Caro Roberto (Benigni), benvenuto nell’inferno!

…E la organizzazione artistica Iacobini bissa con la polemica popolare.

[GARD]

E’ proprio vero che qui al sud abbiamo la testa dura: solo pochi mesi addietro, nel novembre scorso,scatta la polemica, fondata, in occasione dello spettacolo di Roberto Benigni, svoltosi nel teatro rendano e che ha limitato la vendita di soli 1000 posti; e si ripete ancora, stavolta in piazza Prefettura, con il limite di 4000 posti!

Ma perché si pongono questi limiti??

La cultura è per molti ma non per tutti, evidentemente!

Ma vista la naturale cernita fra paganti e non paganti, dubito, sinceramente sulla qualità numerica di questi molti e selezionatissimi.

E questa volta addirittura si è ricorso alle armi!

Ma dove siamo finiti? nel far west?

Io sono un architetto cosentino, da poco più di un anno trasferitasi nella città natale, o nell’inferno!

Metà della vita trascorsa nel capoluogo toscano, dove, avere il piacere di partecipare a spettacoli di Benigni ed altrettanti paralleli artisti, toscani e non, è di “uso” frequente.

Avevo già assistito al medesimo spettacolo, meno di un mese fa ad assisi,ma decido di andare comunque, nuovamente.

Due giorni prima della data prevista, l’organizzazione Iacobini, cambia il luogo dello spettacolo dallo stadio a piazza Prefettura.

La sera del 28 c.m., alle ore 21,00, mi reco presso la città vecchia carica di entusiasmo per prendere parte allo “show” di cui inconsapevolmente sarei stata protagonista.

Sicura, come di consueto di trovare un botteghino per l’acquisto dei biglietti, mi rivolgo ai giovani dello staff, i quali mi dicono che, purtroppo, non possono vendere i biglietti perché non c’è posto e per questione di sicurezza, avendo superato il limite di 4000 posti già con altre 1000 persone, quindi 5000, non possono far entrare più nessuno nella piazza.

I biglietti ci sono ma non li possono vendere, ordini superiori!

E da dentro una voce schietta esclama: “ma picchì? a piazza sprofonda?”

Tra lo sconforto e la rabbia dell’ingiustizia, scambiando lamentele con i vicini rimasti “fottuti” come noi, tra un battibecco e l’altro, di tanto in tanto, si vedono gruppetti di persone che ammiccando con l’amico della security, improvvisato per l’occasione “body-guard” e dotato di auricolare abbinato alla catena d’oro appesa al collo, con diplomatica e professionale nonscialance, come di orsi che mangiano il miele davanti al ranger, vengono graziati e gli viene furbamente concesso l’ingresso,vista l’amicizia.

Dopo una ora dall’inizio dello spettacolo, inizia un vociferare fra gli abitanti del “limbo”, in sosta giusto appena prima delle transenne:” sono comparsi i biglietti e sono in vendita!”

La stessa responsabile dell’organizzazione addetta alle vendite, che una ora addietro, arrogantemente, mi aveva negato il biglietto, mi propone, gentilmente, a mò di favore, la vendita di due biglietti al prezzo di uno, ovvero 28,00 euro anzicchè 56,00.

Una chiara manovra economica, perfida, e mal riuscita.

Si scatena una rivolta degli abitanti del “limbo”….

Purtroppo da questi piccoli esempi si denota la mancanza di serietà e la tipica, mi duole dirlo, grettezza meridionale.

Perché i mestieri non si possono improvvisare, e i clienti vanno rispettati, e non ingannati e truffati.

Per organizzare uno spettacolo culturale bisogna che si sappia il significato della parola cultura, non basta solo quello di denaro.

Ed intanto,mentre una illusa come me, scatenava la sua ira per essere stata gabbata, semplicemente perché desiderosa di ascoltare cultura, nel lato opposto della piazza , un giovane lavoratore innocente veniva colpito dalla violenza e dall’arroganza dell’”inferno”.

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