Caro dott.Domenico la sua riflessione è giusta ma faziosa, perchè la colpa è sempre di Berlusconi?<br />Che fine hanno fatto tutti quei miliardi che fino a poco tempo fà arrivavano in Calabria per la Sanità ?<br />E non mi parlate di mafia, che non c'entra nulla ma bensଠla colpa è di alcuni amministratori, di alcuni primari fannulloni, di alcuni infermieri incapaci e di molti politici ladri e corrotti; perchè l'ospedale di Nicotera fà schifo, lo sa che se è colpito da un'infarto se non Le viene applicato il primo soccorso entro venti minuti una persona ci rimette la vita? Perchè i medici privati che lavorano contemporaneamtente negli ospedali n negli studi privati non lasciano mai la fattura?<br />Io sono dovuto andare fino a Milano per avere delle cure, perchè? Questi stro... non credevano alla mia malattia, lo sa che sono morte delle persone per colpa di alcuni medici incapaci?<br />A che servono le guardie mediche e i medici di famiglia se non fanno un ca...<br />Sarei contento di pagare il ticket ma di essere servito meglio.<br />Se sarei un abitante del Nord mi darebbe fastidio pagare le tasse per mandare i soldi al Sud che li spreca e li ruba.
  5. giuseppe
    <strong>Il passato lo abbiamo vissuto, il presente lo cono</strong><br />In questi giorni si parla di piano sanitario regionale, la giunta della regione Calabria, sembra che abbia approvato la realizzazione di 4 nuovi istituti ospedalieri, tra questi il nuovo ospedale di Vibo Valentia. <br />La città di Vibo Valentia, se città si puà definire, è il centro urbano più caotico di Italia, non ha collegamenti stradali da definirsi tali, non ha tangenziali per spostarsi da un lato all'altro senza passare per il centro, non ha aree di parcheggio se non centinaia di auto in doppia fila, non ha un flusso scorrevole di traffico se non decine di ausialiari del traffico che multano chi si trova in divieto di sosta. <br />La provincia di Vibo Valentia si estende per lo più a Sud-Sud Ovest della Città Capoluogo, attualmente chi proviene da Nicotera, per raggiungere l'attuale ospedale nel centro di Vibo Valentia impiega 40 minuti per entrare in Città ed altri 15-20 per raggiungere l'ospedale nelle ore di punta. Il nuovo Ospedale previsto dal piano sanitario regionale sarà realizzato nei pressi della casa circondariale di Vibo Valentia, vale a dire sulla strada per lo svincolo autostradale di Sant'Onofrio, quindi al confine Nord della provincia, a due passi dalla A3, dove dallo stesso svincolo in 20 minuti si raggiunge il vicino centro di Lamezia Terme e ameno di 50 minuti quello di Catanzaro, ma è ben molto distante dal resto di tutti i comuni e paesini di montagna e di mare di tutta l'intera provincia di Vibo Valentia. <br />Non era meglio realizzare l'istituto nella fiorente area industriale/commerciale compresa nel triangolo Jonadi-Mileto-Mesiano, un ospedale situato nei pressi del campo di aviazione dell'arma dei Carabienieri non sarebbe stato di facile raggiungimento da tutti i cittadini della provincia??? <br />Sperando che il futuro non ci riservi altre amare sorpese, non ci resta che augurarci che almeno la nuova struttura prenda vita in breve tempo e che diventi un punto clinico di riferimento efficiente e funzionante.... e non il solito monumento costituito da pilastri abbandonato nel totale marasma burocratico.
  6. giuseppe
    <strong>Il passato lo abbiamo vissuto, il presente lo conosciamo, ma il futuro... secondo me non lo sento promettente!!!</strong><br />In questi giorni si parla di piano sanitario regionale, la giunta della regione Calabria, sembra che abbia approvato la realizzazione di 4 nuovi istituti ospedalieri, tra questi il nuovo ospedale di Vibo Valentia. <br />La città di Vibo Valentia, se città si puà definire, è il centro urbano pi๠caotico di Italia, non ha collegamenti stradali da definirsi tali, non ha tangenziali per spostarsi da un lato all'altro senza passare per il centro, non ha aree di parcheggio se non centinaia di auto in doppia fila, non ha un flusso scorrevole di traffico se non decine di ausialiari del traffico che multano chi si trova in divieto di sosta. <br />La provincia di Vibo Valentia si estende per lo pi๠a Sud-Sud Ovest della Città Capoluogo, attualmente chi proviene da Nicotera, per raggiungere l'attuale ospedale nel centro di Vibo Valentia impiega 40 minuti per entrare in Città ed altri 15-20 per raggiungere l'ospedale nelle ore di punta. Il nuovo Ospedale previsto dal piano sanitario regionale sarà realizzato nei pressi della casa circondariale di Vibo Valentia, vale a dire sulla strada per lo svincolo autostradale di Sant'Onofrio, quindi al confine Nord della provincia, a due passi dalla A3, dove dallo stesso svincolo in 20 minuti si raggiunge il vicino centro di Lamezia Terme e ameno di 50 minuti quello di Catanzaro, ma è ben molto distante dal resto di tutti i comuni e paesini di montagna e di mare di tutta l'intera provincia di Vibo Valentia. <br />Non era meglio realizzare l'istituto nella fiorente area industriale/commerciale compresa nel triangolo Jonadi-Mileto-Mesiano, un ospedale situato nei pressi del campo di aviazione dell'arma dei Carabienieri non sarebbe stato di facile raggiungimento da tutti i cittadini della provincia??? <br />Sperando che il futuro non ci riservi altre amare sorpese, non ci resta che augurarci che almeno la nuova struttura prenda vita in breve tempo e che diventi un punto clinico di riferimento efficiente e funzionante.... e non il solito monumento costituito da pilastri abbandonato nel totale marasma burocratico.

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