Lettera aperta al Signor Sindaco di Cariati e di altri centri calabresi

Egregio Signor Sindaco,
da trent’anni seguo, per il periodo dell’avventura scolastica, i figli di molti suoi concittadini emigrati e residenti a Hagen, nel Nord Reno Vestfalia. Decine di suoi concittadini (operai, professionisti, casalinghe) hanno scelto di rimanere in Germania, Belgio, Francia, Inghilterra. Si tratta di centinaia d’emigrati che hanno il paese d’origine nell’anima e la parlata nel cuore e sulla punta della lingua. Devo dire che non ho mai trovato un «emigrato» che non «ricordi» con affetto il luogo che lo vide nascere e crescere. Partire e ripartire. Sembrano, questi luoghi, far parte del loro corpo e anima. Ciò vale anche per quegli anziani che non si possono più permettere (soprattutto finanziariamente) di ritornare per un brevissimo periodo nelle terre che vivono nella loro memoria.

[GARD]

Da trent’anni chiedo, immancabilmente, al rientro dalle vacanze estive: com’è andata? V’è piaciuto il paese? Cosa avete fatto? Tutti rispondono, sorridenti: è stato bellissimo! Ci siamo andati con la famiglia: papà, mamma, fratelli e sorelle. Ci siamo rimasti per un mese, ospiti della nonna. Abbiamo festeggiato, siamo andati al mare, in discoteca ... E c’erano anche altri «germanesi». Molti provenivano dal Belgio, dalla Francia e dall’Inghilterra. C’erano persino degli «americani» ...

Con i ragazzi e le ragazze delle superiori mi sono permesso di fare un giochino. Ho chiesto quanto potrebbero aver speso i genitori nelle due-tre-quattro settimane di ferie (regali, spiaggia, incontri, ristorante...). Siamo arrivati alla cifra di (almeno) 1000 euro a famiglia. Abbiamo moltiplicato per un minimo di 100 famiglie (ma in realtà sono molte di più), ricavando la somma (indicativa) di 100.000 euro lasciati al paese natale, tra giugno e settembre, durante le agognate ferie estive. Converrà che al conteggio mancano altre famiglie e chi rientra, per un breve periodo, da solo. Si tratta, indubbiamente, d’un invidiabile «fatturato» che ricade «a pioggia» su privati e istituzioni (dai gestori di questo e quell’esercizio, fino al comune). Se le tradizionali «rimesse» sono scomparse, come si dice, resta pur sempre questo «canale».

Ciò che succede nel paese da Lei amministrato, capita anche in decine d’altri centri calabresi, pugliesi e siciliani. O veneti. O friulani.

Mi sono permesso, in questa strana ora dedicata all’insegnamento della lingua italiana, di continuare il gioco. Ho chiesto: «Tornate al paese da tanti anni. Vi ricordate di una manifestazione, un programma organizzato ad hoc per i bambini e i giovani che rientrano durante le vacanze estive?». I giovani mi hanno chiesto: «Cosa intende? Non capiamo...». Gli ho chiesto se qualcuno avesse organizzato una gita (solo per loro) alla Sila o in un particolare museo. O un’escursione per conoscere mestieri tipici della loro terra. Se avessero incontrato un cantastorie. Un pittore. Uno scrittore. Un’azienda che cura il bergamotto. Un’altra la produzione dell’olio... Tutti (e sempre) hanno risposto: «No. Non è mai stato fatto nulla di simile». Oppure: «Per la fiera estiva è venuto il cantante e la cantante tal dei tali... E, si dice, è stata spesa la somma di...».
Mi dispiace, Signor Sindaco, che i figli più giovani del comune da Lei amministrato, crescano con nel cuore solo ciò che le ferie offrono. Si tratta, in fin dei conti, di ciò che offrono anche altre spiagge e monti. Quindi non mi meraviglio più di tanto se i ventenni e i trentenni di origine calabrese cominciano a scegliere Spagna, Portogallo, Grecia... perdendo l’amore per i luoghi d’origine. La lingua e la cultura...

Eppure, Signor Sindaco, per questi giovani si potrebbe fare molto, evitando, in questo modo, che la terra dei padri (o dei nonni) diventi di anno in anno sempre più estranea. O straniera. Organizzare delle visite guidate al paese d’origine. Preparare incontri sulla storia dell’emigrazione (magari con documenti e fotografie). Destinare un pomeriggio al dialetto e ai canti tradizionali, come ai giochi. Allestire un’occasione per presentare i prodotti caratteristici dell’area di provenienza dei genitori e dei nonni. Visitare un’azienda agricola. Far raccontare leggende e avvenimenti del territorio... Offrire l’occasione affinché questi giovani ospiti si sentano parte del comune da Lei amministrato. Non solamente ospiti «temporanei».

Si eviterebbe in questo modo di «incassare» solamente, sfruttando (volenti o nolenti) per l’ennesima volta chi fu costretto o scelse di vivere altrove, cercando di non «tagliare i ponti» con i luoghi d’origine.

La reazione dei miei giovani è stata la seguente: «Ma ciò è possibile? Sarebbe bello, anche se noi andiamo là solo per fare le ferie...». Ho risposto: «Certo che è possibile. Perché non proviamo a chiederlo?».

Ho dato la mia parola che avrei scritto a Lei e ai Suoi colleghi.

Restando in attesa di riscontro, porgo i più distinti saluti anche a nome dei miei scolari e studenti,

Dr. Luigi Rossi

rol@fsg.hagen.nw.schule.de

Gesamtschule F. Steinhoff
Am Bügel 20
58099 Hagen (Germania)

Tel. (scuola): 0049 – (0)2331 – 65 071
Fax (scuola): 0049 – (0) 2331 – 65 073

2 Comments

  1. Diana
    Sono molto lieta di leggere la sua lettara Dr Rossi.Anch'io vivevo in un piccolo paese calabro al quale spesso i giovani, che partono per studio o per lavoro, non vi fanno più ritorno se non per le vacanze o solo per qualche giorno, giusto per andare a salutare i genitori.<br />Questa sua lettera andrebbe inoltrata ai sindaci di tutti i paesi calabresi, che pur avendo molto offrire, sia a livello paesaggistico che culturale, spesso e volentieri pensano solo a "spennare i polli" senza offrire nulla.Anzi è da anni ormai che si avverte un eccessiva speculazione su questo tipo di turismo.In estate aumentano i prezzi nei negozi e gli autovelox comunali per incassere più multe possibili, mentre le spiagge sono spesso trascurate e i lungomari non valorizzati.<br />Si vede che i primi a non amare quei posti, pur continuando a viverci, sono proprio quelli che li amministrano.<br />Grazie.
  2. Diana
    Sono molto lieta di leggere la sua lettara Dr Rossi.Anch'io vivevo in un piccolo paese calabro al quale spesso i giovani, che partono per studio o per lavoro, non vi fanno pi๠ritorno se non per le vacanze o solo per qualche giorno, giusto per andare a salutare i genitori.<br />Questa sua lettera andrebbe inoltrata ai sindaci di tutti i paesi calabresi, che pur avendo molto offrire, sia a livello paesaggistico che culturale, spesso e volentieri pensano solo a "spennare i polli" senza offrire nulla.Anzi è da anni ormai che si avverte un eccessiva speculazione su questo tipo di turismo.In estate aumentano i prezzi nei negozi e gli autovelox comunali per incassere pi๠multe possibili, mentre le spiagge sono spesso trascurate e i lungomari non valorizzati.<br />Si vede che i primi a non amare quei posti, pur continuando a viverci, sono proprio quelli che li amministrano.<br />Grazie.

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