Il turismo in Calabria: dati e riflessioni

Quando i nostri emigranti andavano all’estero e veniva loro chiesto “cosa sai fare” rispondevano “Tutto”. Ci fu un tempo in cui vennero creduti. In fondo, un po’ era vero. Partivano dal fatto di possedere una altissima manualità e dal fatto di avere svolto tanti lavori così da aver maturato conoscenze e di aver acquisito esperienze.

Poi venne il tempo in cui non vennero creduti più. Era successo che la Calabria era rimasta indietro ed il mondo era andato avanti. Le esperienza lavorative praticabili in Calabria, cioè, non erano più in linea con quelle che ormai necessitavano al nuovo mondo. In sostanza, se i Calabresi andavano bene per le miniere, per le ferrovie, per raccogliere i pomodori, non così era per la guida dei treni, per la conduzione di mezzi meccanici a motore che non avevano mai nemmeno visto. Nell’ultimo cinquantennio tutti i calabresi abbiamo creduto di poter fare come gli emigranti di un tempo. Quando ci veniva chiesto cosa sapevamo fare non rispondevamo ma pensavamo di saper fare bene il turismo e la politica.

Ed ecco i risultati di questo peccato di presunzione e di orgoglio. Ecco la Calabria che è sotto gli occhi di tutto il mondo e che noi non conosciamo. Parliamo de turismo calabrese. Abbiamo 801 alberghi sui 34.037 esistenti in Italia, cioè il 2,334%. Abbiamo 44.319 camere su 1.058.543 esistenti in Italia, cioè il 4,18%. Questo significa alberghi con un alto numero di camere( 55 camere per albergo ad Amantea contro 31 in Italia). Abbiamo 95.477 letti su 2.141.952 esistenti in Italia : il 4,45 %. Questo significa che abbiamo alberghi con un alto numero di posti letto( cioè quasi 120 potsi letto per albergo contro 63 in Italia). Dovremmo avere, allora, il 4,45 % delle presenze turistiche italiane.

Ora in Italia il quadro aggiornato è il seguente: Arrivi di Italiani 1.170521 su 43.242 016 in Italia, cioè il 2,70% Presenze di Italiani 5.741.776 su 141.116.716: 4,06% In sostanza abbiamo meno arrivi di quelli che dovremmo avere ma recuperiamo in termini di presenza. Che cosa significa questo? Probabilmente significa che non si fa un lungo viaggio per venire in Calabria e restare solo pochi giorni. Ed infatti una cosa che quasi nessuno sa e che riveliamo è che la permanenza media in Calabria è la più alta d’Italia. Ma ecco quello che è ancora più sorprendente. Gli arrivi dall’estero sono 218.093 su 34.756.745: lo 0,06% (nemmeno l’uno per cento!) Le presenze dall’estero 1.361.294 su 112.959.156 : l’1,2% A poco importa che per le ragioni prima addotte la permanenza sia sempre la più alta d’Italia.

Se andiamo, cioè, al totale scopriamo che gli arrivi sono 1.388.614 su 77.998.761 in Italia, cioè l’1,78% Le presenze sono 7.013.070 su 254.075.881, cioè il 2,76% Ed allora è questa la verità: La Calabria ha il 2,76 % delle presenze turistiche italiane pur avendo il 4,45% dei posti letto. Ma allora, perché altri alberghi se quelli esistenti sono spesso vuoti? Invece la Sicilia ha il 4,84 % del turismo italiano e la Campania il 5,68 %.. Andiamo meglio della Sardegna ( che è difficile da raggiungere) e della Puglia. Siamo lontanissimi dalle percentuali del Lazio, della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia e del Trentino che viaggiano oltre il 10 %.

Se aggiungiamo Campeggi e villaggi turistici, Alloggi in affitto, B&b ed agriturismo abbiamo 194.958 posti letto su 4.452.653 esistenti in Italia: il 4,37% Dovremmo avere pertanto il 4,37% del turismo italiano ed invece abbiamo solo il 2,76. Vediamo ora di capire come si distribuisce la popolazione turistica in Calabria. Su 1.388.614 arrivi 682.886, cioè pari al 49,17 %, vanno in alberghi a 4 stelle e superiori, 629.729, cioè il 45,34%, vanno in alberghi a 3 stelle e 75.999, cioè il 5,47 % vanno in alberghi a 1 e 2 stelle. Inoltre su 172.607 arrivi extra alberghieri 120.095 turisti vanno in campeggi e villaggi turistici, 10.653 in alloggi in affitto, 28.152 in ostelli e case per ferie, 13.707 negli agriturismi.

Ma chi sono i turisti degli alberghi a 4 e 5 stelle? Su 23.980.674 arrivi negli alberghi a 4 stelle e superiori, gli italiani sono circa il 65%, i tedeschi sono il 9 %, i francesi e gli spagnoli il 4%, gli inglesi circa il 6%. Insomma negli alberghi a 4 e più stelle vanno soprattutto gli italiani e pochissimo gli stranieri; cioè gli stranieri preferiscono alberghi a costi più bassi. Infine gli arrivi scaglionati per mese segnalano che le presenze straniere in Italia sono circa 163 milioni di cui 42 milioni nei quattro mesi di ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo, e gli altri 121 nei mesi da aprile a settembre con la punta massima nel mese di luglio. Di fronte a questi dati possiamo continuare a dire che sappiamo fare turismo? Turismo, certo, significa ottimi alberghi,ottimi management, ottima cucina, ottima ricettività, ma forse significa anche:

a) Strade ed aree pubbliche pulite. Siamo una regione turistica SE ABBIAMO i cassonetti pieni di immondizia sparsi per le strade , spesso vecchi e disperdenti, e che puzzano?

b) Mare pulito. Siamo una regione turistica SE ABBIAMO poi una rete fognante che perde, impianti di depurazione che non sempre depurano, alvei fluviali ricchi di coliformi e streptococchi fecali, invece che di fauna?

c) Spiagge pulite. Siamo una regione turistica SE ABBIAMO le nostre spiagge, cosiddette, libere, spesso sporche e quelle private con costi spesso altissimi?

d) Spiagge organizzate ed accessibili. Siamo una regione turistica SE ABBIAMO spiagge spesso inaccessibili, se mancano di parcheggi, magari organizzati, di servizi di ristoro, eccetera?

e) Collegamenti tra alberghi e città limitrofe e relativi servizi. Siamo una regione turistica se manchiamo di collegamenti su gomma confacenti alle presenze turistiche?

f) Centro storico visitabili. Siamo una regione turistica se spesso i nostri centri storici sono abbandonati e sporchi ed i comuni nulla fanno per renderli puliti ed accessibili?

g) Aree storiche ed archeologiche visitabili. Siamo una regione turistica se spesso le nostre aree storiche ed archeologiche sono inaccessibili, se i reperti sono nascosti, se addirittura i nostri castelli e le torri sono cadenti ed in mano ai privati?

h) Rispetto del riposo. Siamo una regione turistica se le norme in materia non sono quasi mai rispettate, nemmeno dagli enti pubblici? A Rimini le discoteche sono una a fianco all’altra ma la musica dell’una non viene sentita dall’altra perché hanno pannelli fonoassorbenti nel rispetto della legge.

i) Traffico regolare. Siamo una regione turistica se da Praia ad Amantea ci sono 10 postazioni di autovelox e photored poste in essere dai comuni per “abituare” la gente al rispetto delle legge? Parliamo di comuni nei quali, poi, ci si dimentica di tutto il resto del codice della strada e senza che nessuno si ponga questo problema.

j) Servizi sanitari . Siamo una regione turistica se i servizi sanitari sono così scadenti a dispetto di validi medici e tecnici? Come si può pensare di fare turismo senza attenzione alla salute dei nostri ospiti?

Potremmo continuare a lungo e sicuramente vi seccheremmo ed avremmo perso la occasione di fare turismo. Occorre invece spostare un attimo l’angolo di osservazione e ricordare che in quasi tutti i comuni calabresi ci sono assessori al turismo. Non vogliamo offendere nessuno, ma secondo noi sono tutti, o quasi,( ci piacerebbe essere smentiti) assessori allo spettacolo. Cioè si confonde il turismo con lo spettacolo. Basta allora fare musica, feste, teatro, eccetera per sentirsi assessori al turismo. Io la penso diversamente e ve ne do una prova. Essere assessori al turismo significa avere una città che funziona per i cittadini ed i turisti; una città pulita, organizzata, con un traffico scorrevole, eccetera.

Essere assessori al turismo significa avere alberghi che danno davvero i servizi che promettono, significa avere esercizi pubblici che espongono i prezzi e non li raddoppiano ai turisti, significa avere spiagge pulite ed organizzate, significa avere un lungomare libero e pulito, dove si possa passeggiare, senza barche e senza cacche di cani, significa avere un traffico che funzioni, significa avere servizi turistici di qualità , non gratuiti e con le file prenotate per gli amici, ma a pagamento, come in tutto il mondo (non il panem et circensis degli imperatori romani), ma significa soprattutto accoglienza e rispetto. Noi, ad Amantea, abbiamo chiuso perfino l’ ufficio IAT, cioè l’Ufficio Informazioni ed accoglienza Turistica.

Non ho visto in tutta la Calabria un ufficio che ascolti il turista e che lo tuteli il turista da ogni possibili comportamento illecito od irrispettoso. So che non sarei giusto se me la prendessi con gli “assessori al turismo” che spesso ho visto sistemare le sedie per lo spettacolo serale nei caldi pomeriggi di agosto. Infatti. Altri avrebbero potuto, e dovuto, ascoltare, consigliare, tutelare il turista. Per esempio le province. Per esempio la regione.

Mi chiedo infatti dove sia il personale delle vecchie APT? Perché a questo personale non vengono fatti seguire corsi professionali al fine di essere utilizzati nelle cittadine turistiche? Dove è questo personale, che cosa fa? Allora come i calabresi emigranti prendiamo atto che il mondo del turismo cammina molto più velocemente della Calabria e che se vogliamo fare sul serio turismo dobbiamo cominciare a correre, dobbiamo fare turismo sul serio. non con i rapporti autocelebrativi che consumano solo risorse economiche. Ecco occorre che i Calabresi pretendano maggiore rispetto e pretendano si cominci a correre sul serio. Occorre però che coloro che sono zoppi nel cuore e nella mente si facciano da parte , magari aiutati. Facciamo spazio a coloro che dal nulla organizzano una borsa del Turismo e poniamoci a loro disposizione per fare meglio, come è possibile e doveroso.

Giuseppe Marchese
(Fonte: Amantea.net)

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