Vicenda Alitalia: ha vinto il buon senso!

La vicenda Alitalia si era appena chiusa, anche se mancava ancora l’accordo formale dei piloti e degli assistenti di volo, e già cominciava la polemica sui presunti vincitori.
Il primo a rivendicare la vittoria è stato Walter Veltroni, leader dell’opposizione, ma a detta di molti avrebbe fatto meglio a tacere. E’ difficile credere che le sue lettere, le sue telefonate o i suoi incontri siano stati determinanti. Del resto, i buoni uffici non sono mai determinanti. E poi, Veltroni non aveva altra scelta per evitare la corresponsabilità di un eventuale fallimento di Alitalia. Se non avesse speso qualche parola in favore dell’accordo con la Compagnia aerea italiana (Cai) avrebbe semplicemente decretato la sua fine prematura come leader politico. E’ intervenuto apparentemente per opportunismo, all’ultimo momento, tanto è vero che durante l’intera vicenda non ha fatto altro che contrastare l’iniziativa del governo Berlusconi, ritenuto “colpevole” di aver fatto fallire il tentativo di scalata di Air France, all’epoca sostenuta dal governo Prodi.

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Nemmeno il leader della Cgil Epifani aveva altra scelta che quella di firmare l’accordo già sottoscritto dai suoi colleghi delle altre organizzazioni sindacali Cisl, Uil e Ugl, perché il suo rifiuto avrebbe inferto un colpo mortale al fronte sindacale e si sarebbe dovuto assumere la responsabilità di migliaia di posti di lavoro andati in fumo per la sua testardaggine. Gli si può dare atto del suo temperamento combattivo per la difesa dei diritti dei lavoratori, ma non di aver ben calcolato i rischi. In una trattativa difficile non esiste la regola del tutto o niente, ma solo quella del compromesso. E quello approvato da Cisl, Uil e Ugl era stato ritenuto un buon compromesso. Perché dunque mettere a repentaglio la credibilità e la compattezza del fronte sindacale in un momento molto delicato per il rinnovo di molti altri contratti di lavoro con Confindustria? Perché contribuire con un comportamento ritenuto da molti irresponsabile ad accrescere incertezze, esasperazioni e ostilità?

Non parliamo poi dei piloti e degli assistenti di volo che hanno voluto giocare fino all’ultimo il ruolo di primedonne in nome della professionalità. Quando si sono resi conto che il loro fronte non era compatto e che, con la firma della Cgil, il piano Cai avrebbe potuto decollare anche senza i piloti e gli assistenti di volo riottosi, anch’essi hanno dovuto firmare. Dicendo questo, sia ben chiaro, non intendo negare a ogni categoria di lavoratori il diritto di proteggersi e rivendicare migliori condizioni di lavoro e di salario. Ma quando un’azienda è in dissesto e rischia di scomparire, è logico che si debba cominciare a chiedere qualche sacrificio a quelli che nella scala reddituale stanno più in alto e non a quelli che stanno ai piedi. E, per favore, quando si chiede un po’ di solidarietà, non s’invochi la difesa della professionalità, ché proprio non c’entra. Anzi, piloti e assistenti di volo avrebbero dimostrato più stile e maggiori competenze sociali se avessero evitato di tenere in ansia migliaia di colleghi e colleghe per così tanto tempo. Per non dire della pessima figura che hanno fatto fare all’Italia quegli striscioni e quelle scene di giubilo girate a Fiumicino quando Cai in un primo momento aveva ritirato la sua offerta. C’era solo da piangere, non da festeggiare.

A questo punto qualche lettore potrebbe concludere che il mio ragionamento punti diritto sul governo Berlusconi per accreditare almeno un vincitore. Ma non è così. Certamente al capo del governo va dato atto di aver sempre creduto in una cordata italiana e di aver fatto di tutto per metterla in campo e impedire che Alitalia fallisse o andasse a finire in mani straniere. Non è detto, tuttavia, che la cordata Cai e il suo piano per la Nuova Alitalia siano di per sé il meglio che ci si poteva augurare. Sarà solo la sua capacità di resistere in un’Europa sempre più integrata e in un mondo globalizzato a dire se Berlusconi ha avuto un’idea geniale e se la sua perseveranza nel volerla realizzare merita il plauso. E’ presto dunque ad acclamarlo vincitore.

D’altra parte, una volta scesa in campo la Cai e non essendoci alternative, il governo non aveva altra scelta che perseverare fino alla firma finale dell’accordo. E poi, non si deve dimenticare che Alitalia è un’azienda pubblica e al suo dissesto non sono estranei i governi degli ultimi 10-15 anni, che sono stati sia di centro-sinistra che di centro-destra. E’ toccato al governo in carica trovare una soluzione al fallimento e non poteva certo lavarsene le mani. Si sarebbe comportato come un governo irresponsabile e inetto e avrebbe minato inesorabilmente la sua credibilità e forse la sua esistenza. Ha dunque fatto solo il suo dovere.

Al governo è stato rimproverato nella vicenda Alitalia anche il mancato coinvolgimento dell’opposizione nella ricerca della soluzione. Se l’accusa risultasse vera non c’è dubbio che, soprattutto alla luce di quanto è avvenuto nei giorni scorsi negli Stati Uniti e avviene in tutte le grandi democrazie, questo non è un buon modo di governare. L’opposizione va sempre coinvolta nella presa di decisioni importanti. Le migliori soluzioni sono sempre quelle ampiamente condivise.

In Italia, tuttavia, non sembra ben chiaro, nei fatti, quale debba essere il ruolo della maggioranza e quale quello dell’opposizione. Se alla prima spetta il compito di governare e in definitiva di decidere, l’opposizione non può pretendere per sé una specie di diritto di veto o di censura sulle decisioni del governo e della maggioranza. Fare “opposizione” non può significare, nonostante il termine, assumere sempre e comunque una posizione contraria, negatoria o comunque non favorevole a quella del governo e della maggioranza e tanto meno accusare il governo di “autoritarismo”, anche quando si mantiene nell’ambito delle sue competenze. E’ compito di una civile opposizione anche collaborare, contribuire, rispettare e sostenere il governo e la maggioranza nelle loro grandi decisioni, se non contrastano con i principi fondanti della democrazia e della Costituzione.

Dunque nessuno ha vinto? Credo che in questo momento sia preferibile rinviare la risposta, in attesa che la Nuova Alitalia voli senza troppe turbolenze e tutti i soggetti interessati siano sufficientemente soddisfatti. Volendo, oggi si può solo dire che in questa vicenda, molto contrastata, ha finito per prevalere il buon senso di molti e ha messo in evidenza che l’imprenditoria italiana, volendo, può risollevare il Paese, come, si spera, riuscirà a fare con Alitalia. La Nuova Alitalia rappresenta una speranza, e questo è già tanto, in un’Italia che stenta a decollare.

Giovanni Longu
Berna 30.09.2008

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